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mercoledì 22 maggio 2019

AL SUD SERVE AUTONOMIA, CONSAPEVOLEZZA DELLA PROPRIA IDENTITA' E SENSO DI COMUNITA'


Di fronte al neo iper-liberismo, soltanto un movimento che abbia le radici nei valori dello "Stato Sociale" della sua autonoma comunità, attento a sostenere più deboli per ridargli forza e creare i presupposti per rimettere in moto dei propri processi produttivi legati alle naturali vocazioni territoriali, può determinare una inversione di rotta rispetto alla deriva di questo italico Belpaese, risucchiato e controllato da un infruttuoso e dannoso sistema europeo.
Il Sud di questo paese, storicamente è stato sempre ancorato a questi punti di riferimento ideologici e sociali e lo "Stato Sociale", non è una corrente di pensiero politico ne' di destra, ne' di sinistra , ne' lo e' mai stata di centro.

Per questo, il Meridione ha bisogno di un suo partito autonomo slegato da queste vecchie ideologie centraliste: è il momento di dare forza a quello che è il progetto della Lega Sud Ausonia, che dice queste cose da più di 23 anni e soprattutto non ha mai cambiato idea.
Certo, dispiace vedere oggi che figli di questa terra vendano le loro coscienze a chi i nostri territori li ha usati, stuprati e offesi da sempre, ma la colpa non è solo della Lega guidata oggi da Matteo Salvini. L'incapacità progettuale e di opposizione degli attuali partiti politici, è sicuramente uno dei motivi principali dello stato di "incolto produttivo" umano e territoriale, ormai sfociato in un degrado sociale ed umano che non ha precedenti in questa Penisola.

Domenica 26 maggio 2019 si andrà al voto per rinnovare proprio questo inutile Parlamento Europeo, da cui ricordiamo l'Inghilterra madre dell'antica Europa, ne sta uscendo. Si voterà però anche in tantissime amministrazioni locali, anche al Sud.

Ecco , un movimento come la Lega Sud Ausonia è proprio da queste amministrazioni locali che dovrebbe ripartire e porre la sua massima attenzione.

E' dai nostri territori, ma soprattutto dalla capacità di bravi amministratori, che abbiano come punto di riferimento della loro azione, l'amore per le proprie comunità, che bisognerebbe riprendere a fare politica, abbandonando chi ci porta "lontano" da discorsi che non interessano chi vive le problematiche quotidiane, spesso proprio per l'incapacità di gestire l'immediato bisogno di chi pur contribuendo alla cosa pubblica, si sente sempre di più escluso dalla sua stessa comunità, perdendone il senso ed il valore.

G.V.




venerdì 17 maggio 2019

LE PROCEDURE "POCO TRASPARENTI" DEI CONCORSI SCOLASTICI



Riceviamo e pubblichiamo:

Egr. Sig. Mininitro Di Maio  ,

come ben sa è in corso la selezione per 2425 dirigenti scolastici
In settimana scorsa il MIUR ha pubblicato l’elenco dei candidati ammessi alla prova orale di tale concorso, che definire “vergognoso” è davvero poco.  

Vergognoso in quanto il MIUR, sin dalla prima prova, svoltasi a fine luglio 2018, non ha adottato procedure trasparenti né prima né dopo le prove concorsuali, tanto che molti ricorsi sono già stati accolti sia dal TAR Lazio che dal Consiglio di Stato e altri saranno consegnati nei prossimi giorni alla magistratura.
  
Le scrivo perché possa prestare attenzione a tale concorso che vede coinvolti circa 10.000 candidati e che sta per diventare un altro “caso mediatico nazionale”, dato che la valutazione delle prove scritte solleva molteplici dubbi, perplessità e rabbia in circa 6000 candidati, con pluriennali esperienze scolastiche e ben preparati, non ammessi alla prova finale orale. 


I problemi finora emersi e denunciati evidenziano mancanza di trasparenza, qualunquismo e superficialità nelle procedure e nelle azioni del  Ministro Bussetti (modifica del bando di concorso - già scritto malissimo dal predecessore Valeria Fedeli -, dopo aver svolto già due prove scritte), del MIUR (fuga di notizie riservate e pubblicate sul blog del sito www.mininterno.net; negazione del rilascio di atti, come il “file-sorgente”-richiesta presentata nuovamente per via legale al TAR Lazio), della Commissione del concorso (restìa ad abbinare pubblicamente, o in presenza di rappresentanze sindacali, le prove svolte e da correggere alle sub commissioni regionali) e incongruenze nelle valutazioni delle prove espresse dalle 38 sub commissioni dislocate sul territorio nazionale (che hanno ammesso alla prova orale alcuni candidati che dichiarano di aver svolto in modo parziale la prova, tanto che il punteggio massimo attribuibile è “aritmeticamente”  inferiore alla soglia minima di 70 punti, utile per l’ammissione alla fase successiva del concorso). Tali sub commissioni negli ultimi sei mesi sono state molte volte ricostruite a seguito di decine di dimissioni dei loro membri, anche durante la fase di correzione degli elaborati, nel mese scorso. E chissà perché!

Mi rivolgo a Lei, prima dell’ultimazione dei lavori concorsuali, per chiederLe un deciso intervento che ripristini la legalità e la trasparenza nelle procedure di detto concorso, sensibilizzando il Ministro Bussetti ad ascoltare le motivate richieste dei non ammessi alla prova orale finale, tra cui la “ri-valutazione trasparente” delle prove scritte, e la conseguente ammissione alla prova orale degli aventi diritto,  onde evitare di adire le vie legali per far valere ogni ragione, eventualmente anche presso le autorità giuridiche europee, ritenendo di essere stati già fortemente danneggiati dalla pessima macchina organizzativa di tale concorso.

Le comunico che a tale concorso partecipa anche la deputata pentastellata prof.ssa Lucia Azzolina, membro della VII Commissione parlamentare Cultura, Scienza e Istruzione.
Non Le sembra conflittuale la duplice posizione della On. citata?
Ritenendo che, per evitare il conflitto di interessi la deputata dovrebbe dimettersi dalla Commissione VII, ho già chiesto per iscritto al Ministro Di Maio di prendere atto di quanto sopra e di provvedere quanto prima.


Attendo fiducioso Sue risposte al riguardo. 
Prof. G.C.
Mugnano di Napoli



giovedì 16 maggio 2019

LETTERA DI UN ITALIANO IN SVIZZERA


Riceviamo e pubblichiamo:

Sono un italiano: fin qui, nessuna colpa.

Appartengono alla “classe 1984”: nemmeno questa una colpa. Una “sfiga” forse si: quella di appartenere ad una generazione di mezzo, quella generazione “Y” nata a cavallo tra gli anni ’80 e ‘90: né “figli dei fiori” (per lo più “figli di papà” in lotta per superbi ideali, almeno finché non entrati in banca o ottenuto un posto fisso); né figli della globalizzazione (svezzati a pane e smartphone e quanto mai “cittadini del mondo”). Una generazione “ibrida” cresciuta in un mondo jurassico ormai estinto, dopato da un benessere diffuso e indottrinato dal mito della crescita felice.

Studia e farai strada”, dicevano in tanti; “una laurea in Legge è meglio di un’assicurazione sulla vita”, aggiungevano altri. Ed eccomi qui, a 33 anni, crocifisso dal mercato del lavoro, con una Laurea (cum Laude) in tasca e tanti sogni in un cassetto che non si aprirà mai… Il miraggio resta sempre lo stesso: né la fama, né il successo, né la ricchezza, nemmeno il famigerato “posto fisso”… Semplicemente un lavoro, un dignitosissimo lavoro, che consenta finalmente di esclamare: “ce l’ho fatta!”.

Una doverosa puntualizzazione - per tutti i tastieristi seriali pronti a sparare giudizi come sentenze - : non datemi del “choosy” o “kippers” o “neet”, per favore! In primis, perché odio l’esterofilia imperante: quantomeno usiate un epiteto nostrano (“sfaticato”, “fannullone”…); in secundis, poiché non mi sono di certo adagiato sugli allori. La laurea è stata un traguardo raggiunto dopo anni di fuori corso, ma al costo di mantenersi a tutti i costi da solo, alternando lavoretti in nero e tirocini “aggratis” (anzi, a proprie spese): per definire al meglio la mia posizione, conierei il neologismo di “diversamente occupato”!

Dimenticavo: oltre ad esser figlio degli anni ’80, sono un figlio del Sud: la medaglia al petto di “sfigato”, dunque, me la sono meritatamente conquistata! Cosa vuol dire, per un giovane -non raccomandato e senza un’impresa di famiglia alle spalle - cercare lavoro al Sud? Il più delle volte, un gioco al lotto: con la differenza, in questo caso, di giocare sulla propria pelle!

Arrivati al primo bivio della propria vita (i trent’anni), così, è facile voltarsi indietro ed accorgersi di aver sprecato i propri anni migliori tra cumuli di libri e lavoretti eternamente precari, temporanei, a scadenza… Il prezzo necessario da pagare per non essere scavalcati da chi gioca al rialzo nella disperazione!

Si superano i trent’anni, poi, e si scopre d’improvviso di esser troppo presto invecchiati per il mondo del lavoro: bonus a go-go per l’assunzione di under-29, con buona pace per chi non è né tanto giovane né tanto vecchio!

Allora ci si ributta nuovamente a capofitto negli studi, preparandosi per un concorso pubblico. Peccato che, eliminati tutti quelli per i quali vige il solito dolente limite d’età, di corposi ne restano ben pochi. E quando per mesi ti prepari per uno dei pochi concorsi a cui aspirare (si veda quello per Assistenti Giudiziari), ti ritrovi a tirare le somme con altri 300 mila candidati per poche centinaia di posti!
Giunge inesorabile, così, il momento di pensare alla fuga, a scappare all’estero! Quale meta migliore della vicinissima Svizzera (e dell’italianissimo Canton Ticino)? 
Ripensi ai tanti che ce l’hanno fatta, trovando la loro fortuna tra la Svizzera, il Belgio e la Germania, e molli tutto -gli affetti e le amicizie di una vita- per partire, pronto a sfidare la sorte per un tozzo di pane.
Passano i mesi, e ti rendi però conto che il Paradiso non è di questa Terra… Cerchi un lavoro attinente ai tuoi studi? Ben presto ti accorgi che qui la tua laurea è fondamentalmente “carta straccia”! Cerchi un qualsiasi lavoro, pur umilissimo, che ti permetta di vivere dignitosamente? Nella migliore delle ipotesi, qualora non si richieda il Tedesco Madrelingua (un’oscenità per qualsiasi italiano medio!), o uno dei tanti attestati federali immaginabili (anche per un posto di lavapiatti!) o un permesso di soggiorno (un miraggio senza prima un contratto in mano…), ti rispondono: “ma lei è sprecato per questa posizione…”.
Col morale a terra, continui ancora a cercare la tua strada, tra cartelloni pubblicitari che raffigurano gli italiani come “ratti” e, un po’ ovunque, giornali che sfoggiano titoli a tutta pagina del tipo “Costretti ad emigrare!” (riferiti, stavolta, ai Ticinesi, a causa dell’immigrazione italiana).
Sconfortato, sull’orlo di una crisi di nervi, chiudi gli occhi, e ti accorgi di vivere con un pugno di mosche in mano… ma un tesoro inestimabile attorno: la tua Famiglia, gli affetti più cari, sempre al tuo fianco, comunque pronti a sorreggerti. Ed è in questi momenti che un dilemma, come una preghiera, ti scuote brutalmente la coscienza: si può certamente vivere “per” la Famiglia; ma fin quando si può sopravvivere “di” Famiglia???

Gaspare
(Un italiano in Svizzera)

ufficiostampalegasud@gmail.com 

venerdì 29 marzo 2019

PATRONELLA (LEGA SUD AUSONIA): "LA SANITA' TARANTINA E' AL COLLASSO"



Si e' tenuta stamane presso la sala consiliare del Comune di Grottaglie in provincia di Taranto, la conferenza stampa sulla mancata risposta all’invito per un incontro rivolto al Presidente Emiliano, al Direttore generale della ASL dr. Rossi ed al Sindaco di Grottaglie avv. D’Alò, lo scorso 8 febbraio per confrontarsi sullo stato di avanzamento della delibera regionale, riguardante il nosocomio San Marco, e la certezza dei tempi di realizzazione della stessa e le somme impegnate. Alla conferenza stampa hanno preso parte Ciro Marseglia, Energie per l’Italia, Michele Santoro, Conservatori e Riformisti, Giovanni Patronella, Lega Sud Ausonia, Orazio Antonazzo, Fratelli d’Italia. Marseglia, ha evidenziato lo sgarbo istituzionale fatto alla Città dai tre referenti istituzionali Presidente della Regione Puglia, direttore Generale della ASL e Sindaco di Grottaglie.
Sgarbo che non ha trovato giustificazione nemmeno in una risposta di diniego alla richiesta di incontro.
La sanità tarantina al collasso, che vede Grottaglie ed il territorio limitrofo tra i più penalizzati, hanno visto la chiusura del nosocomio senza l’avvio dei servizi del territorio sostitutivi. Con l’arroganza di sottrarsi anche ad un incontro in cui dare contezza degli impegni e certezza della realizzazione degli stessi.
Michele Santoro, ha evidenziato la volontà di affrontare la questione sanitaria oltre le appartenenze partitiche, che all’inizio ha visto partecipe anche il PD, che si è ingiustificamente defilato, il bene comune dovrebbe superare le barriere ideologiche. Ed ha annunciato che la conferenza stampa sarà propedeutica ad azioni concrete sul tema salute.
Orazio Antonazzo, ha evidenziato l’assenza delle istituzioni cittadine nella battaglia per la salute a Grottaglie, in totaqle asservimento alle decisioni prese altrove.


Giovanni Patronella, ha posto in evidenza che la chiusura del San Marco ha reso più difficile l’azione degli altri ospedali limitrofi, ormai al collasso.


RED

domenica 24 marzo 2019

IL MANTENUTO

Quando i cittadini italiani hanno iniziato a mantenere con i loro soldi Matteo Salvini, in Italia non era ancora stato inventato il primo sito internet, i Nirvana erano la band del momento, Berlusconi doveva ancora entrare in politica, e i 25enni di oggi ancora non erano nati.
Mentre gli italiani lavoravano in fabbrica o in ufficio per guadagnarsi lo stipendio a fine mese producendo qualcosa, lui scopre che per avere soldi e prestigio non deve far altro che parlare, fare sceneggiate e incitare gli italiani a odiare altri italiani. E così nel 1993 arriva la prima poltrona di consigliere comunale a Milano, poltrona che manterrà ininterrottamente fino al 2018 e, a partire dal 2004, sempre in sovrapposizione ad altre poltrone. 
Non sopporta il Sud perché lì, con la scusa del "tengo famiglia", campano tutti con i soldi dello Stato senza fare un cazzo. Dice lui.
Così per coerenza si sposa, tiene famiglia e sua moglie Fabrizia Ieluzzi viene chiamata più volte a lavorare dal Comune di Milano amministrato dalla Lega Nord: prima dal sindaco Albertini, poi dal sindaco Moratti, tre ore al giorno, con compensi tra i 20 e i 36 mila euro annui. 
Soldi dei cittadini. 
Divorzia, trova un'altra compagna, Giulia Martinelli, e pure lei finisce per lavorare su chiamata alla Regione Lombardia a guida Lega Nord (Roberto Maroni). 
Soldi dei cittadini.
Diventa direttore di "Radio Padania" beneficiaria di finanziamenti pubblici pagati dai cittadini. Fa il giornalista per la "Padania", anch'essa pagata con altri milioni di euro pubblici.
Soldi dei cittadini.
Nel 2004 entra per la prima volta nel Parlamento europeo. Seduto su quella poltrona ci resterà parecchi anni, facendosi eleggere pure al Parlamento italiano (due volte), salvo poi mollarlo dopo un giorno per tornare in Europa. Che gli fa schifo, l'Europa. Ma paga meglio: circa 15mila euro al mese (6.200 euro netti, più 304 euro a presenza e 4.300 euro di rimborsi).
Ogni mese. Soldi dei cittadini.
E visto che si trova si porta in Europa il fratello di Bossi come assistente. Che da esperto di idraulica, ovviamente, è lì per meritocrazia.
Tutto ciò, sempre protestando contro Roma Ladrona.
Nel frattempo però si scopre che un po' Ladrona è pure la Lega Nord, che incassa 49 milioni per sostenere letate spese elettorali e politiche, ma invece usa i soldi dei cittadini per comprare lingotti d'oro, diamanti, lauree ai figli, ecc.
Soldi dei cittadini.
Così nel 2014 la Lega crolla al 4%. Salvini rischia di rimanere senza soldi e poltrona. Allora dice di essersi sbagliato per 20 anni con la storia della Padania e del Sud parassita. Ma anziché nascondersi e restituire ai padani 20 anni di stipendi, si improvvisa da un giorno all'altro il più grande dei patrioti italiani: questa volta il nemico di turno non sono i meridionali, ma gli immigrati e l Europa, con lui a vestire come al solito il ruolo di difensore dal nemico che lui stesso crea. E gli italiani, ovviamente, gli credono. Lo eleggono, dandogli altri 14mila euro al mese, e lo acclamano.
E a nessuno viene da ridere al pensiero che questo straordinario attore, scambiato per politico, per giovane, per esordiente, per patriota, che manteniamo da un quarto di secolo con i nostri soldi, ora vada in giro per l'Italia a dare lezioni di patriottismo a tutti, contro quei parassiti dei richiedenti asilo che avendo per qualche mese un letto, in attesa che la loro richiesta sia vagliata, fanno la pacchia. 
E a nessuno viene da ridere. A nessuno.

RED

mercoledì 20 marzo 2019

LEGA SUD AUSONIA - TRENTINO E SVP : PROGETTI COMUNI PER AUTONOMIA E RISPETTO DELLE IDENTITA' TERRITORIALI


Bolzano - Si è tenuto lunedi 18 marzo scorso presso la sede di Bolzano del Partito Popolare Sudtirolese SVP, un'incontro tra una delegazione del Movimento politico Lega Sud Ausonia , rappresentata dal segretario nazionale Gianfranco Vestuto e dal coordinatore regionale del Trentino Alto-AdigeAdriano La Femina Herbert Dorfmann, europarlamentare europeo della Südtiroler Volkspartei.
Herbert Dorfmann -SVP


Tanti i temi comuni discussi, incentrati anzitutto sulle autonomia e sul rispetto dei popoli e delle identità. "La presenza di tantissimi meridionali che in Trentino ormai anche da diverse generazioni, vivono e lavorano - ha detto il segretario della Lega Sud Ausonia Vestutomerita una giusta rappresentanza istituzionale nel rispetto ovviamente delle identità territoriali".


"Da anni - ha poi aggiunto il coordinatore regionale per il Trentino Alto Adige Adriano La Feminai meridionali residenti in questa regione sostengono le liste e i partiti locali a cominciare proprio dall'SVP, che storicamente è un partito che difende anzitutto il proprio territorio. Il nostro intento è dare una maggiore coscienza di questi principi a questa presenza di nostri conterranei, dandogli anche una opportunità partecipativa nelle istituzioni territoriali. Per questo crediamo che la collaborazione politica con la SVP, sia naturale conseguenza con questi principi, in un momento in cui ormai anche la Lega Nord di Salvini, ha cancellato le parole autonomia, federalismo e identità territoriali dalla propria agenda politica".


Concorde anche lo stesso 
Herbert Dorfmann, che ha anche preannunciato iniziative comuni già a partire dai prossimi appuntamenti elettorali.
 



ufficiostampa@legasud.it
www.legasud.it 

martedì 26 febbraio 2019

INDIPENDENZA: LA GRANDE OCCASIONE DEL SUD


Nord e Sud divisi sul tema dell’autonomia differenziata. Il progetto della
macroregione alpina, fortemente voluto dalla lega salviniana, alla fine si farà.
Il tutto grazie al voto degli ascari meridionali che sono cascati come polli nella trappola
ordita dal fancazzista padano, con la complicità dei pentastellati.
Dalle regioni meridionali si alza, secondo un cliché che abbiamo imparato a disprezzare
in tutti questi anni, il solito piagnisteo e lamento. A farsi portavoce di questo stato
d’animo cronicizzato che umilia ed offende quella parte sana di Mezzogiorno che ha preferito rimboccarsi le maniche ed essere concreta e pragmatica, rinunciando
alle tentazioni clientelari ed assistenzialistiche, troviamo quella stessa classe politica
che si esalta nel fare nulla, riempiendosi la bocca di promesse mai mantenute. È questo,
in sintesi, lo scenario che da qui ai prossimi mesi si prospetta in questo paese da operetta,
in cui tutto cambia affinché nulla cambi.
Partendo con la nostra disamina dalla lega salviniana, è ben nota la nostra posizione di
totale avversità nei confronti di chi ha abiurato i temi dell’indipendentismo e del vero
federalismo, per abbracciare una posizione becero-nazionalista nella quale non potremo
mai e poi mai ritrovarci.
La giravolta compiuta da
Salvini, avevamo già avuto modo di intravederla nei mesi immediatamente successivi
alle ultime elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo, ovvero nel 2014. Ci alleammo, ritenendo che la Lega post-bossiana volesse
intraprendere un discorso in cui fosse dato spazio ai movimenti realmente federalisti
ed indipendentisti presenti lungo questo sgangherato stivale.
Ed invece, ci sbagliavamo. La lega 3.0 era lontana parente di quella che, ad inizio
anni ’90, ci aveva fatto sperare nel vero cambiamento. L’abbraccio al nazionalismo
italiota, era giustificato dalla fame di cadreghe e poltrone da occupare e scaldare nei
palazzi del potere politico romano, secondo le deprecabili abitudini di quel regime
partitocratico che eppure, agli albori della loro attività politica, i sostenitori del
Carroccio dicevano di voler propugnare. Salvo poi ricalcarne le gesta in tutto e per tutto.


Il paradosso, però, sta nel fatto che per realizzare questo progetto in cui Lombardia,
Emilia Romagna e Veneto
saranno le capofila di un progressivo smarcamento dall’asfissiante morsa romana,
Salvini ha preso i voti che gli occorrevano proprio da quel Sud che ha sempre
disprezzato e denigrato.
Al di là delle belle parole di facciata, con tanto di felpe e magliette opportunisticamente
indossate per arruffianarsi i consensi, non è stato per nulla difficile ingannare un popolo
che ancora crede alle favole ed a Babbo Natale, come quello meridionale. I temi
dell’immigrazione selvaggia e della mancanza di sicurezza, sono sentiti anche nei nostri
territori. Ma la risposta non può consistere esclusivamente nelle ruspe e nella facile
demagogia, dispensata a piene mani dal fannullone padano.
Abbiamo ribadito a più riprese che, il caro ministro degli interni dovrebbe piuttosto
spiegarci dove stanno i 700mila immigrati entrati negli ultimi anni
clandestinamente e di cui ignoriamo totalmente l’identità, così come sarebbe stato
doveroso espropriare i ricchi patrimoni delle ONG a libro paga di quel grandissimo speculatore che risponde al nome di George $oro$ per iniziare ad effettuare i rimpatri.
Ed invece, nulla di tutto questo è stato sinora fatto, con la scusa che costa troppo
rimpatriare queste “risorse” che la sinistra masso-scafo-comunista ha fatto allegramente
entrare nel nostro paese, divenuto un vero e proprio colabrodo ormai da 10-15 anni a
questa parte. La lega salviniana non potrà essere dunque artefice e portavoce di un
cambiamento di cui questo sgangherato paese pure avrebbe bisogno. Per le ragioni che
abbiamo abbondantemente esposto.

Ed il Sud? Si sta presentando l’opportunità più unica che rara per affrancarsi da Roma
ladrona e da un Nord che pensa, giustamente, ai propri interessi, e non certo a
prescindere dalle manie opportunistiche di quel che resta del Carroccio. Se fosse dotato di una classe politica seria e premurosa nel tutelare gli interessi dei propri territori, a quest’ora avrebbe già silurato il regime partitocratico con le stesse modalità con cui i catalani, solo per citare un esempio - almeno geograficamente e non solo - a noi congeniale, hanno fatto capire a Madrid di essere stufi di essere dissanguati da certi retaggi del franchismo, che sono davvero duri a morire.
La realtà racconta che purtroppo, abbiamo a che fare con personaggi come De
Magistris, De Luca ed Emiliano
che continuano a parassitare e ad elemosinare altri soldi pubblici, dopo aver malamente
sperperato e dilapidato quelli che hanno già avuto (e sono davvero tanti) a disposizione. Dietro il solito, abusato paravento della solidarietà nazionale, in realtà si cela la volontà di battere ancora cassa, nonostante la loro innata propensione a prendere in giro i cittadini. Non solo poco o nulla fanno, ma hanno pure la faccia tosta di andare a chiedere nuove prebende per loro e le rispettive claque che li sostengono.

E non servono a nulla i richiami della Corte dei Conti
(vero, Giggino?) sulle enormi voragini che si sono venuti a creare all’interno di bilanci
in cui sono disponibili ormai pochissime risorse, a fronte di una montagna di debiti che
si accumulano giorno dopo giorno, e che non lasciano davvero presagire nulla di buono.
Le conseguenze più immediate, i cittadini la noteranno utilizzando mezzi pubblici
sempre più sgarrupati, in ritardo e mal funzionanti, oltre che la totale assenza di
manutenzione e cura del verde pubblico, delle strade e finanche della loro pulizia.
Insomma, tutti argomenti che possono essere tranquillamente toccati con mano, e che
riguardano la quotidianità di chi si trova a vivere in città come Napoli, che ormai hanno
perso quella nobiltà e quel prestigio che pure gli era riconosciuto a livello europeo e
mondiale, solo sino a qualche secolo fa.
L’idea poi lanciata dal nostro ineffabile sindachino di chiedere l’autonomia per Napoli,
da sola fa ridere: non certo perché siamo contrari al tema, tutt’altro. Quanto piuttosto sul
COSA INTENDA il primo cittadino della capitale del Sud, che è facilmente intuibile
avendo ben imparato a conoscere in questi anni questo personaggio che richiama alla
mente Pulcinella: continuare a fare i porci comodi con i soldi della collettività,
dispensando nuove elargizioni ai suoi compari di merenda.
Un esempio che però può essere esteso tranquillamente a tutte le realtà del Sud grandi e piccole, che sono state ridotte ad una condizione simil-quartomondista da una classe politica inetta, incapace, arrogante oltre che collusa con quelle organizzazioni criminali (mafia, camorra, ‘Ndrangheta e Sacra Corona Unità) che rappresentano il braccio armato di un regime clientelare ed assistenzialista, ancora ben saldo nei nostri territori.
Territori che, in alcuni casi a dir poco estremi, continuano ad essere privi di servizi
essenziali come strade, reti ferroviarie degne di tal nome, luoghi di ritrovo in cui poter
esprimere cultura come i teatri o anche ospedali in grado di soddisfare le esigenze dei
cittadini delle zone limitrofe.

Un’idea sul come risollevare le sorti della nostra patria meridionale, l’abbiamo sempre
avuta: affrancamento totale da Roma ladrona e le sue mefitiche emanazioni e
disconoscimento dei trattati capestro internazionali, con cui siamo stati costretti ad
aderire ad organizzazioni sovranazionali come NATO e UE (in precedenza CEE),
senza che le nostre popolazioni siano state chiamate ad esprimersi tramite referendum,
così come una reale democrazia compiuta eppure imporrebbe. Uno sviluppo economico
basato sull’utilizzo ecosostenibile delle nostre immense risorse, unito ad una politica
fiscale di favore volta ad incentivare consumi ed investimenti con reinvestimento della
ricchezza prodotta, ad una massiccia opera di sburocratizzazione delle pratiche
amministrative necessarie ad avviare nuova imprenditorialità e l’introduzione di pene
severissime per chi delinque, indipendentemente da sesso, razza, religione ed
orientamento politico, ci sembrano i punti base indispensabili su cui poter avviare un
serio programma di governo. Un programma realizzabile solo attraverso una netta
separazione dallo stato itagliano e dalle sue folli logiche liberticide, attuando una forma
di confederazione delle attuali regioni del Sud in un progetto sul modello, meglio
sarebbe della vicina Svizzera ma anche macroregionale, volto a favorire il loro riscatto economico e sociale.

Il naturale sbocco economico, andrebbe ricercato nella vicina e disprezzata Africa, che
in realtà presenta prospettive di sviluppo molto interessanti ed è ricchissima di risorse.
Il braccio di mare che separa il nostro territorio dal continente nero, per quella che è la
nostra vision, non deve essere la tomba di disperati deportati dai paesi africani per
assecondare i voleri delle lobby massoniche e degli speculatori di tutte le risme che si
avvalgono di scafisti senza scrupoli, quanto piuttosto tornare ad essere il luogo in cui
possano tornare a svilupparsi quei commerci che hanno reso il Mare Nostrum
celeberrimo nell’antichità.

Il Mezzogiorno dunque non ha bisogno di novelli Masaniello, ne’ tantomeno di pifferai magici per risollevarsi e tornare ai propri antichi
fasti, quanto piuttosto di una proposta politica moderna, in grado di liberare energie per
troppo tempo represse e tenute in gabbia dai soliti pifferai magici della politica di ieri e
di oggi…

Francesco Montanino
 
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