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domenica 16 dicembre 2018

IL SALE MADE IN SUD: L’ ORO BIANCO DI PUGLIA CEDUTO AI FRANCESI NEL SILENZIO DEL GOVERNO ITALIANO










L’oro bianco di Margherita di Savoia e il fascino della zona umida, da Federico II a oggi

Non è mai diventato banale, col passare del tempo, lo slogan "Sale, sole, salute" per descrivere con tre parole il fascino di Margherita di Savoia, il paesino pugliese a circa 70 km da Bari che ospita le saline più grandi d'Europa.
Una distesa bianca antichissima, di cui parla addirittura Plinio il Vecchio, che accompagna per oltre 4000 ettari la terra pugliese e le sue campagne. Saline che di artificioso non hanno nulla e che devono la loro esistenza solo a madre natura. Le zone sono due: quella evaporante e quella salante. La raccolta del sale ha smesso da diversi anni di avvenire annualmente, con l'impiego di macchine raccoglitrici semoventi, per poi diventare meccanica. Si tratta cioè di una tecnica "a travoni di sale", fiore all'occhiello della salina margheritana, che permette, una volta scaricata l'acqua "madre" presente sull'incrostazione salina, di creare delle vere e proprie piste. È su queste che lavorano gli stessi escavatori, caricando il sale sui camion per poi trasportarlo sulle aie di ammassamento. 

In Italia si potrebbero produrre circa 4-5 mio/ton di sale grezzo anno, invece siamo intorno a 2-2,4 mio/ton causa un 30% importato già dall’estero, pari ad un valore all’origine di 125-135 mio/euro che al consumo finale diventano solo 220-230 mio/euro compreso l’importato (pari a 70 mio/euro). 

Solo circa 260.000 tonnellate sono utilizzate per  uso alimentare, farmaceutico, medicinale e cosmetico, tutto il resto diventa antighiaccio stradale e base per la chimica industriale di note multinazionali. La storia del #saleitaliano trova la sua origine nella Magna Grecia, nei Fenici, negli etruschi e nei Romani. Circa 15-20 i “siti di sale” che hanno contribuito a creare produzioni alimentari di prestigio richieste in tutto il mondo. Non è vero che “un sale vale un altro”, anzi proprio l’agguerrita concorrenza estera ci insegna che ci sono confezioni uguali di sale da cucina, da cosmetica, da tavola che valgono 3 euro al kg ma anche 50-70 euro al kg. 

In Italia le saline più importanti e attive sono quelle marine di Margherita di Savoia, Cervia, Trapani, Sant’Antioco, Cagliari, Romagna, Palermo, Carloforte e quelle di miniera o di roccia detta anche salgemma di Volterra, di Petralia, di Agrigento, di Salsominore e Salsomaggiore per citare quelle ancora attive.

La notizia, molto nascosta e poco pubblicizzata, è di quelle da far accapponare la pelle, far rivoltare nella tomba qualche genio dell’agroalimentare italiano, far avere un infarto al presidente della Coldiretti, far saltare sulla sedia il ministro Centinaio, allarmare un sacco di grandi ristoratori italiani, da far pensare male (e non si fa peccato!).

La più grande salina d’Europa, un gioiello di Puglia nella regione del governatore Emiliano molto attento agli ulivi, all’evo, ai tubi del gas ma evidentemente all’oscuro dell’evento… passa di mano non per una cessione fra imprenditori, non per una nuova concessione del Governo italiano, non per una libera decisione del Demanio titolare delle concessioni Ex-Monopoli di Stato… ma passa di mano attraverso l’acquisto di un credito bancario messo all’asta al miglior – si fa per dire – offerente.

E’ di qualche giorno fa  la decisione della banca senese Monte dei Paschi di cedere il credito vantato su Atisale-Salapia spa proprietaria della concessione governativa di estrarre sale a Margherita di Savoia in Puglia (con anche importanti partecipazioni nelle saline di Sardegna e a Volterra, oltre a forti e stretti collegamenti con i concessionari di Palermo e Trapani)  alla multinazionale del sale, leader commerciale in Europa, la francese Salins spa, già detentrice del  sale della Camargue, di 4 sedi estrattive atlantiche (Spagna, Francia),  di 3 siti produttivi in Tunisia, di miniere di sale in Francia, e anche proprietaria del 100% della Cis-Compagnia Italiana Sali spa con sede a Porto Viro (RO) in cui non si estrae sale, ma dove viene immagazzinato in 60.000 mq di capannoni e aree, montagne e montagne e montagne di sale provenienti da ogni dove.
Salins spa lavora 4-6 mio/ton annuo di sali, pari a quasi 3 volte la produzione totale italiana.
Salins spa distribuisce sale confezionato in oltre 100 paesi nel mondo con diverse decine di marchi propri  grazie al rapporto con Morton Salt leader mondiale. La notizia corre sul web, allarma i sindacati dei lavoratori per il pericolo di perdere il posto, chiusura salina, cambio organizzazione, nuove maestranze, ma allarma e lascia allibiti anche gli attuali titolari della società che gestisce la concessione governativa valida fino al 2029, la Atisale-Salapia spa, seppur autori del grave debito, interessati a usufruire anch’essi dell’opportunità di una “svendita” del credito da parte di MPS per riprendere la piena efficienza aziendale.
Voci di corridoio – nulla di scritto e parliamo di un bene Governativo e di una Banca, MPS, salvata con i soldi dei cittadini italiani per circa il 70% del capitale sociale – dicono che MPS incasserà solo  5,4 mio/euro per azzerare un debito reale, addirittura coperto da fideiussioni e garanzie in azioni della società e in proprietà personali degli attuali soci di Atisale-Salapia spa, pari a 16,7 mio/euro. Inoltre Atisale è già in concordato preventivo e le maestranze sono in agitazione sindacale e in allerta da anni.

I ben informati dicono che una altra società italiana, oltre alla Atisale,  con sede a Milano,  abbia offerto oltre mezzo-milione di euro in più ma è stata ignorata. Perché MPS vuole incassare meno? Perché MPS non sceglie l’offerta più alta? Perché MPS ha ritardato di oltre 30 giorni la comunicazione? Perché MPS non ha fatto una comunicazione ufficiale visto che l’asta, pur essendo privata, ha diversi attori partecipanti, la legge e il decreto Padoan è chiarissimo sulla trasparenza bancaria soprattutto per le banche sotto osservazione e salvate con i soldi di tutti gli italiani?
Ci sono forse “altri” accordi privati? Altre garanzie richieste dal vincitore dell’asta? Ci sono nuovi interessi e nuove agevolazioni anche sui pegni delle azioni? Sono state rilevate anche le garanzie e fideiussioni dei privati soci di Atisale e Salapia spa? Sono state fatte concessioni da MPS? MPS è stata salvata dal Governo Renzi, prima ancora dai Monti Bond, all’incirca 11-13 mld/euro pubblici. MPS come Alitalia?
Per raccogliere qualche spicciolo si  “vende il patrimonio del #saledelsud”. Sembra di ri-vedere dopo 35 anni  la svendita dello zucchero italiano: l’Italia produceva zucchero bianco per l’86% di tutto il mercato interno ed esportava qualità, ora non arriviamo al 16% di autosufficienza! Ora importiamo zucchero da tutto il mondo e non produciamo più barbabietole, da 330.000 ettari coltivati in Italia siamo passati a 30.000: una debacle! Il #SaledelSud è un asset patrimoniale nazionale, un brand strategico per l’Italia.

L’ennesimo prodotto-marchio made in Sud ceduto ai francesi. MPS ha preferito il triangolo Arezzo-Parigi-Siena rispetto a Bari/Trani-Roma-Siena? MPS non ha neanche riscattato il 100% delle azioni di Atisale-Salapia spa avute in pegno per il prestito, neppure le fideiussioni dei soci-proprietari sono state poste all’incasso dalla banca, perché? inoltre quali garanzie sono state date al Comune di Margherita di Savoia e alla Regione Puglia sulla continuazione della attività, miglioramento impianto, mantenimento maestranze, accurato controllo ambientale visto il luogo sensibile inserito in un parco di 4000 ettari, le vicine terme di attrazione turistica, il museo, le spiagge dei turisti, il valore della pesca nel basso adriatico così importanti per l’economia locale, oltre alla viabilità?
Il  modello finanziario ancora una volta bypassa, va oltre, fa danni ai prodotti strategici del Sud. Può essere che qualche errore sia stato fatto anche dalla vecchia impresa, ma almeno la convocazione di un tavolo pubblico si poteva fare.  Circolano anche voci, fra bene informati sull’asse Bari-Trapani-Palermo, che la multinazionale francese abbia messo gli occhi anche sulle saline siciliane, sarde e toscane collegate alla stessa impresa Atisale-Salapia spa. E questo interesse sembra anche coinvolgere un asse finanziario-multinazionale di altissimo livello che va da Parigi a Siena, passando per Firenze, Roma e Dublino.
E il Governo itaGliano e Coldiretti in silenzio.

RED
(fonte: Giampietro ComolliNewsfood.com)


lunedì 19 novembre 2018

VESTUTO (LEGA SUD): "MA LA LEGA NORD NON HA MAI VOLUTO REALMENTE LA SECESSIONE"


Proprio nel momento in cui il dibattito politico sembra appiattirsi su un apparente neonato sentimento "nazionalista", di fatto però, le due forze politiche che hanno trovato i voti in due aree differenti del Belpaese, nonostante un propaganda incessante che ricorda i peggiori regimi totalitari, cominciano a non essere più credibili. Il tutto tra promesse fatte e non mantenute e una situazione economica che peggiora sempre di più, allargando la forbice economica tra Nord e Sud, ma anche tra ricchezza e povertà.

Se è abbastanza chiaro, in questo quadro generale, l'attuale corso della Lega di Matteo Salvini, lo è meno il ruolo che fu della Lega Nord di Bossi e poi di Maroni. Tre volte al governo del Paese per quasi 20 anni, la Lega Nord, di fatto non è riuscita ad incidere neanche in un provvedimento concreto che "profumasse" di federalismo reale.


Su questo argomento, su cui ovviamente torneremo, abbiamo sentito il segretario federale della Lega Sud Ausonia, Gianfranco Vestuto,che da quasi 23 anni si batte per l'ottenimento di una vera indipendenza del Mezzogiorno d'Italia, consapevole che questa è una condizione consolidata da 700 anni di storia.

Vestuto, che attualmente è alle prese con la stesura del libro "Il coperchio sulla pentola", che racconta la storia della Lega Sud dalla sua nascita ai giorni nostri, ci ha anticipato alcune sue brevi considerazioni in merito:



"Che i meridionali siano atavicamente legati alla mammella statalista, lo abbiamo sempre detto, ma oggi ho modo di pensare con cognizione di causa, che d'altra parte neanche la Lega Nord di fatto, non ha mai voluto l'indipendenza della "Padania". 


L'opportunità di aprire un fronte indipendentista al Sud, si verificò poco prima delle elezioni politiche del 2001, allorché fu stretto un patto elettorale che avrebbe dovuto portare a far eleggere alcuni rappresentanti della Lega Sud Ausonia (che rappresentava a sua volta decine di movimenti autonomisti ed indipendentisti del Mezzogiorno, unitisi e confluiti nel progetto alcuni mesi prima in un incontro a Lamezia Terme in provincia di Catanzaro) in alcuni collegi meridionali per poter incidere maggiormente , nord e sud, sui tavoli romani


Stretto il patto, di cui parlarono anche giornali e agenzie nazionali, pochi giorni prima del deposito delle liste nei collegi, la Lega Nord, attraverso Calderoli (alcuni dicono pressati da Alleanza Nazionale che temeva di perdere consensi al Sud suo storico serbatoio di voti) ruppe il patto, lasciando in essere pro-forma, un solo collegio, tra l'altro perdente (nel maggioritario), in Campania. 


Tra l'altro, poi la Lega Nord è stata altre volte al governo e l'accordo, se ben ricordate, al Sud lo fece con il mafioso Raffaele Lombardo ( condannato a 9 anni e mezzo per mafia) dell'MPA

Se la Lega Sud voleva fare accordi con la mafia, non aveva di certo necessità di passare attraverso la Lega Nord

La storia reale è questa: la Lega Nord ( almeno nella dirigenza ovviamente) non ha mai voluto la secessione, mentre il Sud era pronto. Oggi poi con la svolta nazionalista di Salvini ( che comunque è espressione di altri interessi) ha dichiarato i suoi veri intenti, gettando la maschera secessionista che celava solo la necessità di drenare maggior denaro sui tavoli romani da utilizzare al Nord. Denaro che ovviamente veniva dall'apporto impositivo delle tasse pagate anche dal Sud. Davanti la secessione agitata e dietro la mano accaparratrice del Nord che dallo Stato italiano prelevava maggiori fondi per opere e imprese della "Padania": altro che residuo fiscale.

Attualmente con la morsa stretta dall'Europa dove nessuno degli Stati aderenti conta più, il Sud ha ancora maggiori motivi per fare un discorso di indipendenza e questa consapevolezza delle potenzialità territoriali è aumentata moltissimo... a tal punto gli americani hanno inviato e finanziato i 5 Stelle per realizzare un vero e proprio "contenitore del dissenso" da portare su un binario morto e gestito da strapagati professionisti della comunicazione virtuale come Grillo e Casaleggio. Nel Mezzogiorno il fuoco che arde sotto la cenere è più forte di quanto molti credono...".


RED


ufficiostampa@legasud.it 

giovedì 8 novembre 2018

RAPPORTO SVIMEZ 2018: DIVARIO TRA NORD SUD IN AUMENTO MA LE MISURE POLITICHE SONO IN CONTINUITA' CON I GOVERNI PRECEDENTI


Ancora una volta il rapporto Svimez impone un dibattito che dovrebbe essere sempre centrale nel Paese. Senza Sud non solo l’Italia è ferma, ma non va da nessuna parte. Ma questo potremmo dire è "la solita storia" che va avanti proprio dall'unità di questo Belpaese cioè dal 1860. Falliti tutti i tentativi di colmare il divario tra Nord e Sud e constatando che ancora a tutt'oggi nulla è cambiato, varrebbe la pena di considerare una soluzione autonoma dei Territori che slegati dai legacci nazionali e dalle imposizioni poco convenienti dell'Europa a trazione tedesco-francese, potrebbero rimettere in moto i loro processi produttivi fondati sulle naturali vocazioni economiche e commerciali e invertire questa tendenza che ormai destina il Mezzogiorno, ma anche il Nord, al sicuro baratro.
Il Direttore SVIMEZ Luca Bianchi con il Ministro per il Sud Barbara Lezzi 













Riportiamo due tra le tante dichiarazioni su questo rapporto SVIMEZ 2018, tanto per avere uno spaccato delle idee molto frammentate e senza una visione progettuale della politica di ieri e di oggi.
Francesco Boccia, deputato PD e candidato alla segreteria del Partito Democratico: 
 - "Mi pare che anche in manovra ci siano misure in continuità con i governi precedenti, tanto contestato da Lega-M5S, da Resto al Sud alla decontribuzione sul lavoro,   che avremo modo di approfondire in Parlamento. Senza ipocrisie, uniamo le forze per realizzare davvero almeno il 34% degli investimenti al Sud e non solo sulla carta; decidiamo insieme le priorità dei 4 miliardi aggiuntivi sul FSC. La cosa di cui il Paese, e il sud in particolare, non ha più bisogno sono altre cabine di regie. In Italia se c’è una cosa che non manca in qualsiasi proposta politica è una cabina di regia. Se il sud riparte il Paese cresce, viceversa restano tutti fermi. Questo lo dimostra la lunga storia che abbiamo alle spalle. C’è un sud capace che è in grado di fare, sosteniamolo insieme”. 


Barbara Lezzi - ministro per il Sud in quota 5Stelle: 
"Per superare il dualismo tra Nord e Sud del Paese occorre utilizzare meglio i fondi europei e nazionali perchè non di rado anche le risorse disponibili non sono state spese. La missione di tutto il governo è di ridurre il cuneo fiscale ll resto d'Europa - ha poi osservato continuando il suo intervento il ministro per il Sud - ha fatto meglio di noi. La ragione è nella scarsa volontà politica di utilizzare questi fondi per ridurre il divario. E' vero che è mancata la quota nazionale ma occorre riconoscere gli errori e i fallimenti. Se il divario e la povertà aumentano, è perché  parte delle risorse non sono addirittura spese". Facendo presente che "il codice degli appalti ha contribuito al disastro - la ministra ha denunciato che - le risorse sono ferme perché non c’è ritorno elettorale per il governatore o sindaco di turno". 

Queste le posizioni e le "proposte" che non lasciano onestamente intravedere cambiamenti di rotta. Nel frattempo però i numeri , al di là della propaganda dei partiti nazionali, ci richiamano alla realtà, ricordandoci che dal Sud ci sono stati quasi 2 milioni di emigrati in cerca di lavoro e che la Sicilia è la regione che cresce meno. 
RED





Elezioni regionali in Basilicata: il Sud deve passare dal feudalesimo alla stagione dei comuni

Le elezioni regionali in Basilicata ormai sono alle porte. Ci stiamo apprestando a vivere forse una fase storica della nostra Regione. Lo scenario politico nazionale che ha messo in ginocchio i partiti della II repubblica e premiato partiti  come la Lega e il M5S, e quello regionale dove il blocco di potere del  centro-sinistra è nell’occhio del ciclone per le inchieste sulla sanità, fanno pensare ad un radicale  stravolgimento degli attuali assetti politici, così come avvenne 25 anni fa. 

Ci sono  tuttavia delle novità decisive oggi. Nel 1995 il centro-sinistra riuscì a prevalere perché buona parte della vecchia DC pilotata da Colombo si spostò a sinistra. Nei fatti la classe politica che aveva fino ad allora governato la regione,  continuò a farlo gattopardescamente (si cambia per non cambiare nulla ! ) sotto l’etichetta dell’Ulivo. Oggi invece se il blocco di centro-sinistra perdesse nella nostra regione ci sarebbe un cambiamento radicale dell’attuale assetto politico con nuovi programmi (?) e, soprattutto, nuovi uomini. Chi scrive ha trascorso le sue vacanze estive correndo sulla basentana e sulla Val d’Agri per partecipare a riunioni di autoconvocati provenienti dall’associazionismo civile,  ambientalista  e dagli attivisti ex M5S (vecchi amici…davvero tanti!)  per cercare di costruire una compagine politica in grado di competere alle prossime regionali. In quelle riunioni ho ripetuto fino allo sfinimento i motivi per i quali valesse la pena in questo frangente adoperarsi per un cambiamento virtuoso nella nostra regione. Se la battaglia deve essere solo quella  di sostituire tiranno a tiranno certamente non ne vale la pena intraprenderla. Vale la pena invece farla se si vogliono spezzare definitivamente le catene di quella solidarietà verticale e feudale che è alla base delle pratiche clientelari. Occorre promuovere invece quelle catene orizzontali solidaristiche fra pari . A dirla con Putnam, occorre passare dal feudalesimo alla stagione dei comuni anche qui al Sud

Un secondo impegno, se vogliamo frutto perverso di quella solidarietà verticale di cui si parlava, sarà quello di valorizzare una volta per tutte merito e competenza. Non solo nella nostra regione, ma negli apparati politici e statali del nostro paese la rappresentanza si sovrappone sempre meno con la competenza. SI fa carriera e si viene premiati per la fedeltà al feudatario di turno piuttosto perché bravi. Come spiegare altrimenti gli scandali nella sanità esplosi nella nostra regione ? Come spiegare che personalità di spicco con meriti ben riconosciuti anche a livello internazionale, poi siano invece sbeffeggiati ed umiliati nella nostra terra come il maestoso Albatros di Baudelaire che, catturato e posato sulla tolda della nave, viene  schernito da rozzi marinai. Sarebbe molto interessante fare uno studio di quanto  PIL il nostro paese perde perché persone sbagliate vengono messe in posti sbagliati

I bocconiani se ci sono battessero un colpo! Ma non divaghiamo. Un altro male del nostro territorio riguarda il ruolo della politica che si arroga la competenza e la prepotenza di decidere chi vince e chi perde nella società. Non può e non deve essere così. La politica deve fare un passo indietro, anzi due! Deve solo adoperarsi affinché nella nostra società le energie migliori emergano. Ci manca quella cultura liberale (manca poi nei fatti a tutto il nostro paese) e facciamo finta di non conoscere i potenziali benefici strategici di uno stato ed un apparato pubblico che si chiama  discretamente ai margini delle dinamiche sociali ed economiche, da affidare invece alla sussidiarietà orizzontale. Devo dare atto a Nicola Pagliuca che, fra i tanti comizi da lui ascoltati, ha saputo toccare questo tema con una certa lucidità. Il pubblico e la politica invece deve adoperarsi per creare le condizioni oggettive e favorevoli sul territorio perché poi si trovi conveniente investire sul suo suolo e sul suo patrimonio umano e sociale. Prima di tutto infrastrutturare adeguatamente ed in modo efficace il territorio anche dal punto di vista immateriale. Far costare meno l’energia, far applicare tassi bancari più “umani” alle imprese, lavorare per un alleggerimento della pressione fiscale (le cosiddette ZES), rafforzare e qualificare ulteriormente le reti del sapere e dell’innovazione tecnologica così poderosamente presenti sul nostro territorio.
Franco Vespe
Franco Vespe

Lavorare in particolare perché si inneschi quel circolo virtuoso fra formazione, Innovazione scientifica e tecnologica e trasferimento alle imprese che ha fatto la fortuna di aree come la Silicon Valley californiana, la francese Tolosa o l’indiana  Bangalore. Il settore aerospaziale (Matera), delle Energie alternative e l’agricoltura di precisione (Metapontino) della meccanica (Melfi ed Il Vulture) e delle Osservazioni della Terra (Potenza) potrebbero essere i poli e i settori dove si sviluppa innovazione tecnologica e trasferimento alle imprese. A proposito di Potenza, cari potentini ribellatevi a quei politici da strapazzo che vi hanno cucito addosso il melanconico copione di città di servizi. Stronzate! Siete molto di più! Non sono mai stato tenero con l’UNIBAS ed il CNR ma un contributo fondamentale l’ha dato a quel territorio. Oggi rappresenta quel polo un’assoluta eccellenza scientifica  internazionale (parlo con cognizione di causa!)  perchè intorno ad esso possa nascere e svilupparsi un indotto industriale 4.0  formidabile. Ma quello che propongo è un libro dei sogni ? Certamente no. Avremmo potuto tranquillamente usare la leva del petrolio in modo virtuoso ed ecologico, come è stato fatto in Norvegia. Se avessimo rinunciato alle royalties (quelle si elargiscono ai paesi poveri che hanno amministratori corrotti come la Nigeria!) e avessimo invece lavorato per costruire quelle convenienze territoriali di cui abbiamo parlato, oggi non saremmo alle prese con quell’emergenza ambientale che giustamente gli ambientalisti “duri e puri” stanno ferocemente denunciando. Ma tutto questo non è avvenuto! Abbiamo invece preferito creare una nuova figura mitica: l’Assessore-Sceicco  affetto da Royalties-dipendenza!

Francesco Vespe

lunedì 5 novembre 2018

RAPPORTO MIGRANTES 2018: 5 MILIONI SONO ANDATI VIA DALL'ITALIA


Il 24 ottobre scorso a Roma, è stata presentata la tredicesima edizione del Rapporto ITALIANI NEL MONDO realizzato dalla “FONDAZIONE MIGRANTES” (organismo pastorale della CEI – Conferenza Episcopale Italiana). Uno studio assai complesso, interessantissimo, dai contenuti molteplici (sono ben 500 pagine) che traccia (dal 2006) i modi e l’evoluzione della migrazione italiana nel mondo, cioè dove vanno, dove sono gli italiani all’estero.

Perché si va a vivere all’estero?…E’ ora di vedere il fenomeno nella sua complessità, senza stereotipi e semplicismi….è una cosa seria; e chi va a vivere fuori della penisola italica ha poi diritto di essersi a volte sbagliato, e di poter tornare senza sentirsi uno sconfitto. Ad altri va meglio, e si trovano bene nel nuovo luogo, lontano dall’Italia, cui son andati a vivere (non la rimpiangono!).
Si va via per molteplici motivi: per cercare lavoro (o averlo già trovato, all’estero), per amore, per spirito di avventura, per scoprire nuovi luoghi e nuove motivazioni alla propria vita, perché non se ne può più dell’Italia…. Su tutto (prima di andare ad esplicare qualche dato dal Rapporto Migrantes) c’è la necessità di ribadire che uno dei diritti fondamentali della persona è il “DIRITTO ALLA MOBILITÀ”; e chi si sposta dal proprio luogo di origine, dovrebbe averne piena facoltà e diritto (come anche di poterci rimanere).

 Tornando al Rapporto Migrantes 2018 (presentato il 24 ottobre scorso), questo si avvale di molti autori (sessantaquattro) ed è coordinato da Delfina Licata, ricercatrice sociale, sociologa, che stabilmente cura il Rapporto e collabora con varie riviste su argomenti che trattano della mobilità delle persone (in Italia, in Europa, nel mondo).
Anche nel Rapporto 2018, viene confermato il trend crescente della mobilità italiana verso l’estero. Dal 2006 al 2018, la mobilità italiana è aumentata del 64,7%, passando da poco più di 3,1 milioni di iscritti all’AIRE (l’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero) a più di 5,1 milioni (ma, diciamo noi, tanti vanno via non si iscrivono nelle loro anagrafi comunali all’Aire, e quanti saranno?…).


Al 1° gennaio 2018, gli italiani residenti all’estero (e iscritti all’Aire) sono poco più di 5 milioni: l’8,5% dei quasi 60,5 milioni di residenti totali in Italia. Sono storie di speranza, di successi, ma spesso anche di dolore, di questi italiani all’estero. Quasi 130mila hanno lasciato l’Italia nel 2017, con un significativo incremento degli espatriati over 50. Il panorama è davvero variegato, e ci sono anche situazioni di disagio, come quelle degli illegali in Australia o di chi vive per strada a Londra (questi contesti di disagio vengono chiamati “migrazione malata”). 

Nell’ultimo anno, gli italiani sono partiti pressoché da tutta Italia (sud, centro, nord, le isole) e sono andati in 193 località diverse del mondo, di ciascuna realtà continentale. Milano, Roma, Genova, Torino e Napoli sono le prime cinque province di partenza. La prima regione di partenza è la LOMBARDIA (21.980) seguita, a distanza, dall’EMILIA-ROMAGNA (12.912), dal VENETO (11.132), dalla SICILIA (10.649) e dalla PUGLIA (8.816). La GERMANIA (20.007 arrivi) torna ad essere, quest’anno, la destinazione preferita distanziando il REGNO UNITO (18.517) e la FRANCIA (12.870). E poi anche verso Marocco, Thailandia, Spagna, Portogallo, Bulgaria, Tunisia, Santo Domingo, Cuba, Romania...
Pertanto dal 2006, c’è la cognizione di un processo chiaro: cioè che la mobilità italiana verso l’estero cresce. E quest’anno, dal punto di vista dei contenuti, il Rapporto si è soffermato di più sulle NEOMOBILITÀ'. Dove vanno quelli “nuovi” che partono e perché? E si scoprono successi, grande storie, oppure appunto (come dicevamo qui sopra) fenomeni di “migrazione malata”.
E’ interessante questo (annuale) studio della Fondazione Migrantes di questi flussi di italiani verso paesi diversi, perché serve a comprenderne la complessità del fenomeno, le differenze tra le diverse motivazioni.


In questa nostra epoca la MOBILITA’ si è fatta più facile: fin troppo, forse, aerei low cost che Ti portano in destinazioni cui quasi sempre sei del tutto impreparato a capire dove vai, e se fai il turista torni più ignorante di prima dei luoghi che credi di aver conosciuto…
Dal Rapporto Migrantes si capisce che a partire sono soprattutto i giovani tra i 18-34 anni (37,4%) e giovani adulti tra i 35-49 anni (25%), ma il dato più sorprendente riguarda le fasce di età più alte. In termini assoluti sono nettamente inferiori alle altre, ma l’aumento relativo nel 2017 è sorprendente: 65-74 anni (+26%), 75-84 (+49,8%), over 85 (+78,6%)… INSOMMA PER UN MOTIVO O PER UN ALTRO PARTONO DI PIU’ TUTTE LE FASCE D’ETA'!


Il Rapporto “Italiani nel Mondo 2018” pone comunque l’attenzione su una precisa categoria di migranti italiani oggi in partenza: i giovani e i giovani adulti, coloro cioè che hanno una età compresa tra i 20 e i 40 anni, e che hanno lasciato l’Italia nell’ultimo anno o, al massimo, negli ultimi 5 anni spostando la propria residenza in determinati Paesi del mondo. Si è definito questo movimento NEO-MOBILITÀ.


RED



giovedì 1 novembre 2018

Il Sindaco di Pioltello (MI): "Meridionali, quelli che arrivavano al Nord con le pezze sul sedere"

Riceviamo e molto volentieri pubblichiamo:

Gentile Direttore, c'è una questione che vorrei porre alla sua attenzione.

Nel corso dell'inaugurazione dei "Negozi sociali" a Pioltello (MI) nel quartiere Satellite, la Sindaca Ivonne Cosciotti, ha pronunciato una frase decisamente discutibile. Questo l'estratto del discorso:

«…Non sottovaluto i problemi che sempre hanno abitato e abitano questo quartiere.
La grande densità abitativa… i costumi di diversi popoli. Anche a quei tempi c'erano genti da tutte le parti d'Italia che erano venute qui a cercare una casa e un lavoro. Erano i cosiddetti meridionali, che arrivavano qui con le pezze sul sedere! Cercavano appunto un lavoro e una vita migliore…»
Il sindaco di Pioltello (MI), Ivonne Cosciotti

È con estremo disappunto e una profonda amarezza che ho ascoltato le osservazioni in merito ai meridionali. Osservazioni datate in cui emerge un forte strascico di provincialismo e superficialità. 

L'infelice espressione: "Erano i cosiddetti meridionali, che arrivavano qui con le pezze sul sedere", ha suscitato reazioni di offesa fra gli abitanti del quartiere Satellite. Affermazione che peraltro nasconde un preconcetto/giudizio molto forte in passato, e purtroppo, mai superato. È veramente curioso trovare ancora una visione simile, dei meridionali.
Che poi, per dirla tutta i miei genitori, come tanti altri, non sono affatto arrivati con le pezze sul sedere!!!

Probabilmente la Sindaca deve aver dimenticato, in quel momento di festa, che le parole sono importanti e che, in quelle da lei scelte, si è dato sfogo a una riflessione carica di discriminazione. Non dimentichiamo che creare categorie è malsano e che i confini sono muri insormontabili se li abbiamo dentro.


In questo modo si ricade in perniciose sovrastrutture che inquinano una corretta visione.
Sarebbe necessaria l'elaborazione di nuova percezione, un po’ più corretta, per superare i particolarismi di interpretazioni falsate, per creare le condizioni di collaborazione necessarie alla nostra società. Altrimenti il rischio del pregiudizio e delle incomprensioni è dietro l’angolo. 

Sento necessario condividere la mia delusione con Lei e con i suoi lettori. Può una sindaca, persona buona e giusta, scivolare in questa deriva?
Sono innamorata della civiltà, e dolorosamente consapevole degli orrori prodotti dalla vanità di superiorità, e trovo sconvolgente l'oscuro ritorno di questo pensiero.

Cordiali saluti
Monica 

martedì 2 ottobre 2018

CONTRO ORDINE COMPAGNI: NEGRI E NAPOLETANI NON PUZZANO PIU'



Fra hooligans, "cessi (a)sociali" e Salvini, Napoli è stretta in una morsa. Dopo le “Quattro giornate” con cui, durante la seconda guerra mondiale, ci si è liberati dall’incubo nazifascista, la capitale del Sud si trova a dover fronteggiare delle vere e proprie emergenze. Ma se mentre quella dei tifosi inglesi, durerà lo stretto spazio di alcune ore così come la visita del fannullone padano, quella dei parassiti al soldo di Giggino “o’ sindachino” è una piaga di cui proprio non ci si riesce a liberare.
Specchio e braccio armato di una classe politica cittadina, ormai inesistente e rappresentata da autentici incapaci, che hanno ridotto il capoluogo partenopeo ad autentica latrina a cielo aperto.
Basta del resto, solo farsi un giro in un pullman o nelle metropolitane per rendersi conto dello stato di totale degrado in cui versa questa città. Sarebbe troppo riduttivo parlare del centro storico, quando a pochi chilometri di distanza esiste una realtà che i media leccaculo asserviti al sindaco, si guardano bene dall’evidenziare. Le periferie sono completamente abbandonate e lasciate marcire, senza che nessuno si degni di intervenire. I politici, sia di maggioranza che di opposizione, si fanno vivi nei quartieri più degradati solo quando c’è da elemosinare qualche voto, in tempo di campagna elettorale. Salvo poi fottersene, una volta poggiati i propri puzzolenti culi sulle cadreghe ed intascato il ricco stipendio.

Certo, esistono anche i furbetti del quartiere e sarebbe altrettanto ingiusto non parlare di chi si sveglia al mattino con il solo intento di fregare il prossimo. Ma resta inequivocabile che i disservizi ed i disagi quotidiani patiti dalla maggioranza silenziosa dei cittadini napoletani, rappresentano un aspetto di cui poco si parla.
Stretti fra il marciume camorristico ed il fancazzismo di chi fuma canne e assume ogni tipo di droga dalla mattina alla sera, la parte onesta e perbene di Napoli, fa fatica ad andare avanti ed a portare il piatto a tavola.
Appaiono del tutto fuori luogo, le sparate del “sindachino” eletto dal 18% degli aventi diritti al voto, a proposito del debito (?!) che non intende ripagare perché – a suo dire – non l’ha creato lui. Ci sarebbe molto da opinare, pensando ai tantissimi soldi buttati nel cesso per feste e festini assortiti, così come per le inaugurazioni dei bed and breakfast, nel quale Giggino è primatista indiscusso. Ecco, per le pagliacciate i soldi ci sono e servono a far felici gli amici ed i compari di merenda che così continueranno ad assicurargli voti e sostegno.
Ma se bisogna offrire un servizio a chi paga la spazzatura ed i mezzi pubblici, ecco che magicamente, e com’è ovvio che sia, non ci sono le risorse a disposizione. Con la conseguenza che per aspettare un pullman o la corsa di una metropolitana, occorrono anche 30-40 minuti. Hai voglia poi a dire, che la città è piena di turisti… Certo, ma è un’enorme figuraccia il non poter disporre dei mezzi pubblici per poter liberamente spostarsi per ammirarne le ineguagliabili bellezze. A che serve poi avere le stazioni più belle d’Europa, se spesso e volentieri i treni ritardano ed in alcuni casi non funzionano neppure le biglietterie automatiche?

E questo spiega altresì perché Napoli nei circuiti turistici venga considerata come meta di passaggio, e non di sosta prolungata come invece accade per Roma, Firenze, Venezia e, da alcuni anni a questa parte, anche Milano. Le scellerate politiche di questa amministrazione comunale, incapace di fornire risposte concrete ai cittadini in termini di efficienza dei servizi e delle infrastrutture, tengono naturalmente alla larga anche gli imprenditori che si guardano bene dall’investire in un posto dove non c’è l’humus adatto per creare sviluppo e lavoro. Non è dunque solo e tanto una questione che riguarda le tasse che naturalmente continuano ad essere indegne di un paese civile, ma anche e soprattutto delle altre cose che fanno da contorno, ad una qualsiasi iniziativa volta a creare indotto economico.
Con questo drammatico quadro della situazione, appare lapalissiano che la città è condannata, dunque, ad un declino che è ormai nei fatti. E non certo da oggi, dal momento che ormai sono interi lustri che denunciamo sempre le stesse inefficienze. Non è cambiato nulla, da più di venti anni a questa parte. Il “rinascimento” di don Antonio Berisha detto “Bassolino” ha avviato un peggioramento che con Giggino “o’ sindachino” sta proseguendo in maniera veloce ed inesorabile. La parte buona e produttiva di Napoli, se ne sta scappando via a gambe levate. E chi resta e non fa parte dei due schieramenti che provvedono a gettarle quotidianamente fango addosso, è da considerarsi un martire che affronta un calvario senza fine. Agli atavici problemi legati alla criminalità ed alla disoccupazione, si sono andati ad aggiungere quelli di un degrado non solo morale, ma anche materiale che fa letteralmente piangere il cuore ed arrabbiare.

Il “fujetevenne” di edoardiana memoria riecheggia sempre più forte, e coinvolge tutti quelli che non accettano i facili stereotipi e le etichette che ci sono stati appiccicati addosso da oltre 150 anni. E non potranno nemmeno essere i proclami dell’ex “bibitaroDi Maio (che promette un reddito di cittadinanza che è un autentico incentivo a fare il disoccupato) e del “felpettaSalvini, a porre rimedio a questa situazione. In particolare, quest’ultimo che con modi da autentico spaccone ha annunciato – nell’ultima campagna elettorale ed in questi mesi - ai quattro venti la soluzione dell’emergenza immigrazione clandestina, degli annessi problemi di sicurezza e la riduzione delle tasse per imprese, lavoratori e pensionati.
Ad oggi, non c’è un solo provvedimento o atto che possa farci parlare di successo per il leader della lega naziunalista itagliana. Non è stato espulso neppure uno dei 700.000 (ma probabilmente sono molti di più, e di questo dobbiamo solo ed esclusivamente ringraziare il PD e tutto il marciume buonista) clandestini, senza identità, che vagano nelle nostre città, pronti ad entrare in azione aggredendo inermi cittadini. Secoli di lotte per la libertà individuale, stanno andando letteralmente al macero grazie alle scellerate politiche di integrazione attuate dal nostro paese.
Dietro ai diktat delle massonerie mondiali che vogliono a tutti i costi la sostituzione etnica (allo scopo di avere manodopera a basso costo) e la distruzione della famiglia e dei principali valori sui quali si è poggiata per secoli l’umanità, c’è anche la colpevole complicità della nostra classe politica e di certi giudici che, con i loro obbrobri giuridici, hanno ucciso anche il diritto ad avere giustizia da parte di chi ha subito una rapina o una violenza in maniera gratuita, anche grave. Viene da pensare ad omicidi efferati come quello della povera Pamela, fatta a pezzi da alcuni macellai nigeriani, o i casi di stupro e pedofilia che riempiono le prime pagine di giornali e telegiornali. Come se già la merda umana di casa nostra, rappresentata da mafia, camorra, ‘ndrangheta e Sacra Corona Unita, da sola non bastava.
Abbiamo dovuto importare altra feccia dai vari angoli del pianeta, solo perché c’era chi sul business dell’immigrazione selvaggia e senza regole, doveva da un lato accontentare i propri padroni ($oro$, in primis) e dall’altro lato avere un tornaconto personale, sia politico (con la retorica del pietismo e del buonismo) che economico (le coop, le strutture e gli sciacalli che si sono arricchiti con i contributi provenienti dall’Europa che, a sua volta, paghiamo profumatamente ogni anno….)!!! Un governo serio, oltre ad aver cacciato a pedate nel culo, tutti gli irregolari avrebbe finanziato questa dispendiosa operazione andando ad espropriare i ricchi patrimoni delle ONG e di tutti quelli (politici compresi) che hanno lucrato il più vergognoso e squallido dei business, dando vita ad una vera e propria tratta degli schiavi.
Il caro Salvini poi aveva annunciato in campagna elettorale avrebbe ridotto le tasse ed anche abbassato il prezzo della benzina (che invece pare essere destinato ad aumentare nel 2019)….ma con quali soldi, viene spontaneo chiedersi? La pressione fiscale in questo letamaio continua ad essere la più alta del vecchio continente ed assumere i contorni dell’estorsione vera e propria, se pensiamo che si paga fra il 50 ed il 70% di quanto prodotto, senza ricevere naturalmente un cazzo in cambio!
L’itaglia ha un debito pubblico mostruoso che è andato ulteriormente ingigantendosi in questi ultimi anni, nonostante che le anime belle della sinistra ed i loro servi della gleba, composti da intellettuali e giornalisti prezzolati, ci abbiano raccontato altro. La favoletta dello spread di cui ignoravamo l’esistenza fino al 2011, serve sempre per spaventare e prospettare scenari apocalittici ai cittadini. Diciamo questo, non certo per scagionare gli incapaci che hanno formato questa improbabile compagine governativa, ma per denunciare ed evidenziare il NULLA rappresentato da chi per un decennio ci ha propinato governi tecnici ed altre schifezze assortite. E che ora starnazza ed abbaia alla luna, una volta perso il potere. Il PD ed i partiti che hanno sgovernato e svenduto quel che è rimasto di questo paese, andrebbero semmai processati per tradimento e sciolti, considerando gli inenarrabili fallimenti che ci hanno condannato ad un futuro incerto e senza speranze e prospettive.

Tornando alle mirabolanti imprese del felpetta, la sua visita a Napoli appare fuori luogo ed è destinata a trasformare la capitale del Sud in un campo di battaglia con gli sgherri dei cessi (a)sociali al soldo del sindachino, pronti a mettere a ferro fuoco le vie cittadine e ad assaltare negozi e macchine, per dare sfogo agli effetti delle sostanze stupefacenti che assumono, in maniera ininterrotta. Si annuncia un grosso schieramento delle forze dell’ordine che invece di tutelare i cittadini dalla piccola e grande delinquenza, si affannano a scortare un personaggio che, in tempi anche recenti, ha speso parole di disprezzo per il Sud. Ora gli fa comodo venire a prendersi i voti, grazie all’appoggio degli ascari (s)fascistelli di arroganza nazionale e di molti voltagabbana pronti a svendersi al nemico, che cercano di riciclarsi sotto altre vesti.
Sicurezza, dunque, garantita solo per gli esponenti della classe politica, ma non per chi fa fatica a portare il piatto a tavola. Ricordiamo solo che poliziotti e carabinieri sono pagati con i nostri soldi, e che così come si garantisce l’adeguato livello di sicurezza ad un ministro, anche un normale cittadino ha il sacrosanto diritto di muoversi in maniera libera e senza che agli accada qualcosa di spiacevole, ovunque si trovi ed in qualsiasi momento della giornata.

Un ragionamento valido tanto per Napoli, quanto per il resto di un paese in avanzato stato di decomposizione nonostante che al Nord esistano delle sacche di produttività che ancora – sia pur in maniera assai stentata e difficoltosa - lo tengono a galla.
L’unico esempio che è da seguire, in uno scenario del genere in cui la resa dei conti per questo sgangherato paese è ormai prossima, resta quello della Catalogna e di tutte quelle realtà (Scozia, Corsica, Paesi Baschi) che stanno provando ad affrancarsi dall’oppressione degli stati centralisti in primis, ed anche dell’Unione Europea che è diventata ormai un’autentica gabbia con le sue norme liberticide ed, in tantissimi casi, inutili.

Solo la libera confederazione di tutte le sigle autonomiste ed indipendentiste in un unico cartello elettorale, appare la soluzione migliore per far fronte sia al globalismo ed alla mondializzazione, che al nazionalismo ed al populismo di facciata. Il progetto di Popoli Sovrani è presente, e continua ad essere aperto a chi realmente ha voglia di combattere questo sistema centralista e statalista, che sta affossando qualsiasi libertà individuale. Le teorie di Miglio e Cattaneo sono ancora di straordinaria attualità ed efficacia, e rappresentano la strada maestra da seguire, se vogliamo ancora avere la speranza di sopravvivere…

F.M.



 
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