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sabato 16 febbraio 2019

"SI ALLA LEGA DI CASA NOSTRA": TRE NUOVI CONSIGLIERI IN CAMPANIA ADERISCONO ALLA LEGA SUD AUSONIA


"Si alla LEGA, ma a quella di casa nostra". Con questo slogan si può in sostanza sintetizzare il principale motivo che sta spingendo in questi giorni, le nuove adesioni e i nuovi consensi verso il principale  movimento autonomista del Mezzogiorno, politici, attivisti, professionisti, imprenditori e persone stufe della inconcludente politica nazionale.
Il comune di Cimitile (NA)
Tante le adesioni, proprio stamane dal coordinamento regionale campano del movimento, è stata infatti diramata la conferma dell'ingresso in quota Lega Sud Ausonia di due consiglieri del comune di Cimitile (NA) e un consigliere,  Luca Manganiello,  nel comune di Casamarciano (NA) che ha abbandonato la Lega di Salvini.
Il comune di Casamarciano (NA) e il neo consigliere della Lega Sud Ausonia, Luca Manganiello


Sempre dalla segreteria regionale del Movimento Meridionalista, il commissario pro-tempore Domenico Manganiello, che è anche candidato a sindaco per le prossime amministrative nel comune di Nola (NA), riferisce dell'apertura di tre nuove sedi e coordinamenti: una nel comune di Cimitile, guidata da Giuseppe Sommese, una nel comune di Casamarciano (NA) guidata dallo stesso consigliere Luca Manganiello ed un nuovo coordinamento per l'AREA VESUVIANA, guidato da Gianluca Aquino a Boscoreale (NA).

Il comune di Boscoreale (NA)

E' solo l'inzio dice lo stesso Manganiello, "stiamo lavorando per raccordare il nostro progetto politico improntato sul rispetto totale dei territori, con la gente che cerca alternative alla inconcludente politica nazionale".
Domenico Manganiello

Dall'area salernitana, gli fa eco Raffaele De Luca, membro del consiglio direttivo regionale campano, che annuncia novità rilevanti, a partire proprio dai comuni di Scafati e Pagani dove si andrà al voto in primavera.

RED


domenica 10 febbraio 2019

UN CONVEGNO SULLA SICUREZZA A NAPOLI


Napoli  – Si e’ tenuto lo scorso 8 febbraio, presso la “Sala Nugnes” del Palazzo del Consiglio Comunale di Napoli in via Giuseppe Verdi 35, il convegno promosso dal coordinamento cittadino della Lega Sud Ausonia e dall’Associazione Nazionale Falchi PS, sul tema della “sicurezza cittadina”. 
Napoli, continua ad essere terzultima, nella speciale classifica nazionale stilata dal quotidiano economico “Sole 24 ORE”, tra le città italiane per vivibilità e sicurezza. Quali sono le proposte concrete per dare il via ad una inversione di tendenza di questo dato negativo degli operatori del settore e della politica? 

Al convegno, con interventi di tante associazioni ed esponenti della società civile, hanno partecipato tra gli altri, il segretario nazionale della Lega Sud Ausonia, Gianfranco Vestuto, il presidente dell’Associazione Falchi PS, Antonio Postorivo, la consigliera comunale di Napoli Anna Ulleto, il vicesindaco di Volla (NA) Carmine Ruotolo, il consigliere nazionale dell'Associazione Adiantum per la tutela dell'infanzia, Antonino Romano e il noto sindacalista Giuseppe Alviti , leader dell'associazione Guardie Particolari Giurate.

Tante le soluzioni e le proposte sul tema, ma da tutti univocamente è venuto il plauso all'iniziativa e la necessità di istituire un osservatorio comune sul tema "sicurezza" con la partecipazione delle associazioni disponibili a supporto delle istituzioni che ormai non riescono più a garantire questo importante elemento necessario alla serenità dei nostri territori.

Qui di seguito il video con le interviste del dopo evento.

RED







venerdì 8 febbraio 2019

NAPOLI E LA "SICUREZZA CITTADINA": UN CONVEGNO PROMOSSO DA LEGA SUD E ASSOCIAZIONE FALCHI PS


Napoli - Si terrà oggi pomeriggio alle 16.30 presso la Sala Nugnes” del Palazzo del Consiglio Comunale di Napoli, in via Giuseppe Verdi, 35il convegno promosso dal coordinamento cittadino della Lega Sud Ausonia e dall'Associazione Nazionale Falchi della Polizia di Stato, sul tema della "sicurezza cittadina".
Napoli, continua ad essere terzultima, nella speciale classifica nazionale 
stilata dal quotidiano economico "Sole 24 ORE", tra le città italiane per vivibilità e sicurezza. Quali sono le proposte concrete per dare il via ad una inversione di tendenza di questo dato negativo degli operatori del settore e della politica? 
Al convegno parteciperanno tra gli altri, il segretario nazionale della Lega Sud AusoniaGianfranco Vestuto e il presidente dell'Associazione Falchi della Polizia di Stato, Antonio Postorivo.

mercoledì 6 febbraio 2019

PRESENTATO FRANCO VESPE, SARA' IL CANDIDATO PRESIDENTE PER LE ELEZIONI REGIONALI IN BASILICATA PER LA LEGA SUD AUSONIA



E’ l’astronomo materano Franco Vespe, funzionario del Centro di Geodesia Spaziale di Matera, il candidato della Lega Sud Ausonia alla presidenza della Regione Basilicata per le prossime elezioni regionali di marzo 2019. La presentazione è ufficiale è avvenuta domenica 3 febbraio in mattinata presso il Bar Tripoli nel corso di una conferenza stampa che ha coinvolto anche il commissario regionale Fortunato Martoccia.
La Lega Sud propone a tutti i cittadini di Basilicata e a tutte le forze politiche di convergere sulla proposta della Autonomia della Regione Basilicata, sul modello delle regioni Veneto ed Emilia Romagna.

Franco Vespe ha spiegato la proposta della Autonomia regionale: “Siamo in una fase straordinaria della nostra regione, stiamo assistendo probabilmente ad un cambiamento dal punto di vista politico ma bisogna avere anche le idee chiare su come guidare il cambiamento. Il nostro obiettivo è trasformare la nostra regione in un territorio affascinante. Un territorio che presenta delle convenienze per imprenditori che vogliono investire in Basilicata. Per avere un territorio affascinante bisogna rivendicare un’autonomia in termini di energia, affinchè il petrolio disponibile sia sfruttato in maniera eco-compatibile, dobbiamo rilanciare l’agricoltura, le reti del sapere presenti sul nostro territorio”.
Al neo candidato presidente è stato chiesto della nascita della Lega Sud Ausonia e quando lui ha deciso di sposare il suo progetto politico? “La Lega Sud - ha risposto Vespe - nasce alla fine degli anni Novanta, mentre si creava la Seconda Repubblica, come reazione a tutte quelle politiche antimeridionaliste che si stavano imponendo. Nasce con la ferma convinzione che un grande Paese come può diventare tale, solo e soltanto se ci sono territori sviluppati secondo le naturali vocazioni economiche. L’Italia rifiutando la via federalista e scegliendo invece quella centralista, è diventato un Paese di seconda categoria. Io ho deciso di aderire già tre anni fa, c’è stata un’adesione quesciente ma ora abbiamo ritenuto opportuno rivitalizzare questa nostra adesione alla Lega Sud, consapevoli che non ci può essere un grande Paese senza un sud sviluppato e bisogna avere strategie ben precise che purtroppo non ci sono, noi crediamo invece di averle”.
La priorità per noi - ha poi proseguito Franco Vespe -sono le infrastrutture. In Puglia si lavora per il collegamento Rocchetta Sant’Antonio-Gioia del Colle. Noi vogliamo agganciarci a questo progetto per creare un anello turistico-culturale che comprenda anche Melfi, Potenza e Altamura perchè crediamo che Matera 2019 deve portare benefici a questo territorio”.
E' poi intervenuto il commissario regionale della Lega Sud Ausonia, Fortunato Martoccia che ha dichiarato: “La nostra priorità è garantire occupazione e sviluppo. Possiamo farlo in tanti modi. Penso anche ai numerosi immobili dismessi che possono essere utilizzato attraverso politiche industriali che garantiscono la creazione di nuovi posti di lavoro”.
Nel corso della conferenza stampa è stato diffuso un manifesto che contiene una sintesi del programma di Lega Sud Lucania per le prossime elezioni regionali: 
  1. Autonomia della regione; 
  2. divenire padroni a casa nostra dei nostri prodotti; 
  3. uso ecocompatibile di petrolio, prodotti agricoli, acqua; 
  4. zero tasse per industria e commercio; 
  5. zona Zes in tutta la Regione per un programma di una industria 4.0; 
  6. divenire la prima regione di cultura e industria in Europa; 
  7. ridare la terra ai cittadini con borsa merci internazionale; 
  8. bonificare i veleni della terra di Lucania; 
  9. ferrovia dello Stato a Matera; 
  10. lavoro per tutti, abolire i concorsi pubblici, per chiamata diretta; 
  11. politiche dell’abitare, contro lo spopolamento della nostra regione; 
  12. siamo la Lucania, la nuova Magna Grecia.

RED


Video intervista a Franco Vespe

sabato 19 gennaio 2019

AMMINISTRATIVE SICILIA: ERASMO VECCHIO CANDIDATO SINDACO AD ACI CASTELLO (CT)


La Lega Sud continua a voler essere la voce di tutti coloro ai quali non è concesso dissentire, vuole organizzare l’opposizione e la protesta per trasformare il malessere sociale del popolo meridionale in energia positiva. Il principale movimento indipendentista del Sud, nell'ambito del prossimo turno elettorale, si prefigge di partecipare alle amministrative in diversi comuni del Mezzogiorno d'Italia e anche in Sicilia.
Il suo Segretario Federale, Gianfranco Vestuto, ha lanciato proprio stamane, la candidatura a sindaco del comune di Aci Castello in provincia di Catania, dell'architetto Erasmo Vecchio, cittadino castellese da sempre impegnato all'interno dello schema del sicilianismo indipendentista.

Un impegno civico verso il rinnovamento vero, quello della Lega Sud, che la comunità castellese chiede a gran voce. Una coalizione civica libera dai partiti che intende affermare la città come capitale turistica della Riviera Jonica. Una terra che rappresenta un unicum di eccellenza e qualità.

Ai cittadini di Aci Castello nei prossimi giorni sarà proposto un questionario, anche attraverso il web, le cui risposte serviranno per arricchire un comune programma elettorale incentrato su alcune tematiche di importanza strategica per il futuro della città.

RED

ufficiostampa@legasud.it

giovedì 17 gennaio 2019

Benzina e diesel: ecco i nuovi rincari! Ma non dovevano far sparire le accise?

Dopo i diversi cali di prezzo registrati nel mese di dicembre e la quiete di questo inizio di gennaio, tornano a salire i prezzi dei carburanti sulla rete itaGliana. 


Dopo l'intervento adottato da Q8 nella giornata di ieri, è arrivata la replica di Eni che lo scorso martedì 15 gennaio, ha ritoccato al rialzo di un centesimo i prezzi di diesel e benzina, mentre le quotazioni dei prodotti petroliferi in Mediterraneo segnano solo leggeri movimenti laterali.


Ecco i nuovi prezzi aggiornati Benzina e diesel:

Nel dettaglio, in base ai listini elaborati dal quotidiano "Energia" sui dati registrati alle ore 8 di lunedì 14 gennaio, e comunicati dai gestori all’Osservaprezzi carburanti del Mise, il prezzo medio nazionale praticato in modalità self della verde è pari a 1,495 euro/litro, con i diversi marchi che vanno da 1,484 a 1,524 euro/litro (no-logo a 1,482). Il prezzo medio praticato del diesel è a 1,429 euro/litro, con le compagnie che passano da 1,424 a 1,448 euro/litro (no-logo a 1,414).

Quanto al servito, per la benzina il prezzo medio praticato è di 1,633 euro/litro, con gli impianti colorati che vanno da 1,617 a 1,746 euro/litro (no-logo a 1,534), mentre per il diesel la media è a 1,567 euro/litro, con i punti vendita delle compagnie tra 1,570 a 1,671 euro/litro (no-logo a 1,463). Il Gpl, infine, va da 0,645 a 0,671 euro/litro (no-logo a 0,640).

Come dire: ecco a voi il #governodellaumentodeiprezzi come tutti gli altri del resto...

RED


"ITALIANI VENITE VOI IN AFRICA CHE C'E' TANTO LAVORO"

Città del Capo - capitale del Sud Africa
Provocazione o realtà di cui nessuno sinora ha voluto approfondire? Ciò che ha dichiarato il professor Martin Nkafu Nkemnkia, Direttore del Dipartimento di Scienze Umane e Sociali Area Internazionale di Ricerca, Sviluppo e Cultura Africana della Pontificia Università Lateranense di Roma, durante un convegno sui gilet gialli che stanno mettendo a ferro e fuoco la Francia, tenutosi nei giorni scorsi nella capitale ed organizzato dal Movimento per le Libertà guidata dal Generale Pappalardo, apparentemente può sembrare assurdo e fuori luogo. In realtà però potrebbe celare una verità di cui si parla poco o nulla, quando le cronache quotidiane si riempiono di storie di ordinaria disperazione che vedono protagonisti migranti che provengono dal continente nero.


Lo stesso docente ha rilanciato ulteriormente confermando che gli italiani sono i benvenuti perché sono amici e vogliamo dare ai vostri giovani l’opportunità di fare esperienza, lavorando in Africa invece di starsene fermi, senza fare niente. Il mio dipartimento – ha poi proseguito – attualmente sta elaborando una serie di progetti che riguardano la cooperazione con l’Italia perché posso assicurarvi che nei nostri paesi ci sono tante possibilità di occupazione. Una visione dunque completamente rovesciata rispetto a quella che ci è propinata da sempre dai nostri media, preoccupati più di dare spazio a chi sull’affaire migranti si sta arricchendo o facendo le proprie fortune politiche, piuttosto che di andare a vedere come stanno realmente le cose come la deontologia professionale eppure imporrebbe!

I paesi africani come ad esempio la Nigeria sono pieni, zeppi di risorse: petrolio, oro, diamanti solo per citare le più importanti…..eppure ogni anno, da quei paesi scappano migliaia di giovani in cerca di fortuna in un’Europa che non è affatto in grado di accoglierli, vista l’attuale situazione economica che soprattutto nella sgangherata Italia dei giorni nostri vede altissimi tassi di disoccupazione e redditi che si stanno sempre più assottigliando. 
Sono sette Paesi (Costa d'Avorio, Ghana, Kenya, Nigeria, Sudafrica, Tanzania e Zambia), tutti nel continente africano, tutti ricchissimi di materie prime, e ognuno per la sua parte entrato di diritto nella lista delle economie emergenti del pianeta.



E' evidente che dietro a questa impressionante spinta di persone, ci sono i trafficanti di esseri umani guidati dai $ORO$ di turno e dalle pseudo organizzazioni non governative, che non si fanno alcuno scrupolo nell’allestire viaggi della speranza che spesso e volentieri si trasformano purtroppo in tragedie di cui faremmo volentieri a meno. Ma non solo, perché una volta sbarcati con lo status di clandestini non sappiamo l’identità di questi disperati, e quanti di loro effettivamente riescono poi ad integrarsi. Con conseguenze facilmente immaginabili, visto e considerato che poi è assai probabile che possano commettere atti delinquenziali di vario genere, o essere assoldati quale nuova manovalanza dalle nostre organizzazioni criminali.
L'AFRICA è RICCA, gli AFRICANI sono POVERI, grazie a tutti NOI che da 100 anni almeno sfruttiamo le sue risorse
In questo enorme giro di denaro, sono coinvolti naturalmente tutti i partiti politici presenti nel nostro paese: compresa anche la stessa Lega di Salvini, i cui amministratori locali percepiscono i ricchi cachet provenienti da quella struttura parassitaria e fancazzista che risponde al nome di Unione Europea, alimentata ogni anno con i nostri soldi!
Possibile che con tutte queste enormi ricchezze, l’Africa non riesca ad avere uno sviluppo economico autonomi che apra nuove opportunità lavorative non solo per i propri abitanti, ma anche per chi proviene da altri paesi? Si è tanto parlato e discusso della globalizzazione e della libertà di potersi spostare, ma una cosa che è stata scarsamente affrontata riguarda le opportunità presenti in luoghi che la vulgata descrive in preda a dittatori, guerre civili e malattie stante la secolare assenza di strutture legate alla sanità ed all’istruzione che permettano accettabili standard di vivibilità per tutti.
È un dato di fatto inconfutabile che potenze come la Cina, presenti in quei paesi già da diversi anni, stiano solo badando a sfruttarli senza minimamente preoccuparsi dei diritti umani (non lo fanno in casa propria con i tibetani o Hong Kong, figurati se si preoccupano di farlo altrove) o – e sarebbe forse la soluzione migliore per arginare finalmente un freno concreto alle imponenti e massicce ondate migratorie cui stiamo assistendo ormai da un decennio – di formare ed istruire al lavoro i giovani africani.
Sarebbe quindi il caso di ridefinire il rapporto con questo immenso continente in un modo totalmente diverso, partendo dall’assunto che semmai i paesi industrializzati dovrebbero pensare innanzitutto a fornire programmi di istruzione e formazione per la manodopera autoctona esportando magari non più armi e ricevendo in cambio droga e disperati. Bensì, prodotti tecnologicamente avanzati e di ottima qualità, una volta che gli africani avranno appreso le tecniche produttive e creato le condizioni affinché sviluppo e benessere finalmente permettano loro di poter essere padroni in casa propria.

In un’ottica davvero collaborativa e di scambio etico e proficuo, con il resto del mondo. Sono stati esportati merci, soldi e persone, ma non il know-how per permettere ai paesi più poveri del pianeta di realizzare quel salto di qualità che, colpevolmente, gli è stato negato dalla vicina Europa così come insegna la storia, quando ci ha raccontato della piaga del colonialismo che ha inibito ogni forma di sviluppo per i paesi africani, inducendoli allo schiavismo ed alla sottomissione.

Un sogno che potrebbe trasformarsi in realtà, ma dipende innanzitutto dalle nostre scelte e dalla nostra capacità di non continuare a considerare questo continente cui ci separa solo un braccio di mare, come un qualcosa di brutto ed indesiderato, solo perché i media continuano a raccontarci la storia che non esistono prospettive di sviluppo ed un futuro dignitoso per quelle popolazioni.
Vuoi vedere che paradossalmente potrebbero aprirsi delle opportunità inaspettate anche per i nostri giovani e che la soluzione per un problema che rischia di far scoppiare una guerra fra poveri indesiderata e dalle imprevedibili conseguenze, sia più a portata di mano di quello che immaginiamo? Sembra assurdo, a parlarne in questi termini ma se solo iniziassimo a ragionare in maniera lucida e razionale, non dovremmo scartare a priori questa possibilità.

Si tratta – come avrete potuto capire - di un tema molto interessante, sul quale promettiamo di tornarci molto presto per un dovuto approfondimento, visto e considerato che di questo aspetto si sa poco o nulla.


RED

ufficiostampa@legasud.it

domenica 13 gennaio 2019

LA FRANCIA DEI GILET GIALLI E L'ITALIA SENZA LEADER E PROGETTI CHE CERCA DI IMITARLI



In Francia continuano le proteste dei gilet gialli: vediamo chi sono, cosa vogliono, il loro possibile partito e come il movimento è stato ripreso in Italia.
Tutto è nato come una protesta contro il caro carburante, ma ora i gilet gialli in Francia, pronti anche a diventare un partito, non hanno intenzione di fermarsi neanche dopo le aperture del governo. 
Nonostante gli impegni di Emmanuel Macron, con l’Eliseo che ha sospeso il pacchetto di aumenti incriminato insieme ad altre misure come l’aumento del salario minimo e la detassazione degli straordinari, il movimento sta continuando nella sua protesta ormai diventata sociale. Dopo due mesi di manifestazioni, il bollettino provvisorio parla di 10 persone morte (soprattutto a causa di investimenti durante i blocchi stradali), oltre 3.000 ferite mentre sarebbero quasi 5.000 gli arresti
Ma chi sono e cosa vogliono questi gilet gialli che stanno gettando nel caos la Francia? Vediamo allora i motivi della loro protesta e da chi sono composti, con il movimento che ora è arrivato mal scopiazzato anche in Italia, anche se ci sono molte evidenti differenze e finalità rispetto ai cugini francesi. Può sembrare strano, ma alla base della nascita dei gilet gialli c’è una signora dall’aria della classica vicina della porta accanto. Si chiama Jacline Mouraud e di professione dovrebbe fare la cantautrice da quanto si apprende.

A scatenare il tutto è stato un video di 5 minuti postato dalla Mouraud su Facebook dove la donna si scagliava contro Emmanuel Macron, reo di accanirsi contro gli automobilisti “tanto voi potenti che state nelle grandi città avete gli autisti”. Nel mirino in particolare c’è l’aumento delle accise per la benzina, la decisione di abbassare il limite di velocità sulle strade statali da 90 a 80 chilometri orari, l’aumento dei pedaggi autostradalie l’incremento del numero dei radar per le multe. Il video è diventato immediatamente virale con milioni di visualizzazioni, tanto che il 17 novembre dai social i gilet gialli sono passati alla prima manifestazione organizzata in contemporanea in 600 città francesi. Da quel momento c’è stato un sempre maggiore aumento del numero dei protestanti (si parla di 250.000) ma anche una escalation degli scontri. Finora il tragico bollettino parla di 10 morti, oltre 3.000 feriti e quasi 5.000 arresti. Inizialmente quindi la protesta è nata in maniera spontanea sul web, unendo i tanti automobilisti inferociti per le decisioni del governo Macron. Dal punto di vista politico, le motivazioni dei gilet gialli hanno subito trovato l’appoggio di Marine Le Pen e Jean-Luc Mélenchon, leader in Francia rispettivamente del principale partito di destra e di sinistra. All’interno di questo movimento si sarebbero inseriti quindi gruppi di estrema destra e di estrema sinistra, che si sono uniti alla protesta degli automobilisti per le decisioni prese dal governo Macron. In tutto questo si sono uniti adesso anche gli studenti, con centinaia di scuole e atenei in tutta la Francia che sono state occupati. Anche qui non sono mancati momenti di tensione con la polizia. A prendere parte alle manifestazioni c’è quindi un universo più che variegato: gruppi estremisti politici, studenti, anarchici, movimenti, disoccupati e anche tante donne. Difficile dare di conseguenza una connotazione politica alla protesta ma, viste le imminenti elezioni europee, non è da escludere che questo movimento possa trasformarsi anche in un partito.

Come abbiamo visto tutto è nato dai social per protestare contro il pacchetto di misure deciso da Emmanuel Macron. Preferisco aumentare le tasse sul carburante che quelle sul lavoro” è stata la presa di posizione del presidente. L’obiettivo del governo francese è quello di favorire l’uso di veicoli più eco-compatibili per una visione più ecologica del futuro. “Le persone che si lamentano dell’aumento dei prezzi del carburante sono le stesse che si lamentano dell’inquinamento” ha affermato poi sempre Macron. Secondo i gilet gialli invece queste misure (ora sospese) avrebbero colpito solo gli automobilisti specie quelli dei centri più piccoli e rurali, chiedendo un passo indietro da parte del governo. Uno scontro quindi che sarebbe anche in qualche modo sociale, partendo proprio dalle campagne e dai piccoli centri. Se da un lato quindi Emmanuel Macron diceva che le scelte prese erano necessarie per cercare di contenere e abbassare l’inquinamento, da un lato c’era chi rimproverava al leader di En Marche! di non aver messo sul piatto anche misure alternative per chi non può fare a meno dell’auto per muoversi. Dal caro benzina però la protesta sta diventando sempre più uno scontro sociale, poveri contro ricchi, assumendo anche contorni politici con una ostilità di fondo verso l’attuale governo francese.
  • Ecco l’elenco dei punti richiesti dai gilet gialli al governo pubblicato dall’edizione francese dell’Huffington Post: Eliminazione del crescente fenomeno dei senzatetto con una lotta senza quartiere alla povertà.
  • Più progressività nelle imposte sul reddito, vale a dire più scaglioni.
  • SMIC (il salario minimo francese) a 1.300 euro netti.
  • Promuovere le piccole imprese nei villaggi e nei centri urbani. Fermare la costruzione di grandi aree commerciali intorno alle principali città che uccidono le piccole imprese. Più parcheggi gratuiti nei centri urbani.
  • Ampio piano di isolamento termico delle abitazioni per promuovere interventi ecologici facendo al contempo risparmiare le famiglie.
  • Tasse: che i grandi (MacDonald, Google, Amazon, Carrefour, ecc.) paghino TANTO e i piccoli (artigiani, piccole imprese) poco. 
  • Lo stesso sistema di sicurezza sociale per tutti (compresi gli artigiani e le partite IVA). Fine della RSI (piano sociale per i lavoratori indipendenti). 
  • Il sistema pensionistico deve rimanere solidale e quindi socializzato. Nessun pensionamento a punti (In Francia è stata introdotta una riforma del sistema pensionistico che prevede il calcolo in base a un sistema di punti. Ogni anno l’importo dei contributi versati in relazione ad uno stipendio o ad un reddito di riferimento viene convertito in punti, a seconda del valore di acquisto unitario del punto applicabile all’esercizio in questione). Fine dell’aumento delle tasse sul carburante.
  • Nessuna pensione inferiore a 1.200 euro.
  • Qualsiasi rappresentante eletto avrà diritto al salario medio. Le spese di trasporto saranno monitorate e rimborsate se giustificate. Diritto al buono per il ristorante e ai chèque-vacances (simili ai ticket usati da noi come retribuzioni.
  • I salari di tutti i francesi, nonché delle pensioni e delle indennità devono essere indicizzati all’inflazione (tipo la nostra vecchia scala mobile).
  • Proteggere l’industria francese: proibire le delocalizzazioni. Proteggere il nostro settore industriale vuol dire proteggere il nostro know-how e il nostro lavoro.
  • Fine del lavoro distaccato. È anormale che una persona che lavora in territorio francese non benefici dello stesso stipendio e degli stessi diritti. Chiunque sia autorizzato a lavorare in territorio francese deve essere alla pari con un cittadino francese e il suo datore di lavoro deve contribuire allo stesso livello di un datore di lavoro francese.
  • Per la sicurezza del lavoro: limitare ulteriormente il numero di contratti a tempo determinato per le grandi aziende. Vogliamo più CDI (contratti a tempo indeterminato).
  • Fine del CICE (Credito d’imposta per la competitività e l’occupazione). Usare questi soldi per il lancio di un’industria automobilistica francese a idrogeno (che è veramente rispettosa dell’ambiente, a differenza della macchina elettrica).
  • Fine della politica di austerità. Smettiamo di rimborsare gli interessi sul debito dichiarati illegittimi e iniziamo a rimborsare il debito senza prendere i soldi dai poveri e dai meno poveri, ma perseguendo gli $80 miliardi di evasione fiscale.
  • Affrontare le cause della migrazione forzata.
  • I richiedenti asilo siano trattati bene. Dobbiamo loro alloggio, sicurezza, cibo e istruzione per i minori. Collaborare con l’ONU affinché i campi di accoglienza siano aperti in molti Paesi del mondo, in attesa dell’esito della domanda di asilo.
  • Che i richiedenti asilo respinti siano rinviati al loro Paese di origine.
  • Che sia implementata una vera politica di integrazione. Vivere in Francia significa diventare francese (corso di francese, corso di storia francese e corso di educazione civica con certificazione alla fine del corso).
  • Salario massimo fissato a 15.000 euro.
  • Creare lavoro per i disoccupati.
  • Aumento dei fondi per i disabili.
  • Limitazione degli affitti. Alloggi in affitto a costi più moderati (soprattutto per studenti e lavoratori precari).
  • Divieto di vendere le proprietà appartenenti alla Francia (dighe, aeroporti, ecc.)
  • Mezzi adeguati concessi al sistema giudiziario, alla polizia, alla gendarmeria e all’esercito. Che gli straordinari delle forze dell’ordine siano pagati o recuperati.
  • Tutto il denaro guadagnato dai pedaggi autostradali sarà utilizzato per la manutenzione di autostrade e strade in Francia e per la sicurezza stradale.
  • Poiché il prezzo del gas e dell’elettricità è aumentato in seguito alle privatizzazioni, vogliamo che siano nuovamente nazionalizzati e che i prezzi scendano in modo significativo.
  • Cessazione immediata della chiusura di piccole linee di trasporto, uffici postali, scuole e degli asili nido.
  • Pensare al benessere dei nostri anziani. Divieto di fare soldi sugli anziani. L’era dell’oro grigio è finita. Inizia l’era del benessere grigio.
  • Massimo 25 studenti per classe dalla scuola materna alla dodicesima classe.
  • Risorse adeguate destinate alla psichiatria.
  • Il referendum popolare deve entrare nella Costituzione. Creare un sito leggibile ed efficace, sotto la supervisione di un organismo di controllo indipendente in cui le persone possano presentare una proposta di legge. Se questo disegno di legge ottiene 700.000 firme, questo disegno di legge dovrà essere discusso, completato e modificato dall’Assemblea Nazionale, che avrà l’obbligo (un anno dopo il giorno in cui sono state ottenute le 700.000 firme) di inviarlo al voto di tutti i francesi.
  • Ritorno a un termine di 7 anni per il Presidente della Repubblica. L’elezione dei deputati a due anni dall’elezione del Presidente della Repubblica ha permesso di inviare un
  • segnale positivo o negativo al Presidente della Repubblica sulla sua politica. Ha aiutato a far sentire la voce della gente.
  • Pensionamento a 60 anni e per tutti coloro che hanno lavorato usando il fisico (muratore o macellaio per esempio) diritto alla pensione a 55 anni.
  • Un bambino di 6 anni non si mantiene solo, continuazione del sistema di aiuto PAJEMPLOI (servizio sociale dedicato all’infanzia attualmente valido fino ai 6 anni di età) fino a quando il bambino ha 10 anni.
  • Promuovere il trasporto di merci su rotaia.
  • Nessuna prelievo alla fonte.
  • Fine delle indennità presidenziali per la vita.
  • Vietare ai commercianti di pagare una tassa quando i loro clienti usano la carta di credito. Tassa sull’olio combustibile marino e sul cherosene.
Come si può vedere, si tratta di diverse tematiche che svariano dal lavoro fino alla scuola e all’ambiente. Non è un caso quindi che in molti pensano ai gilet gialli già come un partito, tanto che i sondaggi li darebbero al 12%. Alla fine con un discorso in diretta TV alla nazione, Emmanuel Macron ha reso ulteriormente la mano ai gilet gialli, annunciando l’aumento di 100 euro dei salari minimi e la detassazione degli straordinari e dei premi. Nonostante questa apertura da parte del governo, non si sono fermate le proteste con i manifestanti che ogni sabato continuano a scendere in piazza in un clima ormai sempre più esasperato. Dopo numerose voci a riguardo, è arrivata anche la prima conferma di come i gilet gialli, o perlomeno una parte di loro, siano pronti a dare vita a un vero e proprio partito che potrebbe essere in campo alle elezioni europee di fine maggio.

Dietro questa operazione c’è sempre lei, Jacline Mouraud, che raggruppando tutta l’area moderata del movimento è pronto a dare vita a Les Emergents, “Gli Emergenti”, anche se l’ala più radicale dei gilet gialli non sembrerebbe essere molto in sintonia con questa scelta.
In ItaGlia?  Il Movimento 5 Stelle che subito ha proclamato la sua vicinanza al movimento mettendo a disposizione della Mouraud anche la piattaforma Rousseau.

Questo ammiccamento dei 5 Stelle al partito dei gilet gialli è evidentemente non essere casuale in ottica elezioni europee ed in concomitanza di una flessione dei grillini dovuta alle tante promesse non realizzate. 
Ma ovviamente a cavalcare l'onda della propaganda a basso costo, non poteva mancare anche l'onnipresente "Lega Felpettiana" di Matteo Salvini, che però ha dimenticato quanto Oltralpe il movimento da lui "guidato" è in aperto contrasto con il governo Macron, mentre qui in Itaglia si dichiara in sintonia con il fondatore del coordinamento Giancarlo Nardozzi .

Da registrare tra le sagre politiche, anche quella andata in scena ieri a Roma con la manifestazione del sempre indurito generale Pappalardo, che si è esibito in un gemellaggio/giuramento con una cariatide pluridecorata francese. Baci, applausi, foto e baci ai due tricolori nel tripudio del gruppetto di fedelissimi convenuti, confondendo "sovranità degli stati!, con "Sovranità dei Popoli". 

Insomma la solita Itaglia da cabaret e sempre nulla di nuovo sotto il sole.

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