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martedì 2 ottobre 2018

CONTRO ORDINE COMPAGNI: NEGRI E NAPOLETANI NON PUZZANO PIU'



Fra hooligans, "cessi (a)sociali" e Salvini, Napoli è stretta in una morsa. Dopo le “Quattro giornate” con cui, durante la seconda guerra mondiale, ci si è liberati dall’incubo nazifascista, la capitale del Sud si trova a dover fronteggiare delle vere e proprie emergenze. Ma se mentre quella dei tifosi inglesi, durerà lo stretto spazio di alcune ore così come la visita del fannullone padano, quella dei parassiti al soldo di Giggino “o’ sindachino” è una piaga di cui proprio non ci si riesce a liberare.
Specchio e braccio armato di una classe politica cittadina, ormai inesistente e rappresentata da autentici incapaci, che hanno ridotto il capoluogo partenopeo ad autentica latrina a cielo aperto.
Basta del resto, solo farsi un giro in un pullman o nelle metropolitane per rendersi conto dello stato di totale degrado in cui versa questa città. Sarebbe troppo riduttivo parlare del centro storico, quando a pochi chilometri di distanza esiste una realtà che i media leccaculo asserviti al sindaco, si guardano bene dall’evidenziare. Le periferie sono completamente abbandonate e lasciate marcire, senza che nessuno si degni di intervenire. I politici, sia di maggioranza che di opposizione, si fanno vivi nei quartieri più degradati solo quando c’è da elemosinare qualche voto, in tempo di campagna elettorale. Salvo poi fottersene, una volta poggiati i propri puzzolenti culi sulle cadreghe ed intascato il ricco stipendio.

Certo, esistono anche i furbetti del quartiere e sarebbe altrettanto ingiusto non parlare di chi si sveglia al mattino con il solo intento di fregare il prossimo. Ma resta inequivocabile che i disservizi ed i disagi quotidiani patiti dalla maggioranza silenziosa dei cittadini napoletani, rappresentano un aspetto di cui poco si parla.
Stretti fra il marciume camorristico ed il fancazzismo di chi fuma canne e assume ogni tipo di droga dalla mattina alla sera, la parte onesta e perbene di Napoli, fa fatica ad andare avanti ed a portare il piatto a tavola.
Appaiono del tutto fuori luogo, le sparate del “sindachino” eletto dal 18% degli aventi diritti al voto, a proposito del debito (?!) che non intende ripagare perché – a suo dire – non l’ha creato lui. Ci sarebbe molto da opinare, pensando ai tantissimi soldi buttati nel cesso per feste e festini assortiti, così come per le inaugurazioni dei bed and breakfast, nel quale Giggino è primatista indiscusso. Ecco, per le pagliacciate i soldi ci sono e servono a far felici gli amici ed i compari di merenda che così continueranno ad assicurargli voti e sostegno.
Ma se bisogna offrire un servizio a chi paga la spazzatura ed i mezzi pubblici, ecco che magicamente, e com’è ovvio che sia, non ci sono le risorse a disposizione. Con la conseguenza che per aspettare un pullman o la corsa di una metropolitana, occorrono anche 30-40 minuti. Hai voglia poi a dire, che la città è piena di turisti… Certo, ma è un’enorme figuraccia il non poter disporre dei mezzi pubblici per poter liberamente spostarsi per ammirarne le ineguagliabili bellezze. A che serve poi avere le stazioni più belle d’Europa, se spesso e volentieri i treni ritardano ed in alcuni casi non funzionano neppure le biglietterie automatiche?

E questo spiega altresì perché Napoli nei circuiti turistici venga considerata come meta di passaggio, e non di sosta prolungata come invece accade per Roma, Firenze, Venezia e, da alcuni anni a questa parte, anche Milano. Le scellerate politiche di questa amministrazione comunale, incapace di fornire risposte concrete ai cittadini in termini di efficienza dei servizi e delle infrastrutture, tengono naturalmente alla larga anche gli imprenditori che si guardano bene dall’investire in un posto dove non c’è l’humus adatto per creare sviluppo e lavoro. Non è dunque solo e tanto una questione che riguarda le tasse che naturalmente continuano ad essere indegne di un paese civile, ma anche e soprattutto delle altre cose che fanno da contorno, ad una qualsiasi iniziativa volta a creare indotto economico.
Con questo drammatico quadro della situazione, appare lapalissiano che la città è condannata, dunque, ad un declino che è ormai nei fatti. E non certo da oggi, dal momento che ormai sono interi lustri che denunciamo sempre le stesse inefficienze. Non è cambiato nulla, da più di venti anni a questa parte. Il “rinascimento” di don Antonio Berisha detto “Bassolino” ha avviato un peggioramento che con Giggino “o’ sindachino” sta proseguendo in maniera veloce ed inesorabile. La parte buona e produttiva di Napoli, se ne sta scappando via a gambe levate. E chi resta e non fa parte dei due schieramenti che provvedono a gettarle quotidianamente fango addosso, è da considerarsi un martire che affronta un calvario senza fine. Agli atavici problemi legati alla criminalità ed alla disoccupazione, si sono andati ad aggiungere quelli di un degrado non solo morale, ma anche materiale che fa letteralmente piangere il cuore ed arrabbiare.

Il “fujetevenne” di edoardiana memoria riecheggia sempre più forte, e coinvolge tutti quelli che non accettano i facili stereotipi e le etichette che ci sono stati appiccicati addosso da oltre 150 anni. E non potranno nemmeno essere i proclami dell’ex “bibitaroDi Maio (che promette un reddito di cittadinanza che è un autentico incentivo a fare il disoccupato) e del “felpettaSalvini, a porre rimedio a questa situazione. In particolare, quest’ultimo che con modi da autentico spaccone ha annunciato – nell’ultima campagna elettorale ed in questi mesi - ai quattro venti la soluzione dell’emergenza immigrazione clandestina, degli annessi problemi di sicurezza e la riduzione delle tasse per imprese, lavoratori e pensionati.
Ad oggi, non c’è un solo provvedimento o atto che possa farci parlare di successo per il leader della lega naziunalista itagliana. Non è stato espulso neppure uno dei 700.000 (ma probabilmente sono molti di più, e di questo dobbiamo solo ed esclusivamente ringraziare il PD e tutto il marciume buonista) clandestini, senza identità, che vagano nelle nostre città, pronti ad entrare in azione aggredendo inermi cittadini. Secoli di lotte per la libertà individuale, stanno andando letteralmente al macero grazie alle scellerate politiche di integrazione attuate dal nostro paese.
Dietro ai diktat delle massonerie mondiali che vogliono a tutti i costi la sostituzione etnica (allo scopo di avere manodopera a basso costo) e la distruzione della famiglia e dei principali valori sui quali si è poggiata per secoli l’umanità, c’è anche la colpevole complicità della nostra classe politica e di certi giudici che, con i loro obbrobri giuridici, hanno ucciso anche il diritto ad avere giustizia da parte di chi ha subito una rapina o una violenza in maniera gratuita, anche grave. Viene da pensare ad omicidi efferati come quello della povera Pamela, fatta a pezzi da alcuni macellai nigeriani, o i casi di stupro e pedofilia che riempiono le prime pagine di giornali e telegiornali. Come se già la merda umana di casa nostra, rappresentata da mafia, camorra, ‘ndrangheta e Sacra Corona Unita, da sola non bastava.
Abbiamo dovuto importare altra feccia dai vari angoli del pianeta, solo perché c’era chi sul business dell’immigrazione selvaggia e senza regole, doveva da un lato accontentare i propri padroni ($oro$, in primis) e dall’altro lato avere un tornaconto personale, sia politico (con la retorica del pietismo e del buonismo) che economico (le coop, le strutture e gli sciacalli che si sono arricchiti con i contributi provenienti dall’Europa che, a sua volta, paghiamo profumatamente ogni anno….)!!! Un governo serio, oltre ad aver cacciato a pedate nel culo, tutti gli irregolari avrebbe finanziato questa dispendiosa operazione andando ad espropriare i ricchi patrimoni delle ONG e di tutti quelli (politici compresi) che hanno lucrato il più vergognoso e squallido dei business, dando vita ad una vera e propria tratta degli schiavi.
Il caro Salvini poi aveva annunciato in campagna elettorale avrebbe ridotto le tasse ed anche abbassato il prezzo della benzina (che invece pare essere destinato ad aumentare nel 2019)….ma con quali soldi, viene spontaneo chiedersi? La pressione fiscale in questo letamaio continua ad essere la più alta del vecchio continente ed assumere i contorni dell’estorsione vera e propria, se pensiamo che si paga fra il 50 ed il 70% di quanto prodotto, senza ricevere naturalmente un cazzo in cambio!
L’itaglia ha un debito pubblico mostruoso che è andato ulteriormente ingigantendosi in questi ultimi anni, nonostante che le anime belle della sinistra ed i loro servi della gleba, composti da intellettuali e giornalisti prezzolati, ci abbiano raccontato altro. La favoletta dello spread di cui ignoravamo l’esistenza fino al 2011, serve sempre per spaventare e prospettare scenari apocalittici ai cittadini. Diciamo questo, non certo per scagionare gli incapaci che hanno formato questa improbabile compagine governativa, ma per denunciare ed evidenziare il NULLA rappresentato da chi per un decennio ci ha propinato governi tecnici ed altre schifezze assortite. E che ora starnazza ed abbaia alla luna, una volta perso il potere. Il PD ed i partiti che hanno sgovernato e svenduto quel che è rimasto di questo paese, andrebbero semmai processati per tradimento e sciolti, considerando gli inenarrabili fallimenti che ci hanno condannato ad un futuro incerto e senza speranze e prospettive.

Tornando alle mirabolanti imprese del felpetta, la sua visita a Napoli appare fuori luogo ed è destinata a trasformare la capitale del Sud in un campo di battaglia con gli sgherri dei cessi (a)sociali al soldo del sindachino, pronti a mettere a ferro fuoco le vie cittadine e ad assaltare negozi e macchine, per dare sfogo agli effetti delle sostanze stupefacenti che assumono, in maniera ininterrotta. Si annuncia un grosso schieramento delle forze dell’ordine che invece di tutelare i cittadini dalla piccola e grande delinquenza, si affannano a scortare un personaggio che, in tempi anche recenti, ha speso parole di disprezzo per il Sud. Ora gli fa comodo venire a prendersi i voti, grazie all’appoggio degli ascari (s)fascistelli di arroganza nazionale e di molti voltagabbana pronti a svendersi al nemico, che cercano di riciclarsi sotto altre vesti.
Sicurezza, dunque, garantita solo per gli esponenti della classe politica, ma non per chi fa fatica a portare il piatto a tavola. Ricordiamo solo che poliziotti e carabinieri sono pagati con i nostri soldi, e che così come si garantisce l’adeguato livello di sicurezza ad un ministro, anche un normale cittadino ha il sacrosanto diritto di muoversi in maniera libera e senza che agli accada qualcosa di spiacevole, ovunque si trovi ed in qualsiasi momento della giornata.

Un ragionamento valido tanto per Napoli, quanto per il resto di un paese in avanzato stato di decomposizione nonostante che al Nord esistano delle sacche di produttività che ancora – sia pur in maniera assai stentata e difficoltosa - lo tengono a galla.
L’unico esempio che è da seguire, in uno scenario del genere in cui la resa dei conti per questo sgangherato paese è ormai prossima, resta quello della Catalogna e di tutte quelle realtà (Scozia, Corsica, Paesi Baschi) che stanno provando ad affrancarsi dall’oppressione degli stati centralisti in primis, ed anche dell’Unione Europea che è diventata ormai un’autentica gabbia con le sue norme liberticide ed, in tantissimi casi, inutili.

Solo la libera confederazione di tutte le sigle autonomiste ed indipendentiste in un unico cartello elettorale, appare la soluzione migliore per far fronte sia al globalismo ed alla mondializzazione, che al nazionalismo ed al populismo di facciata. Il progetto di Popoli Sovrani è presente, e continua ad essere aperto a chi realmente ha voglia di combattere questo sistema centralista e statalista, che sta affossando qualsiasi libertà individuale. Le teorie di Miglio e Cattaneo sono ancora di straordinaria attualità ed efficacia, e rappresentano la strada maestra da seguire, se vogliamo ancora avere la speranza di sopravvivere…

F.M.



giovedì 27 settembre 2018

I NOSTRI TERRITORI SONO LA NOSTRA CASA

di Gianfranco Vestuto
Sabato 29 settembre 2018, alle ore 17.45, nella meravigliosa cornice Castello di Episcopio a Grottaglie (in provincia di Taranto), parteciperò ad un incontro dal titolo "Autonomia: una opportunità per i nostri territori", organizzato dal coordinamento regionale della Puglia del movimento politico Lega Sud Ausonia, che mi onoro di rappresentare da 22 anni. Credo che il momento sociale, economico e politico, imponga delle riflessioni di lunga e larga veduta prospettica e programmatica per i nostri Territori. Ma credo anche che tutti hanno il dovere di affrontare la realtà dei fatti, non più con la visione miope del solito malpancismo del momento, imbrigliato come sempre dalla politica politicante, che sa come gestirlo (solo per sopravvivere), incanalando questa rabbia in vuoti contenitori dove le soluzioni proposte non sono progetti per il futuro ma solo soluzioni che sfamano la quotidianeità. Tutto questo permette ai versipelle individui che rappresentano questa politica, di cambiare idee, simboli e programmi con una velocità quotidiana impressionante, senza che il popolo si indegni più di tanto, perchè è solo ed unicamente la quotidianeità che interessa, a discapito del progetto futuro del sogno che abbiamo ormai sottratto anche alle future generazioni, condannandole alla morte e al tentativo di rinascita di ogni giorno.
Certo, questa soluzione forse consente una sopravvivenza ed una speranza di rinascita nel breve tempo, ma come possono le radici dei Popoli Italici che hanno sempre vissuto la grandezza dell'eternità attraverso lo splendore dell'arte, la meraviglia di luoghi, di risorse uniche al mondo e così concentrate in un così piccolo lembo di Terra, non sentire la miseria umana in cui ci siamo fatti condannare? Forse chi sogna guardando avanti, non godrà dei "trenta denari" dispensati ai tanti "Giuda" al servizio di chi cerca di progettare un futuro a proprio uso e consumo sulla nostra pelle, però avrà la forza di non sentire neanche le parole delle impresentabili e improponibili sirene dei giorni nostri, condizione necessaria per ritrovare la strada giusta che ci riporta a Casa.
I nostri TERRITORI, sono la nostra casa: da qui bisogna ripartire per poi decidere se e con quali altre "case" formare un condominio, poi un eventuale città e nuovi territori. Alla fine, solo alla fine, decideremo a quale "amministratore" affidare la gestione dei nostri patrimoni...
Gianfranco Vestuto - (segretario federale della Lega Sud Ausonia - Popoli Sovrani)



martedì 11 settembre 2018

IL SUD RISORGE SE OTTIENE L'AUTONOMIA PER DECIDERE IL DESTINO DEI PROPRI TERRITORI


Grottaglie (TA)Autonomia: in che modo la trasformazione della forma di governo dei Territori può cambiarne il destino economico e sociale? Può un nuovo assetto organizzativo e il recupero del controllo amministrativo ed economico dei nostri comuni e delle nostre regioni, ristabilire un equilibrio di forze tra, le leggi e i regolamenti europei e le reali esigenze dei Popoli?

Si cercherà di dare risposte e proposte concrete in questo incontro-dibattito organizzato dal Coordinamento Regionale della Puglia del Movimento Politico Lega Sud Ausonia, il prossimo 29 settembre a Grottaglie in Puglia, presso la sala convegni del castello Episcopio, con inizio alle 17,45.

"La Puglia, tempo fa definita il "Nord-Est" d'Italia per la sua capacità produttiva, oggi ha seguito le sorti del resto del Sud nel suo lento degrado" - dichiara Giovanni Patronella, commissario regionale per la Puglia di Lega Sud Ausonia. "Per questa situazione di crisi economica senza precedenti, non esistono soluzioni di destra o di sinistra - continua Patronella - ma soltanto soluzioni adatte alle nostre vocazioni territoriali, che presuppongono comunque un forte amore e un forte impegno per la salvaguardia delle proprie identità e per la soluzioni dei problemi concreti della nostra gente". 

Ha le idee chiare Giovanni Patronella, 45 anni, sposato e titolare di una sua attività commerciale a Grottaglie (TA), dove è nato. "La gente - prosegue il coriaceo commissario regionale della Lega Sud Ausonia - ci riconosce come soggetti attivi nelle nostre città, al fianco delle loro esigenze e delle loro battaglie, non per le ideologie politiche che ormai sono seppellite da tempo. L'autonomia è vitale per il Mezzogiorno e per la nostra Puglia, distrutta nei settori chiave della sua economia - come l'agricoltura, il commercio, il turismo - da una miriade di provvedimenti presi dall'Unione Europea e dal governo centrale che continua a sacrificarci agli interessi di gruppi finanziari internazionali che ormai hanno acquistato le nostre migliori aziende".

Al convegno del 29 settembre, prenderà parte anche il segretario federale della Lega Sud Ausonia, Gianfranco Vestuto, che ha avuto modo di commentare l'iniziativa dicendo che "i risultati delle ultime elezioni politiche dello scorso 4 marzo, hanno sancito la fine dei partiti nazionali dividendo il voto in due grosse aree - Nord e Sud - pensare però di voler lasciare il Sud nelle mani incerte di Masanielli pilotati ad hoc per gestire temporaneamente il dissenso al fine di controllarlo e indirizzarlo dietro le quinte, è follia. Occorre un progetto e una visione di prospettiva per i nostri territori, che noi abbiamo indicato da anni e che deve tenere anche conto di esigenze simili presenti in altre aree di questa italica penisola, ma anche in Europa. Il raggiungimento della reale sovranità dei Popoli è il presupposto fondamentale per rinegoziare una nuova Europa, premesso che quella attuale ha ormai i giorni contati".

RED







lunedì 27 agosto 2018

ITALIA: NON PIU' PONTI MA SOLO MACERIE DI STATO


Ponti che crollano come pasta frolla, navi cariche piene di disperati trattenute ed oggetto di squallide speculazioni politiche, il Sud in totale sfacelo ed abbandonato a sé stesso. in quest’estate che sta volgendo al termine, non ci siamo davvero fatti mancare nulla. Con la sensazione inquietante che andrà sempre peggio.
E non potrebbe davvero essere altrimenti, se andiamo ad analizzare la situazione politica ed economica di un paese che rischia di implodere su sé stesso. Stretto fra la morsa di un debito pubblico insostenibile con un’Europa sempre più lontana dalle esigenze reali dei cittadini, imprenditori che se ne stanno scappando a gambe levate ed un’emergenza sociale che rischia di esplodere come una vera e propria bomba ad orologeria, questo paese paga lo scotto di una classe politica composta da inetti, incapaci, falliti ed opportunisti. Lo abbiamo sempre evidenziato ed espresso, e non smetteremo mai di farlo.

Soprattutto se assistiamo in maniera sconcertante al crollo di un ponte costruito oltre 50 anni fa e che collegava la parte orientale ed occidentale dell’importante nodo logistico di Genova. Alla vigilia di Ferragosto, come purtroppo tutti sappiamo, è letteralmente venuto giù il viadotto Morandi nel capoluogo ligure che ha provocato la morte di 43 persone (fra cui 6 provenienti da Napoli e provincia), lo sfollamento di tanti nuclei familiari ed un senso profondo di angoscia e di inquietudine che hanno colpito tutti. Sul banco degli imputati, la mancata manutenzione che avrebbe dovuto effettuare la società Autostrade di proprietà di Benetton cui è stata affidata la convenzione, per la gestione di migliaia e migliaia di chilometri di tratti autostradali, da parte dei precedenti governi.
A fronte del pedaggio più caro d’Europa, infatti, abbiamo scoperto che ponti, strade e cavalcavia che formano la struttura viaria che collega le città ed il Nord con il Sud, non versa in condizioni ottimali, con rischi in termini di sicurezza enormi. Sono trascorsi più di 10 giorni dal verificarsi della tragedia, ma ad oggi non ci sono i responsabili. Il governo giallo-verde ha annunciato ai quattro venti che intende provvedere alla revoca della concessione ai Benetton, anche se dal punto di vista legale chi ha stipulato l’accordo in passato ha provveduto a porre delle clausole capestro in capo allo Stato perché pare che sia previsto un risarcimento danni alla concessionaria, in caso di interruzione ed a prescindere dalle motivazioni!!!! Si annuncia un contenzioso legale che durerà chissà quando, sempre ammesso e concesso che il tutto naturalmente non di risolverà nella classica bolla di sapone, con buona pace di chi ha avuto il solo torto di trovarsi al punto sbagliato, nel momento sbagliato!

Insomma, un autentico pasticcio nel quale le responsabilità politiche evidenti dei D’Alema, dei Prodi e dei Berlusconi che hanno firmato questi accordi scellerati si estendono sino ai giorni nostri ed arrivano a chiamare in causa l’ex ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Del Rio. Nell’ottobre 2015, infatti, il senatore Rossi di Scelta Civica aveva mandato due interrogazioni al titolare di quel dicastero, ma senza ricevere mai adeguata risposta. Del Rio, piuttosto, disattendendo al suo ruolo istituzionale, si è preoccupato di fare scioperi della fame per lo jus soli e di indossare improbabili magliette rosse, invece di verificare – così come invece avrebbe dovuto - le reali condizioni del ponte Morandi che destavano inquietudine ai genovesi, e non certo dunque da ieri. Secondo un cliché già visto in questo ridicolo paese, si parla di prevenzione solo a disgrazia avvenuta e non certo prima, quando si sarebbe ancora in tempo per evitare un dolorosissimo tributo di morti e di disperazione.
La realtà che nessuno vuole ammettere è che tutti i partiti di regime (compresa la Lega del duro e puro Salvini), in un modo o in un altro, hanno ricevuto in passato prebende dalla stessa famiglia Benetton. E dunque sono facilmente ricattabili, sotto questo punto di vista.
Vedremo come andrà a finire, ma è evidente che in un paese in cui già paghiamo uno sproposito in termini di tasse salvo poi dover ancora sborsare pedaggi salati senza ricevere in cambio come al solito NIENTE, siamo di fronte ad un qualcosa di semplicemente inaccettabile e scandaloso! Lo stato itagliano continua imperterrito ad estorcere ed a pretendere il pagamento di inique e onerose gabelle, senza fornire beni e servizi che li valgano tutti! Invece di perdere tempo dietro agli specchietti per le allodole di carattere ideologico o di altre pantomime, sarebbe piuttosto il caso che i cittadini aprissero finalmente gli occhi su un concetto elementare e al tempo stesso concreto.

Perché i problemi che attanagliano questo paese ed il Sud in particolare (su cui torneremo più avanti) sono tanti. Infatti, l’affaire migranti che anima il dibattito politico da diverso tempo a questa parte non è l’unico ed il solo. Pressione fiscale insostenibile, servizi pubblici di qualità infima e scadente, burocrazia, pessimo funzionamento della giustizia, disoccupazione, povertà…..questo a voler essere buoni, con chi – ieri come oggi – non si è fatto certo scrupolo di prendere per i fondelli i cittadini che chiedono semplicemente di vedere risolti QUEI problemi.
Che vi sia stata una gestione assurda dei flussi migratori, è fuori da ogni discussione. Colpevole di aver fatto allegramente entrare circa 700mila migranti negli ultimi anni, la sinistra masso-scafo-comunista che, dietro il melenso ed ipocrita paravento del buonismo e dell’accoglienza a tutti i costi, in realtà sta lucrando succulenti business con i contributi ricevuti dall’UE e dal re degli speculatori George Soros attraverso le cooperative rosse e le ONG. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, perché le cronache sono purtroppo piene di episodi delinquenziali commessi da quelle che essi stessi hanno ribattezzato “risorse” perché, a loro dire, ci pagheranno (?!) le pensioni.

Ora, a parte che sul discorso previdenziale andrebbe aperta una separata riflessione, è lecito chiedersi quale lavoro potrà mai essere affidato a questi immigrati in un paese in cui la disoccupazione è ancora a doppia cifra e soprattutto in alcune aree del Sud quella giovanile supera anche il 60%! Assai realisticamente, è probabile che diventerà manodopera a basso costo da poter sfruttare dietro la prospettiva di lavori massacranti e paghe da fame! Una versione moderna della vergognosa pagina di storia che risponde al nome di TRATTA DEGLI SCHIAVI che dovrebbe far inorridire chiunque si proclami a favore delle libertà e dei diritti civili. Ed invece così non è, perché l’unica preoccupazione di certe anime pie è solo quella di accoglierli e farli entrare, a tutti i costi. Senza piuttosto considerare il dopo ed i rischi derivanti dalla loro mancata integrazione, dovuta anche alla scarsa conoscenza della nostra lingua, della nostra cultura e del nostro ordinamento giuridico. Abbiamo poi notato, che importa poco se magari sono portatori di malattie o è sconosciuta la loro identità. Quello che conta è fare in modo che le ONG ed i Comuni che si stracciano le vesti per ospitarli, possano fare affidamento sui contributi che Europa e Soros sono disposti ad elargire per portare a compimento un piano efferato di sostituzione etnica, noto con il famigerato nome di “Piano Kalergi”.
Ai partiti di sinistra, da sempre attenti solo ed esclusivamente al portafoglio, l’altro motivo per sostenere questo delirante progetto, risiede nel fatto che – accantonate le lotte a favore di operai, pensionati ed altri ceti deboli che si sono mangiati la foglia capendo il grande inganno ideologico cui sono stati sottoposti – adesso la possibilità di poter continuare a tenere il loro puzzolente culo sulle cadreghe del potere, è fornita proprio da questi nuovi schiavi che fanno anche la gioia delle multinazionali. Ed allora vai con lo jus soli, le corsie privilegiate per i clandestini e la totale depenalizzazione dei reati (anche e soprattutto i più efferati) da loro commessi. Il tutto per accattivarsi i consensi dei nuovi entrati, a discapito di chi invece sta facendo letteralmente fatica a portare il piatto a tavola ogni giorno, ed obbedire ai diktat di satrapi che con le loro paranoie pretendono di governare il mondo, con un modello di società che distrugge la famiglia e privilegia la distruzione di valori che hanno richiesto anche secoli di lotte e di conquiste.
Chi, a parole, si oppone a questo disegno sarebbe secondo la vulgata di regime, è il leader della Lega 2.0, al secolo Matteo Salvini. Il fannullone padano non è certo un mistero che sia divenuto nel breve volgere di poche settimane, uno dei nostri bersagli preferiti. Da qualche mese, è titolare del Ministero degli Interni e dovrebbe risolvere i problemi legati alla sicurezza dei cittadini che non sono soltanto però legati alla massiccia presenza di clandestini. In questi ultimi giorni ha tenuto banco sulla rete e sui media, la storia del solito barcone pieno di immigrati “Diciotti”, oggetto di una disputa abbastanza aspra fra il governo itagliano e quello maltese. Il titolare del Viminale ha adottato il pugno duro, chiedendo anche l’intervento dell’Unione Europea che però pilatescamente (e di questo, non avevamo alcun dubbio in proposito) se n’è lavata le mani. Circostanza questa che ha irrigidito la posizione del Presidente del Consiglio Conte che ha minacciato di tagliare i fondi (così come da decenni stiamo sostenendo) a questa istituzione parassitaria ed inutile, composta da fannulloni e burocrati appollaiati su scranni dorati, e che in maniera saccente ed arrogante continua ad essere lontana anni luce dai problemi quotidiani di chi annaspa fra mille difficoltà.
A rendere ancor più ingarbugliata la situazione, l’avviso di garanzia spiccato dalla Procura di Agrigento a Salvini (per abuso di ufficio e sequestro di persona) che rischia di avere però l’effetto di un vero e proprio boomerang per la sinistra che vorrebbe, ancora una volta e con incredibile e pericolosa arroganza, riconquistare il potere in maniera truffaldina dopo la recente batosta elettorale. Infatti, questa operazione avrà quale effetto quello di accrescere vertiginosamente i consensi per il leader della lega naziunalista itagliana, visto come un martire dall’opinione pubblica che approva le sue scelte di porre un limite agli sbarchi. Se si dovesse tornare alle urne, riteniamo che la Lega di Salvini possa raggiungere e superare facilmente il 40% dei consensi ed assumere la maggioranza che gli permetterebbe di governare il paese. E questo non solo perché ormai Berlusconi politicamente ha fatto ormai il suo tempo (ed anche al Nord si stanno capovolgendo i rapporti di forza all’interno della coalizione di centro-destra), ma anche in considerazione del fatto che all’interno del Movimento 5 stelle si sta verificando una spaccatura fra la parte più vicina alle idee di salvinetto e degli sfigati sfascistelli composta da Di Maio, Di Battista e Toninelli e quella invece che fa capo al Presidente della Camera Fico, che ha esternato invece la propria contrarietà di fronte alle politiche di Salvini.

La prospettiva che potrebbe venir fuori per il prossimo anno è la contrapposizione fra un possibile blocco nazional-sovranista composto da Salvini, la parte dei 5 stelle che lo sostiene, quegli ambienti di Forza itaglia e del centro-destra che sono abbastanza freddi nei confronti dell’Europa da un lato. Mentre sull’altro capo della barricata, ritroveremmo la sinistra globalista, radical-chic ed immigrazionista che però rischierebbe seriamente di subire una sconfitta dalle dimensioni epocali. In tutto questo, infatti,  riteniamo che il prossimo partito della Prima Repubblica destinato a scomparire sarà il PD che, dopo l’esperienza renziana, si mostra sempre più in disarmo e distante dai cittadini. Ricordiamo i “successi” di questo partito che ha inasprito la pressione fiscale, aumentato in maniera esponenziale il debito pubblico, fatto crescere il senso di insicurezza ed infine tutelato banche e banchieri nello scandalo Etruria, a danno di risparmiatori che hanno visto andare in fumo i sacrifici di una vita. Per non parlare della ricostruzione mai avviata ad Amatrice e nelle aree devastate dai potenti terremoti che hanno colpito Umbria, Lazio, Marche ed Abruzzo non più tardi di due anni fa.
Insomma, appare già strano che con tale collezione di fallimenti un partito del genere abbia conquistato lo scorso Marzo il 17% dei consensi quando altrove i colpevoli di questo sfacelo perlomeno sarebbero stati quantomeno sbattuti in galera, ad espiare le proprie indiscutibili colpe!

Si capisce perché con questo tipo di opposizione, Salvini rischia concretamente alle prossime elezioni di fare il pieno di voti. Quando invece basterebbe inchiodare il parassita padano di fronte alle proprie evidenti contraddizioni. Infatti, da Ministro degli Interni, dovrebbe darci spiegazioni sui seguenti punti:
1)   Perché non ha provveduto ad espropriare i ricchi patrimoni delle ONG che di fatto muovono le navi nel Mediterraneo ed alimentano insieme agli scafisti e ad altre organizzazioni malavitose questo autentico mercimonio?
2)   Perché non ha spiccato un mandato d’arresto per Soros ed i suoi complici nel nostro paese come ad esempio Emma Bonino che ha spudoratamente ammesso di ricevere contributi da chi nel 1992 speculo’ sulla lira?
3)   Perché non ha espulso tutti i clandestini entrati nel nostro paese negli ultimi anni, compresi soprattutto quelli che hanno commesso efferati reati?
Su questi dati di fatto, si può tranquillamente rilevare come il caro Salvini non abbia fatto nulla di quanto annunciato durante l’ultima campagna elettorale. Avendo l’interesse, a distogliere la nostra attenzione, su un problema che sicuramente c’è. Ma che non è l’unico, ad assillarci. Lo sa benissimo, insieme all’ex bibitaro del “San Paolo” Di Maio, considerando il modo con cui vogliono tenerci distratti dalle loro promesse non mantenute.

Perché – e qui arriviamo al dunque – dei loro annunci di riduzione delle tasse, di erogazione del reddito di cittadinanza e del resto che compone il libro dei sogni, ad oggi non vi è alcuna traccia. Ed abbiamo seriamente ragione di pensare che resteranno – così come del resto avevamo ampiamente e facilmente preconizzato - una boutade propagandistica, buona solo ad illudere ed a prendere in giro gli allocchi. Non vediamo come tali misure possano essere realizzate, considerato l’enorme debito pubblico che ha accumulato questo disastrato paese ed il fatto che molti imprenditori stanno preferendo delocalizzare, dal momento che la pressione fiscale a dir poco indegna di un paese civile, la burocrazia e l’infima qualità di beni e servizi pubblici consigliano di portare le aziende in altri lidi. La concretezza e la spietatezza di dati che parlano di un generale senso di insicurezza e di persone che preferiscono togliersi la vita perché disperate e sole, fanno letteralmente a pugni con le favolette raccontate ogni giorno da questi giullari e dilettanti della politica.
Ben presto i nodi però verranno al pettine e potrebbe accadere davvero di tutto. Dal canto nostro, abbiamo sempre evidenziato che l’unica soluzione al problema è la distruzione della cappa centralista che avvolge tanto il Nord, quanto il Sud. E l’introduzione di un moderno sistema federale, in particolare, per la nostra terra che deve trovare il modo di affrancarsi da Roma se davvero vuole evitare di inabissarsi irrimediabilmente, perché ci troviamo di fronte ad una situazione ormai al collasso.
Nel meridione, siamo infatti già da tempo arrivati ad un punto di non ritorno. I secolari problemi che stringono e stritolano in una morsa mortifera questa disgraziata è bellissima terra, si sono ulteriormente aggravati.

Un esempio su tutti è come al solito purtroppo rappresentato da Napoli. Amministrata in maniera scellerata da Giggino De Magistris, l’antica Partenope versa in condizioni di degrado, che definire comatose è un eufemismo. Come avevamo ampiamente previsto, la capitale del Mezzogiorno ha ricevuto il definitivo colpo di grazia da un primo cittadino che è espressione solo della parte più lavativa e fancazzista della città e che si è contraddistinto in questi anni solo ed esclusivamente per il nulla.
Oltre al consueto clima di precarietà, ormai i servizi come il trasporto pubblico ed il decoro urbano sono diventati un autentico optional per i cittadini che vedono peggiorare a vista d’occhio la propria qualità della vita. Non sfugge a questa regola fatta di inefficienza e degrado, neppure lo Stadio “San Paolo”che è il luogo dove decine di migliaia di persone si radunano ogni volta che scende in campo la squadra calcistica del Napoli, che da sempre rappresenta una parte importante della città.
In un momento abbastanza particolare del futuro della SSC Napoli, reduce da mesi caratterizzati dai tutt’altro che idilliaci rapporti fra il presidente Aurelio De Laurentiis ed una parte molto consistente della tifoseria, non è certo sfuggita la lettera con cui sono state mosse pesantissime accuse, in merito all’operato di Palazzo San Giacomo. E non certo e solo per l’ormai annosa questione della gestione della struttura sportiva che da oltre 50 anni è sorta nel popoloso quartiere di Fuorigrotta, ma sull’incapacità amministrativa manifestata a più riprese da questa amministrazione comunale.
Che i rapporti fra De Magistris e De Laurentiis si fossero complicati, del resto non è certo un mistero. Ma ha colpito la virulenza delle accuse reciproche di questi ultimi giorni, con una serie di botta e risposta fra le due parti in causa che hanno tenuto banco, arroventando ulteriormente un clima che è già abbastanza caldo. E non certo e non solo, dal punto di vista meramente meteorologico.

La decisione di Giggino di andare a seguire la prossima gara interna degli azzurri in Curva B, è da ritenersi inopportuna oltre che strumentale. In evidente calo di consensi e con uno stadio ridotto ad una latrina pubblica, “o’ magistrato” cerca di arruffianarsi le simpatie dei tifosi strumentalizzando a finì evidentemente opportunistici ed elettorali il proprio comune malcontento nei confronti di un De Laurentiis che in queste ultime settimane, non ha lesinato dichiarazioni al vetriolo verso tutto e tutti. Napoli ed i napoletani, in questo particolare momento storico, chiedono a tutti solo rispetto, silenzio ed una grande dose di sano e costruttivo pragmatismo.
Certo, il produttore cinematografico non eccelle sicuramente nella comunicazione con certe sparate denigratorie e ricche di stereotipi sui tifosi azzurri che, a dircela tutta, hanno infastidito anche noi, perché ci è parso di risentire quei soliti luoghi comuni triti e ritriti sui napoletani, che abbiamo spesso e volentieri ascoltato e denunciato in passato. Che a Napoli, vi sia una parte di cittadini che si sveglia con l’intento di fregare il prossimo è innegabile, così come però è altrettanto vero che c’è una maggioranza silenziosa che è costretta non solo a doversi sorbire il facile becero razzismo di certo putridume umano residente nell’evoluto (?!) Nord. Ma anche e soprattutto l’arroganza che spesso e volentieri diventa delinquenza allo stato puro, di quei concittadini che con i propri comportamenti contribuiscono ad umiliare la reputazione di chi si trova, come si sarà potuto ben capire, stretto suo malgrado fra due fuochi distruttivi e devastanti.
Tornando all’operato di De Laurentiis, in quel comunicato così duro comparso sulle pagine di diversi giornali, ravvisiamo una possibile discesa in campo del patron del Napoli, alla carica di Sindaco. Che in un contesto politico assolutamente desolante e privo di qualsiasi riferimento valido qual è quello napoletano, potrebbe sparigliare il campo con una certa facilità. Potendo già contare sull’apporto di quella fetta di tifoseria che da sempre né apprezza l’oculatezza e la capacità di far quadrare i conti nel bilancio della SSC Napoli. E magari anche di quell’imprenditoria partenopea, che ha timore di esporsi e magari di metterci la faccia e che non vede l’ora di sbarazzarsi di Giggino e della sua ineffabile claque.

Infatti, acclarate l’inconcludenza di De Magistris (il cui mandato fra non molto finalmente volgerà al termine) e l’insipienza di un’opposizione fantasma, un nuovo ipotetico soggetto politico formato da De Laurentiis potrebbe rappresentare il fatto di assoluto rilievo, con cui parametrarsi nei prossimi mesi. Inoltre, un altro particolare non di poco conto è rappresentato dalla circostanza che il proprietario della Filmauro ha anche recentemente acquisito il Bari, altro importante bacino d’urgenza che potrebbe garantirgli nuovi introiti, ed un’interessante quanto strategica porta verso i mercati eurasiatici. Potrebbe essere il frutto di una strategia non solo imprenditoriale ma anche politica, dalle potenzialità tutte però da scoprire e verificare.
Il j’accuse di De Laurentiis all’amministrazione De Magistris del resto ha toccato proprio quei punti (sporcizia della città, mancanza di infrastrutture e di adeguati servizi pubblici, efficienza della macchina burocratica) che spesso e volentieri abbiamo toccato, quando si è trattato di criticare in maniera seria ed argomentata chi dovrebbe rappresentare i napoletani, nella loro interezza. E non certo, una piccola quanto trascurabile parte di città che fra l’altro esprime valori che non condividiamo per nulla, e nei quali dunque non ci rispecchiamo!

Non ci sembra - alla luce di queste considerazioni - assolutamente peregrina l’ipotesi, che stia valutando l’opportunità di creare un’autentica Lega del Sud dal punto di vista (per ora) calcistico, quale blocco da contrapporre allo strapotere del Nord rappresentato come tutti sanno dalla Juventus e dalle due squadre di Milano.
Dal punto di vista politico, bisognerebbe dunque capire quali potranno mai essere i progetti di De Laurentiis e di quali sponde eventualmente potrebbe godere. Anche se pensiamo di non discostarci troppo dalla realtà, se volessimo prefigurare un programma incentrato su di una maggiore libertà di iniziativa economica per le imprese, oltre che una serie di progetti volti al rilancio anche infrastrutturale di Napoli, che da questo punto di vista sconta un ritardo a dir poco sconcertante ed imbarazzante, volendola paragonare alle altre grandi metropoli europee. Non è un mistero che i rapporti siano invece di tutt’altro tenore con il Governatore della Regione Campania, Vincenzo De Luca che si è dimostrato da sempre molto più concreto ed operativo di Giggino “o’ sindachino”.
Siamo però, ripetiamo, nel campo delle mere ipotesi e dovremo aspettare le prossime settimane per capirne e saperne di più. Anche se non è certo passata inosservata la presenza dello sceicco Al Thani, seduto - stando a ciò che hanno riportato alcuni giornalisti - al posto di De Laurentiis durante la partita Napoli-Milan. Non sappiamo se l’emiro sia venuto in città semplicemente per trascorrere una breve vacanza o per altri motivi, ma c’è chi pensa che qualcosa potrebbe effettivamente bollire in pentola nel giro di poco tempo.

Insomma, al Sud qualcosa potrebbe presto muoversi nell’agone politico dopo i disastri reiterati di una classe politica assolutamente inadeguata che ha reso letteralmente  invivibili città dall’enorme storia e cultura come Napoli e Palermo. Un vuoto, reso ancora più desolante, dalle fandonie di chi crede ancora di poter comprare dignità e voti, con il solito piatto di lenticchie andate a male che richiamano alla mente i 30 denari di giudaica memoria.

F.M.


sabato 12 maggio 2018

FALLITAGLIA: LA RESA DEI CONTI?



La sempre più probabile formazione del nuovo esecutivo, a trazione grullo-salviniana, sarà la definitiva pietra tombale di un progetto (quello, a dir poco, fallimentare dell’unificazione forzosa e forzata) di un’Itaglia, in avanzato stato di decomposizione?
È l’interrogativo che chi ha un minimo di sale in zucca in questo malandato e sgangherato paese si è razionalmente posto, considerando le promesse da marinaio con cui siamo stati deliziati dai leader di due partiti (movimento 5 stelle e Lega di Salvini) che, solo apparentemente sono espressione del malcontento strisciante di ampi strati della popolazione nei confronti di un establishment formato soprattutto dal PD, da Forza Itaglia e da altri partiti prevalentemente di centro e di sinistra. Ma che in realtà – così come abbiamo altrettanto facilmente previsto, oltre che smascherato – rappresentano un alveo del tutto controllabile, attraverso cui veicolare la protesta ed il clima di antipolitica che ormai si respira da diversi anni a questa parte.
Merito (o colpa, a seconda dei punti di vista) della perdita di sovranità nazionale, voluta ed imposta dall’Unione Europea e resa possibile dal tradimento di alcuni autentici mercenari della politica che hanno pensato bene di sacrificare sull’altare dei propri interessi particolari, il destino e la dignità di un’intera generazione (quella di chi oggi ha fra i 35 ed i 50 anni) che si ritrova con un pugno di mosche in mano, e che pagherà per tutti il conto di interi decenni di intrallazzi, scelleratezze e sprechi.
Tornando all’attualità, l’alleanza fra i due bambocci della politica itagliana Di Maio e Salvini potrebbe dare la spallata decisiva ad un paese che, almeno dal punto di vista meramente elettorale, risulta essersi spaccato in due.

Come avevamo già evidenziato non più tardi di due mesi fa, dopo il referendum sull’autonomia di Lombardia e Veneto è apparso chiaro a tutti che il Nord sta chiedendo a gran voce di liberarsi della cappa oppressiva di Roma ladrona che ormai con lo statalismo ha strangolato l’economia di un territorio desideroso di affrancarsi dalla tenaglia centralista. Assodato che non potrà certo essere la Lega Nord diventata sotto l’egida di Salvini intanto un partito statalista e nazionalista, resta inequivocabile il dato di fatto che sono soprattutto le regioni più operose a soffrire e non poco la voglia di assistenzialismo che anima invece un Sud improduttivo, sprecone e piagnone che si è stretto intorno alle balle spaziali dell’ex bibitaro dello stadio San Paolo.
Al secolo, Giggino (anche qui un nome, una garanzia come per De Magistris) Di Maio che ha pensato bene di promettere il reddito di cittadinanza per tutti, dimenticandosi però che nel frattempo il debito pubblico itagliano ha sfondato quota 2,5 miliardi di euro ed è anzi destinato ancora a crescere, con conseguenze a dir poco disastrose per i cittadini.
Se almeno la proposta di introdurre una Flat tax, avanzata dal centrodestra e dal fannullone padano, può trovarci in linea di massima d’accordo (a patto però che vengano una volta e per tutti soppressi, i tanti carrozzoni statali e mandati finalmente a lavorare quei lavativi e quei fannulloni che con il loro fancazzismo rubano lavoro e denaro pubblico), è la folle promessa elettorale dei grullini che francamente genera la nostra ilarità, visto e considerato che non siamo nelle benché minime condizioni di alimentare una spesa pubblica che, anzi, è già di per se mastodontica.
Due misure che – come si sarà potuto evincere – sono in totale e netto contrasto fra di loro perché per distribuire una qualsiasi forma di reddito di cittadinanza disincentivando evidentemente dal cercare un lavoro visto che nelle idee dei promotori si parla di cifre che si aggirano intorno ai 1.000 euro mensili, è necessario avere delle coperture di bilancio che esistono solo nel mondo dei sogni. A meno che, non si decida di introdurre patrimoniali o varare l’ennesimo ritocco verso l’alto ad esempio di imposte come l’IVA. Sta infatti circolando con una certa insistenza l’idea di incrementare le aliquote agevolate ed ordinarie portandole dalle attuali 10% e 22% (che già di per se, rappresentano un’insopportabile forma di estorsione fiscale) all’11,2% ed al 24% ad inizio 2019. Sino ad arrivare per le ordinarie al 25,5% che graverebbe tutto sulle imprese ed i percettori di reddito fisso (pensionati e lavoratori), con la prevedibile riduzione dei consumi ed il calo della domanda.

Le piccole e medie imprese che ancora sono rimaste in questo letamaio, sono preoccupate ed a ragion veduta perché il rischio di vedere mandati ancora una volta all’aria i propri sforzi, a causa dell’ingordigia di uno stato pappone ed ingordo che proprio non ne vuol sapere di utilizzare razionalmente i soldi dei cittadini, e’ davvero elevato.
Eventualità - quella di un ulteriore inasprimento tributario - assolutamente da evitare perché è solo dando respiro all’economia con misure di segno esattamente opposto, che possiamo sperare di lasciarci alle spalle una crisi che è tutt’altro che è terminata, a dispetto di ciò che i soliti gazzettieri di regime vogliono farci credere. Ma che purtroppo non è affatto da scartare, perché il debito pubblico è salito a livelli ormai insostenibili e se si vuole tener fede alle colossali fesserie di Di Maio e dei suoi adepti, i soldi verranno come al solito spillati da chi lavora e produce. A tutto vantaggio di chi non faceva e continuerà a non fare un cazzo dalla mattina alla sera!
Ad un Nord produttivo e voglioso di trovare soluzioni (come quelle dell’internazionalizzazione e dello sviluppo dell’export)  per tirarsi fuori dal pantano centralista romano oltre che da una crisi voluta a tavolino dai poteri forti e dalle massonerie internazionali, farà sempre più da contraltare un meridione, facile preda della povertà e di chi, con trovate demagogiche ed improbabili, vorrebbe indossare i panni del Masaniello e del rivoluzionario di turno, promettendo ciò che è IRREALIZZABILE! La tanto deprecata pratica del voto di scambio, è stato l’uovo di colombo utilizzata dai 5 stelle ed alla quale hanno abboccato davvero in tanti, a giudicare dalle percentuali quasi “bulgare” ottenute dal movimento fondato da CasaLoggia...

Ma come se ne esce fuori? Appare chiaro che paradossalmente la situazione che si sta creando proprio perché acuirà i contrasti fra Nord e Sud, potrebbe essere una sorta di “tana libera tutti”nel senso che il costo sarà così insostenibile da creare una profonda frattura fra le parti di questo paese che, dal 1861 in avanti, non hanno mai smesso di guardarsi con diffidenza. Se non addirittura in cagnesco, se pensiamo al razzismo ancora esistente nei confronti di chi proviene dai territori posti al sud del Garigliano, secondo un retaggio ancora duro a morire ed al quale ha senz’altro contribuito l’esistenza di quelle stesse organizzazioni malavitose e delinquenziali che nel meridione rappresentano il braccio armato di un regime (quello statalista itagliano, di ispirazione massone e giacobina) che e’ nato e continua a sguazzare nella più putrida delle menzogne.
E che si è sempre preoccupato di tenere il meridione in uno stato di subalternità e di sfruttamento, manipolandolo sapientemente con l’assistenzialismo ed il clientelismo, utili per comprarsi il consenso di ampi strati di una popolazione che da sempre ha vissuto nell’ignoranza e nell’illusione dello sviluppo calato dall’alto. Senza mai perciò essere in grado di esprimere una propria classe produttiva, in grado di garantire quella ricchezza e quello sviluppo, che sono sempre strati una chimera.
Chi poi ha provato a ribellarsi, denunciando tale stato di cose, è stato indotto al silenzio, se non addirittura eliminato (Siani, Falcone, Borsellino, Livatino ed i tanti martiri di mafia, camorra ed altre sigle criminali esistenti nel Mezzogiorno e che hanno allungato le proprie malefiche diramazioni sin dentro i palazzi del potere romano).

Il federalismo (quello vero, e non certo la boutade da operetta utilizzata dalla Lega Nord ai suoi albori) potrebbe essere l’unica via d’uscita per tutti. La secessione da fallitaglia, appare ormai come un qualcosa con cui dovremo - più prima che poi – fare inevitabilmente i conti e sarà una grande ed irripetibile opportunità, che può regalare un futuro migliore alle generazioni che verranno.
Affinché però anche questo continui a non essere relegato come uno dei tanti sogni nel cassetto che agitano gli animi di chi vorrebbe sovvertire questo insopportabile status quo, sarebbe necessario che tutte le sigle indipendentiste esistenti lungo la penisola trovino la quadra, condividendo un comune programma sotto cui federarsi per provare ad entrare nei palazzi del potere romani e distruggerne quella deleteria impalcatura liberticida e centralista che sta strangolando, dal punto di vista economico e non solo, chi chiede solo di vivere in maniera onesta e dignitosa!

Francesco Montanino
 
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