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lunedì 19 novembre 2018

VESTUTO (LEGA SUD): "MA LA LEGA NORD NON HA MAI VOLUTO REALMENTE LA SECESSIONE"


Proprio nel momento in cui il dibattito politico sembra appiattirsi su un apparente neonato sentimento "nazionalista", di fatto però, le due forze politiche che hanno trovato i voti in due aree differenti del Belpaese, nonostante un propaganda incessante che ricorda i peggiori regimi totalitari, cominciano a non essere più credibili. Il tutto tra promesse fatte e non mantenute e una situazione economica che peggiora sempre di più, allargando la forbice economica tra Nord e Sud, ma anche tra ricchezza e povertà.

Se è abbastanza chiaro, in questo quadro generale, l'attuale corso della Lega di Matteo Salvini, lo è meno il ruolo che fu della Lega Nord di Bossi e poi di Maroni. Tre volte al governo del Paese per quasi 20 anni, la Lega Nord, di fatto non è riuscita ad incidere neanche in un provvedimento concreto che "profumasse" di federalismo reale.


Su questo argomento, su cui ovviamente torneremo, abbiamo sentito il segretario federale della Lega Sud Ausonia, Gianfranco Vestuto,che da quasi 23 anni si batte per l'ottenimento di una vera indipendenza del Mezzogiorno d'Italia, consapevole che questa è una condizione consolidata da 700 anni di storia.

Vestuto, che attualmente è alle prese con la stesura del libro "Il coperchio sulla pentola", che racconta la storia della Lega Sud dalla sua nascita ai giorni nostri, ci ha anticipato alcune sue brevi considerazioni in merito:



"Che i meridionali siano atavicamente legati alla mammella statalista, lo abbiamo sempre detto, ma oggi ho modo di pensare con cognizione di causa, che d'altra parte neanche la Lega Nord di fatto, non ha mai voluto l'indipendenza della "Padania". 


L'opportunità di aprire un fronte indipendentista al Sud, si verificò poco prima delle elezioni politiche del 2001, allorché fu stretto un patto elettorale che avrebbe dovuto portare a far eleggere alcuni rappresentanti della Lega Sud Ausonia (che rappresentava a sua volta decine di movimenti autonomisti ed indipendentisti del Mezzogiorno, unitisi e confluiti nel progetto alcuni mesi prima in un incontro a Lamezia Terme in provincia di Catanzaro) in alcuni collegi meridionali per poter incidere maggiormente , nord e sud, sui tavoli romani


Stretto il patto, di cui parlarono anche giornali e agenzie nazionali, pochi giorni prima del deposito delle liste nei collegi, la Lega Nord, attraverso Calderoli (alcuni dicono pressati da Alleanza Nazionale che temeva di perdere consensi al Sud suo storico serbatoio di voti) ruppe il patto, lasciando in essere pro-forma, un solo collegio, tra l'altro perdente (nel maggioritario), in Campania. 


Tra l'altro, poi la Lega Nord è stata altre volte al governo e l'accordo, se ben ricordate, al Sud lo fece con il mafioso Raffaele Lombardo ( condannato a 9 anni e mezzo per mafia) dell'MPA

Se la Lega Sud voleva fare accordi con la mafia, non aveva di certo necessità di passare attraverso la Lega Nord

La storia reale è questa: la Lega Nord ( almeno nella dirigenza ovviamente) non ha mai voluto la secessione, mentre il Sud era pronto. Oggi poi con la svolta nazionalista di Salvini ( che comunque è espressione di altri interessi) ha dichiarato i suoi veri intenti, gettando la maschera secessionista che celava solo la necessità di drenare maggior denaro sui tavoli romani da utilizzare al Nord. Denaro che ovviamente veniva dall'apporto impositivo delle tasse pagate anche dal Sud. Davanti la secessione agitata e dietro la mano accaparratrice del Nord che dallo Stato italiano prelevava maggiori fondi per opere e imprese della "Padania": altro che residuo fiscale.

Attualmente con la morsa stretta dall'Europa dove nessuno degli Stati aderenti conta più, il Sud ha ancora maggiori motivi per fare un discorso di indipendenza e questa consapevolezza delle potenzialità territoriali è aumentata moltissimo... a tal punto gli americani hanno inviato e finanziato i 5 Stelle per realizzare un vero e proprio "contenitore del dissenso" da portare su un binario morto e gestito da strapagati professionisti della comunicazione virtuale come Grillo e Casaleggio. Nel Mezzogiorno il fuoco che arde sotto la cenere è più forte di quanto molti credono...".


RED


ufficiostampa@legasud.it 

giovedì 8 novembre 2018

RAPPORTO SVIMEZ 2018: DIVARIO TRA NORD SUD IN AUMENTO MA LE MISURE POLITICHE SONO IN CONTINUITA' CON I GOVERNI PRECEDENTI


Ancora una volta il rapporto Svimez impone un dibattito che dovrebbe essere sempre centrale nel Paese. Senza Sud non solo l’Italia è ferma, ma non va da nessuna parte. Ma questo potremmo dire è "la solita storia" che va avanti proprio dall'unità di questo Belpaese cioè dal 1860. Falliti tutti i tentativi di colmare il divario tra Nord e Sud e constatando che ancora a tutt'oggi nulla è cambiato, varrebbe la pena di considerare una soluzione autonoma dei Territori che slegati dai legacci nazionali e dalle imposizioni poco convenienti dell'Europa a trazione tedesco-francese, potrebbero rimettere in moto i loro processi produttivi fondati sulle naturali vocazioni economiche e commerciali e invertire questa tendenza che ormai destina il Mezzogiorno, ma anche il Nord, al sicuro baratro.
Il Direttore SVIMEZ Luca Bianchi con il Ministro per il Sud Barbara Lezzi 













Riportiamo due tra le tante dichiarazioni su questo rapporto SVIMEZ 2018, tanto per avere uno spaccato delle idee molto frammentate e senza una visione progettuale della politica di ieri e di oggi.
Francesco Boccia, deputato PD e candidato alla segreteria del Partito Democratico: 
 - "Mi pare che anche in manovra ci siano misure in continuità con i governi precedenti, tanto contestato da Lega-M5S, da Resto al Sud alla decontribuzione sul lavoro,   che avremo modo di approfondire in Parlamento. Senza ipocrisie, uniamo le forze per realizzare davvero almeno il 34% degli investimenti al Sud e non solo sulla carta; decidiamo insieme le priorità dei 4 miliardi aggiuntivi sul FSC. La cosa di cui il Paese, e il sud in particolare, non ha più bisogno sono altre cabine di regie. In Italia se c’è una cosa che non manca in qualsiasi proposta politica è una cabina di regia. Se il sud riparte il Paese cresce, viceversa restano tutti fermi. Questo lo dimostra la lunga storia che abbiamo alle spalle. C’è un sud capace che è in grado di fare, sosteniamolo insieme”. 


Barbara Lezzi - ministro per il Sud in quota 5Stelle: 
"Per superare il dualismo tra Nord e Sud del Paese occorre utilizzare meglio i fondi europei e nazionali perchè non di rado anche le risorse disponibili non sono state spese. La missione di tutto il governo è di ridurre il cuneo fiscale ll resto d'Europa - ha poi osservato continuando il suo intervento il ministro per il Sud - ha fatto meglio di noi. La ragione è nella scarsa volontà politica di utilizzare questi fondi per ridurre il divario. E' vero che è mancata la quota nazionale ma occorre riconoscere gli errori e i fallimenti. Se il divario e la povertà aumentano, è perché  parte delle risorse non sono addirittura spese". Facendo presente che "il codice degli appalti ha contribuito al disastro - la ministra ha denunciato che - le risorse sono ferme perché non c’è ritorno elettorale per il governatore o sindaco di turno". 

Queste le posizioni e le "proposte" che non lasciano onestamente intravedere cambiamenti di rotta. Nel frattempo però i numeri , al di là della propaganda dei partiti nazionali, ci richiamano alla realtà, ricordandoci che dal Sud ci sono stati quasi 2 milioni di emigrati in cerca di lavoro e che la Sicilia è la regione che cresce meno. 
RED





Elezioni regionali in Basilicata: il Sud deve passare dal feudalesimo alla stagione dei comuni

Le elezioni regionali in Basilicata ormai sono alle porte. Ci stiamo apprestando a vivere forse una fase storica della nostra Regione. Lo scenario politico nazionale che ha messo in ginocchio i partiti della II repubblica e premiato partiti  come la Lega e il M5S, e quello regionale dove il blocco di potere del  centro-sinistra è nell’occhio del ciclone per le inchieste sulla sanità, fanno pensare ad un radicale  stravolgimento degli attuali assetti politici, così come avvenne 25 anni fa. 

Ci sono  tuttavia delle novità decisive oggi. Nel 1995 il centro-sinistra riuscì a prevalere perché buona parte della vecchia DC pilotata da Colombo si spostò a sinistra. Nei fatti la classe politica che aveva fino ad allora governato la regione,  continuò a farlo gattopardescamente (si cambia per non cambiare nulla ! ) sotto l’etichetta dell’Ulivo. Oggi invece se il blocco di centro-sinistra perdesse nella nostra regione ci sarebbe un cambiamento radicale dell’attuale assetto politico con nuovi programmi (?) e, soprattutto, nuovi uomini. Chi scrive ha trascorso le sue vacanze estive correndo sulla basentana e sulla Val d’Agri per partecipare a riunioni di autoconvocati provenienti dall’associazionismo civile,  ambientalista  e dagli attivisti ex M5S (vecchi amici…davvero tanti!)  per cercare di costruire una compagine politica in grado di competere alle prossime regionali. In quelle riunioni ho ripetuto fino allo sfinimento i motivi per i quali valesse la pena in questo frangente adoperarsi per un cambiamento virtuoso nella nostra regione. Se la battaglia deve essere solo quella  di sostituire tiranno a tiranno certamente non ne vale la pena intraprenderla. Vale la pena invece farla se si vogliono spezzare definitivamente le catene di quella solidarietà verticale e feudale che è alla base delle pratiche clientelari. Occorre promuovere invece quelle catene orizzontali solidaristiche fra pari . A dirla con Putnam, occorre passare dal feudalesimo alla stagione dei comuni anche qui al Sud

Un secondo impegno, se vogliamo frutto perverso di quella solidarietà verticale di cui si parlava, sarà quello di valorizzare una volta per tutte merito e competenza. Non solo nella nostra regione, ma negli apparati politici e statali del nostro paese la rappresentanza si sovrappone sempre meno con la competenza. SI fa carriera e si viene premiati per la fedeltà al feudatario di turno piuttosto perché bravi. Come spiegare altrimenti gli scandali nella sanità esplosi nella nostra regione ? Come spiegare che personalità di spicco con meriti ben riconosciuti anche a livello internazionale, poi siano invece sbeffeggiati ed umiliati nella nostra terra come il maestoso Albatros di Baudelaire che, catturato e posato sulla tolda della nave, viene  schernito da rozzi marinai. Sarebbe molto interessante fare uno studio di quanto  PIL il nostro paese perde perché persone sbagliate vengono messe in posti sbagliati

I bocconiani se ci sono battessero un colpo! Ma non divaghiamo. Un altro male del nostro territorio riguarda il ruolo della politica che si arroga la competenza e la prepotenza di decidere chi vince e chi perde nella società. Non può e non deve essere così. La politica deve fare un passo indietro, anzi due! Deve solo adoperarsi affinché nella nostra società le energie migliori emergano. Ci manca quella cultura liberale (manca poi nei fatti a tutto il nostro paese) e facciamo finta di non conoscere i potenziali benefici strategici di uno stato ed un apparato pubblico che si chiama  discretamente ai margini delle dinamiche sociali ed economiche, da affidare invece alla sussidiarietà orizzontale. Devo dare atto a Nicola Pagliuca che, fra i tanti comizi da lui ascoltati, ha saputo toccare questo tema con una certa lucidità. Il pubblico e la politica invece deve adoperarsi per creare le condizioni oggettive e favorevoli sul territorio perché poi si trovi conveniente investire sul suo suolo e sul suo patrimonio umano e sociale. Prima di tutto infrastrutturare adeguatamente ed in modo efficace il territorio anche dal punto di vista immateriale. Far costare meno l’energia, far applicare tassi bancari più “umani” alle imprese, lavorare per un alleggerimento della pressione fiscale (le cosiddette ZES), rafforzare e qualificare ulteriormente le reti del sapere e dell’innovazione tecnologica così poderosamente presenti sul nostro territorio.
Franco Vespe
Franco Vespe

Lavorare in particolare perché si inneschi quel circolo virtuoso fra formazione, Innovazione scientifica e tecnologica e trasferimento alle imprese che ha fatto la fortuna di aree come la Silicon Valley californiana, la francese Tolosa o l’indiana  Bangalore. Il settore aerospaziale (Matera), delle Energie alternative e l’agricoltura di precisione (Metapontino) della meccanica (Melfi ed Il Vulture) e delle Osservazioni della Terra (Potenza) potrebbero essere i poli e i settori dove si sviluppa innovazione tecnologica e trasferimento alle imprese. A proposito di Potenza, cari potentini ribellatevi a quei politici da strapazzo che vi hanno cucito addosso il melanconico copione di città di servizi. Stronzate! Siete molto di più! Non sono mai stato tenero con l’UNIBAS ed il CNR ma un contributo fondamentale l’ha dato a quel territorio. Oggi rappresenta quel polo un’assoluta eccellenza scientifica  internazionale (parlo con cognizione di causa!)  perchè intorno ad esso possa nascere e svilupparsi un indotto industriale 4.0  formidabile. Ma quello che propongo è un libro dei sogni ? Certamente no. Avremmo potuto tranquillamente usare la leva del petrolio in modo virtuoso ed ecologico, come è stato fatto in Norvegia. Se avessimo rinunciato alle royalties (quelle si elargiscono ai paesi poveri che hanno amministratori corrotti come la Nigeria!) e avessimo invece lavorato per costruire quelle convenienze territoriali di cui abbiamo parlato, oggi non saremmo alle prese con quell’emergenza ambientale che giustamente gli ambientalisti “duri e puri” stanno ferocemente denunciando. Ma tutto questo non è avvenuto! Abbiamo invece preferito creare una nuova figura mitica: l’Assessore-Sceicco  affetto da Royalties-dipendenza!

Francesco Vespe

lunedì 5 novembre 2018

RAPPORTO MIGRANTES 2018: 5 MILIONI SONO ANDATI VIA DALL'ITALIA


Il 24 ottobre scorso a Roma, è stata presentata la tredicesima edizione del Rapporto ITALIANI NEL MONDO realizzato dalla “FONDAZIONE MIGRANTES” (organismo pastorale della CEI – Conferenza Episcopale Italiana). Uno studio assai complesso, interessantissimo, dai contenuti molteplici (sono ben 500 pagine) che traccia (dal 2006) i modi e l’evoluzione della migrazione italiana nel mondo, cioè dove vanno, dove sono gli italiani all’estero.

Perché si va a vivere all’estero?…E’ ora di vedere il fenomeno nella sua complessità, senza stereotipi e semplicismi….è una cosa seria; e chi va a vivere fuori della penisola italica ha poi diritto di essersi a volte sbagliato, e di poter tornare senza sentirsi uno sconfitto. Ad altri va meglio, e si trovano bene nel nuovo luogo, lontano dall’Italia, cui son andati a vivere (non la rimpiangono!).
Si va via per molteplici motivi: per cercare lavoro (o averlo già trovato, all’estero), per amore, per spirito di avventura, per scoprire nuovi luoghi e nuove motivazioni alla propria vita, perché non se ne può più dell’Italia…. Su tutto (prima di andare ad esplicare qualche dato dal Rapporto Migrantes) c’è la necessità di ribadire che uno dei diritti fondamentali della persona è il “DIRITTO ALLA MOBILITÀ”; e chi si sposta dal proprio luogo di origine, dovrebbe averne piena facoltà e diritto (come anche di poterci rimanere).

 Tornando al Rapporto Migrantes 2018 (presentato il 24 ottobre scorso), questo si avvale di molti autori (sessantaquattro) ed è coordinato da Delfina Licata, ricercatrice sociale, sociologa, che stabilmente cura il Rapporto e collabora con varie riviste su argomenti che trattano della mobilità delle persone (in Italia, in Europa, nel mondo).
Anche nel Rapporto 2018, viene confermato il trend crescente della mobilità italiana verso l’estero. Dal 2006 al 2018, la mobilità italiana è aumentata del 64,7%, passando da poco più di 3,1 milioni di iscritti all’AIRE (l’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero) a più di 5,1 milioni (ma, diciamo noi, tanti vanno via non si iscrivono nelle loro anagrafi comunali all’Aire, e quanti saranno?…).


Al 1° gennaio 2018, gli italiani residenti all’estero (e iscritti all’Aire) sono poco più di 5 milioni: l’8,5% dei quasi 60,5 milioni di residenti totali in Italia. Sono storie di speranza, di successi, ma spesso anche di dolore, di questi italiani all’estero. Quasi 130mila hanno lasciato l’Italia nel 2017, con un significativo incremento degli espatriati over 50. Il panorama è davvero variegato, e ci sono anche situazioni di disagio, come quelle degli illegali in Australia o di chi vive per strada a Londra (questi contesti di disagio vengono chiamati “migrazione malata”). 

Nell’ultimo anno, gli italiani sono partiti pressoché da tutta Italia (sud, centro, nord, le isole) e sono andati in 193 località diverse del mondo, di ciascuna realtà continentale. Milano, Roma, Genova, Torino e Napoli sono le prime cinque province di partenza. La prima regione di partenza è la LOMBARDIA (21.980) seguita, a distanza, dall’EMILIA-ROMAGNA (12.912), dal VENETO (11.132), dalla SICILIA (10.649) e dalla PUGLIA (8.816). La GERMANIA (20.007 arrivi) torna ad essere, quest’anno, la destinazione preferita distanziando il REGNO UNITO (18.517) e la FRANCIA (12.870). E poi anche verso Marocco, Thailandia, Spagna, Portogallo, Bulgaria, Tunisia, Santo Domingo, Cuba, Romania...
Pertanto dal 2006, c’è la cognizione di un processo chiaro: cioè che la mobilità italiana verso l’estero cresce. E quest’anno, dal punto di vista dei contenuti, il Rapporto si è soffermato di più sulle NEOMOBILITÀ'. Dove vanno quelli “nuovi” che partono e perché? E si scoprono successi, grande storie, oppure appunto (come dicevamo qui sopra) fenomeni di “migrazione malata”.
E’ interessante questo (annuale) studio della Fondazione Migrantes di questi flussi di italiani verso paesi diversi, perché serve a comprenderne la complessità del fenomeno, le differenze tra le diverse motivazioni.


In questa nostra epoca la MOBILITA’ si è fatta più facile: fin troppo, forse, aerei low cost che Ti portano in destinazioni cui quasi sempre sei del tutto impreparato a capire dove vai, e se fai il turista torni più ignorante di prima dei luoghi che credi di aver conosciuto…
Dal Rapporto Migrantes si capisce che a partire sono soprattutto i giovani tra i 18-34 anni (37,4%) e giovani adulti tra i 35-49 anni (25%), ma il dato più sorprendente riguarda le fasce di età più alte. In termini assoluti sono nettamente inferiori alle altre, ma l’aumento relativo nel 2017 è sorprendente: 65-74 anni (+26%), 75-84 (+49,8%), over 85 (+78,6%)… INSOMMA PER UN MOTIVO O PER UN ALTRO PARTONO DI PIU’ TUTTE LE FASCE D’ETA'!


Il Rapporto “Italiani nel Mondo 2018” pone comunque l’attenzione su una precisa categoria di migranti italiani oggi in partenza: i giovani e i giovani adulti, coloro cioè che hanno una età compresa tra i 20 e i 40 anni, e che hanno lasciato l’Italia nell’ultimo anno o, al massimo, negli ultimi 5 anni spostando la propria residenza in determinati Paesi del mondo. Si è definito questo movimento NEO-MOBILITÀ.


RED



giovedì 1 novembre 2018

Il Sindaco di Pioltello (MI): "Meridionali, quelli che arrivavano al Nord con le pezze sul sedere"

Riceviamo e molto volentieri pubblichiamo:

Gentile Direttore, c'è una questione che vorrei porre alla sua attenzione.

Nel corso dell'inaugurazione dei "Negozi sociali" a Pioltello (MI) nel quartiere Satellite, la Sindaca Ivonne Cosciotti, ha pronunciato una frase decisamente discutibile. Questo l'estratto del discorso:

«…Non sottovaluto i problemi che sempre hanno abitato e abitano questo quartiere.
La grande densità abitativa… i costumi di diversi popoli. Anche a quei tempi c'erano genti da tutte le parti d'Italia che erano venute qui a cercare una casa e un lavoro. Erano i cosiddetti meridionali, che arrivavano qui con le pezze sul sedere! Cercavano appunto un lavoro e una vita migliore…»
Il sindaco di Pioltello (MI), Ivonne Cosciotti

È con estremo disappunto e una profonda amarezza che ho ascoltato le osservazioni in merito ai meridionali. Osservazioni datate in cui emerge un forte strascico di provincialismo e superficialità. 

L'infelice espressione: "Erano i cosiddetti meridionali, che arrivavano qui con le pezze sul sedere", ha suscitato reazioni di offesa fra gli abitanti del quartiere Satellite. Affermazione che peraltro nasconde un preconcetto/giudizio molto forte in passato, e purtroppo, mai superato. È veramente curioso trovare ancora una visione simile, dei meridionali.
Che poi, per dirla tutta i miei genitori, come tanti altri, non sono affatto arrivati con le pezze sul sedere!!!

Probabilmente la Sindaca deve aver dimenticato, in quel momento di festa, che le parole sono importanti e che, in quelle da lei scelte, si è dato sfogo a una riflessione carica di discriminazione. Non dimentichiamo che creare categorie è malsano e che i confini sono muri insormontabili se li abbiamo dentro.


In questo modo si ricade in perniciose sovrastrutture che inquinano una corretta visione.
Sarebbe necessaria l'elaborazione di nuova percezione, un po’ più corretta, per superare i particolarismi di interpretazioni falsate, per creare le condizioni di collaborazione necessarie alla nostra società. Altrimenti il rischio del pregiudizio e delle incomprensioni è dietro l’angolo. 

Sento necessario condividere la mia delusione con Lei e con i suoi lettori. Può una sindaca, persona buona e giusta, scivolare in questa deriva?
Sono innamorata della civiltà, e dolorosamente consapevole degli orrori prodotti dalla vanità di superiorità, e trovo sconvolgente l'oscuro ritorno di questo pensiero.

Cordiali saluti
Monica 

martedì 2 ottobre 2018

CONTRO ORDINE COMPAGNI: NEGRI E NAPOLETANI NON PUZZANO PIU'



Fra hooligans, "cessi (a)sociali" e Salvini, Napoli è stretta in una morsa. Dopo le “Quattro giornate” con cui, durante la seconda guerra mondiale, ci si è liberati dall’incubo nazifascista, la capitale del Sud si trova a dover fronteggiare delle vere e proprie emergenze. Ma se mentre quella dei tifosi inglesi, durerà lo stretto spazio di alcune ore così come la visita del fannullone padano, quella dei parassiti al soldo di Giggino “o’ sindachino” è una piaga di cui proprio non ci si riesce a liberare.
Specchio e braccio armato di una classe politica cittadina, ormai inesistente e rappresentata da autentici incapaci, che hanno ridotto il capoluogo partenopeo ad autentica latrina a cielo aperto.
Basta del resto, solo farsi un giro in un pullman o nelle metropolitane per rendersi conto dello stato di totale degrado in cui versa questa città. Sarebbe troppo riduttivo parlare del centro storico, quando a pochi chilometri di distanza esiste una realtà che i media leccaculo asserviti al sindaco, si guardano bene dall’evidenziare. Le periferie sono completamente abbandonate e lasciate marcire, senza che nessuno si degni di intervenire. I politici, sia di maggioranza che di opposizione, si fanno vivi nei quartieri più degradati solo quando c’è da elemosinare qualche voto, in tempo di campagna elettorale. Salvo poi fottersene, una volta poggiati i propri puzzolenti culi sulle cadreghe ed intascato il ricco stipendio.

Certo, esistono anche i furbetti del quartiere e sarebbe altrettanto ingiusto non parlare di chi si sveglia al mattino con il solo intento di fregare il prossimo. Ma resta inequivocabile che i disservizi ed i disagi quotidiani patiti dalla maggioranza silenziosa dei cittadini napoletani, rappresentano un aspetto di cui poco si parla.
Stretti fra il marciume camorristico ed il fancazzismo di chi fuma canne e assume ogni tipo di droga dalla mattina alla sera, la parte onesta e perbene di Napoli, fa fatica ad andare avanti ed a portare il piatto a tavola.
Appaiono del tutto fuori luogo, le sparate del “sindachino” eletto dal 18% degli aventi diritti al voto, a proposito del debito (?!) che non intende ripagare perché – a suo dire – non l’ha creato lui. Ci sarebbe molto da opinare, pensando ai tantissimi soldi buttati nel cesso per feste e festini assortiti, così come per le inaugurazioni dei bed and breakfast, nel quale Giggino è primatista indiscusso. Ecco, per le pagliacciate i soldi ci sono e servono a far felici gli amici ed i compari di merenda che così continueranno ad assicurargli voti e sostegno.
Ma se bisogna offrire un servizio a chi paga la spazzatura ed i mezzi pubblici, ecco che magicamente, e com’è ovvio che sia, non ci sono le risorse a disposizione. Con la conseguenza che per aspettare un pullman o la corsa di una metropolitana, occorrono anche 30-40 minuti. Hai voglia poi a dire, che la città è piena di turisti… Certo, ma è un’enorme figuraccia il non poter disporre dei mezzi pubblici per poter liberamente spostarsi per ammirarne le ineguagliabili bellezze. A che serve poi avere le stazioni più belle d’Europa, se spesso e volentieri i treni ritardano ed in alcuni casi non funzionano neppure le biglietterie automatiche?

E questo spiega altresì perché Napoli nei circuiti turistici venga considerata come meta di passaggio, e non di sosta prolungata come invece accade per Roma, Firenze, Venezia e, da alcuni anni a questa parte, anche Milano. Le scellerate politiche di questa amministrazione comunale, incapace di fornire risposte concrete ai cittadini in termini di efficienza dei servizi e delle infrastrutture, tengono naturalmente alla larga anche gli imprenditori che si guardano bene dall’investire in un posto dove non c’è l’humus adatto per creare sviluppo e lavoro. Non è dunque solo e tanto una questione che riguarda le tasse che naturalmente continuano ad essere indegne di un paese civile, ma anche e soprattutto delle altre cose che fanno da contorno, ad una qualsiasi iniziativa volta a creare indotto economico.
Con questo drammatico quadro della situazione, appare lapalissiano che la città è condannata, dunque, ad un declino che è ormai nei fatti. E non certo da oggi, dal momento che ormai sono interi lustri che denunciamo sempre le stesse inefficienze. Non è cambiato nulla, da più di venti anni a questa parte. Il “rinascimento” di don Antonio Berisha detto “Bassolino” ha avviato un peggioramento che con Giggino “o’ sindachino” sta proseguendo in maniera veloce ed inesorabile. La parte buona e produttiva di Napoli, se ne sta scappando via a gambe levate. E chi resta e non fa parte dei due schieramenti che provvedono a gettarle quotidianamente fango addosso, è da considerarsi un martire che affronta un calvario senza fine. Agli atavici problemi legati alla criminalità ed alla disoccupazione, si sono andati ad aggiungere quelli di un degrado non solo morale, ma anche materiale che fa letteralmente piangere il cuore ed arrabbiare.

Il “fujetevenne” di edoardiana memoria riecheggia sempre più forte, e coinvolge tutti quelli che non accettano i facili stereotipi e le etichette che ci sono stati appiccicati addosso da oltre 150 anni. E non potranno nemmeno essere i proclami dell’ex “bibitaroDi Maio (che promette un reddito di cittadinanza che è un autentico incentivo a fare il disoccupato) e del “felpettaSalvini, a porre rimedio a questa situazione. In particolare, quest’ultimo che con modi da autentico spaccone ha annunciato – nell’ultima campagna elettorale ed in questi mesi - ai quattro venti la soluzione dell’emergenza immigrazione clandestina, degli annessi problemi di sicurezza e la riduzione delle tasse per imprese, lavoratori e pensionati.
Ad oggi, non c’è un solo provvedimento o atto che possa farci parlare di successo per il leader della lega naziunalista itagliana. Non è stato espulso neppure uno dei 700.000 (ma probabilmente sono molti di più, e di questo dobbiamo solo ed esclusivamente ringraziare il PD e tutto il marciume buonista) clandestini, senza identità, che vagano nelle nostre città, pronti ad entrare in azione aggredendo inermi cittadini. Secoli di lotte per la libertà individuale, stanno andando letteralmente al macero grazie alle scellerate politiche di integrazione attuate dal nostro paese.
Dietro ai diktat delle massonerie mondiali che vogliono a tutti i costi la sostituzione etnica (allo scopo di avere manodopera a basso costo) e la distruzione della famiglia e dei principali valori sui quali si è poggiata per secoli l’umanità, c’è anche la colpevole complicità della nostra classe politica e di certi giudici che, con i loro obbrobri giuridici, hanno ucciso anche il diritto ad avere giustizia da parte di chi ha subito una rapina o una violenza in maniera gratuita, anche grave. Viene da pensare ad omicidi efferati come quello della povera Pamela, fatta a pezzi da alcuni macellai nigeriani, o i casi di stupro e pedofilia che riempiono le prime pagine di giornali e telegiornali. Come se già la merda umana di casa nostra, rappresentata da mafia, camorra, ‘ndrangheta e Sacra Corona Unita, da sola non bastava.
Abbiamo dovuto importare altra feccia dai vari angoli del pianeta, solo perché c’era chi sul business dell’immigrazione selvaggia e senza regole, doveva da un lato accontentare i propri padroni ($oro$, in primis) e dall’altro lato avere un tornaconto personale, sia politico (con la retorica del pietismo e del buonismo) che economico (le coop, le strutture e gli sciacalli che si sono arricchiti con i contributi provenienti dall’Europa che, a sua volta, paghiamo profumatamente ogni anno….)!!! Un governo serio, oltre ad aver cacciato a pedate nel culo, tutti gli irregolari avrebbe finanziato questa dispendiosa operazione andando ad espropriare i ricchi patrimoni delle ONG e di tutti quelli (politici compresi) che hanno lucrato il più vergognoso e squallido dei business, dando vita ad una vera e propria tratta degli schiavi.
Il caro Salvini poi aveva annunciato in campagna elettorale avrebbe ridotto le tasse ed anche abbassato il prezzo della benzina (che invece pare essere destinato ad aumentare nel 2019)….ma con quali soldi, viene spontaneo chiedersi? La pressione fiscale in questo letamaio continua ad essere la più alta del vecchio continente ed assumere i contorni dell’estorsione vera e propria, se pensiamo che si paga fra il 50 ed il 70% di quanto prodotto, senza ricevere naturalmente un cazzo in cambio!
L’itaglia ha un debito pubblico mostruoso che è andato ulteriormente ingigantendosi in questi ultimi anni, nonostante che le anime belle della sinistra ed i loro servi della gleba, composti da intellettuali e giornalisti prezzolati, ci abbiano raccontato altro. La favoletta dello spread di cui ignoravamo l’esistenza fino al 2011, serve sempre per spaventare e prospettare scenari apocalittici ai cittadini. Diciamo questo, non certo per scagionare gli incapaci che hanno formato questa improbabile compagine governativa, ma per denunciare ed evidenziare il NULLA rappresentato da chi per un decennio ci ha propinato governi tecnici ed altre schifezze assortite. E che ora starnazza ed abbaia alla luna, una volta perso il potere. Il PD ed i partiti che hanno sgovernato e svenduto quel che è rimasto di questo paese, andrebbero semmai processati per tradimento e sciolti, considerando gli inenarrabili fallimenti che ci hanno condannato ad un futuro incerto e senza speranze e prospettive.

Tornando alle mirabolanti imprese del felpetta, la sua visita a Napoli appare fuori luogo ed è destinata a trasformare la capitale del Sud in un campo di battaglia con gli sgherri dei cessi (a)sociali al soldo del sindachino, pronti a mettere a ferro fuoco le vie cittadine e ad assaltare negozi e macchine, per dare sfogo agli effetti delle sostanze stupefacenti che assumono, in maniera ininterrotta. Si annuncia un grosso schieramento delle forze dell’ordine che invece di tutelare i cittadini dalla piccola e grande delinquenza, si affannano a scortare un personaggio che, in tempi anche recenti, ha speso parole di disprezzo per il Sud. Ora gli fa comodo venire a prendersi i voti, grazie all’appoggio degli ascari (s)fascistelli di arroganza nazionale e di molti voltagabbana pronti a svendersi al nemico, che cercano di riciclarsi sotto altre vesti.
Sicurezza, dunque, garantita solo per gli esponenti della classe politica, ma non per chi fa fatica a portare il piatto a tavola. Ricordiamo solo che poliziotti e carabinieri sono pagati con i nostri soldi, e che così come si garantisce l’adeguato livello di sicurezza ad un ministro, anche un normale cittadino ha il sacrosanto diritto di muoversi in maniera libera e senza che agli accada qualcosa di spiacevole, ovunque si trovi ed in qualsiasi momento della giornata.

Un ragionamento valido tanto per Napoli, quanto per il resto di un paese in avanzato stato di decomposizione nonostante che al Nord esistano delle sacche di produttività che ancora – sia pur in maniera assai stentata e difficoltosa - lo tengono a galla.
L’unico esempio che è da seguire, in uno scenario del genere in cui la resa dei conti per questo sgangherato paese è ormai prossima, resta quello della Catalogna e di tutte quelle realtà (Scozia, Corsica, Paesi Baschi) che stanno provando ad affrancarsi dall’oppressione degli stati centralisti in primis, ed anche dell’Unione Europea che è diventata ormai un’autentica gabbia con le sue norme liberticide ed, in tantissimi casi, inutili.

Solo la libera confederazione di tutte le sigle autonomiste ed indipendentiste in un unico cartello elettorale, appare la soluzione migliore per far fronte sia al globalismo ed alla mondializzazione, che al nazionalismo ed al populismo di facciata. Il progetto di Popoli Sovrani è presente, e continua ad essere aperto a chi realmente ha voglia di combattere questo sistema centralista e statalista, che sta affossando qualsiasi libertà individuale. Le teorie di Miglio e Cattaneo sono ancora di straordinaria attualità ed efficacia, e rappresentano la strada maestra da seguire, se vogliamo ancora avere la speranza di sopravvivere…

F.M.



giovedì 27 settembre 2018

I NOSTRI TERRITORI SONO LA NOSTRA CASA

di Gianfranco Vestuto
Sabato 29 settembre 2018, alle ore 17.45, nella meravigliosa cornice Castello di Episcopio a Grottaglie (in provincia di Taranto), parteciperò ad un incontro dal titolo "Autonomia: una opportunità per i nostri territori", organizzato dal coordinamento regionale della Puglia del movimento politico Lega Sud Ausonia, che mi onoro di rappresentare da 22 anni. Credo che il momento sociale, economico e politico, imponga delle riflessioni di lunga e larga veduta prospettica e programmatica per i nostri Territori. Ma credo anche che tutti hanno il dovere di affrontare la realtà dei fatti, non più con la visione miope del solito malpancismo del momento, imbrigliato come sempre dalla politica politicante, che sa come gestirlo (solo per sopravvivere), incanalando questa rabbia in vuoti contenitori dove le soluzioni proposte non sono progetti per il futuro ma solo soluzioni che sfamano la quotidianeità. Tutto questo permette ai versipelle individui che rappresentano questa politica, di cambiare idee, simboli e programmi con una velocità quotidiana impressionante, senza che il popolo si indegni più di tanto, perchè è solo ed unicamente la quotidianeità che interessa, a discapito del progetto futuro del sogno che abbiamo ormai sottratto anche alle future generazioni, condannandole alla morte e al tentativo di rinascita di ogni giorno.
Certo, questa soluzione forse consente una sopravvivenza ed una speranza di rinascita nel breve tempo, ma come possono le radici dei Popoli Italici che hanno sempre vissuto la grandezza dell'eternità attraverso lo splendore dell'arte, la meraviglia di luoghi, di risorse uniche al mondo e così concentrate in un così piccolo lembo di Terra, non sentire la miseria umana in cui ci siamo fatti condannare? Forse chi sogna guardando avanti, non godrà dei "trenta denari" dispensati ai tanti "Giuda" al servizio di chi cerca di progettare un futuro a proprio uso e consumo sulla nostra pelle, però avrà la forza di non sentire neanche le parole delle impresentabili e improponibili sirene dei giorni nostri, condizione necessaria per ritrovare la strada giusta che ci riporta a Casa.
I nostri TERRITORI, sono la nostra casa: da qui bisogna ripartire per poi decidere se e con quali altre "case" formare un condominio, poi un eventuale città e nuovi territori. Alla fine, solo alla fine, decideremo a quale "amministratore" affidare la gestione dei nostri patrimoni...
Gianfranco Vestuto - (segretario federale della Lega Sud Ausonia - Popoli Sovrani)



martedì 11 settembre 2018

IL SUD RISORGE SE OTTIENE L'AUTONOMIA PER DECIDERE IL DESTINO DEI PROPRI TERRITORI


Grottaglie (TA)Autonomia: in che modo la trasformazione della forma di governo dei Territori può cambiarne il destino economico e sociale? Può un nuovo assetto organizzativo e il recupero del controllo amministrativo ed economico dei nostri comuni e delle nostre regioni, ristabilire un equilibrio di forze tra, le leggi e i regolamenti europei e le reali esigenze dei Popoli?

Si cercherà di dare risposte e proposte concrete in questo incontro-dibattito organizzato dal Coordinamento Regionale della Puglia del Movimento Politico Lega Sud Ausonia, il prossimo 29 settembre a Grottaglie in Puglia, presso la sala convegni del castello Episcopio, con inizio alle 17,45.

"La Puglia, tempo fa definita il "Nord-Est" d'Italia per la sua capacità produttiva, oggi ha seguito le sorti del resto del Sud nel suo lento degrado" - dichiara Giovanni Patronella, commissario regionale per la Puglia di Lega Sud Ausonia. "Per questa situazione di crisi economica senza precedenti, non esistono soluzioni di destra o di sinistra - continua Patronella - ma soltanto soluzioni adatte alle nostre vocazioni territoriali, che presuppongono comunque un forte amore e un forte impegno per la salvaguardia delle proprie identità e per la soluzioni dei problemi concreti della nostra gente". 

Ha le idee chiare Giovanni Patronella, 45 anni, sposato e titolare di una sua attività commerciale a Grottaglie (TA), dove è nato. "La gente - prosegue il coriaceo commissario regionale della Lega Sud Ausonia - ci riconosce come soggetti attivi nelle nostre città, al fianco delle loro esigenze e delle loro battaglie, non per le ideologie politiche che ormai sono seppellite da tempo. L'autonomia è vitale per il Mezzogiorno e per la nostra Puglia, distrutta nei settori chiave della sua economia - come l'agricoltura, il commercio, il turismo - da una miriade di provvedimenti presi dall'Unione Europea e dal governo centrale che continua a sacrificarci agli interessi di gruppi finanziari internazionali che ormai hanno acquistato le nostre migliori aziende".

Al convegno del 29 settembre, prenderà parte anche il segretario federale della Lega Sud Ausonia, Gianfranco Vestuto, che ha avuto modo di commentare l'iniziativa dicendo che "i risultati delle ultime elezioni politiche dello scorso 4 marzo, hanno sancito la fine dei partiti nazionali dividendo il voto in due grosse aree - Nord e Sud - pensare però di voler lasciare il Sud nelle mani incerte di Masanielli pilotati ad hoc per gestire temporaneamente il dissenso al fine di controllarlo e indirizzarlo dietro le quinte, è follia. Occorre un progetto e una visione di prospettiva per i nostri territori, che noi abbiamo indicato da anni e che deve tenere anche conto di esigenze simili presenti in altre aree di questa italica penisola, ma anche in Europa. Il raggiungimento della reale sovranità dei Popoli è il presupposto fondamentale per rinegoziare una nuova Europa, premesso che quella attuale ha ormai i giorni contati".

RED







lunedì 27 agosto 2018

ITALIA: NON PIU' PONTI MA SOLO MACERIE DI STATO


Ponti che crollano come pasta frolla, navi cariche piene di disperati trattenute ed oggetto di squallide speculazioni politiche, il Sud in totale sfacelo ed abbandonato a sé stesso. in quest’estate che sta volgendo al termine, non ci siamo davvero fatti mancare nulla. Con la sensazione inquietante che andrà sempre peggio.
E non potrebbe davvero essere altrimenti, se andiamo ad analizzare la situazione politica ed economica di un paese che rischia di implodere su sé stesso. Stretto fra la morsa di un debito pubblico insostenibile con un’Europa sempre più lontana dalle esigenze reali dei cittadini, imprenditori che se ne stanno scappando a gambe levate ed un’emergenza sociale che rischia di esplodere come una vera e propria bomba ad orologeria, questo paese paga lo scotto di una classe politica composta da inetti, incapaci, falliti ed opportunisti. Lo abbiamo sempre evidenziato ed espresso, e non smetteremo mai di farlo.

Soprattutto se assistiamo in maniera sconcertante al crollo di un ponte costruito oltre 50 anni fa e che collegava la parte orientale ed occidentale dell’importante nodo logistico di Genova. Alla vigilia di Ferragosto, come purtroppo tutti sappiamo, è letteralmente venuto giù il viadotto Morandi nel capoluogo ligure che ha provocato la morte di 43 persone (fra cui 6 provenienti da Napoli e provincia), lo sfollamento di tanti nuclei familiari ed un senso profondo di angoscia e di inquietudine che hanno colpito tutti. Sul banco degli imputati, la mancata manutenzione che avrebbe dovuto effettuare la società Autostrade di proprietà di Benetton cui è stata affidata la convenzione, per la gestione di migliaia e migliaia di chilometri di tratti autostradali, da parte dei precedenti governi.
A fronte del pedaggio più caro d’Europa, infatti, abbiamo scoperto che ponti, strade e cavalcavia che formano la struttura viaria che collega le città ed il Nord con il Sud, non versa in condizioni ottimali, con rischi in termini di sicurezza enormi. Sono trascorsi più di 10 giorni dal verificarsi della tragedia, ma ad oggi non ci sono i responsabili. Il governo giallo-verde ha annunciato ai quattro venti che intende provvedere alla revoca della concessione ai Benetton, anche se dal punto di vista legale chi ha stipulato l’accordo in passato ha provveduto a porre delle clausole capestro in capo allo Stato perché pare che sia previsto un risarcimento danni alla concessionaria, in caso di interruzione ed a prescindere dalle motivazioni!!!! Si annuncia un contenzioso legale che durerà chissà quando, sempre ammesso e concesso che il tutto naturalmente non di risolverà nella classica bolla di sapone, con buona pace di chi ha avuto il solo torto di trovarsi al punto sbagliato, nel momento sbagliato!

Insomma, un autentico pasticcio nel quale le responsabilità politiche evidenti dei D’Alema, dei Prodi e dei Berlusconi che hanno firmato questi accordi scellerati si estendono sino ai giorni nostri ed arrivano a chiamare in causa l’ex ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Del Rio. Nell’ottobre 2015, infatti, il senatore Rossi di Scelta Civica aveva mandato due interrogazioni al titolare di quel dicastero, ma senza ricevere mai adeguata risposta. Del Rio, piuttosto, disattendendo al suo ruolo istituzionale, si è preoccupato di fare scioperi della fame per lo jus soli e di indossare improbabili magliette rosse, invece di verificare – così come invece avrebbe dovuto - le reali condizioni del ponte Morandi che destavano inquietudine ai genovesi, e non certo dunque da ieri. Secondo un cliché già visto in questo ridicolo paese, si parla di prevenzione solo a disgrazia avvenuta e non certo prima, quando si sarebbe ancora in tempo per evitare un dolorosissimo tributo di morti e di disperazione.
La realtà che nessuno vuole ammettere è che tutti i partiti di regime (compresa la Lega del duro e puro Salvini), in un modo o in un altro, hanno ricevuto in passato prebende dalla stessa famiglia Benetton. E dunque sono facilmente ricattabili, sotto questo punto di vista.
Vedremo come andrà a finire, ma è evidente che in un paese in cui già paghiamo uno sproposito in termini di tasse salvo poi dover ancora sborsare pedaggi salati senza ricevere in cambio come al solito NIENTE, siamo di fronte ad un qualcosa di semplicemente inaccettabile e scandaloso! Lo stato itagliano continua imperterrito ad estorcere ed a pretendere il pagamento di inique e onerose gabelle, senza fornire beni e servizi che li valgano tutti! Invece di perdere tempo dietro agli specchietti per le allodole di carattere ideologico o di altre pantomime, sarebbe piuttosto il caso che i cittadini aprissero finalmente gli occhi su un concetto elementare e al tempo stesso concreto.

Perché i problemi che attanagliano questo paese ed il Sud in particolare (su cui torneremo più avanti) sono tanti. Infatti, l’affaire migranti che anima il dibattito politico da diverso tempo a questa parte non è l’unico ed il solo. Pressione fiscale insostenibile, servizi pubblici di qualità infima e scadente, burocrazia, pessimo funzionamento della giustizia, disoccupazione, povertà…..questo a voler essere buoni, con chi – ieri come oggi – non si è fatto certo scrupolo di prendere per i fondelli i cittadini che chiedono semplicemente di vedere risolti QUEI problemi.
Che vi sia stata una gestione assurda dei flussi migratori, è fuori da ogni discussione. Colpevole di aver fatto allegramente entrare circa 700mila migranti negli ultimi anni, la sinistra masso-scafo-comunista che, dietro il melenso ed ipocrita paravento del buonismo e dell’accoglienza a tutti i costi, in realtà sta lucrando succulenti business con i contributi ricevuti dall’UE e dal re degli speculatori George Soros attraverso le cooperative rosse e le ONG. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, perché le cronache sono purtroppo piene di episodi delinquenziali commessi da quelle che essi stessi hanno ribattezzato “risorse” perché, a loro dire, ci pagheranno (?!) le pensioni.

Ora, a parte che sul discorso previdenziale andrebbe aperta una separata riflessione, è lecito chiedersi quale lavoro potrà mai essere affidato a questi immigrati in un paese in cui la disoccupazione è ancora a doppia cifra e soprattutto in alcune aree del Sud quella giovanile supera anche il 60%! Assai realisticamente, è probabile che diventerà manodopera a basso costo da poter sfruttare dietro la prospettiva di lavori massacranti e paghe da fame! Una versione moderna della vergognosa pagina di storia che risponde al nome di TRATTA DEGLI SCHIAVI che dovrebbe far inorridire chiunque si proclami a favore delle libertà e dei diritti civili. Ed invece così non è, perché l’unica preoccupazione di certe anime pie è solo quella di accoglierli e farli entrare, a tutti i costi. Senza piuttosto considerare il dopo ed i rischi derivanti dalla loro mancata integrazione, dovuta anche alla scarsa conoscenza della nostra lingua, della nostra cultura e del nostro ordinamento giuridico. Abbiamo poi notato, che importa poco se magari sono portatori di malattie o è sconosciuta la loro identità. Quello che conta è fare in modo che le ONG ed i Comuni che si stracciano le vesti per ospitarli, possano fare affidamento sui contributi che Europa e Soros sono disposti ad elargire per portare a compimento un piano efferato di sostituzione etnica, noto con il famigerato nome di “Piano Kalergi”.
Ai partiti di sinistra, da sempre attenti solo ed esclusivamente al portafoglio, l’altro motivo per sostenere questo delirante progetto, risiede nel fatto che – accantonate le lotte a favore di operai, pensionati ed altri ceti deboli che si sono mangiati la foglia capendo il grande inganno ideologico cui sono stati sottoposti – adesso la possibilità di poter continuare a tenere il loro puzzolente culo sulle cadreghe del potere, è fornita proprio da questi nuovi schiavi che fanno anche la gioia delle multinazionali. Ed allora vai con lo jus soli, le corsie privilegiate per i clandestini e la totale depenalizzazione dei reati (anche e soprattutto i più efferati) da loro commessi. Il tutto per accattivarsi i consensi dei nuovi entrati, a discapito di chi invece sta facendo letteralmente fatica a portare il piatto a tavola ogni giorno, ed obbedire ai diktat di satrapi che con le loro paranoie pretendono di governare il mondo, con un modello di società che distrugge la famiglia e privilegia la distruzione di valori che hanno richiesto anche secoli di lotte e di conquiste.
Chi, a parole, si oppone a questo disegno sarebbe secondo la vulgata di regime, è il leader della Lega 2.0, al secolo Matteo Salvini. Il fannullone padano non è certo un mistero che sia divenuto nel breve volgere di poche settimane, uno dei nostri bersagli preferiti. Da qualche mese, è titolare del Ministero degli Interni e dovrebbe risolvere i problemi legati alla sicurezza dei cittadini che non sono soltanto però legati alla massiccia presenza di clandestini. In questi ultimi giorni ha tenuto banco sulla rete e sui media, la storia del solito barcone pieno di immigrati “Diciotti”, oggetto di una disputa abbastanza aspra fra il governo itagliano e quello maltese. Il titolare del Viminale ha adottato il pugno duro, chiedendo anche l’intervento dell’Unione Europea che però pilatescamente (e di questo, non avevamo alcun dubbio in proposito) se n’è lavata le mani. Circostanza questa che ha irrigidito la posizione del Presidente del Consiglio Conte che ha minacciato di tagliare i fondi (così come da decenni stiamo sostenendo) a questa istituzione parassitaria ed inutile, composta da fannulloni e burocrati appollaiati su scranni dorati, e che in maniera saccente ed arrogante continua ad essere lontana anni luce dai problemi quotidiani di chi annaspa fra mille difficoltà.
A rendere ancor più ingarbugliata la situazione, l’avviso di garanzia spiccato dalla Procura di Agrigento a Salvini (per abuso di ufficio e sequestro di persona) che rischia di avere però l’effetto di un vero e proprio boomerang per la sinistra che vorrebbe, ancora una volta e con incredibile e pericolosa arroganza, riconquistare il potere in maniera truffaldina dopo la recente batosta elettorale. Infatti, questa operazione avrà quale effetto quello di accrescere vertiginosamente i consensi per il leader della lega naziunalista itagliana, visto come un martire dall’opinione pubblica che approva le sue scelte di porre un limite agli sbarchi. Se si dovesse tornare alle urne, riteniamo che la Lega di Salvini possa raggiungere e superare facilmente il 40% dei consensi ed assumere la maggioranza che gli permetterebbe di governare il paese. E questo non solo perché ormai Berlusconi politicamente ha fatto ormai il suo tempo (ed anche al Nord si stanno capovolgendo i rapporti di forza all’interno della coalizione di centro-destra), ma anche in considerazione del fatto che all’interno del Movimento 5 stelle si sta verificando una spaccatura fra la parte più vicina alle idee di salvinetto e degli sfigati sfascistelli composta da Di Maio, Di Battista e Toninelli e quella invece che fa capo al Presidente della Camera Fico, che ha esternato invece la propria contrarietà di fronte alle politiche di Salvini.

La prospettiva che potrebbe venir fuori per il prossimo anno è la contrapposizione fra un possibile blocco nazional-sovranista composto da Salvini, la parte dei 5 stelle che lo sostiene, quegli ambienti di Forza itaglia e del centro-destra che sono abbastanza freddi nei confronti dell’Europa da un lato. Mentre sull’altro capo della barricata, ritroveremmo la sinistra globalista, radical-chic ed immigrazionista che però rischierebbe seriamente di subire una sconfitta dalle dimensioni epocali. In tutto questo, infatti,  riteniamo che il prossimo partito della Prima Repubblica destinato a scomparire sarà il PD che, dopo l’esperienza renziana, si mostra sempre più in disarmo e distante dai cittadini. Ricordiamo i “successi” di questo partito che ha inasprito la pressione fiscale, aumentato in maniera esponenziale il debito pubblico, fatto crescere il senso di insicurezza ed infine tutelato banche e banchieri nello scandalo Etruria, a danno di risparmiatori che hanno visto andare in fumo i sacrifici di una vita. Per non parlare della ricostruzione mai avviata ad Amatrice e nelle aree devastate dai potenti terremoti che hanno colpito Umbria, Lazio, Marche ed Abruzzo non più tardi di due anni fa.
Insomma, appare già strano che con tale collezione di fallimenti un partito del genere abbia conquistato lo scorso Marzo il 17% dei consensi quando altrove i colpevoli di questo sfacelo perlomeno sarebbero stati quantomeno sbattuti in galera, ad espiare le proprie indiscutibili colpe!

Si capisce perché con questo tipo di opposizione, Salvini rischia concretamente alle prossime elezioni di fare il pieno di voti. Quando invece basterebbe inchiodare il parassita padano di fronte alle proprie evidenti contraddizioni. Infatti, da Ministro degli Interni, dovrebbe darci spiegazioni sui seguenti punti:
1)   Perché non ha provveduto ad espropriare i ricchi patrimoni delle ONG che di fatto muovono le navi nel Mediterraneo ed alimentano insieme agli scafisti e ad altre organizzazioni malavitose questo autentico mercimonio?
2)   Perché non ha spiccato un mandato d’arresto per Soros ed i suoi complici nel nostro paese come ad esempio Emma Bonino che ha spudoratamente ammesso di ricevere contributi da chi nel 1992 speculo’ sulla lira?
3)   Perché non ha espulso tutti i clandestini entrati nel nostro paese negli ultimi anni, compresi soprattutto quelli che hanno commesso efferati reati?
Su questi dati di fatto, si può tranquillamente rilevare come il caro Salvini non abbia fatto nulla di quanto annunciato durante l’ultima campagna elettorale. Avendo l’interesse, a distogliere la nostra attenzione, su un problema che sicuramente c’è. Ma che non è l’unico, ad assillarci. Lo sa benissimo, insieme all’ex bibitaro del “San Paolo” Di Maio, considerando il modo con cui vogliono tenerci distratti dalle loro promesse non mantenute.

Perché – e qui arriviamo al dunque – dei loro annunci di riduzione delle tasse, di erogazione del reddito di cittadinanza e del resto che compone il libro dei sogni, ad oggi non vi è alcuna traccia. Ed abbiamo seriamente ragione di pensare che resteranno – così come del resto avevamo ampiamente e facilmente preconizzato - una boutade propagandistica, buona solo ad illudere ed a prendere in giro gli allocchi. Non vediamo come tali misure possano essere realizzate, considerato l’enorme debito pubblico che ha accumulato questo disastrato paese ed il fatto che molti imprenditori stanno preferendo delocalizzare, dal momento che la pressione fiscale a dir poco indegna di un paese civile, la burocrazia e l’infima qualità di beni e servizi pubblici consigliano di portare le aziende in altri lidi. La concretezza e la spietatezza di dati che parlano di un generale senso di insicurezza e di persone che preferiscono togliersi la vita perché disperate e sole, fanno letteralmente a pugni con le favolette raccontate ogni giorno da questi giullari e dilettanti della politica.
Ben presto i nodi però verranno al pettine e potrebbe accadere davvero di tutto. Dal canto nostro, abbiamo sempre evidenziato che l’unica soluzione al problema è la distruzione della cappa centralista che avvolge tanto il Nord, quanto il Sud. E l’introduzione di un moderno sistema federale, in particolare, per la nostra terra che deve trovare il modo di affrancarsi da Roma se davvero vuole evitare di inabissarsi irrimediabilmente, perché ci troviamo di fronte ad una situazione ormai al collasso.
Nel meridione, siamo infatti già da tempo arrivati ad un punto di non ritorno. I secolari problemi che stringono e stritolano in una morsa mortifera questa disgraziata è bellissima terra, si sono ulteriormente aggravati.

Un esempio su tutti è come al solito purtroppo rappresentato da Napoli. Amministrata in maniera scellerata da Giggino De Magistris, l’antica Partenope versa in condizioni di degrado, che definire comatose è un eufemismo. Come avevamo ampiamente previsto, la capitale del Mezzogiorno ha ricevuto il definitivo colpo di grazia da un primo cittadino che è espressione solo della parte più lavativa e fancazzista della città e che si è contraddistinto in questi anni solo ed esclusivamente per il nulla.
Oltre al consueto clima di precarietà, ormai i servizi come il trasporto pubblico ed il decoro urbano sono diventati un autentico optional per i cittadini che vedono peggiorare a vista d’occhio la propria qualità della vita. Non sfugge a questa regola fatta di inefficienza e degrado, neppure lo Stadio “San Paolo”che è il luogo dove decine di migliaia di persone si radunano ogni volta che scende in campo la squadra calcistica del Napoli, che da sempre rappresenta una parte importante della città.
In un momento abbastanza particolare del futuro della SSC Napoli, reduce da mesi caratterizzati dai tutt’altro che idilliaci rapporti fra il presidente Aurelio De Laurentiis ed una parte molto consistente della tifoseria, non è certo sfuggita la lettera con cui sono state mosse pesantissime accuse, in merito all’operato di Palazzo San Giacomo. E non certo e solo per l’ormai annosa questione della gestione della struttura sportiva che da oltre 50 anni è sorta nel popoloso quartiere di Fuorigrotta, ma sull’incapacità amministrativa manifestata a più riprese da questa amministrazione comunale.
Che i rapporti fra De Magistris e De Laurentiis si fossero complicati, del resto non è certo un mistero. Ma ha colpito la virulenza delle accuse reciproche di questi ultimi giorni, con una serie di botta e risposta fra le due parti in causa che hanno tenuto banco, arroventando ulteriormente un clima che è già abbastanza caldo. E non certo e non solo, dal punto di vista meramente meteorologico.

La decisione di Giggino di andare a seguire la prossima gara interna degli azzurri in Curva B, è da ritenersi inopportuna oltre che strumentale. In evidente calo di consensi e con uno stadio ridotto ad una latrina pubblica, “o’ magistrato” cerca di arruffianarsi le simpatie dei tifosi strumentalizzando a finì evidentemente opportunistici ed elettorali il proprio comune malcontento nei confronti di un De Laurentiis che in queste ultime settimane, non ha lesinato dichiarazioni al vetriolo verso tutto e tutti. Napoli ed i napoletani, in questo particolare momento storico, chiedono a tutti solo rispetto, silenzio ed una grande dose di sano e costruttivo pragmatismo.
Certo, il produttore cinematografico non eccelle sicuramente nella comunicazione con certe sparate denigratorie e ricche di stereotipi sui tifosi azzurri che, a dircela tutta, hanno infastidito anche noi, perché ci è parso di risentire quei soliti luoghi comuni triti e ritriti sui napoletani, che abbiamo spesso e volentieri ascoltato e denunciato in passato. Che a Napoli, vi sia una parte di cittadini che si sveglia con l’intento di fregare il prossimo è innegabile, così come però è altrettanto vero che c’è una maggioranza silenziosa che è costretta non solo a doversi sorbire il facile becero razzismo di certo putridume umano residente nell’evoluto (?!) Nord. Ma anche e soprattutto l’arroganza che spesso e volentieri diventa delinquenza allo stato puro, di quei concittadini che con i propri comportamenti contribuiscono ad umiliare la reputazione di chi si trova, come si sarà potuto ben capire, stretto suo malgrado fra due fuochi distruttivi e devastanti.
Tornando all’operato di De Laurentiis, in quel comunicato così duro comparso sulle pagine di diversi giornali, ravvisiamo una possibile discesa in campo del patron del Napoli, alla carica di Sindaco. Che in un contesto politico assolutamente desolante e privo di qualsiasi riferimento valido qual è quello napoletano, potrebbe sparigliare il campo con una certa facilità. Potendo già contare sull’apporto di quella fetta di tifoseria che da sempre né apprezza l’oculatezza e la capacità di far quadrare i conti nel bilancio della SSC Napoli. E magari anche di quell’imprenditoria partenopea, che ha timore di esporsi e magari di metterci la faccia e che non vede l’ora di sbarazzarsi di Giggino e della sua ineffabile claque.

Infatti, acclarate l’inconcludenza di De Magistris (il cui mandato fra non molto finalmente volgerà al termine) e l’insipienza di un’opposizione fantasma, un nuovo ipotetico soggetto politico formato da De Laurentiis potrebbe rappresentare il fatto di assoluto rilievo, con cui parametrarsi nei prossimi mesi. Inoltre, un altro particolare non di poco conto è rappresentato dalla circostanza che il proprietario della Filmauro ha anche recentemente acquisito il Bari, altro importante bacino d’urgenza che potrebbe garantirgli nuovi introiti, ed un’interessante quanto strategica porta verso i mercati eurasiatici. Potrebbe essere il frutto di una strategia non solo imprenditoriale ma anche politica, dalle potenzialità tutte però da scoprire e verificare.
Il j’accuse di De Laurentiis all’amministrazione De Magistris del resto ha toccato proprio quei punti (sporcizia della città, mancanza di infrastrutture e di adeguati servizi pubblici, efficienza della macchina burocratica) che spesso e volentieri abbiamo toccato, quando si è trattato di criticare in maniera seria ed argomentata chi dovrebbe rappresentare i napoletani, nella loro interezza. E non certo, una piccola quanto trascurabile parte di città che fra l’altro esprime valori che non condividiamo per nulla, e nei quali dunque non ci rispecchiamo!

Non ci sembra - alla luce di queste considerazioni - assolutamente peregrina l’ipotesi, che stia valutando l’opportunità di creare un’autentica Lega del Sud dal punto di vista (per ora) calcistico, quale blocco da contrapporre allo strapotere del Nord rappresentato come tutti sanno dalla Juventus e dalle due squadre di Milano.
Dal punto di vista politico, bisognerebbe dunque capire quali potranno mai essere i progetti di De Laurentiis e di quali sponde eventualmente potrebbe godere. Anche se pensiamo di non discostarci troppo dalla realtà, se volessimo prefigurare un programma incentrato su di una maggiore libertà di iniziativa economica per le imprese, oltre che una serie di progetti volti al rilancio anche infrastrutturale di Napoli, che da questo punto di vista sconta un ritardo a dir poco sconcertante ed imbarazzante, volendola paragonare alle altre grandi metropoli europee. Non è un mistero che i rapporti siano invece di tutt’altro tenore con il Governatore della Regione Campania, Vincenzo De Luca che si è dimostrato da sempre molto più concreto ed operativo di Giggino “o’ sindachino”.
Siamo però, ripetiamo, nel campo delle mere ipotesi e dovremo aspettare le prossime settimane per capirne e saperne di più. Anche se non è certo passata inosservata la presenza dello sceicco Al Thani, seduto - stando a ciò che hanno riportato alcuni giornalisti - al posto di De Laurentiis durante la partita Napoli-Milan. Non sappiamo se l’emiro sia venuto in città semplicemente per trascorrere una breve vacanza o per altri motivi, ma c’è chi pensa che qualcosa potrebbe effettivamente bollire in pentola nel giro di poco tempo.

Insomma, al Sud qualcosa potrebbe presto muoversi nell’agone politico dopo i disastri reiterati di una classe politica assolutamente inadeguata che ha reso letteralmente  invivibili città dall’enorme storia e cultura come Napoli e Palermo. Un vuoto, reso ancora più desolante, dalle fandonie di chi crede ancora di poter comprare dignità e voti, con il solito piatto di lenticchie andate a male che richiamano alla mente i 30 denari di giudaica memoria.

F.M.


 
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