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domenica 13 gennaio 2019

LA FRANCIA DEI GILET GIALLI E L'ITALIA SENZA LEADER E PROGETTI CHE CERCA DI IMITARLI



In Francia continuano le proteste dei gilet gialli: vediamo chi sono, cosa vogliono, il loro possibile partito e come il movimento è stato ripreso in Italia.
Tutto è nato come una protesta contro il caro carburante, ma ora i gilet gialli in Francia, pronti anche a diventare un partito, non hanno intenzione di fermarsi neanche dopo le aperture del governo. 
Nonostante gli impegni di Emmanuel Macron, con l’Eliseo che ha sospeso il pacchetto di aumenti incriminato insieme ad altre misure come l’aumento del salario minimo e la detassazione degli straordinari, il movimento sta continuando nella sua protesta ormai diventata sociale. Dopo due mesi di manifestazioni, il bollettino provvisorio parla di 10 persone morte (soprattutto a causa di investimenti durante i blocchi stradali), oltre 3.000 ferite mentre sarebbero quasi 5.000 gli arresti
Ma chi sono e cosa vogliono questi gilet gialli che stanno gettando nel caos la Francia? Vediamo allora i motivi della loro protesta e da chi sono composti, con il movimento che ora è arrivato mal scopiazzato anche in Italia, anche se ci sono molte evidenti differenze e finalità rispetto ai cugini francesi. Può sembrare strano, ma alla base della nascita dei gilet gialli c’è una signora dall’aria della classica vicina della porta accanto. Si chiama Jacline Mouraud e di professione dovrebbe fare la cantautrice da quanto si apprende.

A scatenare il tutto è stato un video di 5 minuti postato dalla Mouraud su Facebook dove la donna si scagliava contro Emmanuel Macron, reo di accanirsi contro gli automobilisti “tanto voi potenti che state nelle grandi città avete gli autisti”. Nel mirino in particolare c’è l’aumento delle accise per la benzina, la decisione di abbassare il limite di velocità sulle strade statali da 90 a 80 chilometri orari, l’aumento dei pedaggi autostradalie l’incremento del numero dei radar per le multe. Il video è diventato immediatamente virale con milioni di visualizzazioni, tanto che il 17 novembre dai social i gilet gialli sono passati alla prima manifestazione organizzata in contemporanea in 600 città francesi. Da quel momento c’è stato un sempre maggiore aumento del numero dei protestanti (si parla di 250.000) ma anche una escalation degli scontri. Finora il tragico bollettino parla di 10 morti, oltre 3.000 feriti e quasi 5.000 arresti. Inizialmente quindi la protesta è nata in maniera spontanea sul web, unendo i tanti automobilisti inferociti per le decisioni del governo Macron. Dal punto di vista politico, le motivazioni dei gilet gialli hanno subito trovato l’appoggio di Marine Le Pen e Jean-Luc Mélenchon, leader in Francia rispettivamente del principale partito di destra e di sinistra. All’interno di questo movimento si sarebbero inseriti quindi gruppi di estrema destra e di estrema sinistra, che si sono uniti alla protesta degli automobilisti per le decisioni prese dal governo Macron. In tutto questo si sono uniti adesso anche gli studenti, con centinaia di scuole e atenei in tutta la Francia che sono state occupati. Anche qui non sono mancati momenti di tensione con la polizia. A prendere parte alle manifestazioni c’è quindi un universo più che variegato: gruppi estremisti politici, studenti, anarchici, movimenti, disoccupati e anche tante donne. Difficile dare di conseguenza una connotazione politica alla protesta ma, viste le imminenti elezioni europee, non è da escludere che questo movimento possa trasformarsi anche in un partito.

Come abbiamo visto tutto è nato dai social per protestare contro il pacchetto di misure deciso da Emmanuel Macron. Preferisco aumentare le tasse sul carburante che quelle sul lavoro” è stata la presa di posizione del presidente. L’obiettivo del governo francese è quello di favorire l’uso di veicoli più eco-compatibili per una visione più ecologica del futuro. “Le persone che si lamentano dell’aumento dei prezzi del carburante sono le stesse che si lamentano dell’inquinamento” ha affermato poi sempre Macron. Secondo i gilet gialli invece queste misure (ora sospese) avrebbero colpito solo gli automobilisti specie quelli dei centri più piccoli e rurali, chiedendo un passo indietro da parte del governo. Uno scontro quindi che sarebbe anche in qualche modo sociale, partendo proprio dalle campagne e dai piccoli centri. Se da un lato quindi Emmanuel Macron diceva che le scelte prese erano necessarie per cercare di contenere e abbassare l’inquinamento, da un lato c’era chi rimproverava al leader di En Marche! di non aver messo sul piatto anche misure alternative per chi non può fare a meno dell’auto per muoversi. Dal caro benzina però la protesta sta diventando sempre più uno scontro sociale, poveri contro ricchi, assumendo anche contorni politici con una ostilità di fondo verso l’attuale governo francese.
  • Ecco l’elenco dei punti richiesti dai gilet gialli al governo pubblicato dall’edizione francese dell’Huffington Post: Eliminazione del crescente fenomeno dei senzatetto con una lotta senza quartiere alla povertà.
  • Più progressività nelle imposte sul reddito, vale a dire più scaglioni.
  • SMIC (il salario minimo francese) a 1.300 euro netti.
  • Promuovere le piccole imprese nei villaggi e nei centri urbani. Fermare la costruzione di grandi aree commerciali intorno alle principali città che uccidono le piccole imprese. Più parcheggi gratuiti nei centri urbani.
  • Ampio piano di isolamento termico delle abitazioni per promuovere interventi ecologici facendo al contempo risparmiare le famiglie.
  • Tasse: che i grandi (MacDonald, Google, Amazon, Carrefour, ecc.) paghino TANTO e i piccoli (artigiani, piccole imprese) poco. 
  • Lo stesso sistema di sicurezza sociale per tutti (compresi gli artigiani e le partite IVA). Fine della RSI (piano sociale per i lavoratori indipendenti). 
  • Il sistema pensionistico deve rimanere solidale e quindi socializzato. Nessun pensionamento a punti (In Francia è stata introdotta una riforma del sistema pensionistico che prevede il calcolo in base a un sistema di punti. Ogni anno l’importo dei contributi versati in relazione ad uno stipendio o ad un reddito di riferimento viene convertito in punti, a seconda del valore di acquisto unitario del punto applicabile all’esercizio in questione). Fine dell’aumento delle tasse sul carburante.
  • Nessuna pensione inferiore a 1.200 euro.
  • Qualsiasi rappresentante eletto avrà diritto al salario medio. Le spese di trasporto saranno monitorate e rimborsate se giustificate. Diritto al buono per il ristorante e ai chèque-vacances (simili ai ticket usati da noi come retribuzioni.
  • I salari di tutti i francesi, nonché delle pensioni e delle indennità devono essere indicizzati all’inflazione (tipo la nostra vecchia scala mobile).
  • Proteggere l’industria francese: proibire le delocalizzazioni. Proteggere il nostro settore industriale vuol dire proteggere il nostro know-how e il nostro lavoro.
  • Fine del lavoro distaccato. È anormale che una persona che lavora in territorio francese non benefici dello stesso stipendio e degli stessi diritti. Chiunque sia autorizzato a lavorare in territorio francese deve essere alla pari con un cittadino francese e il suo datore di lavoro deve contribuire allo stesso livello di un datore di lavoro francese.
  • Per la sicurezza del lavoro: limitare ulteriormente il numero di contratti a tempo determinato per le grandi aziende. Vogliamo più CDI (contratti a tempo indeterminato).
  • Fine del CICE (Credito d’imposta per la competitività e l’occupazione). Usare questi soldi per il lancio di un’industria automobilistica francese a idrogeno (che è veramente rispettosa dell’ambiente, a differenza della macchina elettrica).
  • Fine della politica di austerità. Smettiamo di rimborsare gli interessi sul debito dichiarati illegittimi e iniziamo a rimborsare il debito senza prendere i soldi dai poveri e dai meno poveri, ma perseguendo gli $80 miliardi di evasione fiscale.
  • Affrontare le cause della migrazione forzata.
  • I richiedenti asilo siano trattati bene. Dobbiamo loro alloggio, sicurezza, cibo e istruzione per i minori. Collaborare con l’ONU affinché i campi di accoglienza siano aperti in molti Paesi del mondo, in attesa dell’esito della domanda di asilo.
  • Che i richiedenti asilo respinti siano rinviati al loro Paese di origine.
  • Che sia implementata una vera politica di integrazione. Vivere in Francia significa diventare francese (corso di francese, corso di storia francese e corso di educazione civica con certificazione alla fine del corso).
  • Salario massimo fissato a 15.000 euro.
  • Creare lavoro per i disoccupati.
  • Aumento dei fondi per i disabili.
  • Limitazione degli affitti. Alloggi in affitto a costi più moderati (soprattutto per studenti e lavoratori precari).
  • Divieto di vendere le proprietà appartenenti alla Francia (dighe, aeroporti, ecc.)
  • Mezzi adeguati concessi al sistema giudiziario, alla polizia, alla gendarmeria e all’esercito. Che gli straordinari delle forze dell’ordine siano pagati o recuperati.
  • Tutto il denaro guadagnato dai pedaggi autostradali sarà utilizzato per la manutenzione di autostrade e strade in Francia e per la sicurezza stradale.
  • Poiché il prezzo del gas e dell’elettricità è aumentato in seguito alle privatizzazioni, vogliamo che siano nuovamente nazionalizzati e che i prezzi scendano in modo significativo.
  • Cessazione immediata della chiusura di piccole linee di trasporto, uffici postali, scuole e degli asili nido.
  • Pensare al benessere dei nostri anziani. Divieto di fare soldi sugli anziani. L’era dell’oro grigio è finita. Inizia l’era del benessere grigio.
  • Massimo 25 studenti per classe dalla scuola materna alla dodicesima classe.
  • Risorse adeguate destinate alla psichiatria.
  • Il referendum popolare deve entrare nella Costituzione. Creare un sito leggibile ed efficace, sotto la supervisione di un organismo di controllo indipendente in cui le persone possano presentare una proposta di legge. Se questo disegno di legge ottiene 700.000 firme, questo disegno di legge dovrà essere discusso, completato e modificato dall’Assemblea Nazionale, che avrà l’obbligo (un anno dopo il giorno in cui sono state ottenute le 700.000 firme) di inviarlo al voto di tutti i francesi.
  • Ritorno a un termine di 7 anni per il Presidente della Repubblica. L’elezione dei deputati a due anni dall’elezione del Presidente della Repubblica ha permesso di inviare un
  • segnale positivo o negativo al Presidente della Repubblica sulla sua politica. Ha aiutato a far sentire la voce della gente.
  • Pensionamento a 60 anni e per tutti coloro che hanno lavorato usando il fisico (muratore o macellaio per esempio) diritto alla pensione a 55 anni.
  • Un bambino di 6 anni non si mantiene solo, continuazione del sistema di aiuto PAJEMPLOI (servizio sociale dedicato all’infanzia attualmente valido fino ai 6 anni di età) fino a quando il bambino ha 10 anni.
  • Promuovere il trasporto di merci su rotaia.
  • Nessuna prelievo alla fonte.
  • Fine delle indennità presidenziali per la vita.
  • Vietare ai commercianti di pagare una tassa quando i loro clienti usano la carta di credito. Tassa sull’olio combustibile marino e sul cherosene.
Come si può vedere, si tratta di diverse tematiche che svariano dal lavoro fino alla scuola e all’ambiente. Non è un caso quindi che in molti pensano ai gilet gialli già come un partito, tanto che i sondaggi li darebbero al 12%. Alla fine con un discorso in diretta TV alla nazione, Emmanuel Macron ha reso ulteriormente la mano ai gilet gialli, annunciando l’aumento di 100 euro dei salari minimi e la detassazione degli straordinari e dei premi. Nonostante questa apertura da parte del governo, non si sono fermate le proteste con i manifestanti che ogni sabato continuano a scendere in piazza in un clima ormai sempre più esasperato. Dopo numerose voci a riguardo, è arrivata anche la prima conferma di come i gilet gialli, o perlomeno una parte di loro, siano pronti a dare vita a un vero e proprio partito che potrebbe essere in campo alle elezioni europee di fine maggio.

Dietro questa operazione c’è sempre lei, Jacline Mouraud, che raggruppando tutta l’area moderata del movimento è pronto a dare vita a Les Emergents, “Gli Emergenti”, anche se l’ala più radicale dei gilet gialli non sembrerebbe essere molto in sintonia con questa scelta.
In ItaGlia?  Il Movimento 5 Stelle che subito ha proclamato la sua vicinanza al movimento mettendo a disposizione della Mouraud anche la piattaforma Rousseau.

Questo ammiccamento dei 5 Stelle al partito dei gilet gialli è evidentemente non essere casuale in ottica elezioni europee ed in concomitanza di una flessione dei grillini dovuta alle tante promesse non realizzate. 
Ma ovviamente a cavalcare l'onda della propaganda a basso costo, non poteva mancare anche l'onnipresente "Lega Felpettiana" di Matteo Salvini, che però ha dimenticato quanto Oltralpe il movimento da lui "guidato" è in aperto contrasto con il governo Macron, mentre qui in Itaglia si dichiara in sintonia con il fondatore del coordinamento Giancarlo Nardozzi .

Da registrare tra le sagre politiche, anche quella andata in scena ieri a Roma con la manifestazione del sempre indurito generale Pappalardo, che si è esibito in un gemellaggio/giuramento con una cariatide pluridecorata francese. Baci, applausi, foto e baci ai due tricolori nel tripudio del gruppetto di fedelissimi convenuti, confondendo "sovranità degli stati!, con "Sovranità dei Popoli". 

Insomma la solita Itaglia da cabaret e sempre nulla di nuovo sotto il sole.

RED

ufficiostampa@legasud.it










venerdì 11 gennaio 2019

NUOVI LIMITI 2019 PER I PAGAMENTI IN CONTANTI: OLTRE I 3MILA EURO SOLO PER I CITTADINI STRANIERI



Limite contanti 2019 a 3000 euro: per effetto della Legge di Stabilità è stata modificata la normativa Antiriciclaggio che ha previsto in Italia il limite dell'uso contante a 999,99 euro, a partire dal 6 dicembre 2011 ed il limite per assegni, di libretti di deposito al portatore, di titoli al portatore e di utilizzo di denaro contante da 2.500 a 1000 euro, direttiva del 13 agosto 2011, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 188, in vigore con l’approvazione del Decreto Legge 13/08/2011 n.138.
Il limite uso denaro contante è di 3 mila euro, fatta eccezione per i money transfer e assegni, per i quali il limite rimane di 999,99 euro.

Obbligo pagamenti tracciabili quando e per cosa?

L'obbligo di pagamento con metodi tracciabili è per le seguenti operazioni:
  • Pagamenti tracciabili canoni di locazione: la norma che vietava il pagamento dell'affitto in contanti per le unità familiare, ad esclusione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica e locazioni commerciali, in realtà non è mai entrata in vigore. Infatti secondo i chiarimenti del Ministero del Tesoro, l'obbligo di pagare il canone di locazione esclusivamente con pagamenti tracciabili quali ad esempio: bonifici, assegni, postepay, carta di credito ecc non è previsto. Pertanto, a prescindere dall'aumento dell'uso del contante a 3000 euro, il canone di affitto si può pagare in contanti, basta una ricevuta che ne dimostri il passaggio tra il locatore e locatario, utile anche ai fini di riconoscimento di eventuali agevolazioni e detrazioni fiscali.
  • Pagamenti nei settori del commercio e dei servizi: L'articolo 15 del D.L. 179 del 2012 attuato dal decreto 24 gennaio 2014 del Ministero dello sviluppo economico, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze, ha previsto l'obbligo per coloro che vendono prestazioni professionali o beni di accettare pagamenti con carte di debito o credito per acquisiti superiori a 30 euro. L'obbligo POS professionsiti è stato poi rinviato a data da destinarsi.
  • Acquisto di servizi di pubblicità on-line e di servizi ausiliari: il pagamento può essere effettuato solo con struemnti tracciabili come il bonifico bancario o postale in cui sia evidenziati i dati identificativi del beneficiario, ivi compresa la partita IVA.
  • Inoltre, la Legge Delega fiscale n. 23 del 2014 ha previsto di incentivare il limite dell'uso del denaro contante, introducendo l'utilizzo della fatturazione elettronica PA e la fattura digitale società e imprese private, imposta di bollo virtuale, trasmissione telematica dei corrispettivi, super banca dati dell'Agenzia delle Entrate per controllare la documentazione IVA, le transazioni effettuate grazie alla tracciabilità e della fattura elettronica tra privati..
  • Pagamenti F24 sopra 1.000 euro TASI, IMU, IVA e altri tributi o quando è il saldo f24 è a zero o il contribuente deve operare delle compensazioni, il pagamento deve essere effettuato tramite f24 online, accedendo ai servizi telematici dell'Agenzia delle Entrate. Tale obbligo è stato abilito.
  • Stipendi e retribuzioni: a partire dal 1° luglio 2018, dovrebbe entrare in vigore la nuova norma che prevede il divieto pagamento stipendi in contanti.


Limite uso contanti 2019 a 3000 euro: per quali titoli?

La Normativa Antiriciclaggio ha previsto che a decorrere dal 6 dicembre 2011, vi sia un limite dell'uso di denaro contante. Tale limite, è riconfermato anche per l'anno 2015 a 1000 euro, mentre con la Legge di Stabilità 2016 ed il maxi-emendamento, il limite uso contanti 2019 è di 3000 euro per:
Trasferimento di Contanti, Libretti di Deposito e Titoli al Portatore: Il limite massimo per effettuare trasferimenti in contanti è fissato in € 3.000, pertanto, sono vietati tutti i trasferimenti di denaro contante, di libretti di deposito al portatore, di titoli al portatore tra soggetti diversi, che abbiano un valore di €3.000 anche se frazionato ma superiore o pari comunque a € 3.000. I trasferimenti di denaro oltre tale importo possono essere eseguiti solo per il tramite di banche, di Poste Italiane Spa o carte di credito.
Libretti di Deposito al Portatore, di libretti di deposito al portatore emessi dalle Poste prevede che questi non possono avere un saldo pari o superiore a € 3.000 in caso di superamento di tale limite, dovranno essere obbligatoriamente ridotti dal possessore. Nel caso in cui un libretto di deposito al portatore venga trasferito ad altro soggetto, il possessore ha tempo 30 giorni per comunicare alla banca i dati identificativi del soggetto a cui è stato intestato il libretto e la data del trasferimento. Per dati identificativi si intendono: per le persone fisiche, nome e cognome, data e luogo di nascita, indirizzo, codice fiscale, tipo ed estremi del documento di identità; se soggetto diverso da persona fisica, denominazione, sede legale, codice fiscale.
  • Quando è possibile pagare in contanti sopra i 3.000 euro? I casi in cui è possibile effettuare pagamenti in denaro contante oltre i 3000 euro sono solo ed esclusivamente quelli operati nei confronti di: Operatori di commercio al minuto e agenzie di viaggio e turismo: autorizzati a ricevere pagamenti di beni e servizi a cittadini stranieri non residenti in Italia.
  • Prelievi conto corrente: non cambia nulla ma sono stati introdotti de nuovi limiti prelievi in contanti sul conto corrente.
  • Il limite di pagamento del canone di affitto in contanti, è fino a 3.000 euro in quanto la Legge di Stabilità 2016 ha eliminato l'obbligo di pagare i canoni di locazione di unità abitative con strumenti idonei alla tracciabilità dei pagamenti come anche l’obbligo per i soggetti della filiera dei trasporti ad effettuare i pagamenti dei corrispettivi relativi ai contratti di trasporto su strada utilizzando strumenti elettronici.

Limite uso contanti 1.000 euro per assegni e money trasfer:

L'aumento della soglia a 3000 euro, deciso dalla Legge di Stabilità, non si applica ai seguenti strumenti di pagamento:
Assegni bancari e postali, vaglia postali e cambiari soglia rimane a 999,99 euro: Le banche obbligatoriamente sono tenute al rilascio di libretti di assegni bancari e ad emettere Assegni Circolari muniti già della clausola “NON TRASFERIBILE”. Tale clausola sugli assegni bancari e circolari, è obbligatoria per quelli emessi dal 6 dicembre 2011 per importi pari o superiori a € 1.000.
Gli assegni emessi con tale clausola devono riportare sempre il nome o la ragione sociale del beneficiario. Il cliente può chiedere in forma scritta alla propria banca, il rilascio di libretti di assegni bancari o l’emissione di assegni circolari in forma libera, ovvero, senza la clausola di non trasferibilità, con l’applicazione di un’imposta di bollo, pari a € 1,50. In ogni caso, dal 6 dicembre sugli assegni per importo pari o superiore a € 1.000 deve essere obbligatoriamente apposta la clausola “Non Trasferibile”.
Le banche, in caso di richiesta e rilascio di assegni in forma libera, sono tenute alla comunicazione alle Autorità pubbliche competenti, dei dati identificativi ed il codice fiscale dei richiedenti e di coloro che li abbiano presentati all’incasso. Gli assegni bancari emessi a nome dello stesso correntista compresi quelli ‘a me stesso’, ‘a me medesimo’ o similari non possono circolare ma possono essere girati unicamente ad una banca per l’incasso.
Money Transfer: la soglia rimane a 1.000 euro.
Normativa antiriciclaggio: sanzioni, controlli e violazioni









La violazione alle normative Antiriciclaggio prevede l’applicazione di sanzioni amministrative pecuniarie erogate dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, al quale le banche sono tenute a segnalare tutte le infrazioni di cui abbiano notizia. La lotta al riciclaggio e all’evasione fiscale è svolta dalla Direzione V mediante un’attività normativo-interpretativa e un’attività sanzionatoria:
Attività normativo-interpretativa mediante:
La messa a punto di modelli e schemi dei vari provvredimenti necessari ad attuare la legge antiriciclaggio e al testo Unico bancario.
Risoluzione delle questioni rilevate in sede operativa nell’ambito di applicazione delle suddette leggi.
Un Comitato antiriciclaggio, composto da rappresentanti della Banca d’Italia, dell’Ufficio italiano dei cambi e della Guardia di finanza.
Una collaborazione con le altre autorità locali ed estere e organismi internazionali competenti nella lotta al riciclaggio.
Attività sanzionatoria: l’inosservanza della normativa antiriciclaggio comporta una serie di sanzioni pecuniarie, tutte le infrazioni amministrative della  normativa antiriciclaggio sono segnalate al MEF da banche, uffici della Pubblica Amministrazione e in generale dalle Autorità competenti e dagli organi di  vigilanza e controllo e consistono nell’inosservanza del:
  • divieto di effettuare tra soggetti diversi, senza il tramite degli intermediari abilitati, trasferimenti a qualsiasi titolo di denaro contante, di libretti di deposito bancari o postali al portatore o di titoli al portatore quando il valore da trasferire è complessivamente superiore ad € 5.000,00
  • dell’obbligo di indicare il nome o la ragione sociale del beneficiario e/o di apporre la clausola di non trasferibilità sui vaglia postali e cambiari, sugli assegni postali, bancari e circolari emessi per importi superiori ad € 5.000,00 
  • l’omessa comunicazione al MEF da parte dei funzionari delle amministrazioni pubbliche, dei pubblici ufficiali e degli intermediari abilitati delle sopraspecificate violazioni delle quali abbiano avuto notizia in relazione ai loro compiti di servizio e nei limiti delle loro attribuzioni. Tale segnalazione deve essere effettuata al MEF entro 30 giorni dalla data in cui se ne è avuta notizia
  • l’omessa segnalazione di operazioni sospette, salvo che il fatto costituisca reato, da parte degli intermediari
Tutte le fasi del procedimento sanzionatorio si svolgono nell’ambito della Direzione V e comprendono atti di contestazione, istruttorie, audizioni personali e relazioni illustrative alla Commissione Consultiva, predisposizione dei decreti sanzionatori, contenzioso, fase esecutiva, rappresentanza in giudizio dell’Amministrazione. 
Le violazioni delle nuove normative antiriciclaggio sono punite con una sanzione amministrativa pecuniaria Non inferiore a 3.000,00 euro, inoltre, le Banche sono obbligate alla segnalazione delle violazioni alle Autorità di tutte le infrazioni commesse dai cittadini, circa le nuove disposizioni Antiriciclaggio.
RED
(fonte: Guidafisco)

giovedì 10 gennaio 2019

CON QUESTI PAGLIACCI ITAGLIANI E’ GIA' CARNEVALE


Ci siamo da poco lasciati alle spalle le festività natalizie, ma siamo già proiettati in pieno Carnevale. No, non è stata inventata la macchina del tempo che ci permette di viaggiare in questo caso nel futuro di qualche mese. Né tantomeno si tratta di un fantasioso spot televisivo. Ma di una realtà tangibile e lapalissiana, perché la politica in questo sgangherato paese è ormai piena zeppa di clown, che non riescono nemmeno a strapparci una risata perché fanno piangere.

Siamo passati dal classico teatrino ad un qualcosa di assai simile ad un circo, in cui i cittadini si vedono sempre più limitati i propri diritti ed irrisolti i propri problemi. Non stiamo parlando esclusivamente dei migranti che ormai riempiono le cronache quotidiane di giornali e telegiornali, ma in maniera pragmatica dell’innata propensione di questa classe politica da operetta a tenere eternamente distratti gli elettori, nei modi più disparati. O magari della boutade del reddito di nullatenenza, autentica mancetta elettorale promessa dal bibitaro Di Maio, per ringraziare in maniera sostanziale chi è caduto nella trappola ordita dai pentastellati.

Restano infatti ancora sul tavolo tante emergenze grandi e piccole che non si ha la volontà di eliminare, a causa dell’incapacità di chi eppure è pagato profumatamente per amministrare la “cosa” pubblica.
Il riferimento ai primi cittadini delle due grandi capitali del Sud, è lampante. A Napoli come a Palermo, abbiamo assistito ai continui starnazzamenti di sindaci come De Magistris ed Orlando, che si stanno preoccupando più del business legato all’immigrazione clandestina invece di togliere la spazzatura dalle strade o rendere le città che amministrano più sicure e ricche di opportunità per quei tanti giovani che, invece ed a dispetto delle panzane che continuano a raccontare, sono costretti ogni anno ad abbandonare le proprie terre natìe. Proseguendo in quell’opera di depauperamento delle risorse (anche umane) che questo stato itagliano di sciacalli ha inaugurato da oltre 150 anni a questa parte.
Nel caso in esame, fa specie oltre che tristezza vedere come queste due città, dal passato nobile e fiero, siano oggi diventate autentiche latrine a cielo aperto grazie alla sciatteria conclamata di amministrazioni comunali composte da emeriti ed acclarati incapaci.
A Napoli, in particolare, Gigginoo’ sindachino” ha creato un’enorme voragine sulle finanze della città ricevendo, in questi ultimi mesi, continui richiami da parte della Corte dei Conti che sta paventando da tempo l’avvio della procedura di default. Cosa che ha alimentato la propensione a piagnucolare del sindachino che straparla di debito ingiusto, dimenticando il modo con cui continua a scialacquare i soldi dei napoletani.

Non contento di ciò, il primo cittadino partenopeo ha peggiorato la qualità della vita del capoluogo campano ed ora si sta stracciando le vesta per accogliere i migranti, nel frattempo, piantonati nell’isola di Malta. Adducendo motivazioni umanitarie, sicuramente per un tornaconto personale e politico dal momento che non saranno rieletti ed ora stanno cercando una nuova collocazione politica per potersi riciclare sotto altra forma (anfibia, s’intende…).
Perché quando poi scopri che esistono delle relazioni economiche con le famigerate Open Society di proprietà di quel male incurabile che risponde al nome di George $ORO$, allora capisci che dietro la maschera buonista si cela la più squallida ed infima delle opere di accattonaggio e di speculazione, perpetrate sulle spalle di questi disperati ed ingannando in maniera scandalosa i cittadini. Lo stesso discorso va fatto per l’Orlando bugiardo e viscido che, ricordiamo, ai tempi della lotta alla mafia condotta dal pool di magistrati di Palermo guidati dal mai troppo rimpianto Giovanni Falcone ebbe addirittura l’ardire di criticarlo aspramente, salvo poi spargere le solite lacrime da coccodrillo una volta che quel giudice è stato ammazzato. Anche lui, allettato dai ricchi profitti che è possibile spuntare da questa tratta degli schiavi 2.0, ed abbandonando Palermo al proprio destino.

Con conseguenze sociali facilmente immaginabili e dagli esiti quanto mai imprevedibili: infatti, una volta sbarcati sulle nostre coste e dispiegati lungo i centri di accoglienza, è spontaneo innanzitutto chiedersi chi siano, da dove vengono, se realmente scappano da una guerra e se soprattutto si sono macchiati di crimini nei rispettivi paesi di provenienza. Dopodiché in che modo si sostengono, se hanno un reddito dimostrabile ed un tetto sotto cui ripararsi ed essere rintracciabili. Quelle che sono elementari regole di buonsenso e di imparzialità, in questo paese di buffoni e di idioti, restano pie chimere. Il costo non solo economico, ma anche e soprattutto sociale ricadrà come al solito sulle già zavorrate spalle dei cittadini, che fanno sempre più fatica a portare il piatto a tavola. E che si trovano anche a dover fronteggiare, in tantissimi casi di cui purtroppo sono sempre più piene le pagine di cronaca nera, gli atti di piccola e grande criminalità perpetrati da chi dice di scappare dalla guerra….Non parliamo di chi vive in ville ipersorvegliate e lussuosissime ma di lavoratori, pensionati e piccoli imprenditori che sorreggono quel che resta del tessuto economico e sociale, di questo paese sull’orlo del baratro.
Appaiono a dir poco evidenti le contraddizioni e l’ipocrisia di chi parla di buonismo quando magari potrebbe anche mettere a disposizione il ricco patrimonio di cui dispone (IOR docet). È il caso del Vaticano e di Papa Francesco che mette il becco su questioni che appartengono alla politica, e non pensa ad estirpare la piaga dei preti pedofili che tanto dolore hanno provocato in tantissimi bambini.

Così come anche la stessa Europa (che non abbiamo MAI votato e che ci è stata imposta attraverso veri e propri trattati capestro), se ne sta lavando vigliaccamente e pilatescamente le mani, dando il contentino dei contributi comunitari a chi accoglie questi clandestini.
In tutto questo, appare chiarissimo che l’altro pagliaccio che rischia di fare man bassa di voti anche nei nostri territori non possa che essere l’ineffabile Matteo Salvini. Il parassita padano sta ricevendo assist a dir poco formidabili da De Magistris, Orlando e tutti quei sindaci che vorrebbero disattendere quella che (giusta o sbagliata) è pur sempre una legge approvata da un Parlamento.

Che in quanto tale, logica impone, andrebbe rispettata. Ed invece qualcuno sta contestando in maniera pretestuosa, non solo rendendosi ridicolo agli occhi dei suoi stessi elettori. Creando inoltre un pericoloso precedente perché, a quel punto, chiunque potrebbe fare lo stesso per emulazione di chi invece le regole dovrebbe farle rispettare. Per non parlare poi – ed è questa la cosa più assurda e paradossale – del formidabile assist che stanno servendo su un piatto d’argento, al loro peggiore nemico che non aveva certo bisogno di queste prese di posizioni ridicole e insensate, per apparire agli occhi del popolino come il salvatore (?!) della patria.
Insomma, in questo scenario da Circo Barnum non si vedono vie d’uscita per questo paese, avviato ad un declino sempre più inevitabile. Sempre che i territori decideranno finalmente di tagliare una volta e per tutte, ponti e soldi a Roma ladrona.

F.M.

ufficiostampalegasud@gmail.com

giovedì 3 gennaio 2019

ADRIANO LA FEMINA: "CANTO IL MIO SUD ANCHE AL NORD"


Abbiamo intervistato il cantautore Adriano La Femina, negli studi di registrazione di "Suono Libero Music" dove sta ultimando il suo ultimo album "Posso anche perdere".
Adriano , che ama definirsi un "cantautore indipendente", è animato  da grande amore verso il suo Sud, sua terra di origine, alla quale ha dedicato buona parte della sua produzione.

Attento ai fenomeni sociali e ai cambiamenti, Adriano che oggi vive e lavora come docente e geografo in Trentino, ha già al suo attivo molte pubblicazioni e partecipazioni a format televisivi nazionali (da Sanremo a Italia Got's Talent).

Ha spesso contestato lo strapotere delle etichette discografiche e di quelli che lui definisce "i senatori della musica"...

RED

mercoledì 2 gennaio 2019

ANCORA DISCORSI E PETI AL VENTO DI FINE ANNO


Come ogni fine anno, la tradizione che vuole la comparsa di certi personaggi in televisione e – da alcuni anni a questa parte – sui social, è stata abbondantemente rispettata.
I buoni propositi e le tante promesse di un anno migliore, scorrono a fiumi come le bevande ad alta gradazione alcolica consumate dai nostri “eroi” che non perdono l’occasione di infastidirci e molestarci nemmeno l’ultimo giorno dell’anno, quasi a volerci ricordare che romperanno "i cosiddetti" anche nei prossimi 365 giorni.

Iniziamo questa parata di gas intestinali che si sprigionano, con il discorso del presidente della repubblica di Bananaland, Mattarella. Preceduto come di consueta, dalla solita orrenda marcetta massonica abbiamo notato come, rispetto agli anni scorsi in cui era una continua scorreggia, quest’anno è diventato una loffa.
Durata di pochissimi minuti, quasi impalpabile accompagnato però dal solito puzzo di retorica. Fa capolino la parola comunità, sulla quale le interpretazioni le lasciamo a voi. Quel che è certo, è che non può venirci a parlare di sicurezza, quando con il suo avallo negli anni scorsi sono state approvate le leggi che hanno spalancato le porte di questo sgangherato paese, già afflitto dai cancri rappresentati da mafia, camorra e ‘Ndrangheta, non solo esclusivamente a chi scappava dalla guerra. Ma anche e soprattutto a chi ha pensato bene di venire a trascorrere una vacanza, con i nostri soldi. E non solo. Non contento, ha iniziato a fare i porci comodi suoi anche grazie alla protezione che gli è stata garantita da partiti ed organizzazioni che sul business dell’immigrazione selvaggia hanno lucrato ricchi profitti. Oltre che da giudici che, hanno punito le persone oneste e perbene salvo poi premiare delinquenti e criminali, quando sono anch'essi lautamente pagati dalla collettività.

Ha poi parlato di odio, quando questo è un doveroso sentimento che alberga nei cuori di chi ha un minimo di buonsenso, nei confronti di chi gli ha consegnato un paese che ha negato un futuro fatto di dignità e speranza. Ci riferiamo a quella generazione che oggi ha fra i 40 ed i 50 anni, e si ritrova con un pugno di mosche in mano: lavoro precario e prospettiva di non vedere la pensione nonostante abbia versato contributi, a dispetto di chi non fa una beata minchia dalla mattina alla sera e pretende pure di essere mantenuto!
Infine, ha parlato di tutela del territorio martoriato e devastato da interi decenni di cattive politiche nella sua gestione, che potrebbe trovare una risposta solo attraverso l’avvio di un serio progetto di riforma in senso realmente federale dello stato sul modello della vicina Svizzera, in cui sono gli enti più vicini ai cittadini a dover gestire le risorse ed anche lo spazio in cui vivono. Ed anche dell’approvazione della legge di bilancio che ha scongiurato la procedura d’infrazione da parte di un’Unione Europea sulla quale – è bene sempre ricordargli – NON SIAMO MAI STATI CHIAMATI AD ESPRIMERCI!

Come tante altre cose, l’Europa ci è stata imposta da una pletora di sciacalli e di accattoni che hanno pensato bene di trasformare quella che inizialmente era un’area economica di libero scambio (e tale doveva continuare a rimanere) in una gabbia liberticida, che ci ha eroso giorno dopo giorno diritti e dignità. Oltre che rappresentare un consesso composto da altri parassiti e fannulloni, che vanno ad aggiungersi a quelli (e sono decisamente troppi) che già sfamiamo alle nostre latitudini.
Di vera e propria "scorreggia", possiamo parlare invece se spostiamo il discorso su Salvini. Il fannullone padano ha ringraziato sentitamente i suoi sostenitori, parlando di risultati raggiunti come la diminuzione degli sbarchi dei clandestini o l’introduzione della tax flat, solo per una ristretta platea contributiva. Peccato, però, che poco o nulla abbia fatto per espellere tutti quegli immigrati clandestini di cui ignoriamo le generalità e l’identità e che si sono macchiati di crimini orrendi. E che l’introduzione del reddito di nullatenenza, a scapito dell’allargamento anche a lavoratori dipendenti e pensionati dell’area di ridotta contribuzione, non farà altro che alimentare fenomeni assistenzialistici e clientelari.
Il leader della lega naziunalista itagliana, ha ormai abiurato ogni riferimento al federalismo e prova, furbescamente, ad ingraziarsi la base storica del Carroccio parlando blandamente di “autonomia regionale”. Peccato che Lombardia e Veneto, dopo il referendum del 22 ottobre 2017, stiano ancora aspettando risposte dal governo centrale che da ormai sei mesi, vede al proprio interno appunto il movimento di Salvini.
Insomma, il solito nulla come ormai abbiamo imparato a conoscere da diversi anni a questa parte ma non ce ne stupiamo più.
Non possiamo non parlare di una loffa per Beppe Grillo. Il leader pensastellato si presenta con una “maschera” (ma andava bene anche un cappuccio, considerando la provenienza del co-fondatore Casaleggio) sul corpo di un body-builder e cerca di connettere, perché non ha ancora trovato la propria identità e dimensione. Insomma, una delirante supercazzola con scappellamento in piena regola, dalla quale l’unica cosa che a stento si riesce a capire è l’appello di essere più umani, in uno stile quasi fantozziano.

Peti fragorosi e doppi, per i suoi discepoli Di Maio e Di Battista che possono così digerire i propri abbondanti e lauti cenoni dando vita ad eruttazioni intestinali che si possono udire sino a Lampedusa. Nemmeno nel primo giorno dell’anno, il bibitaro riesce a tenere a freno la propria propensione a prendersi gioco dei tanti allocchi che ancora credono alle favolette che continua a raccontare. In questo è spalleggiato dal “Dibbabbeo”, reduce dal prolungato esilio dorato in Sudamerica. Sulle nevi di una località sciistica del Trentino, i due grullini non hanno detto nulla di nuovo, se non confermato che anche in questo 2019 appena iniziato ci regaleranno tanta, tanta demagogia. Al di là delle solite sparate sul taglio dei vitalizi, non sono andati oltre manifestando la vacuità della loro proposta politica. Le uniche varianti sul tema riguardano l’ambiente (che hanno impestato) e la politica estera che sicuramente continuerà ad essere accondiscendente e scodinzolante nei confronti di Unione Europea e Stati Uniti, quando piuttosto sarebbe il caso di affrancarsi e defilarsi dalle assurde sanzioni comminate contro la Russia ed il suo ricco e sterminato mercato.
Continua, infine, a sparare puzzolenti scorregge il sindachino di Napoli, al secolo Giggino De Magistris che, preso dai continui deliri su una città che esiste solo nella sua fantasia perversa, si dimentica di risolvere i tanti problemi che l’attanagliano e che sono, anzi, ulteriormente peggiorati da quando è iniziato il suo mandato. Oltre ai servizi pubblici numericamente insufficienti oltre che inefficienti (metropolitane e funicolari ferme nell’ultima giornata dell’anno a partire addirittura dalle 19), dobbiamo fare i conti con una grossa figuraccia fatta (e non è la prima volta) con i turisti provenienti dalla Russia. Non contento di tutto questo, oltre al danno aggiunge la beffa relativa alla promessa di migliorare i servizi ai turisti presenti nella capitale del Sud anche in questi giorni festivi. L’ennesima bugia e presa per i fondelli, perché sappiamo fin troppo bene che non cambierà nulla e che anzi le cose sono destinate ulteriormente a peggiorare, perché al peggio purtroppo non ci sarà mai limite.

Dopo la vergogna di alcuni mesi fa, tornando alla fredda cronaca, con gli oltre 200 moscoviti fermi al porto di Napoli ad aspettare invano un traghetto per Ischia, senza ricevere uno straccio di assistenza dalle istituzioni comunali, adesso è il turno di una famiglia di San Pietroburgo cui è stata scippata una borsa contenente i biglietti, le carte di credito, le chiavi di casa e gli effetti personali di tre sventurate persone che, non appena hanno messo piede alla Stazione Centrale, hanno vissuto questa pessima esperienza. Ha fatto il giro del web, il disperato appello della figlia che ha chiesto almeno la restituzione dei passaporti e dei biglietti aerei per tornare a casa.
In entrambi i casi, nessuna dichiarazione da parte del primo cittadino che, dal canto suo, continua a sproloquiare di lungomare liberato, di città dell’accoglienza (per delinquenti e sbandati di tutte le latitudini, semmai) e di altre supercazzole assortite, invece di garantire condizioni di vivibilità e servizi efficienti degni di una metropoli. Compreso il diritto a godere di condizioni minime di sicurezza, che l’Amministrazione Comunale dovrebbe essere tenuta a garantire, con tutti i soldi estorti ogni anno sotto forma di tasse, gabelle e balzelli vari ai cittadini.

Così come ci ha stupito, e non poco, il totale silenzio da parte del Consolato russo presente nel capoluogo partenopeo, in entrambe le circostanze. A luglio come in questi giorni, nessun cenno di vita. Quando, invece, ci saremmo aspettati delle dichiarazioni e delle reazioni di sdegno di fronte a situazioni nelle quali alla credibilità di Napoli, sono stati assestati durissimi colpi. Non ci stupiremmo, se tanto nell’opinione di quei moscoviti quanto in quella della famiglia di San Pietroburgo, il nome di Napoli evochi qualcosa di negativo, oltre che di sgradevole. E non è, ne sarà, la prima volta fino a quando la capitale del Sud sarà gestita in maniera così sciatta ed approssimativa da personaggi di infimo cabotaggio come Giggino “o’ sindachino”.

Non mancano all’appello, neppure le loffe papali in cui fanno la comparsa gli artigiani di pace. Facendo però un torto alla categoria produttiva, perché il pontefice non ha specificato se si tratta di carrozzieri, meccanici, gommisti, falegnami…..I soliti predicozzi, insomma, quando ben sappiamo che il Vaticano dispone del tesoro dello IOR con il quale potrebbe aiutare per davvero, ed in misura tangibile e concreta, i paesi più poveri. Così come, il caro pontefice avrebbe potuto magari fare anche un cenno alla vergogna dei preti pedofili, contro i quali troppo poco ha sinora fatto.

Concludiamo questa nostra carrellata sulle promesse da marinaio di fine anno, con il discorso di fine anno del presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin che, al confronto con i guitti nostrani, appare come vera e propria ventata di aria fresca. Altro spessore e poche, ma semplici parole così come vorremmo da chi assume ruoli politici.
Un discorso concreto in cui, ha espresso il concetto di unità e di vicinanza per i propri connazionali, con un tono ed un linguaggio diretti e senza fronzoli o tecnicismi. Non compaiono spread, PIL, bilanci e procedure d’infrazione o governi provvisori: parole che vanno dritte al cuore di quella che davvero può essere considerata una comunità. E non certo, un’accozzaglia di etnie unite nel sangue e con incredibili menzogne storiche, com’è invece il caso dell’Itaglia che, per quello che ci riguarda, ha solo nociuto ai nostri territori.

F.M.

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