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venerdì 2 giugno 2017

BOSSI CHIAMA, DE MAGISTRIS RISPONDE CON L'AUTONOMIA DEL MAGNA-MAGNA A “PANE E PUPARUOLI”….



In queste ultime settimane, ci siamo occupati del ritorno in auge di temi come l’indipendentismo ed il federalismo nella discussione politica. La profonda spaccatura all’interno della fu Lega Nord fra l’ala nazionalista itali(di)ota dei salviniani-lepenisti da un alto, e gli indipendentisti bossiani dall’altro, ha riproposto con un certo vigore un dibattito che sembrava essersi definitivamente assopito, nonostante i segnali di ben altro tenore provenienti soprattutto dalla Scozia e dalla Catalogna.
Non siamo però diventati – e questo lo teniamo a sottolineare – la Gazzetta della Padania, come qualcuno erroneamente potrebbe essere indotto a pensare. Anche perché dalle nostre parti, non mancano certi argomenti e personaggi su cui discutere. Infatti, è notizia di questi giorni – udite udite - l’idea di creare una Repubblica Partenopea con ampia autonomia, lanciata da Giggino o’ Sindachino e dal Governatore della Regione Campania, Vincenzo De Luca.
Provando a scimmiottare ciò che accadrà fra qualche mese in Lombardia ed in Veneto dove si voterà per l’autonomia, i due mefitici personaggetti della scena politica di casa nostra, reclamano una forma di federalismo del tutto nuova: quello a pane e puparuoli, basato sul principio “ci facciamo i cazzi nostri”.
Eh, sì. In una realtà come quella napoletana (e meridionale in generale), contraddistinta da sprechi incredibili di danaro pubblico, clientele, elevato tasso di disoccupazione, piaga della criminalità organizzata e non sempre incombente, bilancio comunale disastrato e presenza ingombrante di tantissimi clandestini, oltre che irrisolti problemi in termini di viabilità ed infrastrutture anche ricreative, ci riesce davvero difficile non immaginare il trionfo del solito patto alimentare fra i partiti di regime che hanno decretato il disastro di Napoli. Basta gettare il fumo negli occhi di questo inebetito e lobotomizzato popolo, et voilà il gioco è fatto.
Da Giggino sindachino a Giggino o' rattusino...
I risultati ottenuti da questo sindachino del resto sono sotto gli occhi di tutti: interi quartieri (quelli della periferia) totalmente abbandonati all’incuria, alla sporcizia ed al più totale degrado, centinaia di migliaia di napoletani che se ne sono letteralmente scappati a gambe levate dalla propria città natia che ormai non riesce a superare il milione di abitanti (fonte ISTAT) da circa 15 anni, emergenza lavoro, diritto alla sicurezza pubblica non più garantito, carenza di strutture sportive, strade dissestate ed infine – quale ciliegina su una già di per se disgustosissima torta – la presenza di un elevato numero di clandestini che fanno la gioia di quelle cooperative che stanno vergognosamente speculando sul business dell’immigrazione selvaggia ed incontrollata. Unitamente alla criminalità organizzata che può così contare su nuova manovalanza, dal momento che la mancanza di validi sbocchi occupazionali rende questi disperati (o presunti tali) facile preda dei clan camorristici, che fanno leva sul loro istinto di sopravvivenza per assoldare ladri, estorsori e pusher.
C’è davvero l’imbarazzo della scelta sul dove partire, ma alcuni episodi accaduti di recente meritano senz’altro la nostra considerazione. Napoli continua ad essere una città non a misura d’uomo. Le classifiche che la pongono impietosamente agli ultimi posti in termini di qualità della vita tengono naturalmente conto anche della totale assenza di luoghi ricreativi, ed in particolare degli impianti sportivi. 
In passato ci siamo occupati dello scandalo legato all’indifferenza mostrato da questa e dalle passate amministrazioni comunali, a proposito delle strutture che dovrebbero essere adibite ad ospitare manifestazioni ludiche (anche concerti musicali) di un certo livello.
Se si eccettua la ormai annosa “querelle” dello Stadio San Paolo (in condizioni semplicemente raccapriccianti e pietose, causa la mancanza di servizi igienici e di uno spazio adeguato per gli operatori dell’informazione) dove prosegue il braccio di ferro fra il Comune di Napoli e la SSC Napoli, per il resto c’è il deserto.
Il glorioso e storico stadio “Collana” che sorge nel cuore del quartiere collinare del Vomero è ridotto ad un malandato rudere, mentre il “Mario Argento” è chiuso da oltre 20 anni, così come il PalaPartenope. Per la rabbia degli appassionati di basket, che nei giorni scorsi sono stati costretti ad “emigrare” in una palestra di Casalnuovo (che conta appena 800 posti) per poter assistere alla prima finale della squadra cestistica cittadina. E questo solo perché il “PalaBarbuto” era già stato precettato per lo svolgimento di un triangolare di volley che vedeva impegnata la nazionale azzurra!
Una situazione a dir poco grottesca e paradossale dove sono apparse, in maniera semplicemente imbarazzante, la disorganizzazione e la superficialità con cui, l’assessore competente, ha gestito questa vicenda. 
Non era del resto un mistero ai più, che la Ge.vi. Cuore Napoli Basket potesse arrivare fino in fondo al proprio campionato, dovendosi giocare fra le mura amiche la possibilità di riportare finalmente in massima serie i colori azzurri. La palla a spicchi – e la storia sportiva lo dimostra a chiare lettere – ha sempre esercitato un certo fascino nell’immaginario degli appassionati partenopei che non hanno mai smesso di seguire le vicende della propria squadra del cuore.
Non così invece per quest’amministrazione comunale per la quale, le priorità sono ben altre: improbabili sfilate e pagliacciate delle lobby rikkionesche, strade invase in passato anche dai ratti, cornicioni che se ne cadono a pezzi per le vie dello shopping senza che si provveda a fare una seria opera di prevenzione e di manutenzione, accoglienza sfrenata di clandestini…..questi solo alcuni dei primati detenuti da Giggino e dai suoi sodali, negli ultimi anni.
Sull’ultimo punto – lo sbarco di 1.500 risorse che andranno ad ingrossare la già numerosa schiera di disperati e sbandati di casa nostra – non possiamo fare a meno di notare come sia un’autentica follia. Non certo per ragioni razzistiche come fa Salvini, ma semplicemente perché in una realtà in cui circa la metà dei giovani è a spasso e vive ancora con i propri genitori, qualcuno ci dovrà pur spiegare in maniera lucida e razionale come si fa a mantenere questi clandestini, perché di questo si tratta. 
La mancanza di identità e di controlli poi fa il resto, perché è facile immaginare che chi è allegramente sbarcato nel porto di Napoli accolto alla stregua di un liberatore da parte dei fuoriusciti dei cessi (a)sociali e degli scherani di quelle cooperative che si stanno fregando le mani pesando ai tantissimi soldi (naturalmente nostri) incassati per tenere in vita quello che era, è e continuerà ad essere un autentico mercimonio, alla fine si ritroverà protagonista delle prime pagine di giornali e telegiornali dopo una rapina, uno stupro o comunque un qualsiasi tentativo di violenza. O magari ce lo ritroveremo (aizzato dagli squallidi personaggi di cui sopra) a rovesciare i cassonetti in mezzo alla strada, protestando perché il cibo non era di suo gradimento…..
Ora, lasciando stare questo problema sul quale comunque abbiamo già avuto modo di dire la nostra, c’è da chiedersi il senso di questa cervellotica decisione presa da un primo cittadino che – ricordiamolo – rappresenta a mala pena il 20% degli aventi diritto al voto a Napoli. Sappiamo chi sono, cosa faranno ed in che modo riusciranno a sostentarsi?
E’ molto facile e fa decisamente chic riempirsi la bocca di bei propositi in nome di un buonismo insopportabilmente ipocrita e melenso, quando poi il conto lo pagherà – come sempre del resto – chi già fa una fatica incredibile a portare il piatto a tavola.
Ma queste “risorse” servono come già ribadito per tanti scopi: a chi governa per alimentare uno schifoso business, a garantirsi i voti per mantenere il culo incollato saldamente sulla cadrega, a distrarci dalle loro inenarrabili malefatte ed infine a scatenare una vera e propria guerra fra poveri. A chi invece si trova all’opposizione per far leva su un sentimento di malcontento che cova sempre più sotto la cenere e che è prossimo ad esplodere in tutto il proprio fragore. 
Napoli, nella città degli olimpionici 18 anni senza un Palasport
Perché passi una volta, anche due. Ma alla terza, i cittadini iniziano a difendersi con le proprie forze visto e considerato che chi dovrebbe proteggerli con l’applicazione delle leggi (la Magistratura), al contrario si sta distinguendo per sbattere in galera gli innocenti e proteggere al contrario ladri e delinquenti! Un vero e proprio delirio di onnipotenza di quel ambiente dal quale proviene questo sindachino. Che sta troppo scherzando con il fuoco, perché – la storia ce lo insegna – la rabbia delle persone miti e perbene se esplode può dar vita a vere e proprie rivoluzioni……
Alla luce di questa che è solo la punta dell’iceberg di un sistema che è totalmente marcio per poter essere recuperato, è spontaneo chiedersi quale attendibilità possa mai avere l’idea di questi personaggi di creare una Repubblica Partenopea autonoma.
Di sicuro non posso e non potranno mai essere loro ad essere portavoci di tematiche così importanti ed avanzate perché l’integrale applicazione della secessione del Sud - per come l’abbiamo sempre intesa sin da quando siamo presenti – significherebbe per loro ed il pattume umano rappresentato da questa classe politica meridionale composta da ascari, sciacalli, opportunisti e traditori della peggiore specie, un processo che farebbe impallidire anche ciò che è stato Norimberga per i gerarchi nazisti al termine del secondo conflitto mondiale! Il nulla acclarato e conclamato, è l’unica cosa realmente tangibile che contraddistingue l’operato dell’ineffabile sindachino, buono per tutte le stagioni.
Di fronte a quello che è uno squallido e risibile tentativo di fare propri un sentimento anti-itagliano che inizia ad essere sempre più marcato e tangibile, rilanciamo con forza l’idea di una grande aggregazione di movimenti indipendentisti che possa finalmente mandare a casa, quelli che considereremo ora e per sempre nemici della libertà e dello sviluppo di una terra meravigliosa come la nostra!

Francesco Montanino

mercoledì 31 maggio 2017

IL FEDERALISMO PUO’ TORNARE AL CENTRO DEL DIBATTITO POLITICO?



Tanto tuonò che alla fine piovve, recita un detto della saggezza popolare. La Lega Nord dallo scorso 27 maggio ha un problema di identità in più: il suo leader storico Umberto Bossi ha tenuto a battesimo “Grande Nord”.
Un movimento di ispirazione settentrionalista che pare intenda rilanciare i temi dell’indipendentismo e del federalismo che sono spariti dai radar della discussione politica, soprattutto in questi ultimi anni. La separazione di fatto all’interno del Carroccio fra indipendentisti e federalisti da un lato e salviniani-lepenisti dall’altro, in effetti era nell’aria da troppo tempo. L’ultimo Congresso Federale non è stato altro che il passo d’addio dei leghisti della prima ora nei confronti di un partito che si è troppo appiattito su posizioni centraliste e nazionaliste per poter ancora essere considerato quale valido interlocutore con cui poter discutere dei temi che a noi stanno più a cuore. E che, per essere chiari, sono sempre gli stessi da oltre 20 anni a questa parte.
Ovvero, libertà ed affrancamento dall’opprimente, decrepito e dispotico stato centralista romano, Sud indipendente e confederato secondo una logica in cui vengano create le condizioni per lo sviluppo non più con interventi economici calati dall’alto, bensì generando un clima favorevole per lo sviluppo del nostro territorio, con misure volte anche a liberarlo dalla cappa mafiosa e camorristica. 
Ciò non significa che naturalmente non possano essere stretti accordi con quei movimenti che perseguiranno obiettivi affini ai nostri, pur appartenendo a differenti realtà geografiche. Sia in questa penisola come in qualsiasi altro paese, siamo e continueremo ad essere aperti con chi perseguirà i nostri stessi obiettivi. Anche e soprattutto nell’ottica della costruzione dell’Europa dei popoli liberi e sovrani dalla canaglia di Bruxelles.
Con la stessa coerenza che  da sempre ci contraddistingue, con chi invece non starà agli accordi presi saranno immediatamente troncati i rapporti. Con la Lega Nord, questo è accaduto già diverse volte in passato: l’ultimo episodio, in ordine di tempo ed in tal senso, risale al 2014 quando – all’indomani delle elezioni europee – abbiamo preso decisamente le distanze dall’abiura delle posizione federaliste, da parte di Matteo Salvini. E sarà così con chiunque anche in futuro, indipendentemente da chi si tratti.
Tornando alla nascita di “Grande Nord”, seguiremo con interesse le mosse di questo neonato soggetto politico, senza pregiudizi o facili entusiasmi di sorta perché ne valuteremo l’operato solo ed esclusivamente sui fatti concreti, com’è del resto giusto che sia. Solo il tempo potrà dirci se siamo davanti all’ennesima operazione di ricompattamento del centro-destra attorno alla collaudata asse Bossi-Berlusconi oppure ad un qualcosa di finalmente più serio e concreto.
Lo spirito che continuerà a contraddistinguerci sarà sempre quello di dialogare, in maniera costruttiva, con chi vorrà concretamente concorrere alla creazione di un serio progetto politico incentrato, come sopra evidenziato, solo su tematiche marcatamente federaliste. Il resto, per quello che ci riguarda, può tranquillamente essere gettato nella pattumiera. 
Pur nella consapevolezza che far passare questo tipo di idee, non sarà per nulla facile. E questo per almeno due ragioni.
Come ha avvertito lo stesso Bossi quando nasce un partito pericoloso per il regime, subito la Magistratura ed i Servizi Segreti si mettono all’opera per far crollare ogni proposito di ribellione civile e pacifica contro questa republichetta delle banane, serva sciocca di lobby e massonerie. In tal senso, segnaliamo con malcelata rabbia l’atteggiamento di totale servilismo mostrato dal premier abusivo Gentiloni che di fatto ha reso cinquantatreesima colonia americana il Belpaese. Non che già questo ridicolo e sgangherato paese non fosse da oltre di 70 anni sotto lo schiaffo di Washington. Ma sostenere – come ha fatto l’attuale premier - che gli Stati Uniti abbiano giurisdizione su ciò che possiamo o non possiamo fare a casa nostra, è a dir poco inaccettabile. Per non parlare poi del mancato invito a Taormina del premier russo Vladimir Putin, sul quale preferiamo volutamente stendere un velo pietoso.
L’altra ragione che renderà sicuramente irto di difficoltà questo percorso già di per se tortuoso, è identificabile nel fatto che buona parte della popolazione che vive in questo stivale vegeta in uno stato di completa ed acclarata lobotomizzazione, visto che si distrae di fronte ad una partita di calcio o ad un inutile reality-show. 
Al Sud, il problema è inoltre amplificato dalla mefitica presenza di personaggi da operetta come Giggino o’ magistrato e Don Vincenzo De Luca, campioni di demagogia e di spacconerie da bar dello sport. L’ultima in ordine di tempo va senz’altro riportata visto che – udite udite – hanno dichiarato di essere favorevoli al prossimo referendum sull’autonomia di Veneto e Lombardia che si terrà nel mese di ottobre. E questo perché a loro volta vorrebbero che anche Napoli possa godere un po’ dello stesso status di Roma Capitale. Insomma, ci sarebbe da ridere per non piangere perché non vediamo proprio con quali risorse la capitale del Mezzogiorno possa andare avanti da sola, dopo interi decenni di assistenzialismo e clientelismo che ne hanno prosciugato risorse ed energie.
Una sparata propagandistica che - sommata alle dichiarazioni del Ministro dell’Economia Padoan che ha apertamente parlato di un Euro destinato al fallimento - è sintomatica in maniera assai significativa di come le avvisaglie per un crollo del sistema itaglia sempre più imminente, siano tutt’altro che le fantasie dei più incalliti catastrofisti.
Il federalismo e le idee di Miglio torneranno dunque nella discussione politica e ad essere rilanciati sotto forma di un serio progetto politico? Solo il tempo potrà dirlo con certezza.

Francesco Montanino
 
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