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martedì 11 settembre 2018

IL SUD RISORGE SE OTTIENE L'AUTONOMIA PER DECIDERE IL DESTINO DEI PROPRI TERRITORI


Grottaglie (TA)Autonomia: in che modo la trasformazione della forma di governo dei Territori può cambiarne il destino economico e sociale? Può un nuovo assetto organizzativo e il recupero del controllo amministrativo ed economico dei nostri comuni e delle nostre regioni, ristabilire un equilibrio di forze tra, le leggi e i regolamenti europei e le reali esigenze dei Popoli?

Si cercherà di dare risposte e proposte concrete in questo incontro-dibattito organizzato dal Coordinamento Regionale della Puglia del Movimento Politico Lega Sud Ausonia, il prossimo 29 settembre a Grottaglie in Puglia, presso la sala convegni del castello Episcopio, con inizio alle 17,45.

"La Puglia, tempo fa definita il "Nord-Est" d'Italia per la sua capacità produttiva, oggi ha seguito le sorti del resto del Sud nel suo lento degrado" - dichiara Giovanni Patronella, commissario regionale per la Puglia di Lega Sud Ausonia. "Per questa situazione di crisi economica senza precedenti, non esistono soluzioni di destra o di sinistra - continua Patronella - ma soltanto soluzioni adatte alle nostre vocazioni territoriali, che presuppongono comunque un forte amore e un forte impegno per la salvaguardia delle proprie identità e per la soluzioni dei problemi concreti della nostra gente". 

Ha le idee chiare Giovanni Patronella, 45 anni, sposato e titolare di una sua attività commerciale a Grottaglie (TA), dove è nato. "La gente - prosegue il coriaceo commissario regionale della Lega Sud Ausonia - ci riconosce come soggetti attivi nelle nostre città, al fianco delle loro esigenze e delle loro battaglie, non per le ideologie politiche che ormai sono seppellite da tempo. L'autonomia è vitale per il Mezzogiorno e per la nostra Puglia, distrutta nei settori chiave della sua economia - come l'agricoltura, il commercio, il turismo - da una miriade di provvedimenti presi dall'Unione Europea e dal governo centrale che continua a sacrificarci agli interessi di gruppi finanziari internazionali che ormai hanno acquistato le nostre migliori aziende".

Al convegno del 29 settembre, prenderà parte anche il segretario federale della Lega Sud Ausonia, Gianfranco Vestuto, che ha avuto modo di commentare l'iniziativa dicendo che "i risultati delle ultime elezioni politiche dello scorso 4 marzo, hanno sancito la fine dei partiti nazionali dividendo il voto in due grosse aree - Nord e Sud - pensare però di voler lasciare il Sud nelle mani incerte di Masanielli pilotati ad hoc per gestire temporaneamente il dissenso al fine di controllarlo e indirizzarlo dietro le quinte, è follia. Occorre un progetto e una visione di prospettiva per i nostri territori, che noi abbiamo indicato da anni e che deve tenere anche conto di esigenze simili presenti in altre aree di questa italica penisola, ma anche in Europa. Il raggiungimento della reale sovranità dei Popoli è il presupposto fondamentale per rinegoziare una nuova Europa, premesso che quella attuale ha ormai i giorni contati".

RED







lunedì 27 agosto 2018

ITALIA: NON PIU' PONTI MA SOLO MACERIE DI STATO


Ponti che crollano come pasta frolla, navi cariche piene di disperati trattenute ed oggetto di squallide speculazioni politiche, il Sud in totale sfacelo ed abbandonato a sé stesso. in quest’estate che sta volgendo al termine, non ci siamo davvero fatti mancare nulla. Con la sensazione inquietante che andrà sempre peggio.
E non potrebbe davvero essere altrimenti, se andiamo ad analizzare la situazione politica ed economica di un paese che rischia di implodere su sé stesso. Stretto fra la morsa di un debito pubblico insostenibile con un’Europa sempre più lontana dalle esigenze reali dei cittadini, imprenditori che se ne stanno scappando a gambe levate ed un’emergenza sociale che rischia di esplodere come una vera e propria bomba ad orologeria, questo paese paga lo scotto di una classe politica composta da inetti, incapaci, falliti ed opportunisti. Lo abbiamo sempre evidenziato ed espresso, e non smetteremo mai di farlo.

Soprattutto se assistiamo in maniera sconcertante al crollo di un ponte costruito oltre 50 anni fa e che collegava la parte orientale ed occidentale dell’importante nodo logistico di Genova. Alla vigilia di Ferragosto, come purtroppo tutti sappiamo, è letteralmente venuto giù il viadotto Morandi nel capoluogo ligure che ha provocato la morte di 43 persone (fra cui 6 provenienti da Napoli e provincia), lo sfollamento di tanti nuclei familiari ed un senso profondo di angoscia e di inquietudine che hanno colpito tutti. Sul banco degli imputati, la mancata manutenzione che avrebbe dovuto effettuare la società Autostrade di proprietà di Benetton cui è stata affidata la convenzione, per la gestione di migliaia e migliaia di chilometri di tratti autostradali, da parte dei precedenti governi.
A fronte del pedaggio più caro d’Europa, infatti, abbiamo scoperto che ponti, strade e cavalcavia che formano la struttura viaria che collega le città ed il Nord con il Sud, non versa in condizioni ottimali, con rischi in termini di sicurezza enormi. Sono trascorsi più di 10 giorni dal verificarsi della tragedia, ma ad oggi non ci sono i responsabili. Il governo giallo-verde ha annunciato ai quattro venti che intende provvedere alla revoca della concessione ai Benetton, anche se dal punto di vista legale chi ha stipulato l’accordo in passato ha provveduto a porre delle clausole capestro in capo allo Stato perché pare che sia previsto un risarcimento danni alla concessionaria, in caso di interruzione ed a prescindere dalle motivazioni!!!! Si annuncia un contenzioso legale che durerà chissà quando, sempre ammesso e concesso che il tutto naturalmente non di risolverà nella classica bolla di sapone, con buona pace di chi ha avuto il solo torto di trovarsi al punto sbagliato, nel momento sbagliato!

Insomma, un autentico pasticcio nel quale le responsabilità politiche evidenti dei D’Alema, dei Prodi e dei Berlusconi che hanno firmato questi accordi scellerati si estendono sino ai giorni nostri ed arrivano a chiamare in causa l’ex ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Del Rio. Nell’ottobre 2015, infatti, il senatore Rossi di Scelta Civica aveva mandato due interrogazioni al titolare di quel dicastero, ma senza ricevere mai adeguata risposta. Del Rio, piuttosto, disattendendo al suo ruolo istituzionale, si è preoccupato di fare scioperi della fame per lo jus soli e di indossare improbabili magliette rosse, invece di verificare – così come invece avrebbe dovuto - le reali condizioni del ponte Morandi che destavano inquietudine ai genovesi, e non certo dunque da ieri. Secondo un cliché già visto in questo ridicolo paese, si parla di prevenzione solo a disgrazia avvenuta e non certo prima, quando si sarebbe ancora in tempo per evitare un dolorosissimo tributo di morti e di disperazione.
La realtà che nessuno vuole ammettere è che tutti i partiti di regime (compresa la Lega del duro e puro Salvini), in un modo o in un altro, hanno ricevuto in passato prebende dalla stessa famiglia Benetton. E dunque sono facilmente ricattabili, sotto questo punto di vista.
Vedremo come andrà a finire, ma è evidente che in un paese in cui già paghiamo uno sproposito in termini di tasse salvo poi dover ancora sborsare pedaggi salati senza ricevere in cambio come al solito NIENTE, siamo di fronte ad un qualcosa di semplicemente inaccettabile e scandaloso! Lo stato itagliano continua imperterrito ad estorcere ed a pretendere il pagamento di inique e onerose gabelle, senza fornire beni e servizi che li valgano tutti! Invece di perdere tempo dietro agli specchietti per le allodole di carattere ideologico o di altre pantomime, sarebbe piuttosto il caso che i cittadini aprissero finalmente gli occhi su un concetto elementare e al tempo stesso concreto.

Perché i problemi che attanagliano questo paese ed il Sud in particolare (su cui torneremo più avanti) sono tanti. Infatti, l’affaire migranti che anima il dibattito politico da diverso tempo a questa parte non è l’unico ed il solo. Pressione fiscale insostenibile, servizi pubblici di qualità infima e scadente, burocrazia, pessimo funzionamento della giustizia, disoccupazione, povertà…..questo a voler essere buoni, con chi – ieri come oggi – non si è fatto certo scrupolo di prendere per i fondelli i cittadini che chiedono semplicemente di vedere risolti QUEI problemi.
Che vi sia stata una gestione assurda dei flussi migratori, è fuori da ogni discussione. Colpevole di aver fatto allegramente entrare circa 700mila migranti negli ultimi anni, la sinistra masso-scafo-comunista che, dietro il melenso ed ipocrita paravento del buonismo e dell’accoglienza a tutti i costi, in realtà sta lucrando succulenti business con i contributi ricevuti dall’UE e dal re degli speculatori George Soros attraverso le cooperative rosse e le ONG. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, perché le cronache sono purtroppo piene di episodi delinquenziali commessi da quelle che essi stessi hanno ribattezzato “risorse” perché, a loro dire, ci pagheranno (?!) le pensioni.

Ora, a parte che sul discorso previdenziale andrebbe aperta una separata riflessione, è lecito chiedersi quale lavoro potrà mai essere affidato a questi immigrati in un paese in cui la disoccupazione è ancora a doppia cifra e soprattutto in alcune aree del Sud quella giovanile supera anche il 60%! Assai realisticamente, è probabile che diventerà manodopera a basso costo da poter sfruttare dietro la prospettiva di lavori massacranti e paghe da fame! Una versione moderna della vergognosa pagina di storia che risponde al nome di TRATTA DEGLI SCHIAVI che dovrebbe far inorridire chiunque si proclami a favore delle libertà e dei diritti civili. Ed invece così non è, perché l’unica preoccupazione di certe anime pie è solo quella di accoglierli e farli entrare, a tutti i costi. Senza piuttosto considerare il dopo ed i rischi derivanti dalla loro mancata integrazione, dovuta anche alla scarsa conoscenza della nostra lingua, della nostra cultura e del nostro ordinamento giuridico. Abbiamo poi notato, che importa poco se magari sono portatori di malattie o è sconosciuta la loro identità. Quello che conta è fare in modo che le ONG ed i Comuni che si stracciano le vesti per ospitarli, possano fare affidamento sui contributi che Europa e Soros sono disposti ad elargire per portare a compimento un piano efferato di sostituzione etnica, noto con il famigerato nome di “Piano Kalergi”.
Ai partiti di sinistra, da sempre attenti solo ed esclusivamente al portafoglio, l’altro motivo per sostenere questo delirante progetto, risiede nel fatto che – accantonate le lotte a favore di operai, pensionati ed altri ceti deboli che si sono mangiati la foglia capendo il grande inganno ideologico cui sono stati sottoposti – adesso la possibilità di poter continuare a tenere il loro puzzolente culo sulle cadreghe del potere, è fornita proprio da questi nuovi schiavi che fanno anche la gioia delle multinazionali. Ed allora vai con lo jus soli, le corsie privilegiate per i clandestini e la totale depenalizzazione dei reati (anche e soprattutto i più efferati) da loro commessi. Il tutto per accattivarsi i consensi dei nuovi entrati, a discapito di chi invece sta facendo letteralmente fatica a portare il piatto a tavola ogni giorno, ed obbedire ai diktat di satrapi che con le loro paranoie pretendono di governare il mondo, con un modello di società che distrugge la famiglia e privilegia la distruzione di valori che hanno richiesto anche secoli di lotte e di conquiste.
Chi, a parole, si oppone a questo disegno sarebbe secondo la vulgata di regime, è il leader della Lega 2.0, al secolo Matteo Salvini. Il fannullone padano non è certo un mistero che sia divenuto nel breve volgere di poche settimane, uno dei nostri bersagli preferiti. Da qualche mese, è titolare del Ministero degli Interni e dovrebbe risolvere i problemi legati alla sicurezza dei cittadini che non sono soltanto però legati alla massiccia presenza di clandestini. In questi ultimi giorni ha tenuto banco sulla rete e sui media, la storia del solito barcone pieno di immigrati “Diciotti”, oggetto di una disputa abbastanza aspra fra il governo itagliano e quello maltese. Il titolare del Viminale ha adottato il pugno duro, chiedendo anche l’intervento dell’Unione Europea che però pilatescamente (e di questo, non avevamo alcun dubbio in proposito) se n’è lavata le mani. Circostanza questa che ha irrigidito la posizione del Presidente del Consiglio Conte che ha minacciato di tagliare i fondi (così come da decenni stiamo sostenendo) a questa istituzione parassitaria ed inutile, composta da fannulloni e burocrati appollaiati su scranni dorati, e che in maniera saccente ed arrogante continua ad essere lontana anni luce dai problemi quotidiani di chi annaspa fra mille difficoltà.
A rendere ancor più ingarbugliata la situazione, l’avviso di garanzia spiccato dalla Procura di Agrigento a Salvini (per abuso di ufficio e sequestro di persona) che rischia di avere però l’effetto di un vero e proprio boomerang per la sinistra che vorrebbe, ancora una volta e con incredibile e pericolosa arroganza, riconquistare il potere in maniera truffaldina dopo la recente batosta elettorale. Infatti, questa operazione avrà quale effetto quello di accrescere vertiginosamente i consensi per il leader della lega naziunalista itagliana, visto come un martire dall’opinione pubblica che approva le sue scelte di porre un limite agli sbarchi. Se si dovesse tornare alle urne, riteniamo che la Lega di Salvini possa raggiungere e superare facilmente il 40% dei consensi ed assumere la maggioranza che gli permetterebbe di governare il paese. E questo non solo perché ormai Berlusconi politicamente ha fatto ormai il suo tempo (ed anche al Nord si stanno capovolgendo i rapporti di forza all’interno della coalizione di centro-destra), ma anche in considerazione del fatto che all’interno del Movimento 5 stelle si sta verificando una spaccatura fra la parte più vicina alle idee di salvinetto e degli sfigati sfascistelli composta da Di Maio, Di Battista e Toninelli e quella invece che fa capo al Presidente della Camera Fico, che ha esternato invece la propria contrarietà di fronte alle politiche di Salvini.

La prospettiva che potrebbe venir fuori per il prossimo anno è la contrapposizione fra un possibile blocco nazional-sovranista composto da Salvini, la parte dei 5 stelle che lo sostiene, quegli ambienti di Forza itaglia e del centro-destra che sono abbastanza freddi nei confronti dell’Europa da un lato. Mentre sull’altro capo della barricata, ritroveremmo la sinistra globalista, radical-chic ed immigrazionista che però rischierebbe seriamente di subire una sconfitta dalle dimensioni epocali. In tutto questo, infatti,  riteniamo che il prossimo partito della Prima Repubblica destinato a scomparire sarà il PD che, dopo l’esperienza renziana, si mostra sempre più in disarmo e distante dai cittadini. Ricordiamo i “successi” di questo partito che ha inasprito la pressione fiscale, aumentato in maniera esponenziale il debito pubblico, fatto crescere il senso di insicurezza ed infine tutelato banche e banchieri nello scandalo Etruria, a danno di risparmiatori che hanno visto andare in fumo i sacrifici di una vita. Per non parlare della ricostruzione mai avviata ad Amatrice e nelle aree devastate dai potenti terremoti che hanno colpito Umbria, Lazio, Marche ed Abruzzo non più tardi di due anni fa.
Insomma, appare già strano che con tale collezione di fallimenti un partito del genere abbia conquistato lo scorso Marzo il 17% dei consensi quando altrove i colpevoli di questo sfacelo perlomeno sarebbero stati quantomeno sbattuti in galera, ad espiare le proprie indiscutibili colpe!

Si capisce perché con questo tipo di opposizione, Salvini rischia concretamente alle prossime elezioni di fare il pieno di voti. Quando invece basterebbe inchiodare il parassita padano di fronte alle proprie evidenti contraddizioni. Infatti, da Ministro degli Interni, dovrebbe darci spiegazioni sui seguenti punti:
1)   Perché non ha provveduto ad espropriare i ricchi patrimoni delle ONG che di fatto muovono le navi nel Mediterraneo ed alimentano insieme agli scafisti e ad altre organizzazioni malavitose questo autentico mercimonio?
2)   Perché non ha spiccato un mandato d’arresto per Soros ed i suoi complici nel nostro paese come ad esempio Emma Bonino che ha spudoratamente ammesso di ricevere contributi da chi nel 1992 speculo’ sulla lira?
3)   Perché non ha espulso tutti i clandestini entrati nel nostro paese negli ultimi anni, compresi soprattutto quelli che hanno commesso efferati reati?
Su questi dati di fatto, si può tranquillamente rilevare come il caro Salvini non abbia fatto nulla di quanto annunciato durante l’ultima campagna elettorale. Avendo l’interesse, a distogliere la nostra attenzione, su un problema che sicuramente c’è. Ma che non è l’unico, ad assillarci. Lo sa benissimo, insieme all’ex bibitaro del “San Paolo” Di Maio, considerando il modo con cui vogliono tenerci distratti dalle loro promesse non mantenute.

Perché – e qui arriviamo al dunque – dei loro annunci di riduzione delle tasse, di erogazione del reddito di cittadinanza e del resto che compone il libro dei sogni, ad oggi non vi è alcuna traccia. Ed abbiamo seriamente ragione di pensare che resteranno – così come del resto avevamo ampiamente e facilmente preconizzato - una boutade propagandistica, buona solo ad illudere ed a prendere in giro gli allocchi. Non vediamo come tali misure possano essere realizzate, considerato l’enorme debito pubblico che ha accumulato questo disastrato paese ed il fatto che molti imprenditori stanno preferendo delocalizzare, dal momento che la pressione fiscale a dir poco indegna di un paese civile, la burocrazia e l’infima qualità di beni e servizi pubblici consigliano di portare le aziende in altri lidi. La concretezza e la spietatezza di dati che parlano di un generale senso di insicurezza e di persone che preferiscono togliersi la vita perché disperate e sole, fanno letteralmente a pugni con le favolette raccontate ogni giorno da questi giullari e dilettanti della politica.
Ben presto i nodi però verranno al pettine e potrebbe accadere davvero di tutto. Dal canto nostro, abbiamo sempre evidenziato che l’unica soluzione al problema è la distruzione della cappa centralista che avvolge tanto il Nord, quanto il Sud. E l’introduzione di un moderno sistema federale, in particolare, per la nostra terra che deve trovare il modo di affrancarsi da Roma se davvero vuole evitare di inabissarsi irrimediabilmente, perché ci troviamo di fronte ad una situazione ormai al collasso.
Nel meridione, siamo infatti già da tempo arrivati ad un punto di non ritorno. I secolari problemi che stringono e stritolano in una morsa mortifera questa disgraziata è bellissima terra, si sono ulteriormente aggravati.

Un esempio su tutti è come al solito purtroppo rappresentato da Napoli. Amministrata in maniera scellerata da Giggino De Magistris, l’antica Partenope versa in condizioni di degrado, che definire comatose è un eufemismo. Come avevamo ampiamente previsto, la capitale del Mezzogiorno ha ricevuto il definitivo colpo di grazia da un primo cittadino che è espressione solo della parte più lavativa e fancazzista della città e che si è contraddistinto in questi anni solo ed esclusivamente per il nulla.
Oltre al consueto clima di precarietà, ormai i servizi come il trasporto pubblico ed il decoro urbano sono diventati un autentico optional per i cittadini che vedono peggiorare a vista d’occhio la propria qualità della vita. Non sfugge a questa regola fatta di inefficienza e degrado, neppure lo Stadio “San Paolo”che è il luogo dove decine di migliaia di persone si radunano ogni volta che scende in campo la squadra calcistica del Napoli, che da sempre rappresenta una parte importante della città.
In un momento abbastanza particolare del futuro della SSC Napoli, reduce da mesi caratterizzati dai tutt’altro che idilliaci rapporti fra il presidente Aurelio De Laurentiis ed una parte molto consistente della tifoseria, non è certo sfuggita la lettera con cui sono state mosse pesantissime accuse, in merito all’operato di Palazzo San Giacomo. E non certo e solo per l’ormai annosa questione della gestione della struttura sportiva che da oltre 50 anni è sorta nel popoloso quartiere di Fuorigrotta, ma sull’incapacità amministrativa manifestata a più riprese da questa amministrazione comunale.
Che i rapporti fra De Magistris e De Laurentiis si fossero complicati, del resto non è certo un mistero. Ma ha colpito la virulenza delle accuse reciproche di questi ultimi giorni, con una serie di botta e risposta fra le due parti in causa che hanno tenuto banco, arroventando ulteriormente un clima che è già abbastanza caldo. E non certo e non solo, dal punto di vista meramente meteorologico.

La decisione di Giggino di andare a seguire la prossima gara interna degli azzurri in Curva B, è da ritenersi inopportuna oltre che strumentale. In evidente calo di consensi e con uno stadio ridotto ad una latrina pubblica, “o’ magistrato” cerca di arruffianarsi le simpatie dei tifosi strumentalizzando a finì evidentemente opportunistici ed elettorali il proprio comune malcontento nei confronti di un De Laurentiis che in queste ultime settimane, non ha lesinato dichiarazioni al vetriolo verso tutto e tutti. Napoli ed i napoletani, in questo particolare momento storico, chiedono a tutti solo rispetto, silenzio ed una grande dose di sano e costruttivo pragmatismo.
Certo, il produttore cinematografico non eccelle sicuramente nella comunicazione con certe sparate denigratorie e ricche di stereotipi sui tifosi azzurri che, a dircela tutta, hanno infastidito anche noi, perché ci è parso di risentire quei soliti luoghi comuni triti e ritriti sui napoletani, che abbiamo spesso e volentieri ascoltato e denunciato in passato. Che a Napoli, vi sia una parte di cittadini che si sveglia con l’intento di fregare il prossimo è innegabile, così come però è altrettanto vero che c’è una maggioranza silenziosa che è costretta non solo a doversi sorbire il facile becero razzismo di certo putridume umano residente nell’evoluto (?!) Nord. Ma anche e soprattutto l’arroganza che spesso e volentieri diventa delinquenza allo stato puro, di quei concittadini che con i propri comportamenti contribuiscono ad umiliare la reputazione di chi si trova, come si sarà potuto ben capire, stretto suo malgrado fra due fuochi distruttivi e devastanti.
Tornando all’operato di De Laurentiis, in quel comunicato così duro comparso sulle pagine di diversi giornali, ravvisiamo una possibile discesa in campo del patron del Napoli, alla carica di Sindaco. Che in un contesto politico assolutamente desolante e privo di qualsiasi riferimento valido qual è quello napoletano, potrebbe sparigliare il campo con una certa facilità. Potendo già contare sull’apporto di quella fetta di tifoseria che da sempre né apprezza l’oculatezza e la capacità di far quadrare i conti nel bilancio della SSC Napoli. E magari anche di quell’imprenditoria partenopea, che ha timore di esporsi e magari di metterci la faccia e che non vede l’ora di sbarazzarsi di Giggino e della sua ineffabile claque.

Infatti, acclarate l’inconcludenza di De Magistris (il cui mandato fra non molto finalmente volgerà al termine) e l’insipienza di un’opposizione fantasma, un nuovo ipotetico soggetto politico formato da De Laurentiis potrebbe rappresentare il fatto di assoluto rilievo, con cui parametrarsi nei prossimi mesi. Inoltre, un altro particolare non di poco conto è rappresentato dalla circostanza che il proprietario della Filmauro ha anche recentemente acquisito il Bari, altro importante bacino d’urgenza che potrebbe garantirgli nuovi introiti, ed un’interessante quanto strategica porta verso i mercati eurasiatici. Potrebbe essere il frutto di una strategia non solo imprenditoriale ma anche politica, dalle potenzialità tutte però da scoprire e verificare.
Il j’accuse di De Laurentiis all’amministrazione De Magistris del resto ha toccato proprio quei punti (sporcizia della città, mancanza di infrastrutture e di adeguati servizi pubblici, efficienza della macchina burocratica) che spesso e volentieri abbiamo toccato, quando si è trattato di criticare in maniera seria ed argomentata chi dovrebbe rappresentare i napoletani, nella loro interezza. E non certo, una piccola quanto trascurabile parte di città che fra l’altro esprime valori che non condividiamo per nulla, e nei quali dunque non ci rispecchiamo!

Non ci sembra - alla luce di queste considerazioni - assolutamente peregrina l’ipotesi, che stia valutando l’opportunità di creare un’autentica Lega del Sud dal punto di vista (per ora) calcistico, quale blocco da contrapporre allo strapotere del Nord rappresentato come tutti sanno dalla Juventus e dalle due squadre di Milano.
Dal punto di vista politico, bisognerebbe dunque capire quali potranno mai essere i progetti di De Laurentiis e di quali sponde eventualmente potrebbe godere. Anche se pensiamo di non discostarci troppo dalla realtà, se volessimo prefigurare un programma incentrato su di una maggiore libertà di iniziativa economica per le imprese, oltre che una serie di progetti volti al rilancio anche infrastrutturale di Napoli, che da questo punto di vista sconta un ritardo a dir poco sconcertante ed imbarazzante, volendola paragonare alle altre grandi metropoli europee. Non è un mistero che i rapporti siano invece di tutt’altro tenore con il Governatore della Regione Campania, Vincenzo De Luca che si è dimostrato da sempre molto più concreto ed operativo di Giggino “o’ sindachino”.
Siamo però, ripetiamo, nel campo delle mere ipotesi e dovremo aspettare le prossime settimane per capirne e saperne di più. Anche se non è certo passata inosservata la presenza dello sceicco Al Thani, seduto - stando a ciò che hanno riportato alcuni giornalisti - al posto di De Laurentiis durante la partita Napoli-Milan. Non sappiamo se l’emiro sia venuto in città semplicemente per trascorrere una breve vacanza o per altri motivi, ma c’è chi pensa che qualcosa potrebbe effettivamente bollire in pentola nel giro di poco tempo.

Insomma, al Sud qualcosa potrebbe presto muoversi nell’agone politico dopo i disastri reiterati di una classe politica assolutamente inadeguata che ha reso letteralmente  invivibili città dall’enorme storia e cultura come Napoli e Palermo. Un vuoto, reso ancora più desolante, dalle fandonie di chi crede ancora di poter comprare dignità e voti, con il solito piatto di lenticchie andate a male che richiamano alla mente i 30 denari di giudaica memoria.

F.M.


sabato 12 maggio 2018

FALLITAGLIA: LA RESA DEI CONTI?



La sempre più probabile formazione del nuovo esecutivo, a trazione grullo-salviniana, sarà la definitiva pietra tombale di un progetto (quello, a dir poco, fallimentare dell’unificazione forzosa e forzata) di un’Itaglia, in avanzato stato di decomposizione?
È l’interrogativo che chi ha un minimo di sale in zucca in questo malandato e sgangherato paese si è razionalmente posto, considerando le promesse da marinaio con cui siamo stati deliziati dai leader di due partiti (movimento 5 stelle e Lega di Salvini) che, solo apparentemente sono espressione del malcontento strisciante di ampi strati della popolazione nei confronti di un establishment formato soprattutto dal PD, da Forza Itaglia e da altri partiti prevalentemente di centro e di sinistra. Ma che in realtà – così come abbiamo altrettanto facilmente previsto, oltre che smascherato – rappresentano un alveo del tutto controllabile, attraverso cui veicolare la protesta ed il clima di antipolitica che ormai si respira da diversi anni a questa parte.
Merito (o colpa, a seconda dei punti di vista) della perdita di sovranità nazionale, voluta ed imposta dall’Unione Europea e resa possibile dal tradimento di alcuni autentici mercenari della politica che hanno pensato bene di sacrificare sull’altare dei propri interessi particolari, il destino e la dignità di un’intera generazione (quella di chi oggi ha fra i 35 ed i 50 anni) che si ritrova con un pugno di mosche in mano, e che pagherà per tutti il conto di interi decenni di intrallazzi, scelleratezze e sprechi.
Tornando all’attualità, l’alleanza fra i due bambocci della politica itagliana Di Maio e Salvini potrebbe dare la spallata decisiva ad un paese che, almeno dal punto di vista meramente elettorale, risulta essersi spaccato in due.

Come avevamo già evidenziato non più tardi di due mesi fa, dopo il referendum sull’autonomia di Lombardia e Veneto è apparso chiaro a tutti che il Nord sta chiedendo a gran voce di liberarsi della cappa oppressiva di Roma ladrona che ormai con lo statalismo ha strangolato l’economia di un territorio desideroso di affrancarsi dalla tenaglia centralista. Assodato che non potrà certo essere la Lega Nord diventata sotto l’egida di Salvini intanto un partito statalista e nazionalista, resta inequivocabile il dato di fatto che sono soprattutto le regioni più operose a soffrire e non poco la voglia di assistenzialismo che anima invece un Sud improduttivo, sprecone e piagnone che si è stretto intorno alle balle spaziali dell’ex bibitaro dello stadio San Paolo.
Al secolo, Giggino (anche qui un nome, una garanzia come per De Magistris) Di Maio che ha pensato bene di promettere il reddito di cittadinanza per tutti, dimenticandosi però che nel frattempo il debito pubblico itagliano ha sfondato quota 2,5 miliardi di euro ed è anzi destinato ancora a crescere, con conseguenze a dir poco disastrose per i cittadini.
Se almeno la proposta di introdurre una Flat tax, avanzata dal centrodestra e dal fannullone padano, può trovarci in linea di massima d’accordo (a patto però che vengano una volta e per tutti soppressi, i tanti carrozzoni statali e mandati finalmente a lavorare quei lavativi e quei fannulloni che con il loro fancazzismo rubano lavoro e denaro pubblico), è la folle promessa elettorale dei grullini che francamente genera la nostra ilarità, visto e considerato che non siamo nelle benché minime condizioni di alimentare una spesa pubblica che, anzi, è già di per se mastodontica.
Due misure che – come si sarà potuto evincere – sono in totale e netto contrasto fra di loro perché per distribuire una qualsiasi forma di reddito di cittadinanza disincentivando evidentemente dal cercare un lavoro visto che nelle idee dei promotori si parla di cifre che si aggirano intorno ai 1.000 euro mensili, è necessario avere delle coperture di bilancio che esistono solo nel mondo dei sogni. A meno che, non si decida di introdurre patrimoniali o varare l’ennesimo ritocco verso l’alto ad esempio di imposte come l’IVA. Sta infatti circolando con una certa insistenza l’idea di incrementare le aliquote agevolate ed ordinarie portandole dalle attuali 10% e 22% (che già di per se, rappresentano un’insopportabile forma di estorsione fiscale) all’11,2% ed al 24% ad inizio 2019. Sino ad arrivare per le ordinarie al 25,5% che graverebbe tutto sulle imprese ed i percettori di reddito fisso (pensionati e lavoratori), con la prevedibile riduzione dei consumi ed il calo della domanda.

Le piccole e medie imprese che ancora sono rimaste in questo letamaio, sono preoccupate ed a ragion veduta perché il rischio di vedere mandati ancora una volta all’aria i propri sforzi, a causa dell’ingordigia di uno stato pappone ed ingordo che proprio non ne vuol sapere di utilizzare razionalmente i soldi dei cittadini, e’ davvero elevato.
Eventualità - quella di un ulteriore inasprimento tributario - assolutamente da evitare perché è solo dando respiro all’economia con misure di segno esattamente opposto, che possiamo sperare di lasciarci alle spalle una crisi che è tutt’altro che è terminata, a dispetto di ciò che i soliti gazzettieri di regime vogliono farci credere. Ma che purtroppo non è affatto da scartare, perché il debito pubblico è salito a livelli ormai insostenibili e se si vuole tener fede alle colossali fesserie di Di Maio e dei suoi adepti, i soldi verranno come al solito spillati da chi lavora e produce. A tutto vantaggio di chi non faceva e continuerà a non fare un cazzo dalla mattina alla sera!
Ad un Nord produttivo e voglioso di trovare soluzioni (come quelle dell’internazionalizzazione e dello sviluppo dell’export)  per tirarsi fuori dal pantano centralista romano oltre che da una crisi voluta a tavolino dai poteri forti e dalle massonerie internazionali, farà sempre più da contraltare un meridione, facile preda della povertà e di chi, con trovate demagogiche ed improbabili, vorrebbe indossare i panni del Masaniello e del rivoluzionario di turno, promettendo ciò che è IRREALIZZABILE! La tanto deprecata pratica del voto di scambio, è stato l’uovo di colombo utilizzata dai 5 stelle ed alla quale hanno abboccato davvero in tanti, a giudicare dalle percentuali quasi “bulgare” ottenute dal movimento fondato da CasaLoggia...

Ma come se ne esce fuori? Appare chiaro che paradossalmente la situazione che si sta creando proprio perché acuirà i contrasti fra Nord e Sud, potrebbe essere una sorta di “tana libera tutti”nel senso che il costo sarà così insostenibile da creare una profonda frattura fra le parti di questo paese che, dal 1861 in avanti, non hanno mai smesso di guardarsi con diffidenza. Se non addirittura in cagnesco, se pensiamo al razzismo ancora esistente nei confronti di chi proviene dai territori posti al sud del Garigliano, secondo un retaggio ancora duro a morire ed al quale ha senz’altro contribuito l’esistenza di quelle stesse organizzazioni malavitose e delinquenziali che nel meridione rappresentano il braccio armato di un regime (quello statalista itagliano, di ispirazione massone e giacobina) che e’ nato e continua a sguazzare nella più putrida delle menzogne.
E che si è sempre preoccupato di tenere il meridione in uno stato di subalternità e di sfruttamento, manipolandolo sapientemente con l’assistenzialismo ed il clientelismo, utili per comprarsi il consenso di ampi strati di una popolazione che da sempre ha vissuto nell’ignoranza e nell’illusione dello sviluppo calato dall’alto. Senza mai perciò essere in grado di esprimere una propria classe produttiva, in grado di garantire quella ricchezza e quello sviluppo, che sono sempre strati una chimera.
Chi poi ha provato a ribellarsi, denunciando tale stato di cose, è stato indotto al silenzio, se non addirittura eliminato (Siani, Falcone, Borsellino, Livatino ed i tanti martiri di mafia, camorra ed altre sigle criminali esistenti nel Mezzogiorno e che hanno allungato le proprie malefiche diramazioni sin dentro i palazzi del potere romano).

Il federalismo (quello vero, e non certo la boutade da operetta utilizzata dalla Lega Nord ai suoi albori) potrebbe essere l’unica via d’uscita per tutti. La secessione da fallitaglia, appare ormai come un qualcosa con cui dovremo - più prima che poi – fare inevitabilmente i conti e sarà una grande ed irripetibile opportunità, che può regalare un futuro migliore alle generazioni che verranno.
Affinché però anche questo continui a non essere relegato come uno dei tanti sogni nel cassetto che agitano gli animi di chi vorrebbe sovvertire questo insopportabile status quo, sarebbe necessario che tutte le sigle indipendentiste esistenti lungo la penisola trovino la quadra, condividendo un comune programma sotto cui federarsi per provare ad entrare nei palazzi del potere romani e distruggerne quella deleteria impalcatura liberticida e centralista che sta strangolando, dal punto di vista economico e non solo, chi chiede solo di vivere in maniera onesta e dignitosa!

Francesco Montanino

lunedì 19 marzo 2018

LA CASTA INVISIBILE E IMPUNITA DEI MAGISTRATI.


Fra tutti i centri di potere che abbiamo imparato a conoscere ce n’è una che ai più sfugge, che è quella di certi giudici. La costituzione, sin dalla sua nascita, ha sancito l’indipendenza del potere giudiziario rispetto a quello esecutivo, secondo un sistema di pesi che avrebbe dovuto garantire equilibrio fra gli organi preposti al funzionamento della pachidermica macchina statale. Con il tempo, però abbiamo assistito ad una certa intraprendenza da parte di chi sarebbe preposto a far rispettare esclusivamente le leggi, mescolandosi esso stesso alla politica. Se si eccettua infatti l’encomiabile operato di chi ha dato la propria vita per lottare contro la mafia e le sue malefiche emanazioni che trovano origine a Roma (Falcone, Borsellino e Livatino), da Tangentopoli in poi abbiamo assistito alle “invasioni di campo” di Di Pietro prima e, recentemente, di De Magistris ed Ingroia. Anche se, in effetti, qualcosa di marcio lo abbiamo riscontrato quando alcuni giudici idioti come pochi altri, condannarono ad un’ingiusta e letale detenzione il povero Enzo Tortora, prendendo incredibilmente per buone le menzogne di un manipolo di bastardi camorristi!
Su Giggino “o’ sindachino”, non finiamo mai di stupirci e di essere costretti continuamente ad aggiornare la contabilità di figuracce e di primati negativi collezionati da chi vorrebbe atteggiarsi a Masaniello, quando in realtà è esso stesso diretta emanazione del regime. Votato da una minoranza di napoletani, questo primo cittadino per certi aspetti sta facendo addirittura rimpiangere don Antonio Berisha detto “Bassolino” e Rosetta Russo Jervolino che hanno letteralmente imperversato nella capitale del sud, trasformandola in una latrina pubblica.
A darle il colpo di grazia definitivo, ci ha pensato il caro Giggino che ha collezionato una serie di perle che lo hanno fatto diventare il nostro bersaglio preferito, insieme al fannullone padano Salvini.

L’ultima, l’aver portato Napoli ad un passo dal baratro contabile, dal momento che la Corte dei Conti ha condannato senza mezzi termini la gestione economica allegra di questa amministrazione comunale che si ritrova con un debito di oltre 2,5 miliardi di euro. Voragine creata, come sarà facile intuire, da sindaci incapaci oltre che spreconi che non solo non hanno per nulla migliorato la vivibilità di Napoli. Ma hanno creato gravissimi danni alle casse di questo ente, che si è ritrovato fra gli altri con un’esposizione addirittura risalente al 1981 nell’immediato dopo terremoto dell’Irpinia.
L’amministrazione comunale partenopea deve ancora alla società CR8, il consorzio incaricato della Ricostruzione post-sisma, la bellezza di 114 milioni di euro. Debito che si è andato accumulando negli anni, ma che nessun primo cittadino se n’è guardato bene di provare quanto meno a rinegoziare o a spalmare nel tempo. Era naturale che la Corte dei Conti, di fronte ad una situazione del genere, non se ne stesse con le mani in mano. Anche perché poi, ad aggravare ulteriormente la situazione, ci ha pensato la gravissima situazione finanziaria dell’azienda municipalizzata dei trasporti (ANM), altra cartina di tornasole di decenni e decenni di sprechi ed inefficienza.
La notizia di oggi è che il debito con il consorzio CR8 ricadrà sulle spalle dello stato per il 77%, mentre per la restante parte sul comune di Napoli. Tradotto – è proprio il caso di dirlo in soldoni – saranno come sempre i cittadini a dover farsi carico dell’incapacità di pubblici amministratori che fanno ricadere su di loro, il fio della scelleratezza, della strafottenza e dell’arroganza. Evitato dunque il commissariamento che pure ci sembra essere il minimo sindacale per una giunta – quella di De Magistris – che sta amministrando Napoli in maniera a dir poco allucinante.

New entry assoluta, invece, Antonio Ingroia. Anch’esso ex magistrato, con il vizio di aver assorbito dalla politica certe abitudini a dir poco deprecabili. Scopriamo, con un po’ di stupore, che l’ex pm che faceva parte di quel pool di magistrati che hanno strenuamente combattuto la mafia a Palermo, si è ritrovato pignorato la bellezza di 151.000 euro. Il motivo? Ingroia - stando alle accuse mossegli dalla Procura della Repubblica del capoluogo siciliano - si sarebbe autoliquidato quella considerevole cifra, in qualità di amministratore della “Sicilia e Servizi Spa”, società in house della Regione.
L’accusa di peculato che pende sul capo dell’ex pm trova infatti origine dai 34.000 euro di di rimborsi illeciti che si sarebbe impropriamente intascato, chiedendo la restituzione di spese. Le contestazioni mossegli nascono dalla natura riconosciuta a questa società, da cui deriva che abbia rivestito la qualifica di incaricato di pubblico servizio.
“Ingroia - leggiamo su “Il quotidiano.net -, prima liquidatore  della società (dal 23 settembre 2013), è stato successivamente nominato amministratore unico dall’assemblea dei soci, carica che ha ricoperto dall'8 aprile 2014 al 4 febbraio 2018. Le indagini hanno accertato che il 3 luglio 2014 l'ex pm si è autoliquidato circa 117.000 euro a titolo di indennità di risultato per la precedente attività di liquidatore, in aggiunta al compenso omnicomprensivo che gli era stato riconosciuto dall'assemblea, per un importo di 50.000 euro. Per gli investigatori l'autoliquidazione che ha, di fatto, determinato un abbattimento dell'utile di esercizio del 2013 da 150.000 euro a 33.000 euro, sarebbe stata indebita. La violazione della normativa nazionale e regionale in materia di riconoscimento delle indennità premiali ai manager delle società partecipate dalle pubbliche amministrazioni è stata avallata dal revisore contabile, Chisari, che avrebbe dovuto effettuare verifiche sulla regolarità dell'operazione. Da qui l'inchiesta anche a suo carico”.
Ma non è tutto. “Ingroia si sarebbe, inoltre, indebitamente appropriato di ulteriori 34.000 euro, a titolo di rimborso spese sostenute per vitto e alloggio nel 2014 e nel 2015, in occasione delle trasferte a Palermo per svolgere le funzioni di amministratore, nonostante la normativa consentisse agli amministratori di società partecipate residenti fuori sede l'esclusivo rimborso delle spese di viaggio.
L'ex pm aveva adottato un regolamento interno alla società che consentiva tale ulteriore indebito rimborso. Anche in questo caso la violazione della normativa è stata avallata dal revisore contabile, che risponde di peculato in concorso con l'ex magistrato”.
Oltre ai politici, dunque, anche certi magistrati credono che è possibile scherzare ed arricchirsi alle spalle di chi fa fatica a portare il piatto a tavola, in nome di un imprecisato e non meglio specificato diritto e delirio di onnipotenza!

Questi indegni personaggi continueranno a fare i porci comodi sino a quando non esisteranno strumenti legislativi adeguati, per punirli sia in sede civile che penale.
In questa sede, la nostra proposta per porre fine ad una situazione in cui gli unici a pagare sono i cittadini consiste nell’estendere il principio della responsabilità patrimoniale solidale ed illimitata ai pubblici amministratori, così come accade per i soci delle società di persone (esclusi gli accomandanti della SAS). Per rendere ancora più semplice il concetto il sindaco o chi per esso, nel caso in cui sia artefice del peggioramento della situazione finanziaria dell’ente pubblico che gestisce, paga di tasca propria!
E non più, scaricando sui cittadini – come invece accade oggi – il conto della propria incapacità e inettitudine! A ciò, naturalmente, si accompagnerebbero anche conseguenze di carattere penale, dal momento che stiamo parlando di tradimento e mancato rispetto del mandato che gli è stato conferito dagli elettori.
Siamo insomma lontani anni luce dalla demagogia del M5S che crede ingenuamente che tagliando i vitalizi alla classe politica si possano risolvere i problemi legati al dissesto dei conti pubblici, facendo leva sulla rabbia anti sistema che cova sotto la cenere di tantissimi cittadini. Certo, e’ senz’altro immorale vedere autentiche braccia rubate all’agricoltura non fare un cazzo dalla mattina alla sera e portarsi a casa immeritatamente un ricco stipendio pagato dalla collettività. Il problema – per come la vediamo noi – non è tanto e solo pagare 15-20.000 euro al mese un pubblico amministratore. 

Ma chiamarlo a rispondere in sede sia civile che penale, nell’esatto momento in cui abusa del prestigioso ruolo che ricopre dimenticandosi dello scopo per il quale si trova lì.
In un nostro governo, questo sarebbe uno dei primissimi provvedimenti che adotteremmo con urgenza, perché - in ossequio al più elementare dei principi di buonsenso - chi sbaglia ha il dovere di pagare!

F. Montanino

domenica 11 marzo 2018

POLITICA CON AMMINISTRATORI PUBBLICI IMPRESENTABILI: FRA DEMA E DIMA, CHI E’ IL PIU’ DEFI?


Iniziamo questo articolo di riflessione, con questa domanda alla quale è difficile dare una compiuta e sensata risposta. La settimana che ci siamo appena lasciati alle spalle, passerà senz’altro alla storia come quella di una politica nostrana, ormai ridotta al rango di commedia di terz’ordine su cui non sappiamo davvero se ridere o piangere.
Merito (o colpa, a seconda di come la si voglia intendere) dei guitti che ogni giorno non perdono davvero occasione per far parlare di sé, in negativo. Dando l’impressione ad un osservatore esterno di essere di fronte a qualcosa di assai simile ai clown che divertono nei circhi. E come potrebbe essere altrimenti, pensando alle figuracce collezionate in serie da due esponenti di “spicco” della classe politica napoletana? Ogni riferimento a Giggino “o’ sindachino” per gli amici De Magistris e a Giggino “o’ bibitaro” Di Maio, non è ne voluto, né casuale.
Partiamo dal primo cittadino di Napoli, che ha trasformato in un’autentica latrina a cielo aperto, quella che ad un tempo era la Capitale del Sud. Come avevamo del resto ampiamente annunciato non più tardi di alcuni mesi fa, il capoluogo partenopeo è ad un passo dal crac.

Le vacue promesse di risanamento del sindaco che rappresenta solo ed esclusivamente i cessi (a)sociali, sono miseramente fallite di fronte all’inflessibilità della Corte dei Conti che ha contestato al Comune di Napoli un dissesto pari ad oltre 120 milioni di euro, che trovano origine in un debito mai saldato risalente – pensate un po’ – al lontano 1981!
Al di là del fatto che il “sindachino” ha ereditato una situazione che gli è stata lasciata dai suoi predecessori, ciò che francamente è grottesco è vedere come questo signore stia cercando in maniera vergognosa di non ammettere le proprie responsabilità, incitando gli stessi napoletani vittime della sua negligenza e della sua inettitudine ad una rivolta……Varrebbe la pena solo ricordargli che esiste una prassi attraverso cui si può concordare il rientro dall’esposizione debitoria con chi vanta un credito, provando magari a spalmare ed a dilazionare nel tempo quanto dovuto.
Ed invece, nulla di tutto ciò è avvenuto. Perché non solo le casse comunali sono state svuotate inesorabilmente facendo finta di niente, ma la qualità di vita dei cittadini è ulteriormente peggiorata. Basta del resto farsi un giro su pullman sovraffollati, sgarrupati, e quasi sempre in ritardo, per capire perché il presidente dell’ANM (Azienda Napoletana Mobilità) abbia presentato le dimissioni. La municipalizzata del trasporto pubblico è diventata un autentico pozzo senza fondo, e saranno i napoletani a dover farsi come al solito carico di sprechi, negligenze ed omissioni di chi sarebbe preposto ad amministrare quello che è un bene pubblico. Ed invece, non adempie al compito che gli è stato assegnato.

Appare dunque fuori luogo, da parte del caro “sindachino” questo volersi atteggiare a Masaniello non avendo la levatura morale per considerarsi capopopolo, quando chiunque dotato di senno non può fare a meno di notare come si aprano voragini come gruviera nelle strade ed i mezzi pubblici funzionino, come sopra accennato, a mala pena ed a giorni alterni. Per non parlare dello stato comatoso in cui versano le periferie, sempre più lontane da uno standard di vivibilità, che possa definirsi accettabile e degno di una città europea. Invece di organizzare feste e festicciole per far contenti i suoi sodali, si sarebbe dovuto preoccupare di garantire ai suoi concittadini una migliore vivibilità. Ovvero, il minimo sindacale per poter dire di essere con la coscienza a posto, ammesso e non concesso che il sindaco in carica ne abbia poi una…..
Il discorso riguarda senz’altro De Magistris. Ma in questa sede va esteso – per onestà intellettuale – anche a chi ha gettato fumo negli occhi dei più sprovveduti, riempiendosi la bocca con la parola “rinascimento”. Quando in realtà, l’unico “rinascimento” che gli possiamo riconoscere è stato quello dei cumuli di spazzatura (vero, Berisha e Rosetta?) che hanno fatto parte del paesaggio e del panorama partenopeo per tanti, troppi mesi…..
Giggino “o’ sindachino”, ad ogni buon conto, non poteva non sapere e, per quello che ci riguarda, dovrebbe pagare di tasca propria. Unitamente a chi lo ha preceduto ed a quei manager che si sono indegnamente intascati stipendi da nababbo (in totale dispregio della crisi che sta mandando sul lastrico tantissime imprese e famiglie) con cui hanno letteralmente svuotato le, già di per sé, esangui casse comunali.

Quello che ha fatto Giggino “o’ sindachino”, però potrebbe essere replicato su scala addirittura nazionale, da un suo conterraneo che sino a qualche anno fa era conosciuto, quale addetto alla vendita ed alla somministrazione di bibite all’interno dello Stadio San Paolo, quando gioca la SSC Napoli.
L’altro “esponente di spicco” della classe politica napoletana 2.0 che tanto di sé sta facendo parlare in questi ultimi giorni è, infatti, Giggino “o’ bibitaro” detto Di Maio. L’esponente grullino impazza in tv e giornali, e non certo perché in campagna elettorale abbia parlato di cose serie, anzi…..cosa che lo rende una new entry in assoluto nella nostra particolare classifica di sgradimento politico. E che si va ad aggiungere all’ebetino di Firenze, al fannullone padano ed al sindachino napoletano.
Tornando al bibitaro, come da costume consolidato nella Repubbliche delle banane italiota, è bastato promettere il reddito di cittadinanza per ottenere il pieno di voti. La scoperta dell’uovo di colombo che, però, ha fatto presa sulla parte più stupida ed ignorante dell’elettorato che è caduto nel tranello, sapientemente ordito da chi dispone anche di poderosi strumenti comunicativi per fare facilmente presa su chi crede ancora alle favole…

Credevamo che solo personaggi di fantasia come Cetto La Qualunque (magistralmente interpretato da Antonio Albanese) potessero essere gli unici a spararla più grossa. Ma siccome la realtà va ben oltre la fantasia, ecco che è la politica a diventare essa stessa comicità e dunque non bisogna meravigliarsi se uno dei candidati premier trova il tempo di deliziarci con quella che è una vera e propria boutade propagandistica.
Il reddito di cittadinanza, tradotto – è proprio il caso di dire – in soldoni, vuol dire che anche chi non lavora può avere un reddito a disposizione. Un’autentica manna dal cielo per chi non ha voglia di fare un cazzo dalla mattina alla sera (e sono in tanti….), perché tanto saranno i soliti fessi che lavorano, a metterli nelle condizioni di avere qualcosa con cui mangiare…..
Una misura di stampo assolutamente assistenzialista e clientelare che, se attuata, darebbe il definitivo colpo di grazia ad un bilancio dello stato con un buco ormai incolmabile, come attestano gli oltre 2 miliardi di euro. Infatti, anche qui come avevamo a suo tempo evidenziato per il Comune di Napoli, c’è la conditio sine qua non di disporre delle necessarie coperture finanziarie per poter erogare somme che – per quello che si sa - possono arrivare anche ai 1.600 euro mensili per i nuclei familiari composti da due bambini.

E non è difficile intuire che – a dispetto dei roboanti proclami dei pentastellati che parlano di un’operazione da circa 17 miliardi di euro all’anno, mentre in realtà il conto sarebbe ben più salato – l’operazione ricadrà sulle spalle di chi lavora e produce. Perché l’abolizione dei vitalizi ed il dimezzamento dello stipendio dei parlamentari, ci appaiono delle lodevoli intenzioni e nulla più, considerando il prevedibile fuoco di sbarramento che la casta opporrà.
E dunque saranno i già abbondantemente spremuti imprenditori a pagare il conto ai tanti fancazzisti presenti nel nostro paese. Con conseguenze del tutto immaginabili, perché un ulteriore inasprimento fiscale invoglierebbe quelle poche imprese nostrane ancora presenti in questo maledetto paese, a scapparsene all’estero. Con un tasso di disoccupazione destinato fatalmente ad attestarsi anche oltre il 30% e che farebbe assomigliare l’itaglia più al Venezuela di Chavez e Maduro, che non ad un paese europeo…

Fatta questa doverosa premessa, hanno riempito le prime pagine di giornali e telegiornali le notizie provenienti dai CAF (Centri Assistenza Fiscale) sparsi soprattutto al sud, letteralmente presi d’assalto da chi riteneva che – siccome il Movimento 5 stelle aveva ottenuto il maggior numero di voti come lista e dunque aveva vinto le elezioni – era già pronto il modulo per chiedere l’erogazione di queste somme…..
Ci sarebbe da ridere per non piangere, e non solo per l’assurdità della situazione (il nuovo governo non è stato, al momento, ancora formato e bisognerà capire cosa intende fare il presidente della repubblica di Bananaland Mattarella….), ma anche perché questo è solo ed esclusivamente il frutto di una vera e propria menzogna dal momento che questo sgangherato paese è sull’orlo del default e non può assolutamente permettersi una misura di questo tipo!
Questa promessa di Giggino “o’ bibitaro” è da catalogare alla voce LIBRO DEI SOGNI, e non ha davvero nulla di diverso – dal punto di vista morale - dai pacchi di pasta distribuiti dal comandante Achille Lauro, ai tempi in cui era sindaco di Napoli. Anzi, c’è qualcosa qui che è anche peggiore perché si sta giocando con i sacrifici di chi ancora ritiene che lavorare per davvero, sia uno dei modi più importanti con cui nobilitare la propria esistenza e provvedere al proprio sostentamento, senza elemosinare niente da nessuno.
DEMA, come DEMAgogia e populismo spicciolo allo stato liquido...

Promettere, illudere ed ingannare il prossimo con qualcosa di semplicemente irrealizzabile gli elettori ci fa ben capire con quali pericolosi personaggi abbiamo a che fare, e non ci induce affatto ad essere ottimisti. L’andare poi ad ammettere che occorrerà però del tempo, affinché gli uffici di collocamento possano essere riformati allo scopo di provvedere a dare soldi a tutti senza (e lo ribadiamo a caratteri cubitali) FARE UN CAZZO, rende ancor più squallido e meschino, chi si autoproclama e si autoreferenzia unilateralmente non si sa in base a quale parametro, quale simbolo indiscusso del “nuovo che avanza”.
Quando in realtà ci appare del tutto evidente – parafrasando Tomasi di Lampedusa – che il regime in maniera gattopardesca vuol far credere che “tutto cambia”, quando in realtà non sta cambiando proprio nulla! Il canovaccio noi però ormai lo abbiamo capito, e non certo da oggi.

Il problema è che la gara fra chi è più Defi, purtroppo, non è però riservata solo a DeMa e DiMa… e basta vedere la contestazione della stessa Corte dei Conti per l'ex sindaco di Milano, Giuseppe Sala, che è indagato per danno erariale di 2,2 milioni di euro per l'assegnazione diretta della fornitura di alberi alla Mantovani S.p.A. , per non parlare di miss Virginia Raggi a Roma.
Insomma, se Atene piange, Sparta non ride...

Francesco Montanino



 
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