ULTIME NEWS

Ultimi Articoli

domenica 7 gennaio 2018

SIMBOLI E SIMBOLETTI…

La recente partita di calcio fra Napoli ed Atalanta, valevole per i quarti di finale di coppa ita(g)lia, si è lasciata dietro di sé degli strascichi che poco o niente hanno a che vedere con il calcio giocato. 
Alla vittoria sul campo dei bergamaschi per 2-1, si sono infatti accompagnati due eventi che non possono certo lasciarci indifferenti. L’esposizione di uno striscione – portato da certa feccia orobica - recante l’immagine di Lombroso ed il post di tale Giuseppe Pini, esponente della lega salviniana, meritano una nostra attenta analisi.
Partendo dallo striscione della vergogna, manifestiamo il nostro totale sdegno e disgusto di fronte all’incredibile ignoranza manifestata da chi controlla l’accesso ai settori dello stadio “San Paolo” di Napoli, avendo fatto introdurre uno dei simboli più deprecabili ed odiosi del genocidio che fece seguito alla colonizzazione sabauda della nostra terra. A fare da contraltare, il divieto valido per il simbolo del Regno delle Due Sicilie che comunque rappresenta un pezzo della storia del Sud che parla – ad ogni di buon conto – di una libertà durata la bellezza di 7 secoli, nonostante anch’esso non sia la meraviglia che i nostalgici neo-barbonici vogliono continuare a far credere.

Ma chi era Marco Ezechia detto Cesare Lombroso? Non tutti sanno che questo turpe personaggio, nato a Verona il 6 novembre 1835 e crepato a Torino il 19 ottobre 1909 (fonte: wikipedia), era il teorico della delirante teoria della “criminalità per nascita” e dell’inferiorità dei meridionali!
Un modo vergognoso con il quale i Savoia hanno voluto far credere che il “brigantaggio” fosse un fenomeno delinquenziale e fuorilegge dal momento che riprendendo le tesi di questo “signore” che sosteneva che “un criminale è tale perché ci nasce”, volevano trovare la giustificazione morale per i crimini di guerra di cui si sono impunemente macchiati.
Donne, bambini ed anziani trucidati e deportati in lager come quello di Fenestrelle in Piemonte, rappresentano ancora oggi una vergogna che non smetteremo mai di denunciare e di rinfacciare, a chi sventola un tricolore che non ci appartiene.
Insomma una folle base concettuale del tutto simile a quella che adoperarono i nazisti nei confronti del popolo ebraico, oltre mezzo secolo dopo. Stendiamo poi un velo pietoso sul museo a lui dedicato, che consideriamo un autentico museo degli orrori che sarebbe magari anche il caso di chiudere. Dal momento che è un luogo in cui sono esposti in bella mostra una macabra collezione di crani ed altre parti di corpi umani. Compresi quelli di chi aveva semplicemente lottato per difendere la propria terra, dall’invasione di uno stato nemico come quello sabaudo!

La colpa dunque nostra sarebbe quella di essere nati in una terra dove essere camorristi, scansafatiche, lavativi o mafiosi è un qualcosa di genetico. Peccato però che la Storia racconta anche di eventi in cui la “presunta” superiorità morale e non solo del Nord venga clamorosamente capovolta.
E qui ci rivolgiamo non solo e non tanto a chi rimpiange reucci da operetta come i Franceschiello di turno e di accatto, e fa del piagnonismo la propria ragione di vita. Ma anche e soprattutto a chi come Gianluca Pini, ha sentito il bisogno di esprimere la propria soddisfazione per la vittoria dei bergamaschi in “terra estera”.
In un post di Facebook, uno dei più fidati uomini al soldo del fannullone padano Matteo Salvini ha esternato in questo modo il successo calcistico di una squadra che non è neppure quella della sua città (è nato infatti a Bologna) in quella che considera “estero”. In effetti, a ben guardare in parte ha ragione dal momento che anche noi consideriamo Bergamo, una località di uno Stato estero, al quale ci auspichiamo si possa un giorno accedere con il passaporto della nostra Repubblica Federale di Ausonia.

Ma a costui, dal momento che tende ad accomunarci con la parte perdente del Sud vogliamo raccontare, non il solito folkloristico “fattariello”. Ma una vera e propria pagina di storia che forse dovremmo iniziare ad imparare bene anche noi, per difenderci da chi ancora oggi ci considera inferiori!
Dal sito Stupor Mundi (www.stupormundi.it) volentieri riprendiamo, la cronaca dettagliata della battaglia di Cortenova. Un luogo che i cari seguaci della Lega dovrebbero conoscere assai bene, dal momento che lì il grande sovrano normanno-svevo Federico II inflisse una memorabile batosta ai loro antenati.
Rientrato in Italia nel 1236 dopo un soggiorno in Germania, Federico II ritenne che era giunto il momento di sottomettere i Comuni lombardi: la Lega Guelfa aveva abbandonato la consueta baldanza, l’alleanza con Ezzelino da Romano aumentava le possibilità di successo. Federico II intraprese la seconda campagna di Lombardia con l’obiettivo di occupare Brescia, che gli avrebbe consentito di raggiungere con facilità Milano, il nemico più potente e determinato. Alla fine dell’estate del 1236, l’esercito svevo iniziò le operazioni militari con la conquista del castello di San Bonifacio, nel Veronese; ed ai primi di ottobre, superò il Mincio tra Valeggio e Cavriana, entrando in territorio mantovano. Dopo l’occupazione di alcune fortezze, Mantova fu la prima a firmare un armistizio, determinata più dal timore di essere distrutta che non costretta da un’ardita operazione sul campo. Successivamente furono dati alle fiamme i castelli di Mosio, Marcaria, Redonesco, Guidizzolo, conquistate le località di Carpenedolo e Casaloldo. In breve tempo fu acceso un fronte vastissimo, lungo oltre quaranta miglia: Federico II intendeva occupare il territorio per isolare i centri maggiori ed ottenerne la resa della Lega Guelfa con maggiore facilità. A Goito, espugnata dopo una rapida ma aspra battaglia, fu eretto il campo imperiale; attraversato il fiume Chiese a Calcinato, fu assediato il castello di Montichiari, la cui resa fornì a Federico l’illusione di avere in pugno la situazione. Ad inizio novembre gli Imperiali occuparono il castello di Pontevico, pronti a dirigersi su Brescia. L’esercito della Lega, che nel frattempo aveva superato il fiume Oglio e si era portato in soccorso a Brescia, si recò incontro al nemico, con la duplice intenzione è di allontanare il pericolo dalla città e è di evitare lo scontro in campo aperto che avrebbe visto rapidamente vincitore il più agguerrito esercito imperiale”.

La narrazione prosegue poi con l’epica battaglia di Cortenova, teatro dello scontro cruciale fra le forze in campo, con un capolavoro tattico firmato da Federico II che trasse in un decisivo tranello i lombardi.
“L’incontro fra i due eserciti avvenne tra Manerbio e Pontevico alla confluenza del fiume Mella con il fiume Oglio: una prima vittoria della tattica guelfa, dato che la zona paludosa rendeva inoffensiva la cavalleria pesante sveva. I due eserciti si guardarono in cagnesco per una quindicina di giorni, finché Federico II, visto che non poteva marcire un inverno in un acquitrino, definì una strategia che si dimostrerà vincente. Le cronache riferiscono che il 24 novembre 1237 Federico manovrò le truppe in modo da fornire al nemico l’impressione di volerle ritirare in direzione di Cremona. Per rendere più evidente la manovra, fece attraversare l’Oglio agli uomini ed alle salmerie su diversi ponti, che furono immediatamente abbattuti ed incendiati. Ma la realtà si prospettava molto diversa. Raggiunta la riva destra del fiume Oglio, l’esercito svevo iniziò a risalire il corso del fiume verso nord e raggiunse in poche ore l’abitato di Soncino, dove pose il campo in attesa di conoscere le mosse del nemico. I Lombardi, viste le manovre del nemico, il 26 novembre si sentirono liberi di uscire dalle posizioni: i Bresciani ritornarono alle loro case, convinti di avere ormai scongiurato il pericolo dell’assedio, mentre i Milanesi, assieme ai loro alleati, si misero in marcia sulla riva sinistra dell’Oglio dirigendosi verso nord, convinti di allontanarsi dall’esercito imperiale. Era il momento che Federico attendeva; tant’è che all’alba del giorno 27 tolse il campo che aveva posto a Soncino e proseguì la marcia verso nord con l’idea di attendere il nemico e di aggredirlo su un terreno favorevole. Egli aveva ben compreso che i Lombardi, per ritornare a Milano, potevano attraversare l’Oglio solo utilizzando i solidi ponti di Palazzolo e Pontoglio. L’esercito della Lega si potrò a nord con una marcia rapidissima: nella tarda mattinata dello stesso 27 gli uomini ed i mezzi erano pronti ad attraversare l’Oglio a Palazzolo, per dirigersi poi verso l’amica Cortenova. Le operazioni di transito sul fiume si protrassero per alcune ore, consentendo a Federico di acquartierare il proprio esercito poche miglia a sud di Cortenova, deciso ad affrontare i Lombardi senza dar loro il tempo di organizzare le difese. Il che avvenne puntualmente. L’Imperatore ebbe appena il tempo necessario per disporre la cavalleria in assetto di guerra, di gridare qualche ordine concitato fra i boschi fradici avvolti dalla bruma, che lo scontro avvenne attorno al Carroccio dei Milanesi, dove i fanti lombardi si ammassarono rapidamente, pronti ad una strenua resistenza. In uno sforzo disperato essi riuscirono a mantenere le posizioni, finché il buio della notte consigliò ad entrambi i contendenti di sospendere le ostilità. La mattina successiva, all’alba del 28 novembre, Federico II ebbe una sgradita sorpresa: approfittando della tregua, i Lombardi si erano ritirati, evacuando l’accampamento ed il fortino occupato. Non gli non restava che gettarsi all’inseguimento dei fuggiaschi: in poche ore, l’esercito lombardo presente a Cortenova subiva una pesante batosta: molti soldati furono uccisi dalle armi sveve, altri annegarono nei fiumi in piena nel tentativo di fuggire”.


Una volta stroncata la resistenza dei lombardi, Federico II fece il proprio trionfale ingresso nella città amica di Cremona in cui fece sfilare il Carroccio, privo di ornamenti e trainato da un elefante bardato a festa, e sul quale era legato Pietro Tiepolo, ovvero il capo della Lega Lombarda. Ma non è tutto. Il sovrano normanno-svevo lo donò al Papa a Roma, con la promessa di riservargli onori e che fosse opportunamente e gelosamente conservato al Campidoglio.
Quella battaglia segnò di fatto la fine della Lega Lombarda e rappresentò il punto di massimo splendore militare raggiunto dalla dinastia degli Hohenstaufen.
Con questo, abbiamo voluto ricordare sia ai neo-barbonici che a certi esponenti della Lega che bisogna stare molto attenti quando si intende scegliere i simboli. Tanto gli uni, quanto gli altri si affidano  infatti ad emblemi che nella Storia, sono stati accomunati dalla parola FALLIMENTO.
Ai seguaci dei Borbone, vogliamo solo ricordare che il Sud non è grande solo perché da queste parti hanno inventato per primi il bidet o la prima rete ferroviaria. Certo, il periodo borbonico rappresenta una pagina della storia della nostra terra che va studiata. Ma con le giuste razionalità e criticità perché nel contempo presenta tanti lati oscuri, dal momento che è per causa loro che adesso ci ritroviamo occupati da un regime criminale e famelico come quello itagliano, da oltre un secolo e mezzo.

La funzione dei neo-barbonici è quella di tenere ancora nell’ignoranza la popolazione meridionale che probabilmente poco o nulla sa, ad esempio, che grazie a Federico II° a Napoli venne costruita una delle prime università europee e che le “Constitutiones Melphitanae”, rappresentano ancora oggi un importante punto di riferimento per i giuristi. Potremmo anche citare la Scuola Siciliana, dalla quale ha tratto origine la nostra letteratura attraverso l’utilizzo di una lingua romanza (il siciliano) diversa dal provenzale. Napoli e Palermo divennero capitali culturali di ampio respiro, dal momento che nella Corte di Stupor Mundi si incontravano le culture araba, ebraica, germanica, greca e latina realizzando un esempio di vera integrazione fra i popoli che oggi ci appare difficilmente realizzabile.
Ai nipotini del Carroccio come Pini o Salvini, rimembriamo che a tirare troppo la corda va finire che si spezza, perché più di una volta la Storia ha fatto la propria comparsa ed ha ammonito l’uomo da non perpetuare i propri errori, con i ricorsi.


Non a caso, abbiamo voluto scegliere l’effigie federiciana quale simbolo del nostro partito, proprio perché siamo convinti che il Sud non può e non deve continuare a passare come una terra, in cui vivono persone che sanno solo piangersi addosso e che facilmente si vendono al potente di turno. L’esperienza normanno-sveva ci parla di un Mezzogiorno vincente, temuto da chiunque ed in grado di farsi rispettare tanto dal Papa quanto dal mondo islamico che pure non nascondeva mire espansionistiche nei confronti del Vecchio Continente.

F.M.

lunedì 1 gennaio 2018

ANCORA PAROLE COME PETI AL VENTO PER FINE ANNO


Il primo giorno dell’anno, è quello in cui idealmente si chiude una pagina e se ne apre un’altra. Nei pensieri di ognuno di noi, c’è posto e spazio per buoni propositi e promesse di migliorare la nostra vita. Non sfuggono a questo rituale nemmeno i politicanti di casa nostra che, come al solito, parlano e straparlano al solo scopo di gettare fumo negli occhi degli ingenui che abboccano alle loro promesse da marinaio, arricchita da tanta insulsa prosopopea.
Doveroso partire dal capo dello stato entità che, come ben sappiamo non è rappresentativa dei cittadini, dal momento che da sempre è frutto di un accordo fra i partiti di questo regime liberticida ed oppressivo. E che dunque risponde ad interessi che non potranno mai essere coincidenti con quelli di chi fa, quotidianamente, fatica a portare il piatto a tavola e si vede inesorabilmente erosi i più elementari diritti.

Il massone Mattarella ha, e su questo non avevamo affatto dubbi in tal senso, annoiato gli spettatori con il solito discorso vuoto ed inconcludente. Il trionfo dell’ovvio e dello scontato pieno di una retorica pomposa e banale, che porta la firma di chi ha avuto il fratello ammazzato dalla mafia ed il cui padre ha assunto un ruolo che ancora è avvolto nel mistero, nell’esecuzione di quel grande Patriota che è stato Salvatore Giuliano!
Tanti concetti vacui e noiosi come l’occupazione che negli ultimi esecutivi - di cui  ricordiamo è lui stesso espressione - è stata letteralmente distrutta e sacrificata sull'altare dei desideri e degli interessi delle multinazionali e delle lobby; la costituzione (che andrebbe rivoltata come un calzino, poiché è vecchia e decrepita) ed infine un invito a votare il prossimo 4 marzo quando dovremmo (il condizionale è d’obbligo, considerando i satrapi con cui abbiamo a che fare) tornare alle urne, perché l’attuale legislatura ha terminato il proprio mandato.
Salvo colpi di coda che sono sempre da mettere in conto, quando si tratta di gentaglia che non esita ad inventarsi – con la colpevole complicità di certi scribacchini, pennivendoli e mezzibusti asserviti al potente padrone – qualsiasi pretesto, pur di continuare a comandare ed a governare senza il necessario consenso del popolo. Ma solo ed esclusivamente in virtù di una non meglio specificata autoreferenziazione che deforma quella che a parole dovrebbe essere una democrazia. E che nella realtà dei fatti, piuttosto, la fa assomigliare alla più spregevole e viscida delle dittature.
Potrebbe anche fare a meno di muovere la bocca, perché ormai il suo insignificante sermone scade nella più totale indifferenza, ed anzi rischia di mettere a repentaglio e far rivoltare gli stomaci di tutte quelle persone che ormai non si fanno incantare più.

Restando nel tema degli attacchi agli organi digerenti, anche Beppe Grillo non è stato certo da meno. Dopo aver fatto cenno all’umorismo ed alla sua naturale vocazione che gli consigliamo espressamente di riprendere (fare il comico), parla di “diarrea politica” riferendosi alla possibilità tutt’altro che remota di un ennesimo inciucio fra i due schieramenti. Senza citare espressamente chi sta tessendo la tela dietro le quinte di un accordo sottobanco, che renderebbe le elezioni un’incredibile e nauseabonda farsa.
Poi un delirio di onnipotenza senza né capo, né coda. In cui vengono tirati in ballo i robot quale esaltazione della tecnologia che dovrebbero sostituire l’uomo, e l’introduzione – udite udite - di un reddito quale “diritto acquisito” sin dalla nascita, per tutti. Magari fabbricando soldi dal nulla, ed alimentando quel demone tanto temuto dagli economisti che è l’inflazione!!!
Insomma, il popolo di cui lui parla è composto da scansafatiche e lobotomizzati della peggiore specie. E dovrebbe essere composto da un miscuglio incontrollato di razze che andrebbe a colpire ed a distruggere secoli e secoli di conquiste e di lotte, costate davvero tantissimo. Messaggio rivolto dunque a gran parte del suo elettorato che ha abboccato al trappolone virtuale che ha sapientemente saputo porre in essere, in questi anni in cui i pentastellati si sono affacciati sull’agone politico. Salvo poi brillare per totale incapacità, quando si è trattato di andare a gestire ed a governare, così come dimostrano gli eclatanti casi di Roma e Torino, diventate autentiche latrine a cielo aperto ed in cui è assai forte il dissenso da parte di chi vive in periferie sempre più degradate ed in cui la sicurezza è diventata ormai un optional.
Avremmo gradito che parlasse dei tanti “primati” negativi ottenuti da quelle due oche giulive che sono la Raggi e la Appendino in questi anni, ma si sa che quando la realtà ti dice che hai fallito, è molto più facile nascondersi dietro un dito, che non ammettere di aver sbagliato e di fare ammenda dei propri errori. Con tale sicumera, siamo comunque certi che questo fenomeno da baraccone man mano inizierà ad essere smascherato e ridimensionato. Sino ad essere smantellato ed a sparire del tutto dai radar della politica, per propria naturale ed autonoma implosione.

A fare da contraltare ai due clown di cui abbiamo abbondantemente scritto sopra, immancabile è il fannullone padano Matteo Salvini. Da una non meglio precisata camera d’albergo della località sciistica di Bormio, il leader della lega naziunalista  itagliana abbandona – meglio tardi che mai - le proverbiali ruspe, e si lancia nelle solite promesse da marinaio. Tanta demagogia trita e ritrita, arricchita da veri e propri spot come la riduzione delle tasse, il miglioramento della sicurezza dei cittadini, l’emergenza clandestini e la difesa dei risparmi di cittadini ed imprenditori.
Propositi senz’altro condivisibili, peccato però che la totale abiura delle tematiche autenticamente federaliste in nome di un’alleanza di stampo centralista con gli sfigati (s)fascistelli e gli ex fuoriusciti di arroganza nazionale (che lo avversavano agli albori della sua carriera politica) renda i suoi buoni propositi, in realtà un modo neppure tanto velato per fare presa su una parte di popolazione che non si sente più rappresentata dalle istituzioni.
Non una sola parola spesa, invece, per la Catalogna e la Corsica che in questi ultimi mesi sono andate al voto ed hanno lanciato un chiarissimo segnale alle istituzioni europee, affondando con la volontà popolare lo statalismo di chi (Spagna e Francia) crede che quei territori appartengono loro per divina concessione, infischiandosene totalmente della volontà popolare (vero, Rajoy?).

O magari, per non allontanarsi troppo dai confini nazionali italioti cui lui ci tiene davvero tanto, dei referendum sulla richiesta di maggiore autonomia di Lombardia e Veneto che hanno evidenziato la volontà ed il pensiero di circa 6 milioni di cittadini, in merito soprattutto alla questione del residuo fiscale che dovrebbe permanere nei territori in cui la ricchezza viene prodotta. Ma di questo non ne avevamo il benché minimo dubbio, avendo imparato a conoscere bene, sia il personaggio che i sodali che lo affiancano e lo sostengono.
Vogliamo, ad ogni buon conto, solo ricordargli che alla riduzione delle tasse va doverosamente accompagnata anche da un ridimensionamento della spesa pubblica, arrivata a livelli insostenibili e non certo in linea con i rigidi parametri imposti dal Trattato di Maastricht. È vero che l’UE è la più grande truffa degli ultimi 30 anni, ma non è più ammissibile vedere frotte di parassiti e lavativi continuare a campare alle spalle di chi lavora e produce, come se niente fosse….
Per una semplicissima regola matematica ed anche di bilancio, riducendo il carico fiscale che in itaglia oltrepassa per tutti il 50% ed arriva anche ad erodere ¾ del reddito prodotto da un’impresa (circostanza che costringe un sempre maggior numero di produttori a delocalizzare ed a cercare nuovi business all’estero), si deve forzatamente ridurre la spesa pubblica improduttiva. Da sempre fonte di sprechi e disservizi che poi vanno a ricadere sulle spalle di chi si fa in quattro dalla mattina alla sera, o di chi lo ha fatto per una vita e adesso vorrebbe solo godersi i frutti di un meritato riposo. Risultati ottenibili solo ed esclusivamente con un sistema realmente federale (l’esempio che portiamo avanti è sempre quello della vicina e civile Svizzera) che dia spazio alle esigenze di quelle realtà territoriali virtuose ed in grado di essere maggiormente vicine agli amministrati, risolvendone al meglio i problemi principali.

L’inetto Salvini ormai utilizza impropriamente il termine Lega, dal momento che non rappresenta più chi – in nome di un ideale di libertà e di dignità – non ha esitato a mettersi in discussione ed a sacrificarsi. Non smetteremo mai di ricordarglielo, visto e considerato che in maniera del tutto presuntuosa crede di poter rappresentare chi avversa il sistema, perché ha capito quanto faccia schifo. È lui stesso espressione del regime che cerca di tenere, in un alveo facilmente controllabile, un dissenso ed una protesta che covano sotto la cenere e che rappresentano una variabile impazzita che potrebbe portare alla sua stessa disgregazione e distruzione.
Concludiamo questa panoramica sui peti al vento di fine anno con l’immarcescibile e recidivo “sindachino”, al secolo Giggino De Magistris, e Papa Bergoglio, autentica new entry nella nostra particolare classifica di sgradimento.
Chi ci conosce, ormai ben sa che il caro Giggino “o’ sindachino” è diventato uno dei nostri bersagli preferiti. Titolo conquistato – mai come nel suo caso – sul campo, considerando le tante perle che ha saputo regalarci in questi anni in cui ha rivestito la carica di primo cittadino di Napoli.

Il periodo natalizio e di fine anno poi, sotto questo punto di vista, è sempre stato particolarmente fecondo, pensando agli obbrobri ed alle figuracce rimediati da chi indegnamente siede sullo scranno più importante di Palazzo San Giacomo. Una particolare “tradizione” inaugurata da Don Antonio Berisha detto “Bassolino” e proseguita poi da Rosetta Russo Jervolino. Sino a sublimarsi totalmente in De Magistris che si ritiene novello Masaniello, quando in realtà sarà ricordato dalla maggioranza dei cittadini partenopei per la sua sciatteria ed incapacità di fornire risposte e soluzioni valide ai tanti problemi che assillano la capitale del Sud.
In queste ultime settimane che hanno scandito la fine del 2017, è stato un crescendo - potremmo dire - rossiniano di umiliazioni e mortificazioni inflitte ad una Napoli, cui quest’anno è stato negato persino il diritto di avere un proprio albero di Natale, esposto in un luogo che dovrebbe essere adibito al pubblico passaggio.
Nel cuore della città, ridotto già ad una maleodorante cloaca a cielo aperto con la sporcizia e l’incuria che la fanno vergognosamente da padroni, ecco che scorrazzano indisturbati i piccoli camorristi in erba che si prendono gioco di pseudoistituzioni e forze dell’ordine, vandalizzando a più riprese l’albero appositamente allestito per le festività di fine anno e che tradizionalmente accoglie sui propri rami i desideri ed i sogni dei napoletani.
Stavolta però, così non è stato, perché alla fine l’attuale amministrazione comunale invece di recintare e sorvegliare l’area in oggetto, provvedendo magari – già che si trovava – ad una sua opportuna riqualificazione e pulizia, ha alzato bandiera bianca lasciando alla mercé delle baby gang, che infestano il quartiere, quell’albero che non avrebbe fatto del male a nessuno. Hanno fatto il giro del web e del mondo le immagini del pino vigliaccamente abbattuto e scaraventato per terra, da questi piccoli topi di fogna figli di madri ignote e padri altrettanto bastardi! Non certo un bel biglietto da visita per una città ricca di storia, arte e cultura come la nostra, e che dovrebbe garantire le minime condizioni di sicurezza tanto per i cittadini, quanto per i turisti che decidono di trascorrere le proprie vacanze nell’antica Partenope.
La cosa più assurda, disgustosa e schifosa, è che lo stesso De Magistris mentre era in una Piazza del Plebiscito transennata per motivi di sicurezza e di ordine pubblico, si è permesso sulla web-tv comunale – con incredibile sfacciataggine - addirittura di criticare e fare le pulci a chi ha deciso di innalzare il livello di controllo, per la minaccia sempre incombente di possibili attentati!

Un’altra ottima occasione persa per starsene zitto, dal momento che lui stesso non è stato in grado di garantire le minime condizioni di civiltà e di sorveglianza, ad esempio per il povero Arturo. Ovvero, il 17enne selvaggiamente aggredito da un branco di piccoli topi di fogna che non hanno esitato a picchiarlo ed a ridurlo in fin di vita, nella centralissima Via Foria. Il tutto naturalmente senza un valido motivo e grazie alla vergognosa impunità di cui delinquenti e criminali di ogni risma, godono a pieno titolo in quella che consideriamo, purtroppo, la capitale mondiale della più completa anarchia. Ed in cui, ormai, nessuno può ritenersi al sicuro in qualsiasi momento e punto della città in cui si trovi.
Se già non si è in grado di garantire la sicurezza ad un ragazzo che sta passeggiando per fatti propri e senza rompere le scatole a nessuno, non ci stupiamo affatto se poi un albero di Natale venga distrutto, senza che venga neppure mosso un dito da chi di dovere! Così come vorremmo capire dov’erano le forze dell’ordine mentre un bambino di appena 12 anni è rimasto ferito al polpaccio la notte di San Silvestro a causa di un proiettile vagante. Merito della solita BESTIA che si è sentita in dovere di prendere una pistola ed andare ad esplodere colpi di arma da fuoco, incurante e strafottente di tutto e tutti!
Negli stessi momenti in cui si stava consumando la solita barbarie, il caro sindachino ha poi parlato di una piazza piena, omettendo però di dire che chi era presente lì ed al lungomare di Via Caracciolo, per tornarsene a casa avrebbe dovuto farsela a piedi. Questo perché gli autisti dei mezzi pubblici non hanno garantito il servizio di trasporto pubblico, che ormai è arrivato – è proprio il caso di dirlo – al capolinea ed al collasso finanziario, così come abbiamo denunciato a più riprese negli ultimi mesi! Non ci sono più soldi nelle dissanguate e depauperate casse comunali, e quel poco che si conta di raccogliere va ad ingrossare i portafogli degli “amici degli amici”. Tipo quelli che si sono esibiti nella notte dell’ultimo dell’anno, di cui non sappiamo naturalmente se e di quale cachet abbiano beneficiato.
Feste, farina e forca a gogo dunque per quella parte di Napoli mentalmente ancorata alla spregevole logica del “chiagne e fotti”, che ha permesso a questo impresentabile personaggio di stare lì, a fare danni inenarrabili ed incalcolabili. Anche l’eterna e stucchevole querelle dello Stadio San Paolo non è stata ancora risolta, ed anzi appare molto concreta l’ipotesi che il Presidente della SSC Napoli Aurelio De Laurentiis possa un giorno portare la squadra azzurra lontano dalla città. 

Secondo il sindaco di Melito Amente, cui è legato da una forte amicizia, pare che il produttore cinematografico abbia individuato un lotto di terreni posti nell’hinterland a nord del capoluogo, sui quali poter edificare i campi che ospiteranno gli allenamenti dei calciatori. Cui si affiancherà probabilmente anche la costruzione di una struttura sportiva capace di contenere fra i 40 ed i 50mila spettatori. Sarà solo il tempo a dirci se ciò diventerà o meno realtà.
Fatto sta che, non possiamo fare a meno di notare che il “San Paolo”, che ormai ha più di 50 anni, versa in condizioni a dir poco pietose e che necessiterebbe di un vero e proprio restyling, dai costi che però si prospettano elevatissimi. Una situazione che è comune anche ad altre strutture storiche come ad esempio il Collana (teatro delle partite del Napoli, fino alla costruzione del San Paolo) che sorge nel cuore del popoloso quartiere del Vomero e che ormai è ridotto ad un autentico rudere. L’ennesimo durissimo colpo per lo sport partenopeo, che già deve fare i conti con spazi che in pratica sono ridotti ai minimi termini, e che vede letteralmente morire sul nascere ogni velleità di riscatto e di rilancio.
In tutto questo, notiamo la totale e rinomata incapacità del Comune di Napoli di dare valide risposte attraverso cui rispondere con i fatti a quello che comunque è un imprenditore che cura i propri interessi, prima ancora di essere vero tifoso di quello che è probabilmente nel cuore dei napoletani, uno degli elementi inscindibili della propria esistenza e del senso di appartenenza alla propria terra.
A dare mano forte a questo sindachino insipido ed inconcludente, però non c’è soltanto la parte peggiore della popolazione poiché ci pensano tanto la finta opposizione che brilla per la sua totale latitanza ed inettitudine. Quanto certi pennivendoli che non lesinano affatto lodi (?!) e leccate di culo a chi sta assestando il colpo di grazia ad una città ormai agonizzante, e che necessiterebbe di un’opera di bonifica per la quale non sarebbero sufficienti interi decenni. Chi è preposto a fare informazione dovrebbe quantomeno ricordarsi che uno dei propri compiti è quello di essere imparziale, e di non essere certo al soldo e quindi strumento in mano ai potenti. Cosa che invece non possiamo dire della stampa napoletana (e non solo lei) che proprio non riesce a togliersi il prosciutto dagli occhi, continuando a fare da cassa da risonanza a chi sta impunemente ingannando i cittadini.

Dal canto nostro, anche nel 2018 che è appena cominciato, ci ripromettiamo che continueremo ad essere la spina del fianco di questo regime composto da accattoni e delinquenti della peggiore specie. Con la certezza, che sempre forte e vigoroso sarà il dissenso nei confronti di chi ci ha negato speranze e dignità, per il futuro nostro e delle generazioni che verranno!
Per finire in bellezza, eccoci al Papa che difende i clandestini e si dimentica dei terremotati. Anche noi, come tantissimi altri cittadini, siamo rimasti letteralmente disgustati e nauseati dal buonismo melenso ed ipocrita dispensati a piene mani da Bergoglio, che nel suo monologo natalizio ha avuto l’ardire di affermare che Gesù Cristo sarebbe nei volti delle tante risorse che sbarcano in maniera clandestina tutti i giorni, sulle nostre coste.
Un’uscita infelice, se pensiamo che i terremotati di Marche, Umbria, Lazio ed Abruzzo che non più tardi di oltre un anno fa hanno perso praticamente tutto, a seguito delle violentissime scosse telluriche che hanno messo in ginocchio quei luoghi. Dopo essere stati presi in giro a più riprese dal pinocchio fiorentino Renzi prima e dal suo indegno successore Gentiloni poi, ecco che anche chi con la preghiera avrebbe dovuto regalare un momento di conforto, si dimentica totalmente di chi trascorrerà il secondo inverno di seguito, alla neve ed al gelo.
La spiritualità è un qualcosa che ognuno di noi può professare nel profondo e nella piena consapevolezza di doverla poi applicare quotidianamente in maniera concreta, e non certo ostentandola ed a parole. Nel caso in esame, da questo Pontefice ci saremmo aspettati anche fatti concreti non solo nei confronti dei migranti che entrano clandestinamente in questo sgangherato paese, andando ad ingrossare le fila di dei già numerosi disperati presenti.
Ma anche e soprattutto una netta e decisa presa di posizione contro quei pretacci che adescano e si macchiano di atti schifosi e vergognosi nei confronti dei bambini. La piaga dei prelati pedofili e pervertiti purtroppo è dura da estirpare, ma restiamo sempre dell’idea che anche per essi occorrerebbe la castrazione fisica e chimica, quale deterrente ideale per scoraggiare qualsiasi tipo di idea malata ed insana.

Anche qui, nulla di tutto questo. Perché pure alla Chiesa Cattolica conviene lucrare business dorati sull’immigrazione selvaggia e clandestina, visto e considerato che non si spiegherebbero in altro modo i reiterati appelli all’accoglienza di chi non solo non fa proprio nulla per integrarsi ma contribuisce ad aggiungere ulteriori problemi di carattere sociale e di ordine pubblico. Quell’abominio che risponde al nome di Piano Kalergi trova in Bergoglio e nella sua combriccola, altri validi alleati che hanno perso di vista la loro vera missione.
Così come, si preferisce non scoperchiare quel vaso di Pandora rappresentato dalla piaga dei preti pedofili, vera e propria lobby intoccabile e che invece meriterebbe le peggiori punizioni mai concepite dall'uomo per il profondo schifo che suscitano da autentici maiali quali sono!

Insomma, non c’è davvero mai limite al peggio e sperare in un 2018 migliore dell’anno che ci siamo da poco lasciati alle spalle sembra essere quasi un grido di dolore…

Francesco Montanino

sabato 30 dicembre 2017

LEGA SUD AUSONIA - POPOLI SOVRANI: ECCO IL SIMBOLO COMUNE PER LE PROSSIME ELEZIONI POLITICHE


ROMA - Presentato stamattina a Roma dal segretario federale della Lega Sud Ausonia, Gianfranco Vestuto , il simbolo ufficiale unico, con il quale Lega Sud Ausonia e Popoli Sovrani, saranno presenti alle prossime elezioni politiche del 4 marzo 2018. Lo stesso Vestuto nel corso della riunione dei coordinamenti regionali, ha sottolineato l’importanza della presenza del Movimento, in un momento di totale assenza di progetti concreti e di partiti impazziti a caccia di un consenso popolare che non si sono neanche accorti di aver perso. Il progetto resta sempre lo stesso:“puntare al riconoscimento di una macroregione meridionale, come passaggio intermedio all’indipendenza, uscire da questa agonizzante e penalizzante Unione Europea e tornare ad una politica economica che non sia più frutto né dei voleri di Bruxelles, né tantomeno di quelli romani. Recupero delle produzioni locali dei nostri territori, piano di sviluppo avanzato per la promozione del turismo internazionale, zone franche, tassazione al 10%, no a stupide sanzioni verso paesi storicamente amici del Sud come la Federazione Russa e quelli dell’area Eurasiatica. Quote stabilite per il controllo dell’immigrazione secondo un piano determinato a livello macroregionale” . Il segretario federale della Lega Sud Ausonia si è anche auspicato il “ritorno ad una nuova visione federalista dell’Europa dei Popoli che devono tornare ad essere sovrani e non più ostaggio della finanza mondiale che sta impoverendo tutti in nome e per conto di pochi gruppi internazionali senza scrupoli” . Il coordinamento dell’Ufficio di presidenza delle attività elettorali è stato affidato all’avvocato Teofilo Migliaccio.
Il simbolo per le elezioni politiche del 4 marzo 2018 



domenica 24 dicembre 2017

NESSUNO DEVE SAPERE CHE IL SUPER VULCANO DEI CAMPI FLEGREI E' AD ALTO RISCHIO DI ESPLOSIONE...


Napoli - Un gravissimo rischio per milioni di persone, di cui poco o niente si sa. Come se già non bastassero gli atavici problemi legati alla mancanza di occupazione e di sicurezza, la più imprevedibile e terrificante delle minacce per il capoluogo partenopeo ed i suoi immediati dintorni, è probabilmente costituita dal ritrovarsi nel bel mezzo di un’area dall’elevata pericolosità vulcanica.
Se mentre quella del Vesuvio è ben nota alla popolazione, in considerazione delle eruzioni comunque drammatiche di cui non mancano anche illustri testimonianze storiche, assai meno sappiamo invece in merito al super vulcano dei Campi Flegrei che sorge a Pozzuoli. Si tratta di un’autentica “bomba” ad orologeria che si trova a pochissimi chilometri dalla capitale del Sud e le cui peculiarità, non sono state ad oggi ancora ben definite dagli esperti, causa dell’estrema dinamicità del sottosuolo. E che per questo desta una certa preoccupazione, anche in considerazione della rinomata propensione al fancazzismo ed al menefreghismo dei politicanti di regime, che induce a dormire sonni tutt’altro che tranquilli.

Una situazione assai delicata che però va estesa a tutto il Mezzogiorno, dal momento che anche i vulcani sottomarini del Marsili o del Palinuro, che si trovano a centinaia di chilometri di profondità nell’area meridionale del Mar Tirreno, rappresentano anch’essi delle pericolosissime minacce per la popolazione dal momento che, in caso di  loro risveglio, potrebbero essere in grado di scatenare dei micidiali tsunami con cui scomparirebbero interi tratti di costa della Calabria, della Campania e della Lucania.
Già con l’ipotesi di un’eventuale (e speriamo procrastinata il più possibile nel tempo) eruzione del Vesuvio, abbiamo visto come in questi anni la classe dirigente napoletana e campana in generale, non abbia trovato il modo di allestire un’efficace politica di prevenzione ed anche di preparazione della popolazione, di fronte ad uno scenario del genere. I piani di evacuazione, di cui tanto si è parlato negli ultimi anni, da soli non possono certo bastare se non sono accompagnati da una serie di misure volte alla tutela ed al rispetto del territorio, partendo dalla lotta alla piaga dell’abusivismo edilizio che riguarda soprattutto di quegli edifici spuntati come funghi negli ultimi 20-30 anni alle pendici del vulcano.

Ne avevamo del resto avuta una riprova ben tangibile nella gestione sciagurata e scellerata della ricostruzione post-sisma del 1980 quando l’incredibile erogazione di denaro pubblico, che doveva trasformare un’immane tragedia in una possibilità di sviluppo e di riscatto per un territorio in grosse difficoltà, si è trasformata nella più spregevole e vigliacca delle occasioni di arricchimento per burocrati e camorristi.
L’altro lato di questa medaglia di merda di cui ci occupiamo in questo articolo riguarda, dunque, lo scandalo legato alla mancata ricostruzione delle aree colpite da eventi tellurici, con i soldi pubblici che non si sa bene in quali tasche sono andati a finire.
Non è solo con la tragedia dell’Irpinia del 1980 che siamo stati alle prese con esempi di cattiva gestione e sprechi senza limiti di danaro pubblico: volendo fare un salto indietro in un tempo non troppo lontano, possiamo citare i tremendi terremoti che hanno messo in ginocchio l’Abruzzo nel 2009 e nel 2016, soprattutto nell’aquilano. Oltre al danno rappresentato dalle solite manovre finanziarie che hanno ulteriormente prosciugato le nostre già esangui tasche, si è pure aggiunta la beffa degli SMS solidali attraverso cui, con piccole donazioni spontanee si sarebbe dovuto provvedere alla ricostruzione di scuole, strade, edifici ed ospedali. E che invece, sono stati vigliaccamente trattenuti da banchieri avidi e senza scrupoli che godono delle nauseabonde protezioni politiche poste in essere da questo esecutivo composto da abusivi e delinquenti della peggiore specie.

Un altro schifo che ormai è diventato spregevole consuetudine e marchio di fabbrica di questa repubblica delle banane, dove la tutela dei più elementari diritti dei cittadini è considerata ormai un optional. Perché qualcuno deve pur dirci che fine fanno questi soldi e come vengono impiegati, così come sarebbe la norma in un paese realmente democratico e civile. Ad oggi, non possiamo fare a meno di constatare come molte persone trascorreranno un altro inverno all’addiaccio dal momento che delle case promesse da quei due pagliacci di Renzi e Gentiloni non si vede neanche l’ombra. Ha destato scalpore nelle scorse settimane, l’incresciosa vicenda di Nonna Peppina che a 96 anni è stata sfrattata dalla sua abitazione per un cavillo giuridico riguardante….il vincolo paesaggistico! Così come non è stata ancora fatta giustizia in merito all’assurda vicenda dell’Hotel Rigopiano travolto da una slavina staccatasi in seguito ad una forte scossa di terremoto verificatasi a Gennaio di quest’anno ed in cui hanno perso la vita - è sempre bene ricordarlo - quasi 30 persone e ben 11 sono state salvate dai soccorritori in condizioni quasi al limite. Chi ha sbagliato dovrebbe pagare, ma sappiamo purtroppo benissimo che difficilmente sarà così.
Tornando alla querelle del bradisismo dell’area flegrea, ciò che non ci convince è che quasi ci sia la volontà di tenere nascoste molte, importanti cose ai cittadini così come avrete modo di leggere. Non possiamo fare a meno di pensare questo, considerando che se da un lato l’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) continua a rassicurarci che la situazione è totalmente sotto controllo, dall’altro lato ci chiediamo come mai ad esempio il video di un convegno che si è tenuto quasi un mese fa su questo tema sia stato fatto sparire, adducendo quale patetica spiegazione che si trattava di materiale ad uso “interno”….

Il tutto come se si trattasse di un tabù di cui è meglio non parlare, per ragioni che francamente fatichiamo a comprendere. Un silenzio assordante che instilla sconcertanti dubbi nei riguardi di chi avrebbe quantomeno il dovere di diffondere queste conoscenze, anche a chi addetto ai lavori non è.
Resta un autentico rebus inoltre la telefonata (diffusa dal Corriere del Mezzogiorno, solo pochi mesi fa) dai toni assai allarmistici intercorsa fra due ricercatori dell’Osservatorio Vesuviano, in merito alla situazione del sottosuolo flegreo, ed attualmente al vaglio della Procura di Napoli. Ed in cui venivano anche denunciate carenze organizzative, insieme alla mancanza di strumentazioni particolarmente utili per studiare in maniera più dettagliata le variazioni e le evoluzioni del sottosuolo, che sono di competenza di questo istituto preposto alla conoscenza ed alla divulgazione scientifica dei vulcani che circondano Napoli ed il suo intero hinterland.
La storiella del non voler allarmare la popolazione dunque non regge, se pensiamo che alcuni esperti hanno ammesso che i Campi Flegrei potrebbero dare vita - come si può del resto rilevare ne “Il Fatto Quotidiano” - ad espulsioni freatiche, da un momento all’altro e senza alcun preavviso. E che sarebbe dunque il caso di predisporre un apposito ed elaborato piano per l’evacuazione di milioni e milioni di persone che potrebbero ritrovarsi improvvisamente ed inconsapevolmente coinvolte, in un evento dalle proporzioni apocalittiche. Prevenzione che però è ferma, quale pianificazione, ancora al progetto del 1984: un ulteriore elemento di inquietudine che va a sommarsi ad un quadro della situazione che presenta già di per sé tante contraddizioni

Questo perché la Solfatara presenta - a detta dei massimi esponenti di geofisica e vulcanologia - una caldera con caratteristiche del tutto similari a quella presente nell’altrettanto temibile Yellowstone, che si trova negli Stati Uniti. Ovvero una montagna sotto cui cova tantissimo magma (si è passati dalle 7-800 alle 3.000 tonnellate di flussi di gas al giorno) che, nel momento in cui dovesse trovare uno sbocco verso l’esterno, lo farebbe con conseguenze così nefaste da essere in grado di cambiare il clima, addirittura in buona parte del pianeta. Non a caso, in un indice di rischiosità i Campi Flegrei si trovano ai primissimi posti, e rappresentano a tutti gli effetti il super vulcano più pericoloso esistente in Europa.
Ciò da solo, basta ed avanza per affrontare tali, evidenti criticità in maniera seria, e non più nascondendo ed omettendo notizie ai cittadini, dando la netta impressione che la situazione sia già purtroppo totalmente sfuggita di mano, a chi di dovere.
Perché mentre il grido di allarme di esperti e studiosi di mezzo mondo si sta levando sempre più forte, le istituzioni e buona parte di media stanno lasciando incredibilmente cadere nell’oblio una notizia che meriterebbe - come si sarà ben intuito - ben altra considerazione. Ed invece si continua ad imporre la consegna del silenzio, quasi come se si trattasse di un vero e proprio affare di stato con cui si sta allegramente scherzando sulla pelle di tanti, ignari cittadini.
Non intendiamo fare in questa sede inutili quanto deleteri allarmismi, ma semmai evidenziare come - ancora una volta - il compito della politica locale e nazionale (che sarebbe quello di agire in nome e per conto della popolazione, assumendosi il ruolo e la responsabilità di risolverne i problemi) in realtà continui colpevolmente a latitare.

L’indifferenza di fronte ad una minaccia così seria e terribile, è qualcosa di semplicemente ripugnante e vergognoso che non può non farci esprimere il nostro totale biasimo e disgusto nei confronti di Comune, Provincia e Regione che pure dovrebbero interessarsi e partecipare con maggior vigore su una questione che potrebbe avere conseguenze pesantissime anche sulla stessa futura conformazione del territorio campano, e non solo...

Francesco Montanino

lunedì 18 dicembre 2017

ITAGLIA SEMPRE PIU' POVERA E CON MENO LAVORATORI: ECCO I NUMERI


A dispetto dei toni trionfalistici con cui questo esecutivo di abusivi ed incapaci vorrebbe farci credere che il peggio ormai è alle spalle, le statistiche sulla povertà e sulla disoccupazione, lasciano ben poco spazio a qualsiasi ottimistica interpretazione. Gli indigenti in questo immondezzaio chiamato Itaglia crescono sempre di più, così come il debito pubblico ed il numero di senza lavoro che in alcune aree del Sud, superano anche il 70% se pensiamo ai giovani.
Un quadro a dir poco desolante e deprimente, creato da una classe politica composta da veri e propri delinquenti che in questi anni hanno umiliato e mortificato le aspettative di un’intera generazione, condannandola ad un futuro fatto di stenti e con la prospettiva di una vera e propria guerra fra poveri mentre loro continueranno a tenere ben saldo il proprio fetido culo sulle poltrone.
Perché non ci viene in mente davvero nessun altro modo per definire quello che questi accattoni hanno scientemente e consapevolmente creato, in attuazione di quell’abominio chiamato Piano Kalergi (dal nome del bastardo che lo ha concepito) che prevede, a lungo andare, la nostra sostituzione etnica. Così come comprovano gli sbarchi quotidiani delle “risorse” provenienti soprattutto da zone in cui non ci sono guerre o quantomeno conflitti di un certo tipo, che non abbiamo mai smesso di denunciare anche in considerazione del vero e proprio mercimonio perpetrato dalle coop vicine politicamente alla maggioranza che sostiene un esecutivo che, ricordiamo, non è stato eletto da nessuno.

Tornando alle cifre divulgate dall’EUROSTAT (Istituto Europeo di Statistica), lo scenario è molto chiaro nella sua crudezza: oltre all’indice di povertà che si è allargato in maniera a dir poco inquietante anche ai più giovani, la percentuale degli occupati non arriva neppure al 40% (con punte che al Sud arrivano anche in alcune aree al 60-70%) e le previsioni non lasciano intendere davvero niente di buono. Si allarga la forbice fra Nord e Sud del paese, così come le tasse che gravano su redditi ormai dissanguati sono inaccettabili, oltre che vergognose!
L’ipotesi di ritoccare verso l’alto l’IVA al 25% quale ultimo, scellerato atto di questo governo prima del ritorno alle urne infatti fa letteralmente a pugni con una ripresa che è ancora molto blanda e che non è tale, a nostro avviso, da giustificare l’ennesimo salasso fiscale buono solo per continuare a foraggiare un carrozzone che è ormai arrivato al capolinea.
Un altro triste primato, che andrebbe ad aggiungersi a quello del numero di poveri presenti in questo sgangherato paese che è triplicato negli ultimi 10 anni (alla faccia di chi ancora oggi sostiene che grazie all’Euro saremmo stati tutti più ricchi, lavorando di meno….). Per rendere meglio l’idea, è stata raggiunta l’inquietante cifra di 10,5 milioni di persone che vivono in condizioni di deprivazione.

In merito poi alla risposta del governo sul modo attraverso cui si vorrebbe aumentare il numero degli occupati, possiamo a ragion veduta affermare che fa letteralmente ridere, per non piangere: l’idea di una politica di industrializzazione comune ventilata negli ultimi giorni dal Ministro dell’Economia Calenda, è ridicola per non dire altro perché semmai occorrerebbe puntare sulle peculiarità dei territori per provare a sostenere una ripresa che, ad onor del vero, facciamo davvero fatica ad intravedere.
E non adottare una ricetta che la storia ha dimostrato essere fallimentare e che risponde infatti ad una logica vecchia e decrepita, dal momento che questo paese è sempre più spaccato in due, se si analizzano i principali indicatori economici (PIL, disoccupazione, inflazione e reddito pro-capite). Non per chi, crede ancora che lo statalismo esasperato possa essere l’unico rimedio per continuare piuttosto, a nostro avviso, a gettare fumo negli occhi di chi ancora si ostina a non voler capire.


Anche la misura tipicamente clientelare ed assistenziale che è il reddito di inclusione, non ci trova per nulla d’accordo perché è una sorta di mancetta elettorale con cui provare a conquistare quella fetta di elettorato che fatica a portare il piatto a tavola.
Ci teniamo a sottolineare e a evidenziare che semmai sarebbe il caso di abbassare le tasse portandole ad un livello degno di un paese civile, tanto per gli imprenditori quanto per i lavoratori ed i pensionati, oltre che tagliare la spesa pubblica improduttiva ed inutile per dare respiro ad un’economia che soffre anche dei continui diktat provenienti da Bruxelles. Il ritornello “ce lo chiede l’Europa”, certi soloni farebbero bene a ripeterselo da soli e laddove non batte il sole, invece di imporlo in maniera ossessiva e liberticida a tutti, solo perché devono continuare a sbafare sulle nostre spalle insieme agli “amici degli amici”!

Le prospettive politiche, fatta questa doverosa premessa, non sono tali da indurci all’ottimismo. Fra pochissimi mesi, torneremo alle urne ma l’impressione netta che abbiamo è che l’andazzo gattopardesco tutto itagliano del “cambiare, affinché nulla cambi” anche stavolta sarà confermato. Sullo sfondo, un astensionismo ed una disaffezione totale alla politica che anche stavolta faranno sì che il partito del “non voto” alla fine sarà quello che otterrà la maggioranza.
Questo perché la lotta alla spartizione delle cadreghe è ormai partita, e quando quello che dovrebbe essere il leader dell’opposizione Silvio Berlusconi si spinge addirittura a dichiarare che se non ci saranno vincitori, sarà meglio proseguire con l’inetto Gentiloni, si capisce che non potranno mai esserci né futuro, né tantomeno speranze.
Su Renzi e tutto il pattume di centrosinistra, il biasimo non potranno mai conoscere un limite considerando il disastro nel quale ci hanno trascinato in questi anni, mentre per Grillo e Salvini nati quali contenitori utili per arginare gli estremismi ormai si è capito che si tratta di operazioni poste in essere dal regime che deve tenere in un alveo facilmente controllabile, una protesta che sta fortemente covando sotto la cenere.

L’ebete fiorentino continua a raccontare menzogne a gettito continuo, insieme ai propri sodali, immaginando un mondo che esiste solo nei suoi sogni. Non più tardi di un anno fa aveva solennemente annunciato che, in caso di sconfitta nel referendum costituzionale si sarebbe allontanato dalla scena politica. A distanza di 12 mesi, ce lo ritroviamo ancora a pontificare ed a ingannare i cittadini con la sua insopportabile prosopopea. E con certi personaggi da lui imposti come Maria “Etruria” Boschi che non si vuole dimettere, dopo le schifezze combinate dalle banche di famiglia che hanno letteralmente truffato migliaia e migliaia di risparmiatori! O lo stesso Presidente della Camera Laura Boldrini che dovrebbe spiegarci come mai una donna stuprata e violentata da una delle sue amate (?!) risorse (che ci costano tantissimo, a dispetto di ciò che lei e le altre anime candide della sinistra vorrebbero farci credere…), non meriti identico sdegno e rispetto di quella soggetta a percosse da un maiale itagliano!!!
In un paese civile, come potrete capire, simili personaggi sarebbero già stati sbattuti in galera, se non addirittura passati per le armi per tutti i crimini di cui si sono macchiati! Stendiamo infine un velo pietoso sul Ministro dell’Istruzione e dell’Università Fedeli che non si sa neppure se abbia un titolo di studio o meno e che è un’offesa vivente a chi ha trascorso anni ed anni sui libri per elevare la propria formazione culturale e professionale.
Discorso a parte, va invece fatto per gli altri due clown della politica itagliana, ovvero Beppe Grillo e Matteo Salvini.

L’ex comico è sempre più un fenomeno da baraccone, e l’ipotesi che il premier potrebbe essere l’ex addetto alla vigilanza negli stadi Luigi Di Maio la dice tutta sulla totale incapacità del M5S di esprimere un leader degno di questo nome. In molti, continuano a credere che i pentastellati possano essere la più credibile alternativa ai due grandi schieramenti di centro-destra e di centro-sinistra, magari andando a pescare in quell’estrema sinistra composta da fancazzisti e fannulloni della peggiore specie. Basterebbe chiedere, ad esempio, ai romani cosa ne pensano dell’operato dell’amministrazione Raggi per comprendere che questa forza politica, espressione della massoneria, in realtà non è in grado di dare risposte concrete ai cittadini non essendo capace neppure di gestire un orticello!
Discorso analogo va fatto pure per il caro fannullone padano Matteo Salvini che vorrebbe guidare questo sgangherato paese, quando in realtà non riesce a garantire il posto di lavoro neppure ai colleghi de “La Padania”! Il che è tutto dire, ma non per chi crede di poter raccattare qualche voto utile per conquistare poltrone e scranni al Parlamento contando sui voti di quel sud che, in tempi non sospetti, è stato spesso e volentieri sbeffeggiato oltre che vilipeso. L’appoggio politico da parte di quei quattro ascari e (s)fascistelli è ormai sotto gli occhi di tutti ed ha portato a rompere sul nascere qualsiasi ipotesi di alleanza strategica ed elettorale con una Lega italiota, dalla quale ci teniamo a stare a debita distanza, sottolineando inoltre che ormai è un partito di regime a tutti gli effetti!
L’unica vera alternativa, resta quella di porre fine a tutte le forme di centralismo così come la Catalogna e la Corsica, in questi ultimi mesi ci hanno mostrato con le rispettive consultazioni popolari.

L’affrancamento dallo statalismo e da regimi che mortificano le libertà individuali, in realtà, non è qualcosa di nuovo dal punto di vista storico. Quando le classi produttive non hanno retto più il peso della burocrazia e dell’eccessiva tassazione posta in essere da governanti arroganti, idioti e criminali, sono avvenute rivoluzioni (francese, americana e crollo del comunismo) che hanno segnato intere epoche e dato un corso ben diverso alla storia.
Esempi che, seppur avvenuti in epoche differenti, hanno avuto quale denominatore comune l’assoluta distanza fra le esigenze di chi ogni giorno deve lottare per sopravvivere, e chi è preposto ad amministrare in nome e per conto dei cittadini. Una discrepanza che si amplia sempre di più, man mano che la classe politica pensa più a soddisfare le agende di lobby, potentati e gruppi di potere, che non di chi con il proprio voto sceglie chi gli deve risolvere i problemi più importanti.


Il crollo delle dittature centraliste del resto è sotto gli occhi di tutti, e sarebbe davvero il caso – ora più che mai – che le forze autenticamente federaliste ed indipendentiste uniscano i propri sforzi sotto un comune progetto politico basato sul principio OGNUNO PADRONE IN CASA PROPRIA. Attraverso cui, portare avanti una proposta politica nuova ed al passo con i tempi che permetta, una volta e per tutte e per davvero, di voltare finalmente pagina.

F.M.
 
Copyright © 2013 LEGA SUD - BLOG UFFICIALE
Design by STUDIO EREMITA 4.0 | © LEGA SUD AUSONIA