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giovedì 27 febbraio 2014

IL FEDERALISMO COME ANTITODO ALLA CRISI?

Mentre il regime sta iniziando a mostrare le prime significative crepe come evidenziano la situazione in Ucraina e la rabbia di sempre più ampi strati della popolazione europea, può essere il federalismo l'unica risposta plausibile al nulla evidenziato dall'inconcludente ed arrogante classe politica italiana?
A questo interrogativo, si è cercato di dare una risposta nel corso di un interessante  incontro-dibattito tenutosi a Busto Arsizio. Alla tavola rotonda, organizzata da "Fare per fermare il declino" hanno fra gli altri partecipato Giancarlo Pagliarini ex ministro del Bilancio, ai tempi del primo governo Berlusconi, Marco Marrazzi del Partito Federalista Europeo ed Alessandro Ciuti del Tea Party Lombardia.

Giancarlo Pagliarini ha esordito con un aneddoto riguardante la richiesta della fiducia da parte del governo Renzi al Senato. "Il nuovo premier - ha osservato l'ex ministro del Bilancio - aveva con se' il libro "Sudditi", di Nicola Rossi. E questo credo renda l'idea più di ogni altra cosa che per la politica noi siamo sudditi, e non fruitori di un servizio come invece dovrebbe essere. Occorre evitare di confondere il federalismo con il decentramento, perché nel secondo le competenze in mano allo stato restano intatte. Porto sempre ad esempio la Svizzera, perché sono organizzati meglio di noi ed ha senso fare il confronto con la costituzione elvetica. 

Non limitandosi a fotocopiarla, ma prendendo il buono come ad esempio la sovranità dei cantoni sancita già all'articolo 3 che attribuisce il potere ai cittadini. O il vero rispetto dei diversi punti di vista, visto che parliamo di forze politiche differenti che lavorano insieme esclusivamente per curare gli interessi dei cittadini. E non certo per gestire il potere. Altro elemento interessante dello stato federale e' la concorrenza fra le tasse, ovvero i cantoni decidono di abbassare autonomamente le tasse attraendo le imprese. Concorrenza genera sempre efficienza, e' bene sempre ricordarlo e da ciò parte il volano per lo sviluppo. Non dobbiamo guardare sempre e comunque male alla concorrenza, perché questa può essere uno stimolo ad offrire servizi migliori a costi più contenuti per i cittadini. Da queste parti, purtroppo, non arriva il vero federalismo perché chi detiene il potere non ha intenzione di cederlo, continuando a trattare i cittadini come sudditi. Il federalismo parte da una diversa consapevolezza da parte dei cittadini e dunque e' innanzitutto un problema culturale".

E' stato poi affrontato il dolente tasto della spesa pubblica. "Siamo messi malissimo, e' inutile negarlo perché il rapporto debito pubblico/PIL ha superato il 130% e questo paese non è per niente competitivo. La soluzione - ha poi aggiunto Pagliarini - secondo me resta sempre quella della doppia moneta che avevo già prospettato nel 1998. Il federalismo fiscale non serve a niente, perché il federalismo come ho già evidenziato e' una gestione diversa della politica".

Questione degli sprechi che dunque ritorna di scottante attualità come confermano i ben 900 miliardi di spesa pubblica italiana, a fronte di un totale europeo che ammonta a 6300 miliardi. E che inevitabilmente si lega a doppio filo alla tassazione da paese incivile e criminale, esistente in Italia che secondo gli studi della CGIA di Mestre e' arrivata addirittura al 77%.


Francesco Montanino

Lega Sud - Ausonia

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