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lunedì 21 luglio 2014

CARO SALVINI, LA POLITICA DEGLI SLOGAN ORA LASCI IL POSTO AI FATTI CONCRETI


C’era una grande attesa sul Congresso Federale della Lega Nord che si è tenuto a Padova. Ma come, del resto, ci aspettavamo la montagna ha partorito il classico topolino. Al di là di apprezzabili e condivisibili idee come quella di introdurre un’aliquota unica al 20% per tutti (con l’annessa minaccia di uno sciopero fiscale di un giorno, nel caso in cui, le proposte del Carroccio rimanessero lettera morta), registriamo la conferma della posizione politica abbastanza ambigua della Lega 2.0, assunta alle recenti elezioni europee.

La novità vera è che la Lega Nord vuole diventare un partito nazionale, e nel contempo dichiara però di voler continuare a mantenere la propria impronta indipendentista ed autonomista, che ancora agita la sua base.

Due piedi nella stessa scarpa, per intenderci, non ci sono mai andati. E Salvini, finito il tempo degli slogan, deve dimostrarci con i fatti cosa vuole davvero fare.

Anche se un’idea ce la siamo fatta, a giudicare dalla notizia circolata nei giorni scorsi che annunciava l’apertura di una sede della Lega Nord in Calabria. Ovvero, non rispettando e non tenendo presente chi al Sud da anni ed anni sta combattendo una lotta durissima e senza quartiere contro il regime mafioso di Roma ladrona, secondo una logica del “divide et impera” che è l’esatto contrario del principio autenticamente federalista basato sull’essere liberi e padroni in casa propria.

Né schiavi di Roma, né tantomeno servi di Milano. E’ meglio che l’attuale establishment leghista lo tenga bene a mente, pena la perdita di quel consenso tanto faticosamente conquistato.

Il principio federale si basa sul rispetto delle diversità e della libertà, e non certo sull’imposizione di una volontà che invece va condivisa con chi conosce perfettamente il proprio territorio, ed in esso e per esso opera. La sensazione piuttosto è quella che la Lega Nord possa essere un contenitore del dissenso esistente, al Nord come al Sud, per il centrodestra dal quale, almeno a chiacchiere, Salvini vuole tenersi distante. Ma che in realtà potrebbe fare proprio il gioco di un Berlusconi tornato al comando della coalizione, dopo la sentenza assolutoria (almeno in appello) al processo Ruby.

Del resto, non dimentichiamo che la stessa Lega ha un rapporto tutto da chiarire con il Cavaliere, rispetto alla proprietà del suo simbolo. Non sappiamo se sotto banco possa esserci un accordo fra il centrodestra e la Lega, in questo particolare momento in cui sta crescendo il malcontento nei confronti delle politiche criminali del governo Renzi. Ma non lo possiamo escludere a priori, conoscendo i personaggi e gli interessi coinvolti negli anni scorsi nella gestione del potere politico.

Tornando alle questioni che maggiormente ci interessano e ci stanno a cuore, il congresso leghista ha confermato – casomai ce ne fosse ancora bisogno – l’esigenza di creare un cartello di movimenti autonomisti che rispetti le singole identità e peculiarità territoriali. Organizzato allo scopo di elaborare un progetto politico realmente alternativo ed innovativo, rispetto al pattume ed al piattume di questi partiti nazionali, che non proporranno mai nulla di nuovo.

L’idea è sempre quella di una confederazione che elabori un progetto di nuova costituzione, liberamente ispirata quella che è applicata con successo nella vicina Svizzera e che spazzi via ogni forma di centralismo e di statalismo, che rappresentano i mali veri di questo sgangherato e ridicolo paese.

Salvini su questo punto dovrà dare un segnale concreto, che sia realmente consequenziale rispetto a quanto affermato. E che soprattutto rappresenti una concreta e reale volontà di cambiamento e non un mero, squallido ed opportunistico gioco con cui raccattare voti qua e là, utile solo per convogliare la rabbia e la disperazione di strati sempre più ampi della popolazione, per soli scopi propagandistici e legati all’ottenimento di qualche poltrona.

Il progetto  dei "Popoli Sovrani" deve sicuramente andare avanti per la propria strada, a garanzia di ciò che la Lega Nord intenderà realmente fare, pur auspicandoci da essa, tangibili e sostanziosi passi in avanti verso la costruzione di uno stato realmente federale, che dia libertà e dignità a tutti.

 Francesco Montanino 


                                                              

                                                                                                         

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