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martedì 3 marzo 2015

MARCO BASSANI: “SOLO CON L’INDIPENDENZA, IL SUD PUO’ TORNARE A RISPLENDERE”


Il prof. Marco Bassani
La piazzata di Matteo Salvini a Roma, a fianco delle formazioni di destra e di estrema destra, ha di fatto messo la parola fine al grande inganno perpetrato dalla Lega Nord nei confronti dell’universo indipendentista e federalista che aveva riposto nel Carroccio le proprie speranze di cambiamento. La svolta statalista e nazionalista intrapresa a Padova ha permesso di scoprire le vere intenzioni di chi per anni, solo a chiacchiere, ha promesso ed annunciato un grande cambiamento nella struttura organizzativa di questo malandato e ridicolo paese. Salvo poi comportarsi come e, se possibile, anche peggio di quegli stessi partiti su cui si poggia un regime nei fatti mai avversato.
Abbiamo parlato di queste e di altre problematiche, con il Professor Marco Bassani, associato di Storia delle Dottrine Politiche e Storia del Pensiero Politico Contemporaneo all’Università Statale di Milano, e considerato da tutti l’erede ed il prosecutore del pensiero dell’indimenticato Gianfranco Miglio, grande storico del federalismo e punto di riferimento ideologico per chi ancora crede in un’organizzazione statale totalmente agli antipodi di quella centralista che tanti danni ha provocato e purtroppo continuerà ancora a provocare”.

Professor Bassani, in un’intervista rilasciata alcuni giorni fa, ha lasciato intendere che grazie a Salvini, Renzi potrebbe governare tranquillamente per altri 30 anni. Da quali elementi, nasce questa sua analisi così impietosa e, per certi aspetti, inquietante?

“Sono partito dal presupposto tangibile che in realtà ciò che ha fatto la Lega negli ultimi anni, non è stato tanto abbandonare quelle politiche su cui ha poggiato il proprio consenso, ma continuare ad inseguire ciò che in realtà proprio ottenere perché non potrà mai andare oltre il 15-20%. Se a ciò consideriamo che ciascun partito ha più o meno le percentuali che sappiamo, si capisce come e perché Renzi riesca a governare anche con poco più di 2 milioni di voti. Si è ricostituita per intenderci la stessa situazione degli anni ’70 con cui l’intero arco costituzionale, inglobava tanto l’estrema destra con l’MSI di Almirante, quanto l’estrema sinistra con il PCI. Ecco perché occorrerebbe un qualcosa che rompa lo status quo, anche se lo spettro politico è ristretto, con Renzi che è destinato a ricalcare ciò che a quei tempi ha fatto la DC. Salvini sotto questo punto di vista serve a questo regime per mantenere, in un alveo facilmente controllabile, il dissenso. Chi propone fantascientifici abbandoni dell’Euro mantenendo in vita però al tempo stesso il fallimentare sistema italiano, vuole fermare gli sbarchi, prendersela con gli immigrati clandestini ed i ROM vende solo fumo e sogni totalmente irrealizzabili. Uscire dall’Euro, che chiariamo resta un’operazione sballata per come è stata concepita,  in questo momento poi è catastrofico perché polverizzerebbe in un colpo solo la ricchezza dei cittadini. Solo la riproposizione autentica delle tematiche territoriali, può salvarci da uno sfascio che ritengo ormai inevitabile”.

Luigi Marco Bassani (Hinsdale, 30 maggio 1963) è uno storico delle dottrine politiche italiano.
Che idea si è fatto della proposta di sottoporre a referendum l’ipotesi di un’ampia autonomia per la Lombardia?

“Chiariamo doverosamente un punto cruciale: non si tratta di ampia autonomia, bensì di utilizzare al meglio l’articolo 116 della Costituzione. Non è affrontata in realtà in modo corretto la grossa problematica della rapina fiscale perpetrata ai danni della Lombardia, che lascia ogni anno a Roma la bellezza di 57 miliardi di Euro, sotto forma di residuo fiscale. Residuo fiscale significa che dall’intera tassazione si tolgono quei beni e servizi erogati dallo stato alla Lombardia. La restante parte, pensi, viene attribuita un po’ al Sud, ed un po’ paradossalmente a quelle aree dell’Europa che in realtà non ne hanno neppure bisogno. L’Italia è così stupida perché non solo si permette di elargire questi soldi a chi non li chiede, ma non si preoccupa neppure di restituirli ai cittadini. Non è mai calato di un centesimo questo scippo, neppure quando ha governato la Lega. In realtà il residuo fiscale è il bottino che si spartisce questa classe politica che fra le altre cose affama il Sud, da sempre assistito e sottosviluppato, e buono solo come serbatoio di voti da cui poter attingere all’occorrenza. La morale di questa favola, è che il lombardo viene dissanguato e derubato, mentre invece il meridionale è costretto a scappare dalla propria terra, semplicemente per poter sopravvivere. Assistenzialismo significa da sempre totale negazione di sviluppo autonomo e ricchezza”.

La svolta statalista della Lega Nord, di fatto ha posto fine ad un grande inganno, perpetrato nei confronti degli indipendentisti e dei federalisti e durato oltre 30 anni. Cosa dovrebbero fare secondo Lei quei tanti movimenti territoriali presenti sul territorio italico, per poter ancora sperare di cambiare una situazione che sta per esplodere in tutta la propria virulenza?

“Ottima domanda, da cui parto da questo dato di fatto: solo apparentemente la Lega Nord ha lasciato un’ampia prateria alla galassia indipendentista e federalista, un po’ come accadeva fra il PCI e la sinistra negli anni ‘70. Il Carroccio oggi vuole fare l’asso pigliatutto sia sul versante nazionalista che su quello indipendentista, perché ha sempre assorbito ed inglobato tutti coloro i quali si richiamano a quel tipo di proposta politica, che si fonda sull’affrancamento delle singole realtà territoriali. In realtà abbiamo ormai abbondantemente capito che non abbandonerà mai questo campo, perché cambia di volta in volta il nemico. Prima era il Sud assistito e la Roma dei palazzi del potere, adesso è l’Europa magari alleandosi con i fascisti e la Le Pen. Per poter sperare in un qualcosa di vero, c’è bisogno della sparizione totale della Lega Nord. Bisognava forse spingere nell’ipotesi di una vera confederazione fra movimenti indipendentisti, nel momento in cui la Lega era in forte calo. Il progetto Popoli Sovrani mi sembra comunque buono, anche se occorrerà del tempo per poterlo concretamente realizzare. Quel che è certo è che indubbiamente adesso c’è un grosso vuoto ideologico perché chiunque potrà sbugiardare d’ora in poi la Lega sulle questioni riguardanti il federalismo e l’indipendentismo, visto e considerato che si è alleata con la destra fascista per le ragioni che le esponevo precedentemente”.

Parliamo del Sud. Cosa dovrebbe fare, secondo lei, il Mezzogiorno per provare a riscattarsi da oltre 150 anni di sviluppo e degrado?

“Parliamoci chiaro: il Sud è la parte perdente di questo sistema centralista perché è assistito da oltre 150 anni. È stata artatamente creata una società basata su un sistema fallimentare perché come diceva Sturzo poteva andar bene l’unità culturale, ma non certo quella economica, com’è invece poi accaduto. Dovrebbe perciò acquisire la consapevolezza che questo sistema che gli riversa ogni anno un fiume di quattrini, va contro la regola aurea che ognuno deve vivere con ciò che produce. Con questi danari, deve rendersi conto che continuerà ad essere schiavo. Poi deve capire che non deve avere mai paura di sé stesso, e questo perché esistono anche lì da voi persone perbene e francamente non capisco quale possa essere il nesso di collegamento con le classi politiche colluse con la mafia e la camorra. Semmai è dal potere centralista di Roma che nascono i collegamenti con la malavita. La vera povertà sta piuttosto nell’incapacità di occuparsi da soli dei propri problemi: sotto questo punto di vista allora sì che possiamo affermare che il Sud è poverissimo. Sia perché non vuole rinunciare ai soldi del Nord, sia perché dovrebbe convincersi che è meglio andare avanti liberi ed indipendenti. Al Mezzogiorno non manca davvero nulla per potersi sviluppare ed affrancare: risorse, eccellenze ed anche forza produttiva. L’unico problema è piuttosto di carattere squisitamente culturale, perché ancora non ha capito che può fare a meno di una classe politica romana che la sottopone ad un’assoluta dipendenza che ne distrugge, ripeto, la ricchezza e ne limita pesantemente e sostanzialmente la libertà. Mi rendo perfettamente conto che parlare in questi termini di problematiche simili, in alcune zone del Mezzogiorno è assai difficile e complesso. Ciò che avete perso in questi ultimi anni, è qualcosa di enorme. Sognavate che con l’ingresso in Europa, potevate essere assistiti dal resto d’Europa, così come lo siete stati per interi decenni, a spese di regioni come la Lombardia ed il Veneto. Ma così non è stato, semplicemente perché la Germania non ha voluto essere ciò che è la Lombardia nel sistema itagliano, ovvero, si è opposta ad una prassi che invece è del tutto immorale, ma che purtroppo rappresenta la regola alle nostre latitudini. Esiste un sistema di welfare generalizzato e radicato, poggiato sull’assistenzialismo, che però sta per esplodere e questo rappresenterà sicuramente un grosso problema sociale dalle vostre parti, soprattutto nell’immediato futuro”.

Pagliarini ha ipotizzato nel 1998, l’ipotesi della doppia moneta al Nord ed al Sud. Ritiene ancora attuale questa proposta, alla luce del fallimento dell’Euro così com’è stato concepito?

L’Euro, ribadisco, è stato un disastro assoluto, ed è anche peggio secondo me uscirne adesso. Quando lo hanno introdotto, qualche economista ha fatto giustamente notare che all’interno di questa Europa il fattore di misurazione della ricchezza non era di 100 a 50 così come accade fra le contee più ricche e povere degli Stati Uniti, bensì solo di 100 a 10. Con questo piccolo esempio, voglio solo evidenziare che non è possibile avallare un’operazione del genere per Milano, Reggio Calabria o Hannover, che sono aree economiche che presentano profonde differenze fra loro. Sono piuttosto decisamente a favore per la nascita delle monete d’area, che siano espressione dei parametri economici e territoriali delle varie aree cui si riferiscono. Il Sud è stato devastato dall’euro, ad esempio in settori-chiave come il turismo perché non ha retto la concorrenza di paesi come la Germania, la Francia, la Spagna ed il Nord-Europa. Già era difficile, giusto per fare un esempio a noi vicino, il confronto con località come ad esempio Rimini, figuriamoci poi doversi cimentare con il resto d’Europa. Per rendere ulteriormente l’idea, chiediamoci quanti tedeschi vengono ogni anno al Sud. Pochi, pochissimi, e questo semplicemente perché non esistono strutture all’altezza, a causa dell’economia assistita che ha impedito ogni forma di sviluppo di un vero e proprio tessuto imprenditoriale meridionale. Il problema dell’Europa è che l’Europa è una grande Italia, mentre l’Italia è una piccola Europa. Questi sistemi che poggiano sull’esistenza di monete che non riflettono dati macroeconomici omogenei, sono per forza di cose destinati a fallire. Ed in tal senso, ritengo l’idea di Pagliarini  attualmente ancora assai valida!”

 
Francesco Montanino




 


Luigi Marco Bassani (Hinsdale, 30 maggio 1963) è uno storico delle dottrine politiche italiano.
Laureatosi a Pisa dopo aver compiuto i propri studi tra Pavia, Boston e Berkeley, è studioso che si è occupato principalmente della tradizione americana (da Thomas Jefferson a John C. Calhoun) e delle questioni teoriche che riguardano il dibattito sul federalismo. Già collaboratore del professor Gianfranco Miglio all'interno della Fondazione Italia Federale, attualmente insegna Storia del pensiero politico contemporaneo e Storia delle Dottrine politiche alla facoltà di Scienze Politiche, Economiche e Sociali dell'Università degli Studi di Milano.
Con Alessandro Vitale e William Stewart ha lavorato ad un corposo dizionario enciclopedico sui temi della teoria federale (I concetti del federalismo), pubblicato all'interno della collana "Arcana imperii" curata dal professor Miglio per l'editore Giuffrè. Insieme a Carlo Lottieri e Mauro Maldonato ha pure curato una collana sulla storia delle idee politiche ("Sfere della libertà", edita da Guida).
Le sue ricerche principali sono state orientate ad evidenziare la tensione esistente tra la tradizione politico-culturale dell'Europa (centrata sulla nozione di sovranità) ed il pensiero americano (nel quale hanno un ruolo fondamentale la questione dei diritti naturali individuali ed una teoria delle istituzioni che valorizza - grazie al federalismo - il pluralismo e la competizione).



 

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