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mercoledì 6 gennaio 2016

NAPOLI: NON BASTAVANO LE MINCHIATE DI "GIGGINO SINDACHINO", ORA CI SONO ANCHE QUELLE DEL SUO COLLABORATORE "POSTIGLIONE CAPOCCHIONE"...



Non è neppure iniziato il 2016, che già dobbiamo registrare la prima figura barbina rimediata dalla metifica amministrazione comunale di Napoli, guidata da Giggino “O’ sindachino”. A cadere sotto la nostra lente d’ingrandimento, le critiche pretestuose e vergognose di tale Alessio Postigilione, "collaboratore" del primo cittadino partenopeo ed autore sui social di una sortita rivolta contro Luciano Cimmino, patron del prestigioso e rinomato marchio “Yamamay”.
Reo, a suo dire, di rinnegare le proprie origini perché nel logo della casa di moda, fondata a Napoli ma che ha avuto poi il meritato successo al Nord, non compare il nome della capitale del Sud. Ma quello di Milano, che come tutti sanno è uno dei luoghi più importanti al mondo, se parliamo di abbigliamento e di moda.
Non evidentemente per Postiglione che in un post pubblicato sulla propria bacheca di Facebook (ma poi misteriosamente scomparso) ha così sbarellato: “Yamamay e Carpisa, vergogne di Napoli. Pensavo fossero l’eccellenza di due progetti imprenditoriali vincenti, nati dall’estero made in Naples di Gianluigi Pellegrino. L’estro di chi rivendica con orgoglio le proprie origini napoletane. Invece, questi provinciali hanno vergogna di rivendicare le loro radici napoletane, di una città dell’arte e della cultura. E si propongono in Spagna come “Yamamay Milano”. Caro Cimmino, se non credi in ciò che sei perché ci dovrebbero credere gli altri? A Milano sarai sempre un terrone. Sono sinceramente indignato da chi nasconde le proprie origini invece di dimostrare che anche a Sud si fa impresa a livello internazionale”.

Non si è fatta attendere la risposta pacata ma molto ferma dell’imprenditore che, tirato in ballo in questo modo così volgare, ha preferito utilizzare l’arma dei fatti concreti, a quella delle parole del Postiglione di turno che invece come avrete facilmente intuito stanno a zero. Ricordando, ad esempio, come Yamamay dia oggi lavoro a 2.500 persone e di come, insieme a Carpisa, sia un caso di successo imprenditoriale, capace di farsi conoscere in tutto il mondo per la qualità e l’originalità dei propri capi di abbigliamento.
Una vicenda su cui naturalmente non potevamo mancare di dire la nostra. Anche perché invece di prendersela con chi fa impresa e con successo, il caro Postiglione – insieme a TUTTA l’amministrazione comunale ed alle vecchie cariatidi della politica made in Naples – dovrebbe piuttosto avere le palle di spiegarci perché a Napoli ancora oggi sono in tanti che se ne scappano via! E non parliamo solo di
Cimmino o di tanti altri imprenditori, ma anche e soprattutto di migliaia e migliaia di giovani (laureati e non), che ogni anno abbandonano l’antica e bellissima Partenope, per cercare altrove il luogo giusto in cui SOPRAVVIVERE! Dovrebbe spiegarci il caro Postiglione cosa concretamente FA, pur di creare le condizioni affinché un giovane non si trovi prima o poi costretto a lasciare la propria terra e le proprie radici!
Perché chi scrive, sta vivendo sulla propria pelle la non certo entusiasmante esperienza di vivere lontano da Napoli da esattamente 10 anni. Questo è il tempo che è passato da quando – era l’Epifania del 2006 -  feci, è proprio il caso di dire, armi e bagagli per trasferirmi a circa 800 km. di distanza dalla mia terra. Insieme a me, dopo qualche anno, sarebbe  venuta anche quella che oggi è mia moglie. Anch’essa laureata, e – come il sottoscritto – orgogliosamente e dignitosamente senza alcun santo in paradiso! Ogni giorno si lotta per andare avanti,
Alessio Postiglione con la pornostar Valentina Nappi
ed è dura. Fra tasse e soprusi quotidiani, subiti dallo stato itagliano non è difficile capire quanto sia diventato complicato far quadrare i conti a fine mese e portare il piatto a tavola! Non voglio nemmeno immaginare cosa sarebbe potuto accadere, se avessimo deciso di restare a Napoli dove la situazione è – se possibile – ancora peggiore, non solo del Nord, ma anche e soprattutto rispetto a quella che ho lasciato nell’ormai lontano 2006.
Fujetevenne!”, diceva il grande Edoardo De Filippo ai giovani a metà degli anni ’80: mi sembra di poter dire, che quel grido di allarme pieno di angoscia e di amarezza sia ancora purtroppo attuale. Se Caruso, lo stesso Edoardo e persino l’indimenticato Pino Daniele hanno scelto di farsi seppellire lontano da Napoli, evidentemente è perché questa città tratta male quei figli che invece fanno di tutto per farla brillare e risplendere! Non mi stupisco, se una buona fetta della popolazione partenopea si svegli con l’intento di fregare il prossimo, nel meno peggio dei casi! Perché poi sappiamo benissimo come il tumore camorristico continui – con la complicità di una classe politica vigliacca ed infame – ad appestare l’aria e la voglia di riscatto di una città che è tenuta sotto scacco, insieme all’intero Mezzogiorno, da questo regime liberticida da oltre 150 anni!!!
Una constatazione che dovrebbe far scattare più di un campanello
d’allarme nella testa di chi amministra questa città, ma così non è!
Perché – e di questo ne sono fermamente convinto – il caro Postiglione, naturalmente, ignorerà che quella che ho brevemente raccontato è una storia comune a tantissimi giovani. Così come credo finga di non sapere che il sistema delle raccomandazioni, con cui a Napoli e dintorni vanno sempre e comunque avanti nei posti che contano gli inetti e gli incapaci, abbia non solo peggiorato la qualità dei servizi pubblici. Ma anche e soprattutto danneggiato chi in realtà meritava quel posto, solo perché aveva i requisiti giusti! E non le maniglie, di cui molti si giovano solo perché hanno le “conoscenze” giuste quando – se dovesse prevalere il principio meritocratico che è tipico dei paesi civili – non hanno le carte in regola per andare avanti!
Il caro Postiglione, dovrebbe dunque avere la decenza di tacere quando poi si tirano in ballo quelle persone che tengono in alto il nome di Napoli, con la propria dedizione al lavoro e la propria professionalità. Ed anzi, dovrebbe piuttosto dirci se abbia mai lavorato in vita propria……

Francesco Montanino

 

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