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sabato 16 aprile 2016

POLITICA ENERGETICA E SOVRANITA’ POPOLARE: IL SIGNIFICATO NASCOSTO DEL REFERENDUM SULLE “TRIVELLE”!



Il referendum per le “trivelle” rischia di essere una delle tante occasioni perse da questo malandato paese, ma tutti se ne guardano bene dall’evidenziarlo. In particolare, sono due gli aspetti – a parere di chi scrive – che non sono stati sufficientemente trattati in tutti i dibattiti che stanno riempiendo gli spazi comunicativi.
Non si è potuto infatti fare a meno di notare come sia uno dei pochi strumenti ancora in mano ai cittadini per poter essere arbitri del proprio destino, che una seria discussione sulla ridefinizione della nostra politica energetica, siano  stati letteralmente sottaciuti dai talk show e dalle prime pagine dei giornali. Qualche buontempone infatti non ha perso l’occasione addirittura per svilire il significato del referendum che è probabilmente l’ultimo baluardo di libertà e di democrazia diretta ancora esistente, prima di ritrovarsi in una deriva autoritaria senza neppure rendersene conto! L’altro elemento che poteva e doveva essere posto all’attenzione di tutti, poi, era quello della ridefinizione delle attuali scelte strategiche di questo paese, nella delicata materia del fabbisogno energetico. Per queste ragioni, sarà l’ennesima grande occasione che sfumerà.

Segnale evidente che questo regime non intende minimamente concederci la possibilità di prendere cognizione e coscienza non soltanto sui più elementari diritti, ma anche e soprattutto di occuparsi di cose serie che riguardano il nostro futuro.
Il referendum di domenica prossima si occupa di un problema assai particolare, ovvero quello della durata dello sfruttamento delle concessioni per poter estrarre risorse dal sottosuolo marino. Un quesito che assume un sapore del tutto particolare e non solo per il delicato tema di cui si occupa (quello di abrogare la norma, attualmente esistente, che permette di estrarre petrolio, gas ed altre risorse dal sottosuolo marino entro le 12 miglia della costa, fino al completo esaurimento del giacimento), ma anche perché per la prima volta sono state le Regioni (ben 9, mentre la Costituzione prevede che siano almeno 5) a proporlo. Se prevarranno i SI’ (in presenza del raggiungimento del quorum, ovvero la metà più uno degli aventi diritto al voto), farà fede un termine per tutte le concessioni. Viceversa, (ovvero in caso di mancato raggiungimento del quorum o di vittoria dei NO), tutto resterà invariato e si potrà continuare ad estrarre sino a quando ci sarà ancora qualcosa.
Come si sarà potuto capire, è in ballo dunque l’assetto del territorio che lasceremo in eredità alle future generazioni. Perché la presenza di piattaforme petrolifere piazzate a pochi metri dalla costa, non è sicuramente un qualcosa che privilegia il paesaggio e che anzi fa letteralmente a pugni, con quanto la natura ha saputo regalarci. Per non parlare poi dei possibili legami che particolari tecniche di estrazione del sottosuolo come il fracking, possono avere con il verificarsi di eventi sismici anche di un certo rilievo come ad esempio quello dell’Emilia Romagna di quasi 4 anni fa.
Tornando alla consultazione popolare di domenica prossima, si stanno avvicendando le varie prese di posizione da parte dei vari comitati promotori oltre che degli schieramenti politici. Dal canto nostro, essendo il referendum uno strumento che permette al popolo di potersi esprimere liberamente, siamo del parere che sia opportuno recarsi alle urne e votare.
Chi in queste ore sta spingendo per l’astensione, allo scopo di farlo saltare a nostro sommesso parere, non sta sicuramente recando un buon servizio ad una dei più elementari principi su cui si poggia una democrazia (naturalmente non potrà mai essere il caso dell’itaglia), che sia degna di definirsi tale.
Ed è squallido che fra chi chiede l’astensione figurino personaggi come il Presidente del Consiglio in carica (l’abusivo Matteo Renzi) ed il suo compare di merenda (l’ex capo dello Stato, Giorgio Napolitano) che piuttosto avrebbero quanto meno il dovere di invogliare la gente a recarsi ai seggi, invece di invitarla a disertare!
Si sarebbe potuto accorpare il quesito referendario con la tornata elettorale delle amministrative, magari non solo per limitare la scarsa affluenza da parte dei cittadini. Ma anche e soprattutto per risparmiare un bel po’ di milioni di Euro, in tempi come questi contrassegnati da una grave crisi economica. Ed invece, così non sarà perché bisogna continuare a sperperare in malo modo il danaro pubblico, e continuare deliberatamente a tenere l’opinione pubblica lontana da decisioni che la riguardano assai da vicino, alimentando l’astensionismo.
Un fatto grave che conferma – ancora una volta – il volto più nauseabondo e malvagio di un regime che non perde tempo ed occasione per negarci quotidianamente diritti! Compreso naturalmente di decidere, cosa è meglio o cosa è peggio per noi. E questo perché come ben sappiamo, tali immondi personaggi non fanno altro che continuare a svendere questo malandato paese, perseguendo un disegno in cui è previsto anche e soprattutto l’azzeramento della nostra sovranità.
Il tutto nel nome di un cieco, completo e consapevole asservimento ai voleri di quelle lobby massoniche e mondialiste che stanno asfissiando ogni anelito di libertà, da oltre un secolo e mezzo a questa parte.
Nel caso specifico poi l’obbedienza ai diktat provenienti da questi satrapi (vigliaccamente nascosti), prevede anche che le nostre risorse vadano svendute al miglior offerente. Il gioco era stato scoperto da Enrico Mattei che per primo aveva capito che il Belpaese poteva tranquillamente far conto su ciò che aveva a disposizione, senza dover per forza sottostare alla volontà di potentati internazionali. La sua lotta contro le “sette sorelle” del petrolio, trovò purtroppo un tragico epilogo nell’attentato che nel lontano 1962 gli costò la vita. Da allora, abbiamo assistito alla svendita sistematica del nostro petrolio e del nostro gas, agli esportatori della democrazia provenienti da oltreoceano che hanno messo il loro lercio zampone su beni e risorse di nostra proprietà! Evidentissime le colpe della nostra classe politica che altrove sarebbe stata passata per le armi, perché siamo in presenza di un vero e proprio alto tradimento!
Uno degli aspetti meno evidenziati di questo referendum come avrete potuto ben capire, cari lettori, riguarda appunto la politica energetica di un paese che abbonda di risorse naturali che potrebbero permettergli di soddisfare gran parte del proprio fabbisogno. Senza dunque la necessità di dover forzatamente dipendere dall’estero, e dai voleri dittatoriali di qualcuno.
E che invece così non è perché pur esistendo importanti giacimenti petroliferi e di gas, ad esempio in Lucania ed in Sicilia, non solo la nostra classe politica marcia, criminale e collusa li svende alle multinazionali per quattro soldi. Quanto poi addirittura siamo costretti a ricomprarli – una volta lavorati e raffinati – da questi strozzini, a prezzi esorbitanti! Insomma, oltre al danno dobbiamo pure sorbirci la beffa di dover comprare a peso d’oro, ciò che in realtà di cui disponiamo (e che magari potremmo sfruttare) tranquillamente a casa nostra!

In più di una circostanza, abbiamo evidenziato come un Sud indipendente possa arricchirsi semplicemente utilizzando in maniera razionale ed ecocompatibile, le risorse di cui dispone! Purtroppo abbiamo invece dovuto assistere – ripetiamo, con la complicità di una classe politica meridionale delinquenziale ed inetta – ad un processo irreversibile di depauperamento delle nostre ricchezze e del nostro ambiente, che è stato letteralmente stuprato ed umiliato, come hanno dimostrato gli scempi della Terra dei Fuochi, dell’Italsider a Bagnoli e dell’ILVA a Taranto, solo per citare gli esempi più clamorosi.
Non sappiamo se e cosa cambierà sostanzialmente con questo referendum. Ma fino a quando questo sgangherato e ridicolo paese, continuerà ad essere una colonia americana, siamo convinti che l’idea di poter tornare ad essere finalmente liberi a casa nostra – considerando anche l’indolenza e l’indifferenza di ampi strati della popolazione che continua a fidarsi ciecamente di chi in realtà continuerà in maniera impunita ed imperterrita ad arrecare danni – sia destinata a restare un’utopia!

Francesco Montanino

Lega Sud - Ausonia

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