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lunedì 28 novembre 2016

ALLA RIUNIONE DEL TEA PARTY: DALL'ITALICO INUTILE REFERENDUM AL MODERNO MODELLO SVIZZERO





Milano (PDN) - A poco più di due settimane dal voto al referendum sulla seconda parte della costituzione, si sta facendo sempre più acceso ed aspro il dibattito fra i fautori del SI’ e del NO. Al di là dei personaggi di dubbia moralità e fiducia che sostengono ora l’uno, ora l’altro schieramento, quello che – almeno a noi appare evidente – è che, indipendentemente da quello che sarà poi l’esito finale, le Regioni così come sono state concepite dall’Assemblea Costituente nell’ormai lontanissimo e – per certi aspetti - preistorico 1946, sono fallite.

Di quelle che sono le prospettive del dibattito federalista, anche alla luce dell’ormai acclarata svolta statalista e centralista attuata da Salvini e dai suoi compari, se ne è parlato in un incontro organizzato dalla delegazione milanese del Tea Party. A cui hanno preso parte, Giancarlo Pagliarini, ex Ministro del Bilancio ai tempi del primo esecutivo Berlusconi, e l’ingegnere Chiara Battistoni, profonda conoscitrice del modello federale applicato con successo nella vicina e civile Svizzera.
Si è discusso infatti dell’opportunità di andare oltre al semplice quesito referendario  – che di per sé presenta diversi lati oscuri – per rilanciare la necessità di riscrivere sì la costituzione. Ma in modo diametralmente opposto rispetto a quello - che tanto chi propende per il quanto piuttosto per il No - intende fare. Senza rendersi inoltre minimamente conto che l’argomento del contendere – l’attuale Costituzionepresenta uno schema superato, oltre che anacronistico perché appartenente ad un mondo, quello del secondo dopoguerra, che ormai è stato consegnato ai libri di storia. E che non considera invece i profondi mutamenti intervenuti in un lasso di tempo così importante. Andare al di là, dunque, del semplice quesito referendario, e proporre la struttura organizzativa esistente nella Confederazione Elvetica quale risposta al centralismo romano. Capace di rinnovarsi ed adeguarsi alle nuove sfide imposte dalla competitività e, per questo motivo, ancora una volta da imitare perché vincente.


“Una cosa che mi sta profondamente infastidendo – ha esordito Giancarlo Pagliarini è il clima assurdo che si è creato, dove ormai gli insulti sono all’ordine del giorno. E’ inconcepibile, non si fa così politica. Questo sta diventando un paese incivile! Non è logico, perché contro natura, che uno stato – tornando nel merito del referendum – sia organizzato in modo centralista. Nelle classifiche che misurano la competitività di paesi, stilate dal World Economic Forum, compaiono quasi sempre i paesi con struttura federalista. Da 6 anni, la Svizzera è al primo posto, seguita da Singapore. L’Italia, per la cronaca, è al 41mo posto, e non ricordo chi ci precede e chi ci segue”.
Poi l’analisi della Carta Costituzionale della Svizzera che “non comincia – puntualizza Pagliarini - con l’articolo 1, bensì con 5 premesse cui il resto della Costituzione si deve attenere. Ed in cui si citano, al contrario della nostra, le generazioni future. In Italia, invece, ai nostri figli non ci pensa nessuno. Più che la seconda parte della costituzione che si vuole cambiare il prossimo 4 dicembre, va ripensata a mio parere la prima dove si parla innanzitutto della responsabilità nei confronti delle generazioni future e, cosa molto importante, di unità nelle diversità. Che non riguarda solo gli opposti schieramenti, ma tanto i cittadini di Interlaken quanto quelli di Neuchatel. Tutti, a sinistra come a destra, lavorano insieme per raggiungere un obiettivo comune, che è quello di consegnare ai figli un paese che funziona. Se andiamo a scorrere la costituzione elvetica, notiamo come all’articolo 3 la sovranità appartenga ai Cantoni, i quali decidono quali poteri e competenze delegare allo Stato, oltre che il sistema elettorale che generalmente è quello proporzionale. Lo Stato non ha potere e svolge quelle funzioni che gli sono assegnate da questi enti territoriali. L’esatto contrario di quello che accade dalle nostre parti. Se il fronte del SI’ e del NO, proponessero questi argomenti, andrei a votare di corsa. Ed invece, non so cosa votare perché entrambi portano avanti cose che fanno schifo. Poi parliamo del Governo, composto da 7 persone che sono l’espressione dei 4 partiti (ne sono 12 in totale) che hanno ottenuto il maggior numero di voti e che lavorano sempre e comunque per i cittadini. Da queste parti, lo chiameremmo inciucio; in Svizzera invece è la formula magica. Il Governo è eletto dal Parlamento, composto da due camere come da noi. Il Parlamento, pensate, è di milizia ovvero composto da cittadini che svolgono il ruolo di deputati non come professione principale. Lì il bicameralismo perfetto funziona, con il Consiglio degli Stati ed il Consiglio Nazionale che eleggono il Governo. Hanno già fatto già 3 referendum con i cittadini che hanno chiesto l’elezione diretta, e tutte e tre le volte è fallito perché lì si fidano delle istituzioni. Senza perdere tempo in inutili e dispendiose campagne elettorali. Sono questi gli argomenti di cui dovremmo discutere, ma qui non accade perché sono considerate delle bestemmie. Inoltre, altro aspetto da evidenziare è la collegialità del Governo nel prendere le decisioni perché sono tutti d’accordo. Chi si oppone a tale principio, viene sbattuto fuori. Il ragionamento è questo: se mi fido del Governo, questo deve funzionare”.
L’ultimo organo toccato dalla lunga disamina di Pagliarini è il Presidente della Repubblica che “in Svizzera, ruota ogni anno, è uno di quei 7 e si evita la concentrazione del potere. Vi dirò di più: fino a poco tempo fa metteva il passaporto nel cassetto e da lì non usciva perché doveva essere al servizio dei cittadini. Non c’è differenza fra maggioranza ed opposizione perché tutti remano dalla stessa parte e non c’è il ping pong fra le due Camere. Il sistema bicamerale qui è fallito, perché non funziona come dovrebbe. La Svizzera è grande più o meno quanto la Lombardia, e sappiamo benissimo qual è la differenza in termini di qualità della vita fra questi due luoghi. Le cose sono due: o si fa la secessione oppure si prova a scopiazzare la costituzione esistente in Svizzera. Ma qui non lo si vuole capire, basta vedere come si stanno scannando per un SI’ o per un NO a questo referendum! Mentre oltre confine, si vota per il nucleare….”
Ha poi preso la parola, Chiara Battistoni che ha evidenziato alcuni interessanti aspetti del modello federale elvetico. “In Svizzera – ha osservato - il voto elettronico è già una realtà, e se si considera che da noi si vota poche volte, ciò vuol dire che la nostra democrazia è davvero matura. Un paese profondamente democratico che avrebbe molto da insegnare a tutti, con una carta che è presente da 725 anni e che è stata continuamente adeguata. Un altro aspetto particolarmente interessante ed innovativo del federalismo svizzero, è stata la sua capacità di adeguarsi ai tempi negli ultimi 20 anni, quando la competitività ha posto delle nuove sfide. Ci si è interrogati sul senso del nostro federalismo, e sono stati introdotti degli elementi che rendono questo modello vincente. La Svizzera continua ad essere un paese dinamico, oserei dire resiliente, perché il fatto di avere un duplice canale composto dall’iniziativa popolare e dal funzionamento delle istituzioni le consente di andare avanti. In Italia, invece, manca la visione strategica e con essa la valorizzazione delle differenze esistenti. Non c’è visione d’insieme e qua occorrerebbero come il pane degli aspetti resilienti.  Gianfranco Miglio ha provato a presentare un’analisi delle grandi città, ipotizzando già un futuro in cui saranno preponderanti le leghe composte dai Comuni più grossi. Un po’ come sta già accadendo in alcune città del Nord Europa come Amburgo o Amsterdam, dove tale tendenza è già in atto. Altrove, siamo già molto più avanti di una semplice discussione fra il SI’ o il NO. La grande vittoria della Svizzera è stata trasformare un modello che va avanti da oltre 7 secoli, innovandolo e rendendolo al passo con i tempi, pensando alle grandi trasformazioni in atto anche nei confini di città come Lugano o Ginevra”.
 servizio curato da Francesco Montanino

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