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sabato 27 maggio 2017

UMBERTO BOSSI BATTEZZA LA NASCITA DI "GRANDE NORD"



Milano – La data del 27 maggio 2017 è destinata a passare alla storia come quella in cui la Lega Nord ufficialmente celebra la sua scissione. La profonda spaccatura che si è creata all’interno del Carroccio, dopo che il Congresso Federale ha sancito di fatto la contrapposizione assai netta e marcata fra l’ala indipendentista che fa capo al Senatur Umberto Bossi e quella (s)fascio-nazionalista itali(di)ota di salviniana memoria, ha segnato la fine di quel movimento che, fra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90, aveva intrapreso una dura lotta contro Roma ladrona. Quel che avevamo del resto subodorato in tempi non sospetti, ha dunque trovato un puntuale riscontro.
All’Hotel Cavalieri è stato presentato oggi pomeriggio il nuovo soggetto politico “Grande Nord” che intende rilanciare quella “questione settentrionale” che anima soprattutto i leghisti della prima ora che hanno sempre fatto una gran fatica ad accettare la svolta lepenista di Salvini.  Volendo riassumere in poche ma semplici battute il succo dell’incontro, potremmo dire di aver assistito a delle vere e proprie prove tecniche di centro-destra che ruota attorno alla collaudata asse Bossi-Berlusconi, unitamente al rilancio delle tematiche federaliste ed indipendentiste tanto care all’indimenticato professor Miglio.
Più imprese, più lavoro e meno tasse: questi i leit-motiv con cui il neonato movimento si è voluto presentare in una sala affollata di cittadini, giornalisti e curiosi. Presenti fra gli altri Francesca Martini (ex sottosegretario ai tempi del Governo Berlusconi), gli ex deputati Oreste Rossi, Marco Reguzzoni ed infine Roberto Bernardelli, passato alla ribalta delle cronache tempo fa per la storia del Tanko. 
Roberto Bernardelli intervistato dal TG RAI
Ma soprattutto Umberto Bossi, applaudito lungamente dalla sala che ha atteso con trepidazione il suo intervento. Nonostante la sua presenza sia stata in forse fino all’ultimo momento, il Senatur non è voluto affatto mancare all’happening in cui pur essendo stata pronunciata poche volte la parola Padania, si è parlato delle problematiche di un Nord che sta facendo i conti con la profonda crisi del proprio sistema imprenditoriale ed i problemi legati alla mancanza di sicurezza legati all’immigrazione selvaggia ed incontrollata. “Posso garantite che il nostro movimento non è e mai sarà una fabbrica di cadrega. Chi vuole venire qui – ha tuonato Bernardelliin cerca di cadreghe, sappia che non troverà terreno fertile, così come i politici di professione che vogliono fare politica, ma con i nostri soldi! In merito al “felpetta” (riferito a Salvini, nda) se qualcuno dall’alto gli avesse detto “distruggi la Lega Nord”,  credo che abbia colto questo suggerimento nel miglior modo possibile ed immaginabile. Perché quando al Congresso Federale dice “prima gli italiani e poi il Nord”, non fa altro che certificare la fine della Lega Nord, così com’era nata. Ha assolto questo particolare “compito”, e come in una gara di staffetta doveva portare il testimone di un sogno costruito da Bossi. In questa corsa, invece, il “felpetta” fa esattamente il contrario perché va contromano. Ha tradito nel profondo la genesi e l’origine della Lega Nord che è nata come movimento a difesa dei territori, delle imprese, dei pensionati e dei nostri territori. Ma non sarà affatto lui a spegnere il nostro sogno che è nato grazie ad Umberto Bossi che non ha mai fatto politica per mestiere ed interesse. Non possiamo più assistere in maniera passiva a questa vergognosa perdita di competitività del Nord che è la locomotiva dell’intero paese. I giovani perdono lavoro, gli imprenditori delocalizzano e se ne vanno. E sapete perché? Si pagano troppe tasse ed in più il potere d’acquisto rispetto al Sud qua è inferiore del 30%. I pensionati con appena 500 euro al mese fanno una fatica tremenda a sopravvivere e magari qualcuno di quelli del meridionale è pure un falso invalido! 


La classe politica meridionale, composta da parassiti, si è portata via i nostri soldi e non risolve per niente i nostri problemi! Questo perché la classe politica del Nord non sa neppure salvare quelli che produciamo qui! Abbiamo intrapreso due iniziative piccole, ma importanti come la raccolta firme con cui intendiamo opporci all’ennesimo intervento pubblico a favore di Alitalia che ha contratto un debito con i comuni limitrofi all’aeroporto di Malpensa. Prima deve pagare. Dopodiché, per me può anche fallire. L’altra iniziativa, riguarda i comuni piemontesi che nel 1994 subirono gravissimi danni da un’alluvione che causò morti a causa dell’esondazione del Po. Lo stato permise – bontà sua – di non far pagare niente a chi subì quei danni. Adesso, a distanza di 23 anni, è tornato a battere cassa chiedendo il versamento dei contributi che erano stati all’epoca erogati. Gli imprenditori del Nord non devono restituire neppure un euro, è ora di finirla con la storia del “somaro, paga e taci”!”.

Ampio spazio è stato però riservato agli interventi di imprenditori, sindaci e normali cittadini che hanno esposto quei problemi quotidiani che sono lontani anni luce dalla vision di certi politici che vivono in un mondo dorato ed in certi salotti da cui sanno solo pontificare. Immigrazione selvaggia e mal gestita, mancanza di sicurezza, oppressione fiscale e burocratica, categorie sociali (disabili e pensionati) totalmente abbandonate da uno stato itagliano mariuolo ed accattone come sempre: questi gli argomenti che si è avuto modo di ascoltare e che non hanno trovato sinora una valida e concreta risposta.
Poi il momento-clou dell’incontro, ovvero l’intervento di Bossi che ha però messo in guardia dall’idea di creare un nuovo partito, rivolgendosi a Bernardelli. “La magistratura ed i servizi segreti come sentono l’idea di un nuovo partito – ha avvertito il Senatursubito si muovono, perché l’Italia non è per niente un paese democratico, tutt’altro. Per questo motivo, è opportuno stare attenti ed abbottonati. Per ora, va bene il discorso culturale perché – come avete capito – in Italia non c’è libertà. Prima bisogna informare i cittadini, e poi si parte. Il lavoro è la base del vivere civile e senza di esso, si chiude. L’anno scorso hanno chiuso circa 100.000 aziende, a dispetto di quello che ci dicono. Altro che i posti di lavoro sbandierati e promessi da Renzi! Dall’inizio dell’anno, sono chiuse 241 aziende alla settimana, un vero disastro. Non possiamo accettare il colonialismo, ben sapendo e mettendo in conto che i colonialisti sono dei delinquenti perché pronti a comprarsi i cittadini. Pensano che controllando la nostra economia, possano colpirci. Per essere italiani, i cittadini del Nord sono costretti a versare tanti soldi! L’Italia è stata imposta, e non certo voluta. Bisogna stareall’erta, perché qualcuno crede che la Padania sia stata inventata dal Padreterno per mantenere l’Italia. Sappiamo che la battaglia sarà lunga e dura. Al momento opportuno, faremo pagare alla marmaglia che ha favorito il colonialismo, il conto. Sono ottimista sul fatto che possa nascere un movimento culturale che partendo da Milano e dalla Lombardia possa far risplendere, come stella polare, l’idea della Padania! Anche se la Magistratura ed i servizi si muoveranno, il vuoto in politica non esiste. Sto notando che in questo periodo stanno nascendo tante forze politiche indipendentiste al Nord: questo significa che quando i popoli si muovono, non c’è niente che il sistema di potere possa fare. Hanno fatto scomparire le nostre lingue, poi la nostra cultura con buona pace del Manzoni. Sono certo che alla fine si troverà la strada giusta, anche se la colpa non è solo del centralismo italiano e di Roma. Infatti anche gli imprenditori hanno la loro fetta di responsabilità, perché hanno acquistato quei titoli di Stato che hanno alimentato sprechi, clientele e disservizi. Oggi non ci sono più gli investimenti per la ricerca, e questo ha fatto perdere loro competitività. Hanno ascoltato i consigli dei bocconiani che gli dicevano di comprare”.
Poi la bordata rivolta a Salvini. “Per essere artefici del nostro destino, non c’è bisogno di andare altrove perché ci sono 30 milioni di persone solo in Padania, ovvero la metà dell’intera penisola. Ben vengano i movimenti indipendentisti che si battono per la libertà dei propri territori. Non conta il numero dei voti – ha poi concluso – ma il loro peso, così come ho sempre fatto”.
Sul modo con cui Grande Nord muoverà i primi passi ha sgombrato il campo da ogni dubbio, Marco Reguzzoni che ha annunciato l’inizio di una raccolta firme per mandare a casa un gran numero di parlamentari, richiamando una frase di Gianfranco Miglio contro la piaga del professionismo della politica, con cui certi personaggi hanno pensato bene di crearsi vere e proprie rendite di potere e di posizione.
Al termine, la presentazione del simbolo che sarà, come ipotizzato, una confederazione di movimenti indipendentisti. Il prossimo appuntamento – fanno sapere gli organizzatori – è fissato in autunno: il 21 ottobre, esattamente una settimana dopo i referendum sull’autonomia che si terranno in Lombardia ed in Veneto – è prevista (probabilmente a Milano) la prima convention del neonato movimento settentrionalista.

Francesco Montanino 



                                                        L'intervento di Roberto Bernardelli

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