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domenica 16 dicembre 2018

IL SALE MADE IN SUD: L’ ORO BIANCO DI PUGLIA CEDUTO AI FRANCESI NEL SILENZIO DEL GOVERNO ITALIANO










L’oro bianco di Margherita di Savoia e il fascino della zona umida, da Federico II a oggi

Non è mai diventato banale, col passare del tempo, lo slogan "Sale, sole, salute" per descrivere con tre parole il fascino di Margherita di Savoia, il paesino pugliese a circa 70 km da Bari che ospita le saline più grandi d'Europa.
Una distesa bianca antichissima, di cui parla addirittura Plinio il Vecchio, che accompagna per oltre 4000 ettari la terra pugliese e le sue campagne. Saline che di artificioso non hanno nulla e che devono la loro esistenza solo a madre natura. Le zone sono due: quella evaporante e quella salante. La raccolta del sale ha smesso da diversi anni di avvenire annualmente, con l'impiego di macchine raccoglitrici semoventi, per poi diventare meccanica. Si tratta cioè di una tecnica "a travoni di sale", fiore all'occhiello della salina margheritana, che permette, una volta scaricata l'acqua "madre" presente sull'incrostazione salina, di creare delle vere e proprie piste. È su queste che lavorano gli stessi escavatori, caricando il sale sui camion per poi trasportarlo sulle aie di ammassamento. 

In Italia si potrebbero produrre circa 4-5 mio/ton di sale grezzo anno, invece siamo intorno a 2-2,4 mio/ton causa un 30% importato già dall’estero, pari ad un valore all’origine di 125-135 mio/euro che al consumo finale diventano solo 220-230 mio/euro compreso l’importato (pari a 70 mio/euro). 

Solo circa 260.000 tonnellate sono utilizzate per  uso alimentare, farmaceutico, medicinale e cosmetico, tutto il resto diventa antighiaccio stradale e base per la chimica industriale di note multinazionali. La storia del #saleitaliano trova la sua origine nella Magna Grecia, nei Fenici, negli etruschi e nei Romani. Circa 15-20 i “siti di sale” che hanno contribuito a creare produzioni alimentari di prestigio richieste in tutto il mondo. Non è vero che “un sale vale un altro”, anzi proprio l’agguerrita concorrenza estera ci insegna che ci sono confezioni uguali di sale da cucina, da cosmetica, da tavola che valgono 3 euro al kg ma anche 50-70 euro al kg. 

In Italia le saline più importanti e attive sono quelle marine di Margherita di Savoia, Cervia, Trapani, Sant’Antioco, Cagliari, Romagna, Palermo, Carloforte e quelle di miniera o di roccia detta anche salgemma di Volterra, di Petralia, di Agrigento, di Salsominore e Salsomaggiore per citare quelle ancora attive.

La notizia, molto nascosta e poco pubblicizzata, è di quelle da far accapponare la pelle, far rivoltare nella tomba qualche genio dell’agroalimentare italiano, far avere un infarto al presidente della Coldiretti, far saltare sulla sedia il ministro Centinaio, allarmare un sacco di grandi ristoratori italiani, da far pensare male (e non si fa peccato!).

La più grande salina d’Europa, un gioiello di Puglia nella regione del governatore Emiliano molto attento agli ulivi, all’evo, ai tubi del gas ma evidentemente all’oscuro dell’evento… passa di mano non per una cessione fra imprenditori, non per una nuova concessione del Governo italiano, non per una libera decisione del Demanio titolare delle concessioni Ex-Monopoli di Stato… ma passa di mano attraverso l’acquisto di un credito bancario messo all’asta al miglior – si fa per dire – offerente.

E’ di qualche giorno fa  la decisione della banca senese Monte dei Paschi di cedere il credito vantato su Atisale-Salapia spa proprietaria della concessione governativa di estrarre sale a Margherita di Savoia in Puglia (con anche importanti partecipazioni nelle saline di Sardegna e a Volterra, oltre a forti e stretti collegamenti con i concessionari di Palermo e Trapani)  alla multinazionale del sale, leader commerciale in Europa, la francese Salins spa, già detentrice del  sale della Camargue, di 4 sedi estrattive atlantiche (Spagna, Francia),  di 3 siti produttivi in Tunisia, di miniere di sale in Francia, e anche proprietaria del 100% della Cis-Compagnia Italiana Sali spa con sede a Porto Viro (RO) in cui non si estrae sale, ma dove viene immagazzinato in 60.000 mq di capannoni e aree, montagne e montagne e montagne di sale provenienti da ogni dove.
Salins spa lavora 4-6 mio/ton annuo di sali, pari a quasi 3 volte la produzione totale italiana.
Salins spa distribuisce sale confezionato in oltre 100 paesi nel mondo con diverse decine di marchi propri  grazie al rapporto con Morton Salt leader mondiale. La notizia corre sul web, allarma i sindacati dei lavoratori per il pericolo di perdere il posto, chiusura salina, cambio organizzazione, nuove maestranze, ma allarma e lascia allibiti anche gli attuali titolari della società che gestisce la concessione governativa valida fino al 2029, la Atisale-Salapia spa, seppur autori del grave debito, interessati a usufruire anch’essi dell’opportunità di una “svendita” del credito da parte di MPS per riprendere la piena efficienza aziendale.
Voci di corridoio – nulla di scritto e parliamo di un bene Governativo e di una Banca, MPS, salvata con i soldi dei cittadini italiani per circa il 70% del capitale sociale – dicono che MPS incasserà solo  5,4 mio/euro per azzerare un debito reale, addirittura coperto da fideiussioni e garanzie in azioni della società e in proprietà personali degli attuali soci di Atisale-Salapia spa, pari a 16,7 mio/euro. Inoltre Atisale è già in concordato preventivo e le maestranze sono in agitazione sindacale e in allerta da anni.

I ben informati dicono che una altra società italiana, oltre alla Atisale,  con sede a Milano,  abbia offerto oltre mezzo-milione di euro in più ma è stata ignorata. Perché MPS vuole incassare meno? Perché MPS non sceglie l’offerta più alta? Perché MPS ha ritardato di oltre 30 giorni la comunicazione? Perché MPS non ha fatto una comunicazione ufficiale visto che l’asta, pur essendo privata, ha diversi attori partecipanti, la legge e il decreto Padoan è chiarissimo sulla trasparenza bancaria soprattutto per le banche sotto osservazione e salvate con i soldi di tutti gli italiani?
Ci sono forse “altri” accordi privati? Altre garanzie richieste dal vincitore dell’asta? Ci sono nuovi interessi e nuove agevolazioni anche sui pegni delle azioni? Sono state rilevate anche le garanzie e fideiussioni dei privati soci di Atisale e Salapia spa? Sono state fatte concessioni da MPS? MPS è stata salvata dal Governo Renzi, prima ancora dai Monti Bond, all’incirca 11-13 mld/euro pubblici. MPS come Alitalia?
Per raccogliere qualche spicciolo si  “vende il patrimonio del #saledelsud”. Sembra di ri-vedere dopo 35 anni  la svendita dello zucchero italiano: l’Italia produceva zucchero bianco per l’86% di tutto il mercato interno ed esportava qualità, ora non arriviamo al 16% di autosufficienza! Ora importiamo zucchero da tutto il mondo e non produciamo più barbabietole, da 330.000 ettari coltivati in Italia siamo passati a 30.000: una debacle! Il #SaledelSud è un asset patrimoniale nazionale, un brand strategico per l’Italia.

L’ennesimo prodotto-marchio made in Sud ceduto ai francesi. MPS ha preferito il triangolo Arezzo-Parigi-Siena rispetto a Bari/Trani-Roma-Siena? MPS non ha neanche riscattato il 100% delle azioni di Atisale-Salapia spa avute in pegno per il prestito, neppure le fideiussioni dei soci-proprietari sono state poste all’incasso dalla banca, perché? inoltre quali garanzie sono state date al Comune di Margherita di Savoia e alla Regione Puglia sulla continuazione della attività, miglioramento impianto, mantenimento maestranze, accurato controllo ambientale visto il luogo sensibile inserito in un parco di 4000 ettari, le vicine terme di attrazione turistica, il museo, le spiagge dei turisti, il valore della pesca nel basso adriatico così importanti per l’economia locale, oltre alla viabilità?
Il  modello finanziario ancora una volta bypassa, va oltre, fa danni ai prodotti strategici del Sud. Può essere che qualche errore sia stato fatto anche dalla vecchia impresa, ma almeno la convocazione di un tavolo pubblico si poteva fare.  Circolano anche voci, fra bene informati sull’asse Bari-Trapani-Palermo, che la multinazionale francese abbia messo gli occhi anche sulle saline siciliane, sarde e toscane collegate alla stessa impresa Atisale-Salapia spa. E questo interesse sembra anche coinvolgere un asse finanziario-multinazionale di altissimo livello che va da Parigi a Siena, passando per Firenze, Roma e Dublino.
E il Governo itaGliano e Coldiretti in silenzio.

RED
(fonte: Giampietro ComolliNewsfood.com)


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