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venerdì 23 agosto 2019

"FEDERALISMO SUBITO O INDIPENDENZA": IL LEADER STORICO DI LUCANIA LIBERA MICHELE SELLITRI RILANCIA SULL'AUTONOMIA

"La fase politica , ha messo al centro delle scelte e delle richieste dei Popoli IRREDENTI d'Europa, la richiesta di Sovranità,  ossia le funzioni di potere dei Popoli Europei ( catalani baschi, corsi, scozzesi, ecc. )... e del Popolo Meridionale vessato e straziato da 159 anni di saccheggio e colonizzazione ed utilizzo del suolo come immondezzaio delle multinazionali del capitale dei Nord": così esordisce Michele Sellitri, attuale commissario regionale della Basilicata della Lega Sud Ausonia, storico leader movimentista di "Lucania Libera", avvocato e giurista esperto a livello internazionale di federalismo e autonomia.

"Le guerre nazionaliste con genocidi , stupri, violenze di ogni genere , hanno modificato i confini statuali, annettendo e schiavizzando i popoli che ora richiedono LIBERTÀ ed Indipendenza - dice Sellitri al nostro corrispondente - questa Repubblica italiana, si creò a Ventotene , nel  1939  , dove 2300 oppositori politici nell'isola carcere, realizzarono il "Patto di Ventotene", col quale nacquero le Brigate PARTIGIANE , che ricacciarono dalla penisola gli occupanti del "patto di Acciaio".

Il primo governo Parri, nel quale si stava provvedendo ad applicare il PATTO di Ventotene, prevedeva una Italia fuori dai blocchi americano o russouna Repubblica Federale, che rispettasse la identità e la storia delle nazionalità dei popoli ( il Sud, Padania, Sicilia, Sardegna..ecc), in una Europa dei popoli liberi e federati e non in questa accozzaglia di affaristi, banchieri e finanzieri.


Questo programma politico, aveva ispirato i migliaia di Partigiani, che rischiarono la vita ... e rispettava la nuova richiesta di Autonomia che il Sud anelava, dopo un milione di deportati nelle Americhe e il mezzo milione di morti della "Guerra Partigiana" dei contadini e Patrioti , chiamati dai giornalisti salariati, "Briganti". Dopo lo sterminio dei bersaglieri nei confronti delle genti meridionali, dopo le stragi di Garibaldi, Cialdini & c. dal 1860 in poi.
Antonio Gramsci, Don Luigi Sturzo, Di Vittorio, Micheli, Ciccimarra, Calvario, Notarangelo, Riccardo Pazzaglia, Luciano De Crescenzo con la loro azione politica e i loro scritti testimoniarono queste verità storiche antiche e attualissime.  Le tre regioni del Nord , sono diventate le più ricche poiché ingrassate con i continui saccheggi al Sud. Ora, con l'appoggio del governo, richiedono la Autonomia Differenziale, ossia la "trattenuta delle proprie tasse" . A questo dobbiamo tutti rispondere FEDERALISMO POLITICO SUBITO o INDIPENDENZA. Il Federalismo politico - conclude Sellitri - rafforza il Paese, ma allo stesso tempo tutela le economie, storia , cultura , ambiente ed Identità. Se non ci concedono questa forma di tutela di maggiore regionalismo per tutti... come anche DON LUIGI STURZO voleva con determinazione, attueremo in alternativa l'Indipendenza Subito, ripartendo proprio dal disegno di Legge sul Parlamento del Sud (di Ausonia, n.d.r.), che presentammo nel 2000".

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martedì 20 agosto 2019

IL SUD CONTINUA AD ESSERE TERRA DI PASCOLO PER I SOLITI TRAFFICANTI DI VOTI. IL 28 E 29 SETTEMBRE RIPARTE DALLA LUCANIA IL PARLAMENTO DEL SUD.



Matera - Nel corso di una riunione del consiglio federale nazionale della Lega Sud Ausonia, tenutasi stamane a Matera, per programmare l'agenda delle prossime iniziative politiche del principale movimento autonomista del Mezzogiorno, sono stati delineati i punti tematici e le iniziative dei prossimi mesi, che vedranno la Lega Sud Ausonia impegnata negli importanti appuntamenti delle elezioni regionali in Calabria, Puglia e Campania, nonché in tante realtà amministrative locali nel Meridione.
Il segretario federale nazionale del Movimento, Gianfranco Vestuto, ha annunciato il primo degli appuntamenti importanti che vedrà protagonista proprio la città di Matera, il 28 e 29 settembre 2019, con una convention meridionalista incentrata sul rilancio del vecchio disegno di legge della Lega Sud Ausonia del Parlamento del Sud ( Referendum costituente per  l'istituzione del Parlamento di Ausonia - Proposta di legge n° 7053 del 1°giugno 2000 - presentata alla Camera dei Deputati - http://leg13.camera.it/chiosco.asp?content=/_dati/leg13/lavori/stampati/sk7500/frontesp/7053.htm ).



"Quattro sono le nostre proposte e i temi che intendiamo portare all'attenzione di un Mezzogiorno scempiato dalle decennali scorribande politiche dei partiti nazionali e da quelli di ispirazione nordista, che hanno gettato ancora di più il Sud nella desertificazione economica, sociale e umana - ha detto il segretario Vestuto nel corso del suo intervento. Occorre un’azione politica che parta dai nostri territori e non da atti dettati come sempre da Roma, Milano o peggio ancora da Genova - ha proseguito il leader della Lega Sud Ausonia - e che faccia dell'autonomia non un tema da demonizzare, ma una grande occasione che il Mezzogiorno deve cogliere e rilanciare ancora di più. Questi i temi su cui intendiamo focalizzare la nostra azione:

1) Ridisegno dei territori e una forma di governo macroregionale con una forte devolution dei poteri, cosi come indicammo nel nostro originario progetto di legge;
2) Programmazione di una politica energetica che porti gradualmente alla totale indipendenza dalle fonti energetiche di matrice petrolifera, che hanno scempiato senza neanche arricchire molti dei nostri territori, con il passaggio ad una gestione energetica esclusivamente di tipo rinnovabile;
3) Riforma agraria che abbia come punto fondamentale, oltre al passaggio ad un tipo di agricoltura esclusivamente biologica, anche l'abolizione della proprietà privata per i fondi agricoli oltre i 20 ettari per meglio indirizzare obblighi e vincoli utili alle realtà territoriali;
4) Ripresa dell'edilizia popolare pubblica".

"Insomma - ha concluso il segretario federale della Lega Sud Ausonia - al "prima il Nord" e a "prima gli italiani", sentiti fino ad oggi ci sia consentito di poter agire finalmente gridando forte, PRIMA IL SUD".

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mercoledì 14 agosto 2019

I MIRACOLI FERRAGOSTANI DI SAN FANNULLONE

Mentre la calura estiva non da respiro ed ognuno di noi prova a ritemprare le proprie membra dopo le fatiche di un anno vissuto fra tasse che aumentano, disservizi quotidiani ed un clima di crescente violenza ed insicurezza, stiamo vivendo una profonda fase mistica grazie ai miracoli di Matteo Salvini.
Direttamente dal Papeete Beach di Milano Marittima, il ministro degli Interni ha agitato a più riprese in queste settimane il Rosario, il Vangelo e la Croce per renderci edotti delle sue formidabili capacità divinatorie. Laddove non arriva Papa Francesco, ridotto al rango di un chierichetto, c’è lui. Uno e trino. Come il prezzemolo in ogni minestra (compresa quella che va a male, perché sennò non vale), ce lo ritroviamo dovunque ed in tutte le salse.

E così, fra una fetta di anguria ed un po' di carne alla griglia, siamo qui a dover parlare delle sue mirabolanti imprese, anche sotto l’ombrellone. Dopo aver sbraitato per un anno intero sui clandestini che ha fatto entrare il PD e che lui naturalmente se n’è guardato bene dal cacciare via a pedate, soprattutto quelli che si sono macchiati di crimini più o meno efferati, ecco che in prossimità del Ferragosto assistiamo ad uno spettacolo totalmente insolito nella politica di casa nostra, con il ritorno di deputati e senatori sugli scranni del Parlamento. La cosa ha in sé un qualcosa di comico, perché ce li immaginiamo i poltronari essere costretti a lasciare le assolate spiagge con il trolley in mano, perché costretti da impellenti ragioni.
Il motivo - come tutti ben sappiamo -  sta nella mozione di sfiducia presentata dalla lega naziunalista itagliana nei confronti del premier Conte, all’indomani dei continui dissidi con i pentastellati capitanati dal “bibitaro” Di Maio, sfociati in una serie di attacchi che hanno solo provveduto a creare un clima di confusione pressoché totale.
Forte di un consenso che viaggia oltre il 40%, il fannullone padano ha pensato bene di invocare l’immediato ritorno alle urne, per poter passare all’incasso sotto forma di un nuovo esecutivo presumibilmente di centro-destra con la Meloni e Berlusconi. Entrambi pronti a sostenere una coalizione che – stando ai risultati delle recenti elezioni europee – avrebbe la maggioranza necessaria per poter governare.
Una condizione invidiabile e di dominanza che avrebbe richiesto ben altro tipo di strategie e che invece rischia di farci pagare un conto salatissimo ed indigesto, così come avremo modo di esporre.

Il primo miracolo di Salvini è stato quello di riesumare nell’agone politico, l’ebete fiorentino al secolo Matteo Renzi. Il pinocchio toscano, dopo aver annunciato ai quattro venti che si sarebbe ritirato dalla politica dopo la batosta dei referendum di fine 2017, è ritornato improvvisamente in auge grazie ai continui assist del ministro degli Interni. Che anziché ignorarlo, ha pensato bene di legittimarlo facendocelo ritrovare fra le scatole, dopo tutti i danni provocati negli anni scorsi. Non sentivamo ovviamente la mancanza di chi ci ha preso in giro per alcuni anni, ma evidentemente non era così per Salvini che aveva l’assoluta necessità di trovarsi un nemico immaginario.
Renzi naturalmente ha ringraziato e, nella prospettiva della caduta del governo gialloverde, ha strizzato l’occhio al Movimento 5 Stelle, con la possibilità concreta di creare una nuova maggioranza che non corrisponde sicuramente agli umori presenti in un paese che chiede sviluppo, sicurezza e l’introduzione di una serie di riforme strutturali che pongano fine a decenni di sprechi e ad un’austerità, di cui continuano a sentirsi gli effetti. I numeri in parlamento, affinché possa crearsi una maggioranza alternativa ed a dispetto di ciò che pensa Salvini, ci sono tutti.

Dal canto suo, il “bibitaroDi Maio è stato improvvisamente rianimato con un altro miracolo salviniano, dopo mesi in cui il movimento fondato da Grillo ha accusato un crollo dei consensi ed il serio rischio di smembrarsi.
Invece, l’annuncio del leader lego-naziunalista di voler firmare la proposta di taglio dei parlamentari è sembrata la classica toppa ad una situazione che, a prima vista, da l’impressione che gli è sfuggita di mano visto che per poterla attuare dovrebbe togliere la mozione di sfiducia a Conte, facendo comunque la figura di chi non sa che pesci pigliare. È indubbio che il M5S da questa vicenda ne uscirà, in ogni modo, rinforzato.
A meno che non la si voglia leggere diversamente, nel senso che con una Legge Finanziaria da approvare, Salvini non vuole assumersi la responsabilità di passare per quello che darà il via libera all’ennesima manovra “lacrime e sangue” che dissanguerà ulteriormente le nostre tasche in nome di un’Europa alla quale abbiamo già dato tantissimo. In modo, da poter poi andare ancora in giro a dire che “la colpa non è sua”, che i suoi avversari politici non vogliono farci tornare alle urne e ci stanno riempiendo di clandestini.

Il rischio che corriamo, in caso di probabile asse fra M5S e PD, è proprio questo. E non è detto che poi l’elettorato non tenga nella dovuta considerazione, tale incomprensibile posizione, andando a punire Salvini ed i suoi scagnozzi alle urne quando gli si presenterà l’occasione.
Del resto, lo stesso Ministro degli Interni poco o nulla ha fatto in materia di sicurezza, dal momento che in questo ridicolo e sgangherato, ci sono oltre 600.000 clandestini di cui non sappiamo assolutamente niente e che vanno a zonzo, pronti a macchiarsi di crimini che poi certa Magistratura provvederà a condonare, in totale dispregio del sacro principio della certezza della pena. Così come, sin da quando era consigliere al Comune di Milano, è stato quasi sempre assente brillando per la sua naturale propensione a non voler fare assolutamente nulla.

C’è dunque il serio e fondato pericolo che la situazione economica e sociale, possa ulteriormente degenerare in un qualcosa poi di difficilmente controllabile. Le nuove tasse e la ripresa in grande stile degli sbarchi dei clandestini, lasciano presagire l’aggravamento delle condizioni di questo paese che potrebbe sfociare in un’indesiderata guerra civile, provocata dall’arroganza e dalla vigliaccheria di una classe politica che non ha mai agito nell’interesse dei cittadini, da oltre 150 anni a questa parte.
I miracoli salviniani, come potrete capire, trascendono però la resurrezione di Renzi e Di Maio, e vanno oltre, se pensiamo che il prossimo che ne aspetta uno è Giggino “o’ sindachino”. Il primo cittadino di Napoli ha già annunciato che, in caso di elezioni anticipate, è pronto a candidarsi per le politiche per scongiurare il rischio che le destre possano avanzare.
Già così fa ridere, se pensiamo ai tanti disastri da lui provocati nel capoluogo campano ed al diffuso malcontento dei napoletani, di fronte al suo scadente operato. Invece di rimettere a posto le strade e di preoccuparsi di fornire servizi adeguati e di qualità ai partenopei, Giggino continua a pensare di allestire improbabili armate Brancaleone per andare a raccattare qua e là nel Mediterraneo, nuove preziosissime e imprescindibili risorse, pronte ad aggiungere nuova manovalanza alle organizzazioni criminali presenti sul territorio. E che già di per sé rappresentano un serio problema da risolvere, se pensiamo al degrado ed all’insicurezza che hanno provocato dal 1861 ad oggi. Il “sindachino” è in trepidante e fiduciosa attesa, e conta di ricevere il dono celeste direttamente da Salvini per il prossimo 19 settembre, quando è in programma lo scioglimento del sangue di San Gennaro.

Nell’attesa, i cittadini napoletani – dopo aver consumato i melloni e le loro sementi – stanno esprimendo il proprio parere direttamente appollaiati sulla tazza del water, pensando ai tanti buffoni, saltimbanchi e clown che affollano e riempiono le cadreghe. Nel caso di Giggino “o’ sindachino” tutti fanno il tifo affinché si vada a votare in tempi ragionevolmente brevi, perché così si sbarazzerebbero di un primo cittadino capace – incredibile, ma vero – di far persino rimpiangere i propri predecessori Jervolino e Bassolino. E questo sì che sarebbe davvero un miracolo…

Francesco Montanino

sabato 3 agosto 2019

RAPPORTO SVIMEZ 2019: LA VERA EMERGENZA CONTINUA AD ESSERE L’EMIGRAZIONE DEI MERIDIONALI E LA DESERTIFICAZIONE DEL SUD. ALTRO CHE GRAZIE “MATTEO”…


Sono di più i meridionali che emigrano dal Sud per andare a lavorare o a studiare al Centro Nord e all’estero che gli stranieri immigrati regolari che scelgono di vivere nelle regioni meridionali.

"E' un'emergenza le cui dimensioni superano il fenomeno dell'immigrazione", dice Luca Bianchi, direttore dello Svimez (Associazione per lo sviluppo industriale del Mezzogiorno), in occasione dell'anticipazione del rapporto “L'economia e la società del Mezzogiorno”.

I numeri parlano chiaro: gli emigrati dal Sud tra il 2002 e il 2017 sono stati oltre 2 milioni, di cui 132.187 nel solo 2017. Di questi ultimi 66.557 sono giovani (50,4%, di cui il 33% laureati). Il saldo migratorio interno, al netto dei rientri, è negativo per 852 mila unità. Nel solo 2017, si legge, sono andati via “132 mila meridionali, con un saldo negativo di circa 70 mila unità“.

L’emergenza emigrazione del Sud determina una perdita di popolazione, soprattutto giovanile, e qualificata, solo parzialmente compensata da flussi di immigrati, modesti nel numero e caratterizzati da basse competenze. Questa dinamica determina soprattutto per il Mezzogiorno una prospettiva demografica assai preoccupante di spopolamento, che riguarda in particolare i piccoli centri sotto i 5mila abitanti.

l’Italia non cresce e il Sud arranca sempre di più, al punto che il divario con il resto d’Italia aumenta progressivamente. "Nel quadro di un progressivo rallentamento dell’economia italiana, si è riaperta la frattura territoriale che arriverà nel prossimo anno a segnare un andamento opposto tra le aree, facendo ripiombare il Sud nella recessione da cui troppo lentamente era uscito", si legge nel rapporto Svimez 2019. In base alle previsioni, l’Italia farà registrare una sostanziale stagnazione, con incremento lievissimo del Pil del +0,1%. Il Pil del Centro-Nord dovrebbe crescere poco, di appena lo +0,3%. Nel Mezzogiorno, invece, l’andamento previsto è negativo, una dinamica recessiva: -0,3% il Pil. Nell’anno successivo, il 2020, Svimez prevede che il Pil meridionale riprenderà a salire segnando però soltanto un +0,4%.

Il gap occupazionale del Sud rispetto al Centro-Nord nel 2018 "è stato pari a 2 milioni 918 mila persone, al netto delle forze armate” sottolinea poi lo Svimez che spiega come la dinamica dell’occupazione al Sud presenti dalla metà del 2018 "una marcata inversione di tendenza, con una divaricazione negli andamenti tra Mezzogiorno e Centro-Nord". Gli occupati al Sud negli ultimi due trimestri del 2018 e nel primo del 2019 “sono calati di 107 mila unità (-1,7%)", nel Centro-Nord, invece, nello stesso periodo, "sono cresciuti di 48 mila unità (+0,3%).


L’indebolimento delle politiche pubbliche nel Sud, poi, incide significativamente sulla qualità dei servizi erogati ai cittadini. Il divario nei servizi è dovuto soprattutto ad una minore quantità e qualità delle infrastrutture sociali e riguarda diritti fondamentali di cittadinanza: in termini di sicurezza, di adeguati standard di istruzione, di idoneità di servizi sanitari e di cura. Nel comparto sanitario vi è un divario già nell’offerta di posti letto ospedalieri per abitante: 28,2 posti letto di degenza ordinaria ogni 10 mila abitanti al Sud, contro 33,7 al Centro-Nord. Tale divario diviene macroscopicamente più ampio nel settore socio-assistenziale, nel quale il ritardo delle regioni meridionali riguarda soprattutto i servizi per gli anziani. Infatti, per ogni 10mila utenti anziani con più di 65 anni, 88 usufruiscono di assistenza domiciliare integrata con servizi sanitari al Nord, 42 al Centro, appena 18 nel Mezzogiorno.
Ancor più drammatici sono i dati che riguardano l’edilizia scolastica. A fronte di una media oscillante attorno al 50% dei plessi scolastici al Nord che hanno il certificato di agibilità o di abitabilità, al Sud sono appena il 28,4%. Inoltre, mentre nelle scuole primaria del Centro-Nord il tempo pieno per gli alunni è una costante nel 48,1% dei casi, al Sud si precipita al 15,9%.


Su questo scenario di numeri e dati che non fanno presagire nessun futuro per il Mezzogiorno, si innesca il dibattito sulle autonomie e di un velato federalismo di facciata che sostanzialmente vuole mantenere i rapporti di forza economica e di sudditanza politica uguali a quelli che si vedono dal 1860. 

Siete sicuri che la Lega di Salvini, che continua machiavellicamente a prendere voti proprio al Sud, piazzando tra l'altro i suoi fedelissimi luogotenenti sui territori, proprio come faceva l'Impero Romano, mentre dice (ora) "Prima l'Italia", di fatto stia agendo invece per rafforzare il vecchio e sempre caro ai padani, principio di "Prima il Nord"? Diremmo che è l'ora di svegliarsi da questo stato di ipnosi collettiva e riprendere in mano il controllo dei territori meridionali, prima che sia troppo tardi. L'autonomia e l'indipendenza, dall'ItaGlia e da questa Europa di affaristi, rappresentano una opportunità da cogliere, non un pericolo di cui temere.

RED
















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mercoledì 24 luglio 2019

ESCLUSIVO: ECCO A COSA PUNTA LA LEGA "NAZIONALE". LE MANI DI SALVINI SUI FONDI DESTINATI AL SUD


Da un lato la vera autonomia con la "Macroregione Alpina" EUSALP ( che coinvolge 48 Regioni (tra cui Veneto, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Piemonte, Liguria, Valle d’Aosta) di 7 Paesi (Italia, Austria, Francia, Germania, Slovenia, Svizzera e Liechtenstein), ottenuta attraverso il beneplacito del Parlamento Europeo e  dall'altro il controllo e lo sfruttamento del Sud Italia attraverso la modifica del "Decreto Crescita": parliamo cioè di 60 miliardi di euro che, tra il 2021 e il 2027, dovrebbero essere spesi, per l’80%, nel Mezzogiorno

L’obiettivo della Lega di Salvini è far sparire da questo decreto, attraverso degli emendamenti,  la clausola che l’80% di questi fondi siano destinati al Sud per “distribuirli in tutte le Regioni”, cioè portarli al Nord e scippare al Mezzogiorno anche questi soldi.
Nella formulazione originaria del “Decreto Crescita” si legge:
Per il ciclo di programmazione 2021-2027, le Amministrazioni regionali che hanno garantito la spesa e rendicontazione delle totalità delle risorse Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (FSC) 2007-2013, avranno in capo la titolarità e la gestione di tutte le risorse Fondo per lo Sviluppo e la Coesione destinate al territorio regionale”.
Nella riformulazione, frutto dell’emendamento leghista approvato dalle commissioni legislative il testo diventa:
Per il ciclo di programmazione 2021-2027 le Amministrazioni regionali avranno in capo la titolarità e la gestione di tutte le risorse FSC destinate al territorio regionale”.
In molti giornali leggiamo che, con l’emendamento leghista approvato dalla commissione Bilancio e Finanze della Camera, la gestione del Fondo di Sviluppo e Coesione (che, per circa l′80%, è destinato alle Regioni del Sud Italia) si trasferisce dal Ministero per il Sud alle Regioni.
Su questo emendamento, per la cronaca, c’è il no della Ministra per il Sud, la grillina Barbara Lezzi, ma – come già ricordato – c’è il sì della Commissioni Bilancio e Finanze della Camera.
Qua e là leggiamo che il problema risiederebbe nel fatto che il Ministero per il Sud perderebbe il controllo di questo fondo – ripetiamo, circa 60 miliardi di euro – che passerebbe alle Regioni.

Vero è che il Movimento 5 Stelle non controlla alcuna Regione italiana, ma a nostro avviso il vero problema non è questo: a nostro avviso il vero problema è che la Lega, con questa mossa, vuole togliere il vincolo che impone che l’80% di queste somme vada al Sud!
La storia è sempre la stessa, con una variazione sul tema.
L’euro ha reso l’Italia un Paese povero (prima dell’avvento dell’euro in Italia non c’erano 13 milioni di poveri, di cui 5 milioni indigenti) e il Nord fa prevalere l’unico ‘sentimento’ che ha sempre avuto verso il Sud dal 1860 ad oggi: l’egoismo.
Così come le riserve del Banco di Napoli e del Banco di Sicilia, nel 1860, risanarono le ‘casse’ di casa Savoia, così come tra gli anni ’90 e il 2000 i soldi delle banche meridionali (Banco di Napoli, Banco di Sicilia, Sicilcassa) sono serviti ai risanare i ‘buchi’ delle banche del Nord Italia (con la regia della Banca d’Italia e nel silenzio delle tante ‘autorità’), così come oggi, con la ‘Secessione dei ricchi’, il Nord cerca di tenersi il ‘residuo fiscale’ (provando a togliere al Sud circa 90 miliardi di euro), anche per il Fondo di Sviluppo e Coesione la Lega sta cercando di far saltare la clausola in base alla quale l’80% di questi fondi debbono essere spesi nel Sud. 
E’ questa la vera operazione che vuole fare la Lega di Salvini. E la vuole fare con i voti degli ingenui abitanti del Sud che hanno votato per Salvini e la sua banda di antimeridionali.

Insomma la Lega, forza politica che ha tolto solo nominalmente la parola “Nord” dal proprio simbolo, rimane una forza politica profondamente nordista e che ora ha paradossalmente anche i voti del Sud che così come accadeva per gli Indios, crede che i neo  "conquistadores" padani siano venuti a "portare" benessere, ricchezza e doni ed invece sono venuti a "prendere" attuando una neo colonizzazione peggiore di quella subita nel 1860.
Ma chi sono quelli che votano Salvini al Sud e di quali (come ha dimostrato la trasmissione di RAI 3 "Report"coperture politico affariste gode il movimento del "capitOne" ministro? 
Per spiegare l’avanzata della Lega al Sud è necessario partire da un dato: Matteo Salvini alle recenti elezioni europee è stato il politico più votato nella Circoscrizione Sud: se al Nord la Lega è radicata nel territorio, con una rete di comuni e regioni dove la fiducia degli elettori va agli amministratori locali a prescindere dai vertici del partito, i meridionali hanno votato il suo "leader". Trainata da una figura che ha incentrato l’intera campagna elettorale sulla sua figura, la Lega ha raggiunto il 23,5% al Sud e il 33,4% al Centro (primo partito). Ha inoltre conquistato la Sardegna e le principali realtà legate al tema dell’accoglienza e dell’integrazione dei migranti: Riace, Rosarno e Lampedusa. Salvini ha conquistato i meridionali trovandogli un nuovo nemico, seguendo una filosofia chiara: “c’è sempre qualcuno più terrone di te”.

Un tempo erano i meridionali i soggetti dell’odio leghista. Colerosi, un peso per l’Italia, scansafatiche, da “lavare col fuoco” dei vulcani erano le considerazioni di una Lega che si batteva per la nascita della Padania, parlava di “Roma ladrona” e alle elezioni non si presentava più a sud del fiume Po. Salvini, impegnato in politica dal 1993, non si è mai sottratto a questo razzismo territoriale, alimentandolo in prima persona. Come capogruppo della Lega al comune di Milano proponeva carrozze della metro solo per i milanesi, nel 2009 cantava cori contro i napoletani che “puzzano” e in diverse occasioni ha dichiarato di non riconoscersi nella bandiera italiana, ma ora veste a tempo pieno i panni del patriota. 

Il cambio dei temi dell’ideologia di Salvini è stato lento e fatto solo per tornaconto elettorale. In realtà la struttura della Lega non ha mai mutato forma: stanno circolando in questi giorni sul web le immagini dell’ingresso della sede milanese del partito, dove campeggia ancora il motto “Prima il Nord!”. È la conferma che togliere la parola Nord dal nome del partito e dal simbolo è stato soltanto un gesto di facciata. Lo scorso anno Salvini ha portato alcuni suoi fedelissimi alle trattative per formare il governo gialloverde. Tra questi Gian Marco Centinaio, oggi ministro dell’Agricoltura, noto per aver urlato “terrone di merda” all’allora presidente del Senato Pietro Grasso e per il suo indirizzo mail prima della chiocciola: terronsgohome

Oppure Roberto Calderoli, che nel 2006 ha definito Napoliuna fogna infestata da topi, un insulto per l’intero Paese, da eliminare con qualsiasi strumento”. La svolta comunicativa di Salvini è stata quella di distanziare la sua Lega e quella di Bossi, il Salvini di meno di dieci anni fa e il nuovo protettore dell’inesistente identità nazionale che interpreta ora. E l’elettorato gli ha creduto, commettendo un errore mortale. Altro che soldi dalla Russia...

RED



sabato 6 luglio 2019

PER GIGGINO O’ SINDACHINO, FISCHI E PERNACCHIE UNIVERSALI



Hanno fatto il giro del mondo, i fischi che i napoletani hanno riservato al sindaco De Magistris durante la cerimonia di apertura delle Universiadi che si stanno svolgendo in queste calde giornate di luglio nella capitale del Sud. Non appena ha iniziato a proferire parola, giù una caterva di sberleffi per un primo cittadino che ha letteralmente rovinato Napoli, con politiche scellerate e sballate.
Una città che sta morendo sotto i colpi di un debito pubblico arrivato ormai a livelli insostenibili, servizi pubblici sempre più scadenti ed inefficienti, munnezza che inizia a far capolino in parti sempre più ampie della città ed infine una situazione sociale che, di ora in ora, sta diventando sempre più difficile visto che la percezione che i cittadini hanno di poter vivere tranquillamente nei loro luoghi, è a dir poco scarsa. E non solo per le tante “risorse” che continuano ad affluire sul territorio grazie alle vacue promesse del fannullone padano, ma anche per quelle nostrane che continuano a controllare il territorio, e non certo da ieri!

La preoccupazione di Giggino, è quella di allestire improbabili armate brancaleone con cui andare a raccattare disperati in giro per il Mediterraneo, mentre i napoletani facevano, fanno e faranno sempre più fatica a portare il piatto a tavola. Volendo essere più diretti, il disegno infimo è quello di scatenare una guerra fra poveri, al solo scopo di accontentare speculatori infami alla $oro$, secondo i desiderata delle massonerie e degli ambienti radical-chic che si riempiono la bocca di solidarietà. Quando invece è evidente che si tratti di un piano ben preciso mirante alla sostituzione etnica, tanto voluta da quel bastardo di Kalergi!
Mentre lui faceva passerella in un San Paolo rimesso per l’occasione a nuovo, intanto, il povero tabaccaio rimasto ferito in modo grave lo scorso 9 giugno a causa di una vigliacca aggressione portata da una “risorsa” nigeriana, esalava l’ultimo respiro. Gettando nella disperazione e nel dolore più totali, una famiglia che, con tanti sacrifici, stava sopravvivendo in maniera dignitosa. La sua colpa? Quella di aver chiesto con educazione e gentilezza a questo personaggio che già aveva dei bei precedenti, di non molestare più i passanti. Per tutta risposta, questo criminale gli si è avventato contro con ferocia inaudita ed efferata violenza, assestandogli un pugno che gli ha fatto sbattere la testa per terra. Da quel momento, è iniziato il calvario di Ulderico Esposito giunto al suo triste e doloroso epilogo, dopo un’agonia durata circa un mese.

In questo periodo di tempo, non una parola o un gesto da parte di Giggino che eppure dovrebbe rappresentare anche questa sfortunata famiglia. Così come da parte di quelle anime belle che, alcuni giorni fa, strepitavano sulla bagnarola su cui si trovava quella delinquente di Carola Racket(e) raccogliendo fondi per la sua liberazione!
La morte di questo tabaccaio se la portano sulla coscienza questi guitti e quei giudici che con troppa superficialità e supponenza, non hanno provveduto a tenere dietro le sbarre questo grandissimo PEZZO DI MERDA che se ne stava lì a disturbare ed importunare liberamente i passanti alla metropolitana di Chiaiano! Un pregiudicato che già aveva diversi precedenti penali sul groppone e che, invece, non si sa per quale motivo era ancora a zonzo a disturbare la quiete dei cittadini!
I colpevoli ed i mandanti morali di questa morte assurda ed insensata sono tutti coloro che hanno provocato una situazione diventata insostenibile e che, presto o tardi, presenterà un salatissimo conto da pagare! I fischi a De Magistris sono solo una prima avvisaglia…

È da tempo che andiamo sostenendo che, non può esistere integrazione senza che ci sia il rispetto delle regole del luogo in cui si viene accolti! In un paese civile, chi ha fatto entrare in questi anni dei perfetti sconosciuti, esponendoci al rischio di essere improvvisamente ed immotivatamente aggrediti, sarebbe già stato sbattuto in galera. Se non passato, addirittura, per le armi! Ed invece, in itaglia, assistiamo alle patetiche pantomime portate avanti dalla sinistra bastarda, mafiosa, comunista, scafista e venduta alle lobby ed agli speculatori che sul business dell’immigrazione selvaggia e clandestina stanno lucrando ingenti profitti! L’unico modo con il quale pretestuosamente questi luridi personaggi si difendono dalle accuse che gli vengono mosse, è di invocare un fascismo che esiste solo nelle loro menti malate e bacate! Se fosse esistita quella nefasta ideologia che la storia insegna essere stata provocata dal loro lassismo, stiano pur certi che a quest’ora non starebbero qui a fare danni ed a tediarci con la loro prosopopea e la loro innata ipocrisia!

Tornando al nostro “sindachino”, De Magistris non rappresenta Napoli! È stato eletto, in forza di una legge vergognosa ed assurda” da poco meno del 20% degli aventi diritto al voto partenopei. Questo perché circa il 60-70% degli elettori napoletani, quando si è trattato di tornare alle urne per riconfermarlo o meno, ha pensato bene di non votare, perché – a ragione - nauseato e disgustato dalla politica.
Del resto, non è un mistero che l’opposizione ai sodali del Giggino è blanda e poco efficace. Se non, addirittura, impalpabile. Ed ecco che con un astensionismo da record questo personaggio sciatto ed incapace, è stato rieletto. Se si va in giro per la capitale del Sud a chiedere cosa ne pensano di De Magistris, la risposta sarà assolutamente negativa. Questo primo cittadino è inviso alla maggioranza dei cittadini ed è stato eletto solo con i voti dei fuoriusciti dei cessi (a)sociali, autentico braccio armato di questa amministrazione comunale che prova a silenziare con metodi (questi sì!) fascisti e squadristi, chi non la pensa come loro!

Napoli avrebbe bisogno di ordine, politiche di sviluppo e di sicurezza serie e non certo delle quotidiane pagliacciate di un sindaco, ormai sempre più lontano dalla realtà e dalle esigenze dei suoi amministrati! La capitale del Sud, oramai, è diventata un’autentica latrina a cielo aperto grazie ad amministrazioni comunali presenti e passate che di sicuro non ne hanno risolto i problemi atavici che l’affliggono da oltre 150 anni a questa parte!

Francesco Montanino





 
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